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In vacanza


di Membro VIP di Annunci69.it Neighbor75
03.10.2026    |    6.162    |    5 9.0
"Quando vengo le riempio il culo e resto dentro finché non finisce l’ultima goccia..."
Mi chiamo Marco, ho cinquant’anni e sono in vacanza da solo.
Giulia è rimasta a casa. Lavoro, impegni, scuse. Io invece sono qui, in questa casa affittata a pochi metri dalla spiaggia, con il sole che entra dalle finestre aperte e l’odore del sale che mi entra nelle narici ogni volta che respiro. Sono arrivato ieri sera. Stasera è già il secondo giorno e il corpo mi pesa in un modo diverso. Non di fatica. Di qualcosa di più primitivo.
Mi alzo nudo dal letto. La casa è silenziosa. Solo il rumore delle onde e il fruscio leggero delle tende. Mi guardo allo specchio del bagno mentre mi lavo i denti. I cinquanta si vedono: un po’ di pancia che non riesco più a far sparire del tutto, i capelli grigi alle tempie, le rughe attorno agli occhi. Ma il cazzo è ancora duro al mattino, come quando ne avevo venti. Lo prendo in mano, lo stringo, lo sento pesante e caldo. Penso a Giulia. Alla sua bocca. Al modo in cui a volte, raramente, mi succhia fino in fondo senza dire una parola. Poi mi viene in mente che lei è a casa, a quattrocento chilometri da qui, e che io sono solo.
Esco. Spiaggia deserta a quest’ora. Mi stendo sul lettino, occhiali da sole, libro abbandonato sul petto. Il sole mi scotta la pelle. Chiudo gli occhi e lascio che il calore mi entri sotto la pelle. Sento il costume stringere. Non riesco a non pensarci. Mi viene un’erezione lenta, pesante, che preme contro il tessuto bagnato. Mi guardo intorno. Nessuno. Solo una ragazza che cammina lungo la riva, lontana. Capelli scuri, corpo snello, costume nero. Mi fissa per un secondo troppo lungo. Io abbasso gli occhiali e la guardo di rimando. Lei non distoglie lo sguardo. Continua a camminare, ma più lentamente. Il cuore mi accelera. Non ho fatto niente di simile da anni. Non da quando mi sono sposato.
Nel pomeriggio la spiaggia si riempie. Io resto. Bevo una birra. Osservo. Le donne. Le curve. Le cosce che si aprono quando si stendono a pancia in su. I seni che si muovono quando si alzano. Mi sento un vecchio porco e non me ne frega un cazzo. Il sangue mi scorre tra le gambe. Torno in casa verso le sei. Mi tolgo il costume. Sono completamente duro. Mi siedo sul bordo del letto e mi masturbo lentamente, pensando a quella ragazza della spiaggia, al modo in cui mi ha guardato. Immagino di seguirla fino a dove non c’è nessuno, di spingerla contro una roccia, di tirarle giù il costume e di entrare dentro di lei senza preamboli. Vengo con un gemito basso, lo sperma che mi schizza sul ventre e sul petto. Respiro a fondo. Mi pulisco. Ma non passa.
La sera esco a cena. Ristorante sulla spiaggia. Tavolo da solo. Bevo vino. Guardo le coppie. Guardo le donne sole. Ce n’è una al bancone. Trentacinque anni forse. Capelli ricci, labbra piene, scollatura profonda. Mi guarda. Io ricambio. Lei sorride. Dopo un po’ si alza e viene verso il mio tavolo.
«Sei solo?»
«Sì.»
«Posso?»
Si siede. Si chiama Sara. Parliamo. Beviamo. Lei ride facile. Io sento il cazzo che si risveglia di nuovo sotto i pantaloni. Quando esciamo è già buio. Camminiamo lungo la riva. Lei mi prende la mano. Io la fermo, la spingo contro un muretto basso e la bacio. La lingua le entra in bocca con forza. Lei risponde. Le mani le scendono sul culo, lo stringo, lo sento sodo. Lei mi tocca il cazzo sopra i pantaloni e geme contro la mia bocca.
«Vieni a casa mia» dico.
Non dice di no.
Nella casa affittata chiudo la porta e la spingo contro il muro. Le alzo la gonna. Non ha mutande. Le dita le scivolano tra le cosce. È già bagnata. La apro, le infilo due dita e la scopo piano mentre la bacio. Lei mi apre la cerniera, mi tira fuori il cazzo e lo stringe. È caldo, duro, pulsante. Mi inginocchio, le apro le gambe e le leccio la figa. Lei tiene la testa all’indietro, gemendo. La lingua le gira intorno al clitoride, poi scende, entra, esce. Ha un sapore forte, salato. Mi alzo, la giro, la piego in avanti e la penetro da dietro con un solo colpo. È stretta. Calda. Umida. Gemiamo tutti e due. La scopo forte. Le mani le stringono i fianchi. Il suono della pelle che sbatte contro la pelle riempie la stanza. Lei dice «più forte» e io glielo do più forte. Sento le palle che si stringono. Resisto. La giro di nuovo, la sollevo, la porto sul tavolo della cucina, le apro le gambe e continuo a scoparla guardandola in faccia. I suoi seni saltano a ogni spinta. Le stringo un capezzolo tra le dita. Lei viene per prima, con un grido acuto, la figa che mi si contrae intorno al cazzo. Io la seguo subito dopo, spingendo fino in fondo e sparando tutto dentro di lei, a ondate.
Restiamo fermi un momento. Poi lei sorride e mi bacia. Facciamo un’altra volta sul letto. Questa volta più lenta. Lei mi monta, si muove con i fianchi, mi guarda negli occhi mentre mi scopa. Io le tengo le tette e le leccio i capezzoli. Quando vengo di nuovo è più lungo, più intenso. Lo sperma mi esce a fiotti e lei non si alza. Resta lì, con me ancora dentro, finché non mi ammorbisco.
Sara se ne va verso le due di notte. Mi lascia il numero. Io non lo salvo. Mi stendo nudo sul letto e fumo una sigaretta al balcone, guardando il mare nero. Penso a Giulia. A casa. Chissà se sta dormendo. Chissà se pensa a me. Per un attimo mi sento in colpa. Poi il pensiero sparisce. Mi tocco. Sono ancora un po’ duro. Mi masturbo di nuovo, lentamente, pensando a quello che ho appena fatto. Vengo in silenzio, lo sperma che mi cola sulla mano.
Il giorno dopo torno in spiaggia. La ragazza del giorno prima c’è di nuovo. Questa volta si avvicina. Si chiama Laura. Ventotto anni. Studentessa fuori sede. Parliamo. Ride. Mi tocca il braccio. Io le metto la mano sulla coscia. Lei non la toglie. Verso mezzogiorno andiamo dietro le dune. Non c’è nessuno. La bacio. Lei si inginocchia e mi tira giù il costume. Mi prende in bocca. La lingua calda, le labbra strette. Mi succhia piano, poi più a fondo. Le metto una mano tra i capelli e la guido. Lei non protesta. Quando sto per venire la tiro su, la stendo sulla sabbia e le tiro di lato il costume. Entro dentro di lei. È più stretta di Sara. Più giovane. La scopo a fondo, con le ginocchia sulla sabbia calda, il sole che ci picchia sulla schiena. Lei geme ad ogni spinta. Vengo dentro di lei, tenendola ferma, sentendo il mio seme che le riempie.
Torniamo separati. Io vado a casa, mi faccio una doccia lunga, mi masturbo di nuovo pensando a entrambe. Nel pomeriggio ricevo un messaggio da Sara. «Stasera?» Rispondo di sì.
E così va avanti.
Le sere con Sara. A volte la porto a cena, a volte vengo dritto a casa e la scopo appena entra. Lei si lascia fare di tutto. Mi chiede di legarle i polsi. Lo faccio. La scopo mentre è legata al letto, la figa aperta, la bocca aperta. Le sborro sulla lingua. Lei ingoia. Un’altra sera la metto a quattro zampe e le leccio il culo prima di entrare lì. È stretto. Lei geme forte. Io vado piano all’inizio, poi più a fondo. Quando vengo le riempio il culo e resto dentro finché non finisce l’ultima goccia.
Di giorno, a volte, Laura. Una volta la porto in casa. La scopo sul divano, poi nella doccia, poi di nuovo sul letto. Lei è più dolce, più timida all’inizio, ma quando si scalda diventa un’altra. Mi chiede di venire sui suoi seni. Lo faccio. Guarda lo sperma bianco che le cola tra le tette e sorride.
Una sera le porto tutte e due. Non gliel’ho detto prima. Sara arriva per prima. Quando bussa Laura, Sara alza un sopracciglio. Io dico: «Va bene?» Sara guarda Laura, poi me, poi sorride. «Va bene.»
Quella notte è diversa. Le due ragazze si baciano mentre io le guardo. Poi mi succhiano insieme. Due bocche sul mio cazzo. Due lingue. Due paia di mani. Le scopo una dopo l’altra. Poi tutte e due insieme, una sotto e una sopra. Vengo dentro Sara mentre Laura mi lecca le palle. Poi di nuovo, più tardi, dentro Laura mentre Sara mi bacia. Alla fine siamo sudati, stanchi, appiccicati. Loro se ne vanno quasi all’alba. Io resto nudo sul letto disfatto, con l’odore di sesso che riempie la stanza e il cazzo ancora un po’ umido.
I giorni passano così. Spiaggia. Sole. Sesso. Corpo. Non penso quasi più a casa. Quando Giulia mi chiama, rispondo con voce normale. «Tutto bene, sì. La casa è carina. Il mare è bello.» Lei mi racconta della settimana. Io ascolto e intanto mi tocco. A volte vengo mentre lei parla, con la mano sul cazzo e la voce di mia moglie nell’orecchio. Poi riattacco e mi sento vuoto per un attimo. Poi passa.
L’ultimo giorno di vacanza esco di nuovo. Questa volta da solo. Cammino lungo la spiaggia di notte. Il mare è scuro. Il vento è fresco. Mi siedo sulla sabbia e penso a tutto quello che ho fatto. Al mio cazzo che è stato dentro tre fighe diverse in una settimana. Allo sperma che ho sparso. Alle bocche. Ai culi. Alle tette. Ai gemiti. Mi viene duro solo a pensarci. Mi sbottono i pantaloni e mi masturbo lì, all’aperto, guardando le onde. Vengo forte, lo sperma che finisce sulla sabbia. Respiro. Mi sistemo. Torno a casa.
Domani si rientra. Giulia mi aspetta. La casa, il letto matrimoniale, le abitudini. Mi chiedo se riuscirò a guardarla negli occhi senza che lei legga qualcosa. Mi chiedo se le racconterò qualcosa. So già di no. Questo resta qui. Tra la sabbia, il sale e le lenzuola sporche di questa casa affittata.
Mi stendo nudo sul letto per l’ultima notte. Chiudo gli occhi. Sento ancora le mani di Sara. La bocca di Laura. Il sapore. Il calore. Il cazzo mi si indurisce di nuovo. Mi tocco lentamente. Penso a loro. Penso a come le ho scopate. Penso a come vorrei scoparle ancora. Vengo in silenzio, lo sperma caldo che mi cola sul ventre. Poi resto fermo, respirando, con il mare che continua a muoversi fuori dalla finestra.
Domani torno a casa.

Ma questa settimana resta mia
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