tradimenti
Pedina del loro gioco
05.09.2026 |
1.563 |
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"La tensione accumulata fino a quel momento sembrò dissolversi improvvisamente, lasciando spazio a qualcosa di molto più intenso..."
Era una sera di settembre quando suonò il campanello.Quando aprii, trovai lei sulla soglia. Aveva un sorriso appena accennato e quello sguardo che sembrava sapere già come sarebbe andata la serata.
«Lui è rimasto a casa», disse.
Non aggiunse altro.
Entrò lentamente, appoggiò la borsa vicino alla porta e si guardò intorno. Sapeva perfettamente di essere nel territorio del suo bull. Io, invece, sentii crescere quella strana miscela di sicurezza e tensione che rendeva tutto più intenso.
Il telefono vibrò sul tavolo.
Lei lo prese.
«Sei arrivata?»
Un sorriso le comparve sulle labbra.
Mi guardò per un istante, poi digitò:
«Sì. Sono appena entrata.»
La risposta arrivò quasi subito.
«E lui?»
Lei alzò gli occhi verso di me.
«Vuole sapere dove sono.»
Poi scrisse:
«È qui con me.»
Qualche secondo di silenzio.
Poi:
«E io dovrei essere geloso?»
Lei sorrise.
«Dovresti esserlo. Ma è proprio questo il gioco.»
Posò il telefono sul tavolo.
Per qualche secondo nessuno parlò.
Lei si avvicinò alla finestra e rimase a guardare le luci della strada.
«Sai qual è la cosa che mi eccita di più?» disse piano.
«Cosa?»
Si voltò verso di me.
«Sapere che lui immagina esattamente dove sono.»
Quella frase cambiò l’atmosfera della stanza.
Mi avvicinai. Lei non arretrò. Rimase lì, a pochi centimetri, sostenendo il mio sguardo.
Il telefono vibrò ancora.
Lei lo prese e lesse.
«Dimmi solo una cosa: si sta divertendo?»
Mi mostrò il messaggio.
«Cosa gli rispondo?»
«Quello che vuoi.»
Lei abbassò lo sguardo sul telefono.
Poi digitò:
«Molto.»
La risposta arrivò immediatamente.
«Allora continua. Io sono qui.»
Lei rimase a fissare lo schermo per qualche secondo.
Poi lo appoggiò lentamente sul tavolo.
«Adesso possiamo continuare il nostro gioco.»
Mi guardò.
Questa volta fu lei a fare il primo passo.
Il bacio arrivò senza più esitazioni. La tensione accumulata fino a quel momento sembrò dissolversi improvvisamente, lasciando spazio a qualcosa di molto più intenso. Le sue labbra che avidamente avvolgevano il mio pene fino a sentirle sbattere e fermarsi sull’addome, la sua lingua che in quel momento andava a cercare altre parti del mio corpo.
La serata proseguì lontano dal resto del mondo.
Ci furono sguardi, silenzi, sorrisi e momenti in cui nessuno dei due aveva bisogno di parlare. Durante la degustazione del suo sapore immerso tra le sue gambe, ogni tanto il telefono si illuminava sul tavolo, ricordandoci che quella notte aveva anche un terzo protagonista, presente senza essere fisicamente lì, lei messaggiava di continuo sorridendo mentre io quasi ero lì a godere dei suoi sapori.
E così…
Più tardi, quando la casa era tornata silenziosa, lei si sedette accanto a me sul divano.
Aveva i capelli leggermente spettinati e un’espressione completamente diversa da quella con cui era arrivata.
Il telefono vibrò.
Lei lo prese.
«Sei ancora sveglio?»
Era lei a scrivere.
La risposta arrivò subito.
«Ti aspettavo.»
Lei sorrise e digitò:
«Allora aspetta ancora un po’.»
Mi mostrò lo schermo e rise sottovoce.
«Credo che si stia divertendo quasi quanto noi.»
Il telefono vibrò ancora.
«Com’è andata?»
Lei mi guardò.
Per qualche secondo sembrò decidere quanto raccontare.
Poi scrisse:
«Esattamente come speravi.»
La risposta:
«Tutto qui?»
Lei rise.
«No. Ma il resto te lo racconto quando torno.»
Posò il telefono.
«Domani mi chiederà tutti i dettagli.»
«E glieli darai?»
Lei inclinò la testa e sorrise.
«Forse. Ma non tutti.»
Rimanemmo in silenzio.
Fuori, Bologna era ancora illuminata dalle ultime luci della notte.
Lei si appoggiò alla mia spalla.
«Sai qual è la parte più strana?» disse.
«Quale?»
«Che quando sono entrata qui pensavo che sarebbe stato soltanto un gioco.»
Fece una pausa.
«Adesso non ne sono più così sicura.»
Il telefono vibrò ancora una volta.
Lei lo guardò, sorrise e questa volta rispose senza farmi vedere cosa aveva scritto.
Poi spense lo schermo.
«Andiamo a dormire?»
La guardai.
«Qui?»
Lei sorrise.
«Questa notte sì.»
E mentre si alzava dal divano, il telefono rimase sul tavolo, silenzioso.
Il gioco, però, non era ancora finito.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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