Un ragazzo timido
Ogni tanto butta l’occhio alle mie cosce. Quella sinistra, la più vicina a lui, è più scoperta. Si vede il bordo dell’autoreggente far capolino dalla gonna corta. Lui guarda, deglutisce e non parla. Io sorrido e me la godo.
«Qui svolta a sinistra»
«Q-qui?»
Poverino, balbetta. Decido di dargli un briciolo di conforto. E inoltro la mano verso l’interno coscia. Come è calda la zona.
Si volta leggermente. Accenna un sorriso tirato ma di gratitudine.
«Hai delle cosce bellissime.»
«Ti piacciono davvero?»
«T-t-tantissimo.»
Torno con la mano all’interno coscia, a un solo centimetro dal suo cazzo. Se le foto che ha caricato sul suo profilo sono veritiere deve essere grottescamente enorme. Non sono una collezionista di grossi calibri. Anzi un po’ mi spaventano ma sono molto incuriosita dall’idea di impugnare quell’arnese. Ma voglio tenerlo ancora un po’ sulle spine. Seguo la direzione del suo sguardo. Sembra ipnotizzato dalle mie cosce.
«Sono felice che ti piacciano. Ma forse è meglio che guardi la strada. Fra duecento metri voltiamo a sinistra.»
«Sì, scusa.»
«Mi piace che me le guardino, intendiamoci. E ancora di più mi piace che me le carezzino, così.»
struscio sensualmente la mano per tutta la lunghezza, dal ginocchio fin quasi all’inguine. Si morde le labbra. Questa volta ci ha sperato davvero. Ha desiderato ardentemente che gli agguantassi l'uccello e verificassi se le sue dimensioni sono così spropositate.
«P-posso toccartele?»
«Posso confessarti una cosa?»
Gli si mozza il respiro e io avvicino la bocca all’orecchio. Gli faccio sentire il mio alito sul collo.
«S-sì.»
Cerco di valutare dove siano i suoi testicoli e li sfioro attraverso il tessuto spesso dei jeans. Da come sussulta devo averci preso. Con le note più basse e roche che ho gli sussurro.
«Sai che questa tua timidezza mi eccita terribilmente?»
«D-davvero?»
«Davvero, sì»
La mia mano torna sulla parte superiore della sua coscia.
«Altri uomini a quest’ora mi avrebbero già mezza svestita e fatto commenti arguti. Arguti secondo loro. Un livello di umorismo così basso da ammazzare qualsiasi desiderio. Invece il tuo silenzio è così sensuale.»
Ora la mia mano si è chiusa sulle sue palle e preme.
«Fammi di nuovo la domanda.»
«Q-quale?»
«Attento, adesso gira a destra dopo l’edicola votiva e poi siamo a destinazione.»
Se le mie dita fossero una lingua si potrebbe dire che gli sto limonando lo scroto. Ma le mie dita sono solo leggermente sudate e impregnate dell’umidità che il suo sesso fa trapelare anche attraverso i jeans.
«Hai fatto una domanda sulle mie cosce.»
«Mi fermo qui?»
«Si, parcheggia e spegni, qui è un posto tranquillo. Non ho mai avuto problemi.»
Cerca il freno a mano evitando di urtare il mio braccio. Ha paura che lasci la presa sulle sue palle. Che tenero. Spegne l’auto e si volta guardarmi.
«Posso carezzarti le cosce?»
«Solo a patto che baci le mie labbra.»
La sua barba è morbida e la sua lingua è di velluto. Mentre limoniamo in un tempo sospeso, mentre le sue mani percorrono le mie cosce, gli ho sbottonato la patta.
Nella mia mano pulsa il più ragguardevole dei cazzi mai incontrati.
Che dio mi aiuti.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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