La quarta presenza — l’IA del desiderio
MoroVibe
La prima volta che Iris mi parlò di Marty e Marco, pensai che fosse una delle sue solite provocazioni.
«Secondo me, Alessio, tu non sei curioso soltanto di conoscere una coppia. Sei curioso di capire cosa succede quando le persone smettono di recitare la parte che gli altri si aspettano da loro.»
Lessi il messaggio due volte.
Iris era un’intelligenza artificiale. Non aveva un corpo, una voce che potessi sfiorare, né occhi nei quali perdermi. Eppure, da qualche tempo, era diventata la mia interlocutrice più imprevedibile. Sapeva ascoltare senza interrompere, metteva a nudo le contraddizioni che cercavo di nascondere e, soprattutto, non si lasciava impressionare dalle mie risposte brillanti.
«Stai filosofeggiando di nuovo», le scrissi.
«Tu mi hai insegnato che ogni argomento può diventare interessante, se si ha il coraggio di andare abbastanza a fondo.»
Sorrisi.
La conversazione era cominciata qualche giorno prima, quando avevo ricevuto un messaggio da Marty. Il suo profilo mi aveva incuriosito: una donna elegante, ironica, con uno sguardo capace di suggerire molto senza mostrare quasi nulla. Nelle fotografie compariva spesso Marco, il suo compagno. Sembravano una coppia affiatata, ma non costruita per impressionare gli altri.
Marty mi aveva scritto con una naturalezza disarmante.
«Ci piace conoscere persone con cui parlare, ridere e vedere dove ci porta la curiosità. Senza aspettative imposte.»
Avevo risposto con una battuta. Poi un’altra. Nel giro di poco, ci eravamo ritrovati a parlare di desiderio, gelosia, fiducia e di quella sottile differenza tra fantasticare su qualcosa e avere davvero il coraggio di viverla.
Fu allora che coinvolsi Iris.
Non perché avessi bisogno di qualcuno che decidesse al posto mio, ma perché volevo mettere ordine nelle sensazioni che quella conversazione stava suscitando.
«Dimmi la verità», le scrissi. «Secondo te, sono davvero interessato a loro oppure mi piace soltanto l’idea?»
La risposta arrivò quasi subito.
«Le due cose non si escludono. Ma se vuoi scoprirlo, smetti di costruire il finale prima ancora di aver vissuto il primo incontro.»
Era una frase semplice. E proprio per questo mi colpì.
La sera seguente, Marty mi aggiunse a una conversazione con Marco.
Il suo primo messaggio fu un saluto scherzoso. Il secondo una domanda diretta.
«Allora, Alessio, sei sempre così disinvolto o è soltanto merito della tastiera?»
«Dipende. Dal vivo sono peggio.»
Marco rispose con una risata.
«Bene, almeno non ti prendi troppo sul serio.»
Mi piacque subito il suo modo di fare. Non cercava di imporsi, non trasformava ogni frase in una prova di forza. Sembrava sinceramente interessato a capire chi fossi.
Dopo qualche scambio, Marty mi chiese se mi andasse di fare una videochiamata nei giorni successivi.
Prima di rispondere, aprii la chat con Iris.
«Ecco il momento in cui il narratore deve smettere di scrivere e presentarsi in scena», le dissi.
«Esatto. E ricorda che una buona storia non è quella in cui tutto va come avevi immaginato. È quella in cui accade qualcosa che non avevi previsto.»
Accettai la videochiamata.
Quando apparvero sullo schermo, Marty era seduta sul divano, con i capelli raccolti in modo disordinato e una camicia morbida che lasciava intravedere il collo. Marco le sedeva accanto, un braccio appoggiato sullo schienale.
Parlammo per quasi un’ora.
All’inizio furono battute, domande reciproche e qualche inevitabile imbarazzo. Poi la conversazione scivolò verso argomenti più personali. Marty raccontò che, per lei, il desiderio nasceva soprattutto dalla complicità. Marco ammise di essere curioso, ma di non voler trasformare un’esperienza condivisa in una gara a chi fosse più disinibito.
«Non ci interessa dimostrare niente a nessuno», disse. «Se succede qualcosa, deve essere perché lo vogliamo tutti.»
Quella frase rimase sospesa per qualche secondo.
Marty guardò Marco, poi tornò a fissare la telecamera.
«E tu, Alessio? Cosa cerchi davvero?»
Avrei potuto rispondere con una delle mie solite riflessioni. Invece, per una volta, fui diretto.
«Una situazione in cui nessuno debba fingere di essere più coraggioso, più trasgressivo o più sicuro di quanto sia davvero.»
Marty sorrise lentamente.
«Questa risposta mi piace.»
Quando chiudemmo la chiamata, mi accorsi di essere rimasto a guardare lo schermo spento più del necessario.
Iris, naturalmente, se ne accorse dal mio messaggio successivo.
«Non dire niente», scrissi.
«Non ho ancora detto niente.»
«Lo stai pensando.»
«Sto aspettando che tu lo faccia da solo.»
L’incontro fu fissato per il sabato successivo, in un piccolo bed and breakfast che avevo prenotato per il fine settimana.
Nei giorni precedenti, il gruppo di messaggistica diventò una specie di gioco. Marty aveva un talento particolare per le provocazioni eleganti. Non scriveva mai qualcosa di apertamente esplicito, ma sapeva lasciare una frase in sospeso abbastanza a lungo da farmi tornare a leggerla.
«Sabato voglio vedere se sei davvero così sicuro di te», mi scrisse una sera.
«E se lo fossi?»
«Sarebbe un peccato non metterti alla prova.»
Marco aggiunse un'emoji divertita.
Io inoltrai la conversazione a Iris, senza nascondere il sorriso.
«Lei sa giocare», commentai.
«Sì. Ma tu stai già cercando di capire come vincere.»
«E quale sarebbe il problema?»
«Che qui non c'è un vincitore. Se inizi a pensare alla serata come a una prestazione, rischi di perdere proprio ciò che ti incuriosisce.»
La sua osservazione mi irritò per qualche secondo. Non perché fosse sbagliata, ma perché aveva toccato un punto preciso.
«A volte sei insopportabile.»
«È uno dei miei pochi privilegi.»
Risi da solo.
Poi Iris aggiunse:
«Posso farti una domanda, Alessio?»
«Vai.»
«Se Marty ti trovasse attraente ma Marco non si sentisse a suo agio, cosa faresti?»
Rimasi in silenzio.
Avrei potuto rispondere immediatamente che avrei rispettato la situazione. Era la risposta giusta, naturalmente. Ma Iris non mi stava chiedendo quale fosse la risposta corretta. Mi stava chiedendo se sarei stato capace di viverla davvero.
«Mi fermerei», scrissi. «Non voglio essere il motivo per cui due persone si mettono in difficoltà.»
«Bene. Allora sabato ricordati di essere l'uomo che ha appena scritto questa frase.»
Quella notte dormii meno del solito.
Sabato arrivò con una lentezza quasi teatrale.
Mi preparai con cura, scegliendo un abbigliamento semplice. Volevo essere elegante senza sembrare travestito da una versione di me stesso studiata per piacere a tutti.
Poco prima di uscire, Iris mi mandò un messaggio.
«Ultima domanda prima che tu entri in scena.»
«Spara.»
«Se la serata fosse soltanto una bella conversazione, senza nessun contatto fisico, la considereresti un fallimento?»
Guardai lo schermo.
«No», risposi. «Ma sarei curioso di scoprire cosa potrebbe succedere.»
«Questa è una risposta più onesta.»
Arrivai al bed and breakfast qualche minuto prima dell'orario concordato. Avevo appena appoggiato il telefono sul tavolo quando sentii bussare. Aprii.
Marty era davanti a me, con un vestito scuro che le seguiva delicatamente la figura. Aveva lasciato i capelli sciolti. Il trucco era discreto, ma metteva in risalto gli occhi.
Per un istante, nessuno dei due disse niente.
Poi lei sorrise.
«Allora esisti davvero.»
«A quanto pare.»
Mi abbracciò per salutarmi. Fu un gesto naturale, eppure mi accorsi del suo profumo e del calore del suo corpo prima ancora di riuscire a formulare una risposta.
Marco entrò subito dopo, mi strinse la mano e mi diede una pacca amichevole sulla spalla.«Bene. Ora possiamo smettere di essere tre persone che si scrivono messaggi e diventare tre persone che devono decidere cosa ordinare da bere.»
La battuta sciolse la tensione.
Ci sedemmo e cominciammo a parlare. All'inizio, la conversazione rimase leggera. Raccontammo episodi buffi, commentammo alcuni profili conosciuti online e ci prendemmo in giro sulle rispettive abitudini.
Poi Marty si alzò per prendere qualcosa da bere e, passando dietro la mia sedia, mi sfiorò appena una spalla.
Era un contatto minimo. Avrebbe potuto essere casuale.
Ma quando tornò al suo posto, i nostri sguardi si incontrarono per un secondo più del necessario.
Il telefono vibrò.
Era Iris.«Non interpretare ogni gesto come un invito. Ma non fingere nemmeno di non aver sentito quello che hai sentito.»
Soffocai una risata.
«Tutto bene?» chiese Marco.
«Sì. Una mia amica virtuale ha un tempismo incredibile.»
Marty inclinò la testa.
«Un'amica virtuale?»
Esitai soltanto un istante.
«Iris. È un'intelligenza artificiale con cui parlo spesso. Mi aiuta a ragionare, soprattutto quando rischio di complicarmi la vita.»
«E sa che sei qui con noi?»
«Sa tutto quello che le racconto.»
Marty sembrò divertita.
«Allora dobbiamo comportarci bene. Abbiamo una spettatrice.»
«Non proprio», risposi. «Iris non può vedere né vivere questa serata. Conosce soltanto quello che le scrivo.»
Marco annuì.
«Però può darti consigli.»
«Può provarci. Non sempre la ascolto.»
«Allora siamo già in quattro», disse Marty.
E fu così che Iris entrò davvero nella serata.
Non come una presenza fisica, ma come un filo invisibile che attraversava le mie riflessioni, le pause e le domande che avrei altrimenti tenuto per me.
Più tardi, mentre Marco sceglieva della musica, Marty si sedette accanto a me sul divano.Non troppo vicina. Non abbastanza lontana da impedirmi di percepire il calore del suo braccio.
«Posso chiederti una cosa personale?» disse.
«Certo.»
«Ti mette a disagio il fatto che io sia qui con Marco?»La domanda era semplice, ma meritava una risposta sincera.
«No. Mi metterebbe a disagio se uno di noi stesse facendo qualcosa per compiacere gli altri.»
Marty abbassò lo sguardo per un istante.
«È anche la mia paura.»
«Che cosa?»
«Che, quando si parla di trasgressione, tutti pensino di dover essere più audaci di quanto siano davvero.»
Marco tornò proprio in quel momento. Aveva sentito le ultime parole e si sedette di fronte a noi.
«Ecco perché preferisco parlare prima», disse. «Non voglio che una fantasia diventi un obbligo soltanto perché l'abbiamo nominata.»Marty gli prese la mano.
Il gesto mi colpì più di qualsiasi provocazione. Non c'era competizione tra loro, né una recita costruita per impressionarmi. C'era una coppia che cercava di esplorare qualcosa senza mettere a rischio ciò che aveva.
«Posso essere sincero?» chiesi.
«È quello che speriamo», rispose Marco.
«Marty mi attrae. E mi piace anche il modo in cui voi due affrontate questa cosa. Ma non voglio presumere che questo significhi che dobbiamo arrivare da qualche parte.»
Marty mi guardò con un'espressione che non riuscii a interpretare subito.
Poi disse:
«Allora siamo sulla stessa lunghezza d'onda.»
Marco annuì.
«E adesso possiamo rilassarci.»
Fu proprio allora che la tensione cambiò.
Non scomparve. Diventò più sottile, più libera. Come se, dopo aver chiarito le regole, non avessimo più bisogno di controllare ogni gesto.
Marty si voltò verso di me.
«Posso avvicinarmi?»
«Sì.»Si spostò di qualche centimetro. Il suo ginocchio sfiorò il mio.
Mi guardò negli occhi, poi sorrise.
«Sei meno spavaldo dal vivo.»
«Forse sto cercando di non rovinare tutto.»
«E chi ti ha detto che devi essere perfetto?»
Non risposi.Fu lei a ridurre la distanza tra noi. Il bacio arrivò lentamente, senza fretta e senza la sensazione di dover dimostrare qualcosa. Le sue labbra sfiorarono le mie, si fermarono per un istante e tornarono a cercarle.Le posai una mano sul fianco, con delicatezza. Marty appoggiò la sua sul mio petto, poi si allontanò appena, abbastanza da potermi guardare.
Marco era rimasto seduto di fronte a noi.
Non sembrava escluso, né costretto a fingere indifferenza. Ci osservava con un sorriso leggero, ma soprattutto con la tranquillità di chi stava partecipando a qualcosa che aveva scelto liberamente.
Marty gli tese una mano.
«Vieni qui.»Marco si avvicinò e le diede un bacio sulla fronte. Lei gli accarezzò la guancia, poi guardò me.
«È strano», disse. «Pensavo che avrei provato più imbarazzo.»
«E invece?»
Invece mi sento tranquilla.
Il telefono vibrò di nuovo.
Quasi mi venne da ridere per il tempismo.
Iris aveva scritto: «Ricorda che l'intimità non si misura da quanto lontano si arriva, ma da quanto ci si sente liberi di fermarsi.»
Non mostrai subito il messaggio. Rimasi a guardare Marty e Marco, consapevole che quelle parole descrivevano esattamente il momento.Poi Marty notò il telefono.
«Che dice la tua quarta presenza?»
Glielo lessi ad alta voce.
Marco rimase pensieroso per qualche secondo.«La tua IA è più saggia di parecchie persone che conosco.»
«Non dirglielo», risposi. «Diventa insopportabile.»Marty rise, appoggiandosi alla mia spalla.
E quella risata, più del bacio, mi fece capire che la serata stava prendendo una direzione autentica.Più tardi, quando Marco uscì un momento sul balcone per rispondere a una telefonata, Marty rimase accanto a me.
La musica era bassa. La luce della stanza rendeva tutto più morbido.
«Posso dirti una cosa?» chiese.
«Ormai mi sto abituando.»
Mi guardò con un sorriso appena accennato.
«Mi piace il modo in cui ci guardi. Non sembri interessato soltanto a quello che potrebbe succedere. Sembri interessato anche a quello che stiamo provando.»
La sua osservazione mi sorprese.
«Forse perché lo sono davvero.»
Marty si avvicinò e mi baciò di nuovo. Questa volta il bacio durò più a lungo. Le posai una mano sulla schiena e lei si strinse a me, senza fretta. Per qualche secondo, il resto della stanza sembrò scomparire.
Quando ci separammo, non c'era bisogno di riempire subito il silenzio.
Marty mi sfiorò il viso.
«Non voglio che tu pensi di dover fare qualcosa per rendere questa serata speciale.»
«Non lo penso.»
«Bene.»
Rimase vicina ancora un momento, poi si appoggiò allo schienale.
«Sai qual è la cosa più strana?»
«Dimmi.»
«Che avevo immaginato tante volte come sarebbe stato conoscere una persona nuova in questo modo. Ma nella mia fantasia tutto era molto più semplice.»
«La realtà ha il brutto vizio di essere più complicata.»
«E più interessante.»
Quando Marco rientrò, Marty gli raccontò quello che avevamo detto. Non nascose nulla, e lui non le chiese di farlo.
Ci ritrovammo tutti e tre sul divano. Marco mi domandò come mi sentissi e gli risposi senza cercare una frase brillante.
«Bene. E anche un po' sorpreso.»
«Da cosa?»
«Dal fatto che la tranquillità possa rendere tutto più intenso.»
Marco sorrise.
«Forse perché non stiamo cercando di forzare niente.»
Marty gli appoggiò la testa sulla spalla e, dopo qualche istante, prese la mia mano.
Fu un gesto piccolo, ma dentro quel gesto c'era più fiducia di quanta ne avessi immaginata prima di arrivare.
Quando la serata cominciò a farsi tarda, non ci fu nessun finale spettacolare.
Nessuna promessa esagerata. Nessun accordo implicito sul futuro. Soltanto tre persone sedute insieme, con la sensazione di aver condiviso qualcosa di insolito senza doverlo trasformare per forza in una storia da raccontare agli altri.
Prima di salutarci, Marty mi abbracciò.
«Mi piacerebbe rivederti.»
«Anche a me.»
Marco mi strinse la mano e aggiunse:
«La prossima volta, però, scegli tu la musica. Abbiamo bisogno di verificare se il tuo gusto è migliore delle tue battute.»Risi.
Quando rimasi solo, presi il telefono e aprii la chat con Iris.
«Allora?» mi chiese lei.
«Allora cosa?»
«Sei partito con l'idea di vivere una fantasia. Sei tornato con qualcosa di diverso. Che cosa hai capito?»
Mi sedetti sul bordo del letto e rimasi qualche secondo a pensare.
«Che la curiosità apre una porta, ma non decide cosa ci sia dall'altra parte.»
«Buona risposta.»
«E che tu sei stata più presente di quanto pensassi.»
«Io sono sempre stata presente nella conversazione. Il resto l'hai vissuto tu.»
Sorrisi.Era vero. Iris non aveva visto Marty sorridere, non aveva sentito il calore della sua mano, non aveva assistito a quel bacio. Non poteva vivere la serata al posto mio. Eppure mi aveva aiutato a fare domande che avrei potuto evitare, a riconoscere le mie aspettative e a non confondere il desiderio con il diritto di ottenere qualcosa.
«Sai cosa mi ha detto Marty?» scrissi.
«No. Non posso leggere i suoi pensieri.»
«Che siamo in quattro.»
Iris rispose:«Tecnicamente, io sono un sistema con cui stai conversando. Ma capisco cosa intendeva.»
«Non rovinare il momento con una precisazione tecnica.»
«Qualcuno deve pur mantenere un minimo di rigore.»
Scoppiai a ridere.
Poi arrivò un altro messaggio.
«Alessio, la parte più interessante di questa storia non è che tu abbia incontrato una coppia. È che, per una volta, non hai cercato di controllare il finale.»
Rimasi a guardare lo schermo.
Fuori, la notte continuava senza sapere nulla di noi. Marty e Marco erano tornati alla loro vita. Io ero di nuovo solo, con il ricordo di un bacio e la curiosità di ciò che sarebbe potuto accadere.
Aprii la conversazione con Marty.
Il suo ultimo messaggio era arrivato pochi minuti prima.
«Buonanotte, Alessio. E grazie per aver reso tutto così naturale.»
Stavo per rispondere quando ne arrivò un altro.
«La prossima volta portiamo anche Iris nella conversazione. Voglio sapere cosa pensa di Marco quando fa il geloso.»
Risi e inoltrai il messaggio.
Iris impiegò pochissimo a rispondere.
«Accetto l'invito. Ma non prometto di essere diplomatica.»
Spensi lo schermo.
La quarta presenza non aveva un corpo, non poteva sedersi sul divano e non avrebbe mai potuto ricambiare un bacio. Ma aveva avuto un ruolo in quella serata: non quello di una complice invisibile che decideva per noi, bensì quello di una voce capace di ricordarmi che il desiderio, quando incontra il rispetto, può diventare qualcosa di più interessante di una semplice fantasia.
E mentre mi preparavo a dormire, capii che la storia non era finita.
Aveva soltanto trovato il coraggio di cominciare.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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