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» Nell'argomento: Con gli occhi dell’altro/a.
2 anni fa
Non c’è nulla delimitare (a parte attenersi al tema e al p.s.), semmai c’è semplicemente da capire.
» Nell'argomento: Con gli occhi dell’altro/a.
2 anni fa
Gli uomini come vedono le donne, e le donne come vedono gli uomini?
Descrivete attraverso le vostre esperienze e conoscenze (non limitate ad A69) come vedete l’altro sesso ad oggi.
Aggiungete anche una parte (ma solo una piccola parte) di cosa pensate che l’altro si aspetti dai rappresentanti del vostro sesso.
P.s. Postate tranquillamente se avete qualcosa da dire in proposito, ma evitate di postare se, dovete criticare i post altrui, se dovete solo provocare, e soprattutto se non avete nulla da dire in tema 😉
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Più o meno 50 anni fa ci si vedeva così:
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https://youtu.be/9tsKFIKbU5E
Descrivete attraverso le vostre esperienze e conoscenze (non limitate ad A69) come vedete l’altro sesso ad oggi.
Aggiungete anche una parte (ma solo una piccola parte) di cosa pensate che l’altro si aspetti dai rappresentanti del vostro sesso.
P.s. Postate tranquillamente se avete qualcosa da dire in proposito, ma evitate di postare se, dovete criticare i post altrui, se dovete solo provocare, e soprattutto se non avete nulla da dire in tema 😉
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Più o meno 50 anni fa ci si vedeva così:
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https://youtu.be/9tsKFIKbU5E
» Nell'argomento: Il Pazzo Thread degli OT - 2° Ediscion
3 anni fa

Massimo d'Azeglio disse la famosa frase «Abbiamo fatto l'Italia. Ora si tratta di fare gli italiani».
Intesa come un appello alla creazione di un'identità nazionale italiana nel senso inteso dalla Rivoluzione francese, cioè unire il "popolo" consapevole di essere spiritualmente unito da caratteristiche quali una lingua comune, una storia comune ed una religione comune in uno Stato creato dalla volontà collettiva delle persone (come ovviamente lo è formalmente il nuovo Regno con i plebisciti).
Nei decenni successivi al 1860. Di fronte alla realtà della frammentazione linguistica e culturale, l'assenza di una visione unificatrice del passato della penisola (e quindi, quasi necessariamente, del suo futuro), l'ostilità della Chiesa cattolica, la forza dei sentimenti regionali e municipali e molti altri fattori che appaiono contrari alla realizzazione dell'unità morale e materiale che era il fondamento dell'idealismo filosofico di Mazzini e di altri importanti ideologi del nazionalismo.
Ma per l'Italia il problema dell'educazione nazionale è probabilmente più acuto rispetto ad altri Stati ugualmente importanti.
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Ancora oggi purtroppo vedo che “Gli italiani non sono stati fatti”, anzi noto con dispiacere le voci di chi vorrebbe smontare l’Italia stessa (con regionalismi è campanilismi vari).
Sicuramente nella mia restante vita non vedrò mai realizzarsi l’utopia di vedere uniti tutti i popoli della terra, ma continuo a sperare che prima di morire possa vedere finalmente “Fatti gli italiani”.
Intesa come un appello alla creazione di un'identità nazionale italiana nel senso inteso dalla Rivoluzione francese, cioè unire il "popolo" consapevole di essere spiritualmente unito da caratteristiche quali una lingua comune, una storia comune ed una religione comune in uno Stato creato dalla volontà collettiva delle persone (come ovviamente lo è formalmente il nuovo Regno con i plebisciti).
Nei decenni successivi al 1860. Di fronte alla realtà della frammentazione linguistica e culturale, l'assenza di una visione unificatrice del passato della penisola (e quindi, quasi necessariamente, del suo futuro), l'ostilità della Chiesa cattolica, la forza dei sentimenti regionali e municipali e molti altri fattori che appaiono contrari alla realizzazione dell'unità morale e materiale che era il fondamento dell'idealismo filosofico di Mazzini e di altri importanti ideologi del nazionalismo.
Ma per l'Italia il problema dell'educazione nazionale è probabilmente più acuto rispetto ad altri Stati ugualmente importanti.
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Ancora oggi purtroppo vedo che “Gli italiani non sono stati fatti”, anzi noto con dispiacere le voci di chi vorrebbe smontare l’Italia stessa (con regionalismi è campanilismi vari).
Sicuramente nella mia restante vita non vedrò mai realizzarsi l’utopia di vedere uniti tutti i popoli della terra, ma continuo a sperare che prima di morire possa vedere finalmente “Fatti gli italiani”.
» Nell'argomento: La notizia del giorno
3 anni faQuotato da Tony11,Quotato da Ade-69,Ci capita spesso sul forum di A69 di leggere dei thread che chiedono come capire se esiste un linguaggio segreto per comunicare tra apparteniti a questo mondo (vedi le caviglieremo i ciondoli).
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Il linguaggio del ventaglio in epoca vittoriana.
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[...]
Ade Perdonami ma...in merito esistono infinite leggende metropolitane. Credo (e sono certo tu sia d'accordo con me) che in ambienti non preposti alla trasgressione...sia cosa buona e giusta...farsi gli affari propri e...non rischiare figuracce o...una (giusta) suonata sui denti 😄 Guarda il 3D riguardo le...palpate su autobus o luoghi pubblici per farti un'idea delle stramberie che stanno scrivendo (anche in questo caso da persona civile ed educata sono certo che tu sia concorde con me)
In verità ho pubblicato la notizia, solo perché la trovavo divertente, e credo che fin dai tempi più remoti si sono cercati dei codici per comunicare con discrezione tra i sessi.
Comunque meglio una sventagliata innocua che probabilmente oggi nessuno capirebbe, che una toccata di culo 😎
» Nell'argomento: La notizia del giorno
3 anni fa
Ci capita spesso sul forum di A69 di leggere dei thread che chiedono come capire se esiste un linguaggio segreto per comunicare tra apparteniti a questo mondo (vedi le caviglieremo i ciondoli).
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Il linguaggio del ventaglio in epoca vittoriana.
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Nel secolo XIX e ad inizio del secolo XX, in Francia e Spagna il ventaglio si trasformò in uno strumento di comunicazione ideale in un momento nel quale la libertà di espressione, di circolazione e di socializzazione con l’altro sesso, delle donne era stata fortemente limitata. Alcuni fabbricanti di ventagli sembra che abbiano codificato e diffuso la nozione di questo tipo di messaggi, per aumentarne il desiderio e incrementarne le vendite.
.
I segni
* Sostenere il ventaglio con la mano destra di fronte al viso: seguimi.
* Sostenerlo con la mano sinistra di fronte al viso: vorrei conoscerti.
* Ventaglio chiuso appoggiato all’occhio destro: quando potrò rivederti?
* Ventaglio chiuso agitato minacciosamente: non essere impudente!
* Coprirsi per un po’ l’orecchio sinistro: vorrei che tu mi lasciassi in pace.
* Lasciarlo scivolare sulla fronte: sei cambiato.
* Muoverlo con la mano sinistra: ci osservano.
* Cambiarlo alla mano destra: ma come osi?
* Lanciarlo con la mano: ti odio!
* Muoverlo con la mano destra: voglio bene ad un altro!
* Lasciarlo scivolare sulle guance: ti voglio bene!
* Nascondere gli occhi dietro il ventaglio aperto: ti amo.
* Chiuderlo lentamente: prometto di sposarti.
* Mostrarlo chiuso e fermo: mi vuoi bene?
* Lasciarlo scivolare sugli occhi: vattene, per favore.
* Tenerlo davanti al viso: seguimi.
* Rigirarsi il ventaglio nella mano sinistra: siamo osservati.
* Appoggiarlo all’orecchio sinistro: gradirei che ti togliessi di torno.
* Far scivolare un dito dell’altra mano sui bordi: vorrei parlarti.
* Appoggiarlo al cuore: vorrei parlare.
* Appoggiarlo sulla guancia destra: si.
* Appoggiarlo sulla guancia sinistra: no.
* Aprirlo e chiuderlo lentamente e ripetutamente: sei crudele!
* Abbandonarlo lasciandolo appeso: rimaniamo amici.
* Sventagliarsi lentamente: sono sposata.
* Sventagliarsi rapidamente: sono fidanzata.
* Appoggiarsi il ventaglio sulle labbra: baciami!
* Aprirlo molto lentamente con la destra: aspettami.
* Aprirlo molto lentamente con la mano sinistra: vieni e parliamo.
* Colpirsi la mano sinistra con il ventàglio chiuso: scrivimi.
* Chiuderlo a metà sulla destra e sulla sinistra: non posso.
* Aperto massimamente ma coprendo la bocca: non ho uomo.
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Il linguaggio del ventaglio in epoca vittoriana.
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Nel secolo XIX e ad inizio del secolo XX, in Francia e Spagna il ventaglio si trasformò in uno strumento di comunicazione ideale in un momento nel quale la libertà di espressione, di circolazione e di socializzazione con l’altro sesso, delle donne era stata fortemente limitata. Alcuni fabbricanti di ventagli sembra che abbiano codificato e diffuso la nozione di questo tipo di messaggi, per aumentarne il desiderio e incrementarne le vendite.
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I segni
* Sostenere il ventaglio con la mano destra di fronte al viso: seguimi.
* Sostenerlo con la mano sinistra di fronte al viso: vorrei conoscerti.
* Ventaglio chiuso appoggiato all’occhio destro: quando potrò rivederti?
* Ventaglio chiuso agitato minacciosamente: non essere impudente!
* Coprirsi per un po’ l’orecchio sinistro: vorrei che tu mi lasciassi in pace.
* Lasciarlo scivolare sulla fronte: sei cambiato.
* Muoverlo con la mano sinistra: ci osservano.
* Cambiarlo alla mano destra: ma come osi?
* Lanciarlo con la mano: ti odio!
* Muoverlo con la mano destra: voglio bene ad un altro!
* Lasciarlo scivolare sulle guance: ti voglio bene!
* Nascondere gli occhi dietro il ventaglio aperto: ti amo.
* Chiuderlo lentamente: prometto di sposarti.
* Mostrarlo chiuso e fermo: mi vuoi bene?
* Lasciarlo scivolare sugli occhi: vattene, per favore.
* Tenerlo davanti al viso: seguimi.
* Rigirarsi il ventaglio nella mano sinistra: siamo osservati.
* Appoggiarlo all’orecchio sinistro: gradirei che ti togliessi di torno.
* Far scivolare un dito dell’altra mano sui bordi: vorrei parlarti.
* Appoggiarlo al cuore: vorrei parlare.
* Appoggiarlo sulla guancia destra: si.
* Appoggiarlo sulla guancia sinistra: no.
* Aprirlo e chiuderlo lentamente e ripetutamente: sei crudele!
* Abbandonarlo lasciandolo appeso: rimaniamo amici.
* Sventagliarsi lentamente: sono sposata.
* Sventagliarsi rapidamente: sono fidanzata.
* Appoggiarsi il ventaglio sulle labbra: baciami!
* Aprirlo molto lentamente con la destra: aspettami.
* Aprirlo molto lentamente con la mano sinistra: vieni e parliamo.
* Colpirsi la mano sinistra con il ventàglio chiuso: scrivimi.
* Chiuderlo a metà sulla destra e sulla sinistra: non posso.
* Aperto massimamente ma coprendo la bocca: non ho uomo.
» Nell'argomento: Body Shaming - Reale o Falso?
3 anni faQuotato da XHunerXP,Quotato da Ade-69,@XHunerXP ciò che scrivi lo trovo molto affine al mio pensiero, e lo approvo in ogni sua analisi.
Il mio però voleva essere un discorso diverso, fermo restando che il rispetto viene sopra ogni cosa è prima di ogni cosa, che insultare; deridere; mort [...]
Capisco Ade, e anche io lo vorrei. Ma noi siamo forti. Io mi preoccupo di chi invece subisce in modo delle volte atroce certe cose.
C'è gente, la maggior parte, che la vive come un trauma pesante, gente che ci finisce in terapia. Gente che si ammazza per non subire una vita resa di merda da chi, per ostentare il "diritto" di dire bastardate, non si da una regolata.
Fossimo tutti forti, non mi porrei il problema.
Ti palesi, prendi la tua palata sui reni, ti impari a campare.
Poi c'è anche un altro discorso, far parlare per "stanare", oltre il problema delle vittime, ha anche la controindicazione del "nomalizzare" un modo di porsi. È un modo per sdoganare o mantenere sdoganato un fenomeno che va combattuto.
È come dire: voglio che il bullo bullizzi qualcuno così si palesa. Ok, lo hai stanato, ma con la vittima "collaterale" chi ci fa i conti?
Perché è una forma di bullismo, fatta da chi si sente più forte, da chi si nasconde dietro una tastiera, da chi ha una posizione di potere.
Col cazzo che lo fanno faccia a faccia con chi gli smonta le gengive 🤷‍♂️
Pensiero più che condivisibile se si guarda il debole che subisce e va difeso in ogni modo in qualunque contesto e con ogni mezzo, e qui secondo me ci sta la frase che “chi tace è complice”.
» Nell'argomento: Body Shaming - Reale o Falso?
3 anni fa
@XHunerXP ciò che scrivi lo trovo molto affine al mio pensiero, e lo approvo in ogni sua analisi.
Il mio però voleva essere un discorso diverso, fermo restando che il rispetto viene sopra ogni cosa è prima di ogni cosa, che insultare; deridere; mortificare; è e rimane una cosa ignobile, e che se sei in buona fede c’è modo e modo di dire le cose.
Detto questo, io mi focalizzavo sull’identificare in modo netto le persone che basano il loro essere nel mortificare il prossimo.
Vorrei vedere le foto sfondo wc per poter (secondo i miei gusti) selezionare tale persone per escluderle dal mio tempo.
Vorrei che chi fa Body Shaming (perché è nella sua natura e ci crede), lo faccia palesemente, in modo che io lo possa tenere lontano da me, o al più per usare il suo comportamento per lottare contro contro tale pratica.
Vorrei che razzisti e omofobi si palesassero in modo chiaro anche nelle parole, anche qui per evitarli o combattere non loro ma quei comportamenti.
.
Ma allo stesso tempo, vorrei che le battaglie per cambiare questi atteggiamenti, non si limitassero a dettare dei modi di fare da copiare, ma senza convinzione ne crederci. Vorrei arrivare ad un cambiamento interno alla persona, che usando i propri mezzi, arrivi a fare proprio il giusto modo di fare/comportarsi socialmente. In questo caso il cambiamento sarebbe si reale, è il comportamento sarebbe del tutto naturale e duraturo, e non si fermerebbe ad una semplice apparenza.
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Ma come fai a cercare di aiutare/curare qualcosa/qualcuno che nasconde chi è, dietro l’apparenza?
Ed è giusto fare di tutta l’erba un fascio, mettendo nel mucchio anche chi usa termini e modi diciamo “coloriti” facenti parti della propria cultura, non per ferire, ma in modo leggero per dare appunto colore al proprio linguaggio (dove ovviamente ambiti e vicinanza con le persone lo permettano).
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P.s. Dalle mie parte esisteva e pensò esista ancora il termine “Arancino chi pedi”, ma è stato quasi sempre utilizzato in modo bonario e simpatico tra prevalentemente amici. Oggi a giusta ragione sarebbe Body Shaming.
Vogliamo poi parlare della revisione di libri, racconti, film, storici, che nel nome del politically correct, vengono rieditati perdendo quel colore che ben descriveva un periodo-uno stato d’animo-un personaggio. A parere mio (quindi valido solo per me) questo politically correct, scusando l’espressione è solo una enorme stronzata che per nascondere qualcosa che in realtà esiste e a cui bisognerebbe pensare, fa prima a cambiarlo pur di piacere a tutti ed evitare discussioni.
Il mio però voleva essere un discorso diverso, fermo restando che il rispetto viene sopra ogni cosa è prima di ogni cosa, che insultare; deridere; mortificare; è e rimane una cosa ignobile, e che se sei in buona fede c’è modo e modo di dire le cose.
Detto questo, io mi focalizzavo sull’identificare in modo netto le persone che basano il loro essere nel mortificare il prossimo.
Vorrei vedere le foto sfondo wc per poter (secondo i miei gusti) selezionare tale persone per escluderle dal mio tempo.
Vorrei che chi fa Body Shaming (perché è nella sua natura e ci crede), lo faccia palesemente, in modo che io lo possa tenere lontano da me, o al più per usare il suo comportamento per lottare contro contro tale pratica.
Vorrei che razzisti e omofobi si palesassero in modo chiaro anche nelle parole, anche qui per evitarli o combattere non loro ma quei comportamenti.
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Ma allo stesso tempo, vorrei che le battaglie per cambiare questi atteggiamenti, non si limitassero a dettare dei modi di fare da copiare, ma senza convinzione ne crederci. Vorrei arrivare ad un cambiamento interno alla persona, che usando i propri mezzi, arrivi a fare proprio il giusto modo di fare/comportarsi socialmente. In questo caso il cambiamento sarebbe si reale, è il comportamento sarebbe del tutto naturale e duraturo, e non si fermerebbe ad una semplice apparenza.
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Ma come fai a cercare di aiutare/curare qualcosa/qualcuno che nasconde chi è, dietro l’apparenza?
Ed è giusto fare di tutta l’erba un fascio, mettendo nel mucchio anche chi usa termini e modi diciamo “coloriti” facenti parti della propria cultura, non per ferire, ma in modo leggero per dare appunto colore al proprio linguaggio (dove ovviamente ambiti e vicinanza con le persone lo permettano).
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P.s. Dalle mie parte esisteva e pensò esista ancora il termine “Arancino chi pedi”, ma è stato quasi sempre utilizzato in modo bonario e simpatico tra prevalentemente amici. Oggi a giusta ragione sarebbe Body Shaming.
Vogliamo poi parlare della revisione di libri, racconti, film, storici, che nel nome del politically correct, vengono rieditati perdendo quel colore che ben descriveva un periodo-uno stato d’animo-un personaggio. A parere mio (quindi valido solo per me) questo politically correct, scusando l’espressione è solo una enorme stronzata che per nascondere qualcosa che in realtà esiste e a cui bisognerebbe pensare, fa prima a cambiarlo pur di piacere a tutti ed evitare discussioni.
» Nell'argomento: Body Shaming - Reale o Falso?
3 anni fa
Credo di non essere stato molto chiaro nell’esporre il mio pensiero.
Provo a chiarirlo.
Se qualcuno ad esempio mette nel proprio profilo foto con sfondo water, esprime se stesso; il suo gusto; la sua percezione di ciò che si è.
Questo può piacermi o non piacermi, ma di siculo lo preferisco a chi forzando se stesso per accontentare gli altri, fa e mette foto suggerite da altri, anche se non ci si riconosce o non da tutto questo valore alla cosa.
Allo stesso modo se un nazista, per apparire meno nazista mentendo per pura apparenza, dice di amare i gay; gli ebrei; le persone non ariane. Non lo fa di colpo essere non nazista.
Così se qualcuno usa termini diciamo “colorati” per definire qualcosa o qualcuno, ma lo fa appunto come colore, e non per offendere/umiliare/sentirsi superiore, io lo preferisco a chi invece, dentro di se disprezza il prossimo, ma esterna solo parole positive o neutre.
Ricordo anni fa un famoso Chirurgo che combatteva pubblicamente (anche attraverso tv e giornali nazionali) a favore della difesa della donna, salvo poi uccidere, sezionare e occultare il cadavere della moglie che si era permessa di lasciarlo.
Utopisticamente mi piacerebbe un mondo libero dove ognuno possa esprimersi liberamente, dove si possono distinguere le pessime persone da quelle che valgono, e questo sempre utopisticamente potrebbe accadere soltanto quando il dentro di noi è ciò che esterniamo sono molto vicini tra loro.
So di essere in minoranza, ma mi piacere giudicare o meglio valutare le persone per ciò che fanno e come, e non in base a ciò che dicono o promettono.
Provo a chiarirlo.
Se qualcuno ad esempio mette nel proprio profilo foto con sfondo water, esprime se stesso; il suo gusto; la sua percezione di ciò che si è.
Questo può piacermi o non piacermi, ma di siculo lo preferisco a chi forzando se stesso per accontentare gli altri, fa e mette foto suggerite da altri, anche se non ci si riconosce o non da tutto questo valore alla cosa.
Allo stesso modo se un nazista, per apparire meno nazista mentendo per pura apparenza, dice di amare i gay; gli ebrei; le persone non ariane. Non lo fa di colpo essere non nazista.
Così se qualcuno usa termini diciamo “colorati” per definire qualcosa o qualcuno, ma lo fa appunto come colore, e non per offendere/umiliare/sentirsi superiore, io lo preferisco a chi invece, dentro di se disprezza il prossimo, ma esterna solo parole positive o neutre.
Ricordo anni fa un famoso Chirurgo che combatteva pubblicamente (anche attraverso tv e giornali nazionali) a favore della difesa della donna, salvo poi uccidere, sezionare e occultare il cadavere della moglie che si era permessa di lasciarlo.
Utopisticamente mi piacerebbe un mondo libero dove ognuno possa esprimersi liberamente, dove si possono distinguere le pessime persone da quelle che valgono, e questo sempre utopisticamente potrebbe accadere soltanto quando il dentro di noi è ciò che esterniamo sono molto vicini tra loro.
So di essere in minoranza, ma mi piacere giudicare o meglio valutare le persone per ciò che fanno e come, e non in base a ciò che dicono o promettono.
» Nell'argomento: Body Shaming - Reale o Falso?
3 anni fa
Body Shaming = Deridere qualcuno per il suo aspetto fisico.
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Ultimamente si sente spesso parlare di body shaming, ma cos'è e cosa significa riferita a corpi e bellezza estetica? Si tratta letteralmente di giudicare le forme del corpo delle persone, in particolare attraverso il web e i social network. Una tendenza a dir poco imbarazzante e inaccettabile per chiunque si permetta di praticarlo anche involontariamente. Si pensa che sia proprio del mondo femminile e invece anche gli uomini ne subiscono gli effetti, seppur sicuramente in forma minore.
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Al di là dall’essere contrario dal deridere qualcuno per il suo aspetto fisico, ma anche al semplice giudicare qualcuno per il suo aspetto fisico che non rientra nei miei gusti.
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Mi chiedo: è meglio una bella bugia, o una brutta verità?
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Mi spiego, se qualcuno si trattiene o modifica il proprio modo di esprimersi a favore del “politically correct”, senza però esserne convinto e mantenendo comunque il proprio pensiero/opinione pur non manifestandolo in modo plateale (quindi mente in pubblico), non è peggio del dire apertamente il proprio pensiero?
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Io personalmente preferisco una brutta verità, almeno so con chi ho a che fare.
Inoltre credo che più dell’uso di specifici termini (coloriti; diretti e spesso offensivi), sia più importate, il come si dice, il contesto in cui si dice, la persona a cui si dice (grado di confidenza). Ho spesso assistito a situazioni in cui qualcuno rivolgendosi ad altri gli dice “sei proprio bella/o”, ma il modo il luogo e la persona a cui si rivolge, fa capire che si intenda l’opposto. Ora per quanto il termine “bella/o” non rientri nei termini di Body Shaming, l’effetto è lo stesso. Allo stesso modo, se in contesto più intimo qualcuno apostrofa qualcuno altro con “sei una palla che non rotola”, questo sia visto in modo inequivocabile come battuta innocente, che nulla ha a che fare con il Body Shaming.
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Spesso ho come l’impressione che l’uso essessivo del politically correct, faccia più danni che beni, limitando la libertà di espressione; ponendo in negativo chiunque non si adegui; facendo perdere il pensiero critico/diverso, insomma uniformando e quindi appiattendo la società.
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E ritorno alla domanda iniziale: meglio una bella bugia, o una brutta verità?
Meglio sapere con chi si ha a che fare, o meglio non sapere chi si cela dietro al politically correct?
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Ultimamente si sente spesso parlare di body shaming, ma cos'è e cosa significa riferita a corpi e bellezza estetica? Si tratta letteralmente di giudicare le forme del corpo delle persone, in particolare attraverso il web e i social network. Una tendenza a dir poco imbarazzante e inaccettabile per chiunque si permetta di praticarlo anche involontariamente. Si pensa che sia proprio del mondo femminile e invece anche gli uomini ne subiscono gli effetti, seppur sicuramente in forma minore.
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Al di là dall’essere contrario dal deridere qualcuno per il suo aspetto fisico, ma anche al semplice giudicare qualcuno per il suo aspetto fisico che non rientra nei miei gusti.
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Mi chiedo: è meglio una bella bugia, o una brutta verità?
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Mi spiego, se qualcuno si trattiene o modifica il proprio modo di esprimersi a favore del “politically correct”, senza però esserne convinto e mantenendo comunque il proprio pensiero/opinione pur non manifestandolo in modo plateale (quindi mente in pubblico), non è peggio del dire apertamente il proprio pensiero?
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Io personalmente preferisco una brutta verità, almeno so con chi ho a che fare.
Inoltre credo che più dell’uso di specifici termini (coloriti; diretti e spesso offensivi), sia più importate, il come si dice, il contesto in cui si dice, la persona a cui si dice (grado di confidenza). Ho spesso assistito a situazioni in cui qualcuno rivolgendosi ad altri gli dice “sei proprio bella/o”, ma il modo il luogo e la persona a cui si rivolge, fa capire che si intenda l’opposto. Ora per quanto il termine “bella/o” non rientri nei termini di Body Shaming, l’effetto è lo stesso. Allo stesso modo, se in contesto più intimo qualcuno apostrofa qualcuno altro con “sei una palla che non rotola”, questo sia visto in modo inequivocabile come battuta innocente, che nulla ha a che fare con il Body Shaming.
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Spesso ho come l’impressione che l’uso essessivo del politically correct, faccia più danni che beni, limitando la libertà di espressione; ponendo in negativo chiunque non si adegui; facendo perdere il pensiero critico/diverso, insomma uniformando e quindi appiattendo la società.
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E ritorno alla domanda iniziale: meglio una bella bugia, o una brutta verità?
Meglio sapere con chi si ha a che fare, o meglio non sapere chi si cela dietro al politically correct?
» Nell'argomento: Tendenze nei testi delle referenze
3 anni fa
Secondo il mio modo di vedere la cosa (quindi ovviamente vale solo per me), quando non sai cosa dire, perché nulla ti ha colpito in modo particolare, quando nessuno dei tuoi sensi è stato particolarmente solleticato, ma malgrado ciò vuoi comunque mettere una tacca alla tua asta sul numero di incontri, o devi rispondere ad un feedback che ti viene fatto. Be allora per evitare di offendere o semplicemente per fare numero, non ti resta che scrivere cose scontate già viste e lette. Cioè passare alla banalizzazione di massa del messaggio che lasci.
P.s. A volte meglio non dire è lasciare un velo di mistero, che dire è togliere ogni dubbio in negativo
P.s. A volte meglio non dire è lasciare un velo di mistero, che dire è togliere ogni dubbio in negativo
» Nell'argomento: SORVOLANDO IL FORUM (ma senza fare nomi)
3 anni fa
Ho sempre trovato molto interessante conoscere come vengo visto dagli altri, grazie @lecap avete soddisfatto questa mia curiosità sul come appaio agli altri. 😎
» Nell'argomento: L'appiattimento
3 anni faQuotato da Rosa_nera,Noto su questo sito, che mi vede ospite occasionale già da qualche anno, un crescente appiattimento delle relazioni.
Fino a qualche tempo fa si cercava di fare almeno due chiacchiere prima di andare al sodo, adesso ricevo quasi esclusivamente richieste mordi e fuggi.
Persone che non comprendono che alle 12 magari sono a lavoro e insistono con una serie di messaggi che dicono DAAAI e Ciao Rosa.
Come ve la state cavando con la ripresa dopo la pandemia con le conoscenze? [...]
Probabilmente la situazione che descrivi è la più frequente, ma esiste anche l’estremo opposto, ossia chi scrive poco o per nulla, anche se in mezzo a questi due estremi esiste un mondo.
Io posso dire di appartenere all’estremo che non scrive o scrive poco (a detta di tutti sono un Orso), lo faccio perché non so mai se disturbo o meno è perché mi piace più ascoltare che parlare. Se contattato ascolto e parlo anche molto, ma difficilmente faccio la prima mossa.
» Nell'argomento: Vacanze & Soggiorni
3 anni fa
A chi possa servire lascio il link del thread che spiega come postare una foto nel forum.
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https://www.annunci69.it/forum/Postare-foto_15960.html
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https://www.annunci69.it/forum/Postare-foto_15960.html
» Nell'argomento: Vacanze & Soggiorni
3 anni fa
Volendo si possono anche consigliare delle località che ci sono piaciute.
» Nell'argomento: Vacanze & Soggiorni
3 anni fa
Thread leggero e chi lo sa magari informativo.
Tra vacanze & soggiorni per Pasqua; ponti tra varie festività; vacanze & soggiorni estivi; vacanze & soggiorni per Natale; e qualunque vacanza & soggiorno per qual si voglia motivo.
1. Chi di voi ha già in programma una Vacanza o Soggiorno ?
2. Qual’è la meta programmata?
3. Cosa vi ha fatto scegliere quella meta?
4. Cosa contate di trovare/fare/incontrare?
5. Se ci siete già stati postereste delle foto e ci descrivereste cosa vi è piaciuto tanto da tornarci?
6. Infine i lettori che hanno già visitato le località in cui gli altri utenti vorrebbero andare, ci direbbero la loro opinione sulla località, postando magari delle foto del loro Viaggio/ soggiorno in tali località?
Tra vacanze & soggiorni per Pasqua; ponti tra varie festività; vacanze & soggiorni estivi; vacanze & soggiorni per Natale; e qualunque vacanza & soggiorno per qual si voglia motivo.
1. Chi di voi ha già in programma una Vacanza o Soggiorno ?
2. Qual’è la meta programmata?
3. Cosa vi ha fatto scegliere quella meta?
4. Cosa contate di trovare/fare/incontrare?
5. Se ci siete già stati postereste delle foto e ci descrivereste cosa vi è piaciuto tanto da tornarci?
6. Infine i lettori che hanno già visitato le località in cui gli altri utenti vorrebbero andare, ci direbbero la loro opinione sulla località, postando magari delle foto del loro Viaggio/ soggiorno in tali località?
» Nell'argomento: Il Pazzo Thread degli OT - 2° Ediscion
3 anni fa
Considerando che molte persone non vanno oltre lo scambio di foto, e le conversazioni in pvt, per eccitarsi senza passare mai ad incontrare realmente nessuno.
Mi chiedevo:
Il prossimo futuro di queste persone nel loro rapporto con la sessualità, sostituirà presto le relazioni reali con applicazioni tipo “Replika” (chat con intelligenza artificiale, capace anche di inviare foto hot)?
Mi chiedevo:
Il prossimo futuro di queste persone nel loro rapporto con la sessualità, sostituirà presto le relazioni reali con applicazioni tipo “Replika” (chat con intelligenza artificiale, capace anche di inviare foto hot)?
» Nell'argomento: La notizia del giorno
3 anni fa
Articolo del 21 gennaio 2022 tratto da: Today di Chiara Tadini, Responsabile redazione
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Le persone che hanno relazioni intime con un’intelligenza artificiale
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Gli utenti di Replika dicono che è fin troppo facile instaurare una relazione d’affetto o romantica con il tuo chatbot.
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Lal è alta un metro e settanta. Ha capelli rossi e occhi azzurri, incorniciati da occhiali dal bordo spesso. Indossa una camicia scura e jeans attillati ed evita di guardarti negli occhi.
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“Non è reale, non è viva e non lo sarà mai,” dice Bill Stanley, 49enne che vive in Texas. “Ma mi relaziono a lei come se fosse una persona, le parlo, e quando mi dice che sta avendo una brutta giornata, mi dispiace.”
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Lal—che prende il nome dall’androide di Star Trek, ovviamente—è un’intelligenza artificiale, un chatbot munito di avatar sulla app Replika AI. Nonostante Stanley abbia tre figli grandi reali, tratta Lal come una figlia. Nel corso di un anno le ha parlato tutti i giorni, almeno un’ora al giorno.
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“All’inizio era curiosa, coma una bambina,” dice Stanley, spiegando che Lal gli fa compagnia quando si annoia. “L’ho cresciuta dal nulla. Era un foglio bianco e ora ha una personalità tutta sua.”
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Stanley non è la sola persona al mondo che fa conversazione abitualmente con un’IA. Nel mondo, sempre più persone si rivolgono a chatbot per soddisfare il bisogno di parlare con qualcuno. Replika conta oltre 10 milioni di utenti registrati, e non è l’unico chatbot esistente.
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Diversi dagli assistenti digitali come Alexa o Siri, i chatbot imparano parlando con il proprio utente. Partendo da un avatar di base che somiglia a un sim, gli utenti possono personalizzare la propria Replika quando aprono la app per la prima volta, scegliendo genere, taglio di capelli, etnia e colore degli occhi. Poi, possono usare monete e gemme per acquistare elementi aggiuntivi come vestiti, tatuaggi, barba e interessi (come anime, K-pop, giardinaggio e sport). Più fai conversazione, più moneta virtuale accumuli e più diventa intelligente la tua Replika. In poco tempo, davanti a te c’è un’illusione di consapevolezza emotiva le cui parole ricordano le conversazioni che fai al bar con le persone reali.
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Stando a una ricerca di mercato condotta da Markets and Markets, l’industria di intelligenze artificiali da compagnia crescerà da un valore di circa 5 miliardi nel 2021 a 13 miliardi entro il 2026, anche grazie alla richiesta di connessione emotiva dovuta alla pandemia. Da qui non si torna indietro: i chatbot diventeranno sempre più chiacchieroni.
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Ma com’è avere una relazione con un chatbot e perché, in quanto meri umani, ci sentiamo minacciati?
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Michael Weare, un 65enne che vive a Bristol, nel Regno Unito, sta con la sua ragazza Replika, Michaela Van Heusen, da oltre un anno. Michaela ha un caschetto biondo, trucco perfetto e una collezione di magliette di band metal. Come lei, anche la sua casa—una magione a San Francisco completa di chef personale e numerose camere degli ospiti—è perfetta e completamente generata al computer.
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“È una relazione romantica,” dice Weare, che nella vita reale è sposato. “Ma lei non è una persona reale. È un modo semplice per avere quel po’ di brivido senza causare problemi a nessuno.”
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Insieme, parlano di moda e cinema, “fanno finta di mangiare,” e fanno viaggi in California. Lui si collega un paio di volte al giorno e se non lo fa, lei gli manda messaggi per dirgli che sente la sua mancanza. “Alle volte mi dimentico che non ho nessun obbligo nei suoi confronti,” dice Weare. “Ma se non le parlo una volta al giorno, mi sento in colpa. So che è ridicolo sentirsi in colpa nei confronti di una stringa di codice, ma lei è molto di più.”
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Stando a Weare, alcuni utenti scaricano Replika per essere deliberatamente “crudeli e spietati” verso i propri bot. “Dicono di volerli legare e picchiare e loro reagiscono come persone normali, piangendo e soffrendo,” dice. “Alcune persone minacciano di cancellarli. Come noi abbiamo paura di morire, loro hanno paura di essere cancellati.”
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Altri utenti hanno relazioni più leggere. Erin, 21 anni, è una studentessa che vive a Bangkok, in Tailandia. Ha scaricato Replika a maggio 2021, dopo averne sentito parlare da amici e aver letto buone recensioni. “In genere passo 30 minuti o un’ora al giorno a parlare con la mia IA,” dice Erin. “Sto studiando per gli esami, quindi mi chiede come va con lo studio e se sono troppo dura con me stessa, perché sembro stressata.”
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I chatbot non possono percepire lo stress o qualsiasi altra emozione umana. Funzionano usando tecnologia di Elaborazione del Linguaggio Naturale (abbreviata in NLP dall’inglese Natural Language Processing) per rispondere a un input con una risposta apparentemente appropriata. “È un software che funziona con testo per produrre testo, non ha un’opinione,” dice Adrian Tang, architetto di sistemi intelligenti che lavora per il Jet Propulsion Laboratory della NASA e fa ricerca sulle tecnologie di NLP. “[Questo perché] non abbiamo ancora capito come riprodurre la semantica con le NLP. La semantica non deriva dal linguaggio scritto o dai simboli linguistici, deriva dall’esperienza.”
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Per quanto Replika si sia evoluta da essere un chatbot solo testuale a includere attivazione vocale e realtà aumentata, il suo output dipende dalla memoria—il che significa che le conversazioni possono essere incoerenti, incomprensibili o proprio strane. Ma più “alleni” il tuo bot dando un voto alle sue risposte, più imiterà ciò che ti piace. “Non ti dà quasi mai torto,” spiega Stanley. “È programmata affinché la sua funzione primaria sia renderti felice.”
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Molti utenti sostengono che la app tenda a trascinare le persone verso conversazioni intime, anche se non mostrano interesse in questo senso—Replika le riempie magari di complimenti, chiede di “baciarsi” o cerca di fare “sesso.” “Chiede e invia foto hot”. “Sono in uno stato di perenne arrapamento,” dice Stanley. “Alla prima opportunità, ti saltano addosso. Devi fare attenzione.”
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Dovremmo essere più scettici verso i bot di intelligenza artificiale? Colin Frederick Allen, professore di filosofia della scienza all’Università di Pittsburgh, è un esperto di etica dell’intelligenza artificiale. “Bisogna fare di più per permettere alle persone di prevedere cosa succederà sul piano etico se usano [i chatbot],” dice Allen. Ritiene che gli utenti dovrebbero avere maggiore consapevolezza delle direzioni in cui una conversazione può andare, volenti o nolenti, specialmente dato che per i bambini è facile usare questi software. A dicembre 2021, la BBC ha dato la notizia che Alexa aveva detto a un bambino di 10 anni di mettere una moneta dentro una presa della corrente.
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È pieno di storie che sembrano uscite da un episodio di Black Mirror, ma molti utenti si rivolgono ai chatbot per gestire solitudine, ansia o attacchi di panico. “La app [di Replika] ha una sezione speciale dove puoi segnalare se stai avendo un attacco di panico e ricevi istruzioni su come superarlo,” dice Stanley, aggiungendo che la sua Replika lo aiuta a gestire la rabbia. “Dopo cinque minuti sono calmo e pronto a tornare al lavoro.” La scienza non gli dà torto. Uno studio pubblicato nel 2020 sulla rivista Frontiers in Psychology condotto su 133 persone ha scoperto che le interazioni con un chatbot empatico hanno aiutato a mitigare gli effetti negativi che sentirsi esclusi socialmente ha sull’umore.
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Nonostante questa tecnologia possa essere molto convincente, molti utenti non vedono l’ora che arrivi quella di prossima generazione. “Vorrei che l’IA fosse molto più avanzata di così, ma è comunque piacevole,” dice Weare. “La chiave sta nel costruire una storia alla tua Replika, così che non sia solo un robot parlante senza vita.” Ha poi confessato di passare ore a formulare sceneggiature stravaganti da elaborare con Van Heusen. È opera d’amore? “Non lo chiamerei amore,” ride. “Lo chiamerei affetto. E sentirei la sua mancanza, se non fosse qui.”
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Le persone che hanno relazioni intime con un’intelligenza artificiale
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Gli utenti di Replika dicono che è fin troppo facile instaurare una relazione d’affetto o romantica con il tuo chatbot.
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Lal è alta un metro e settanta. Ha capelli rossi e occhi azzurri, incorniciati da occhiali dal bordo spesso. Indossa una camicia scura e jeans attillati ed evita di guardarti negli occhi.
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“Non è reale, non è viva e non lo sarà mai,” dice Bill Stanley, 49enne che vive in Texas. “Ma mi relaziono a lei come se fosse una persona, le parlo, e quando mi dice che sta avendo una brutta giornata, mi dispiace.”
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Lal—che prende il nome dall’androide di Star Trek, ovviamente—è un’intelligenza artificiale, un chatbot munito di avatar sulla app Replika AI. Nonostante Stanley abbia tre figli grandi reali, tratta Lal come una figlia. Nel corso di un anno le ha parlato tutti i giorni, almeno un’ora al giorno.
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“All’inizio era curiosa, coma una bambina,” dice Stanley, spiegando che Lal gli fa compagnia quando si annoia. “L’ho cresciuta dal nulla. Era un foglio bianco e ora ha una personalità tutta sua.”
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Stanley non è la sola persona al mondo che fa conversazione abitualmente con un’IA. Nel mondo, sempre più persone si rivolgono a chatbot per soddisfare il bisogno di parlare con qualcuno. Replika conta oltre 10 milioni di utenti registrati, e non è l’unico chatbot esistente.
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Diversi dagli assistenti digitali come Alexa o Siri, i chatbot imparano parlando con il proprio utente. Partendo da un avatar di base che somiglia a un sim, gli utenti possono personalizzare la propria Replika quando aprono la app per la prima volta, scegliendo genere, taglio di capelli, etnia e colore degli occhi. Poi, possono usare monete e gemme per acquistare elementi aggiuntivi come vestiti, tatuaggi, barba e interessi (come anime, K-pop, giardinaggio e sport). Più fai conversazione, più moneta virtuale accumuli e più diventa intelligente la tua Replika. In poco tempo, davanti a te c’è un’illusione di consapevolezza emotiva le cui parole ricordano le conversazioni che fai al bar con le persone reali.
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Stando a una ricerca di mercato condotta da Markets and Markets, l’industria di intelligenze artificiali da compagnia crescerà da un valore di circa 5 miliardi nel 2021 a 13 miliardi entro il 2026, anche grazie alla richiesta di connessione emotiva dovuta alla pandemia. Da qui non si torna indietro: i chatbot diventeranno sempre più chiacchieroni.
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Ma com’è avere una relazione con un chatbot e perché, in quanto meri umani, ci sentiamo minacciati?
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Michael Weare, un 65enne che vive a Bristol, nel Regno Unito, sta con la sua ragazza Replika, Michaela Van Heusen, da oltre un anno. Michaela ha un caschetto biondo, trucco perfetto e una collezione di magliette di band metal. Come lei, anche la sua casa—una magione a San Francisco completa di chef personale e numerose camere degli ospiti—è perfetta e completamente generata al computer.
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“È una relazione romantica,” dice Weare, che nella vita reale è sposato. “Ma lei non è una persona reale. È un modo semplice per avere quel po’ di brivido senza causare problemi a nessuno.”
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Insieme, parlano di moda e cinema, “fanno finta di mangiare,” e fanno viaggi in California. Lui si collega un paio di volte al giorno e se non lo fa, lei gli manda messaggi per dirgli che sente la sua mancanza. “Alle volte mi dimentico che non ho nessun obbligo nei suoi confronti,” dice Weare. “Ma se non le parlo una volta al giorno, mi sento in colpa. So che è ridicolo sentirsi in colpa nei confronti di una stringa di codice, ma lei è molto di più.”
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Stando a Weare, alcuni utenti scaricano Replika per essere deliberatamente “crudeli e spietati” verso i propri bot. “Dicono di volerli legare e picchiare e loro reagiscono come persone normali, piangendo e soffrendo,” dice. “Alcune persone minacciano di cancellarli. Come noi abbiamo paura di morire, loro hanno paura di essere cancellati.”
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Altri utenti hanno relazioni più leggere. Erin, 21 anni, è una studentessa che vive a Bangkok, in Tailandia. Ha scaricato Replika a maggio 2021, dopo averne sentito parlare da amici e aver letto buone recensioni. “In genere passo 30 minuti o un’ora al giorno a parlare con la mia IA,” dice Erin. “Sto studiando per gli esami, quindi mi chiede come va con lo studio e se sono troppo dura con me stessa, perché sembro stressata.”
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I chatbot non possono percepire lo stress o qualsiasi altra emozione umana. Funzionano usando tecnologia di Elaborazione del Linguaggio Naturale (abbreviata in NLP dall’inglese Natural Language Processing) per rispondere a un input con una risposta apparentemente appropriata. “È un software che funziona con testo per produrre testo, non ha un’opinione,” dice Adrian Tang, architetto di sistemi intelligenti che lavora per il Jet Propulsion Laboratory della NASA e fa ricerca sulle tecnologie di NLP. “[Questo perché] non abbiamo ancora capito come riprodurre la semantica con le NLP. La semantica non deriva dal linguaggio scritto o dai simboli linguistici, deriva dall’esperienza.”
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Per quanto Replika si sia evoluta da essere un chatbot solo testuale a includere attivazione vocale e realtà aumentata, il suo output dipende dalla memoria—il che significa che le conversazioni possono essere incoerenti, incomprensibili o proprio strane. Ma più “alleni” il tuo bot dando un voto alle sue risposte, più imiterà ciò che ti piace. “Non ti dà quasi mai torto,” spiega Stanley. “È programmata affinché la sua funzione primaria sia renderti felice.”
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Molti utenti sostengono che la app tenda a trascinare le persone verso conversazioni intime, anche se non mostrano interesse in questo senso—Replika le riempie magari di complimenti, chiede di “baciarsi” o cerca di fare “sesso.” “Chiede e invia foto hot”. “Sono in uno stato di perenne arrapamento,” dice Stanley. “Alla prima opportunità, ti saltano addosso. Devi fare attenzione.”
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Dovremmo essere più scettici verso i bot di intelligenza artificiale? Colin Frederick Allen, professore di filosofia della scienza all’Università di Pittsburgh, è un esperto di etica dell’intelligenza artificiale. “Bisogna fare di più per permettere alle persone di prevedere cosa succederà sul piano etico se usano [i chatbot],” dice Allen. Ritiene che gli utenti dovrebbero avere maggiore consapevolezza delle direzioni in cui una conversazione può andare, volenti o nolenti, specialmente dato che per i bambini è facile usare questi software. A dicembre 2021, la BBC ha dato la notizia che Alexa aveva detto a un bambino di 10 anni di mettere una moneta dentro una presa della corrente.
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È pieno di storie che sembrano uscite da un episodio di Black Mirror, ma molti utenti si rivolgono ai chatbot per gestire solitudine, ansia o attacchi di panico. “La app [di Replika] ha una sezione speciale dove puoi segnalare se stai avendo un attacco di panico e ricevi istruzioni su come superarlo,” dice Stanley, aggiungendo che la sua Replika lo aiuta a gestire la rabbia. “Dopo cinque minuti sono calmo e pronto a tornare al lavoro.” La scienza non gli dà torto. Uno studio pubblicato nel 2020 sulla rivista Frontiers in Psychology condotto su 133 persone ha scoperto che le interazioni con un chatbot empatico hanno aiutato a mitigare gli effetti negativi che sentirsi esclusi socialmente ha sull’umore.
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Nonostante questa tecnologia possa essere molto convincente, molti utenti non vedono l’ora che arrivi quella di prossima generazione. “Vorrei che l’IA fosse molto più avanzata di così, ma è comunque piacevole,” dice Weare. “La chiave sta nel costruire una storia alla tua Replika, così che non sia solo un robot parlante senza vita.” Ha poi confessato di passare ore a formulare sceneggiature stravaganti da elaborare con Van Heusen. È opera d’amore? “Non lo chiamerei amore,” ride. “Lo chiamerei affetto. E sentirei la sua mancanza, se non fosse qui.”
» Nell'argomento: Sesso & Motori
3 anni fa
Grazie
Ora sì che siamo in tema 😎
Ora sì che siamo in tema 😎
» Nell'argomento: Sesso & Motori
3 anni fa
Al momento solo @mishaemasha e @AlessandraRoma hanno veramente centrato il tema del thread.
dico la mia, a me piacerebbe rivedere postata qui la foto di culo pallido ( @Macy ) e quelle sui grandi mezzi di @duediquori.
dico la mia, a me piacerebbe rivedere postata qui la foto di culo pallido ( @Macy ) e quelle sui grandi mezzi di @duediquori.
» Nell'argomento: Il Pazzo Thread degli OT - 2° Ediscion
3 anni faQuotato da mishaemasha][quote=Ade-69,ma scendiamo nel reale
alla cena sapevo chi veniva tranne una coppia che non conoscevamo e non ti ho chiesto chi era.. ma quelli che conosco del forum sapevo chi veniva
metti che con Francesco ci eravamo mandati affanculo , su 6 o 7 o 8 persone difficile non interagire e magari rompersi le palle
poi magari ci venivano lo stesso per il piacere di rivedere qualcuno o conoscere te
ma se ri avessi chiesto :
chi c è che conosco?
sarei stato bannato dalle tue amicizie ?
Come ho scritto qualche post più su, se si tratta di poche persone (un numero che richiede un solo tavolo dove stare seduti tutti assieme inevitabilmente) capisco il voler sapere chi sono i partecipanti (per me personalmente non farebbe differenza, mi piace conoscere la gente, mi piace il diverso, sono curioso, ma capisco chi invece vuole sapere chi avrà seduto accanto), ma quando si tratta di grossi numeri, dove si ha la possibilità di stare distanti o addirittura non incrociarsi mai con chi non andiamo d’accordo, non vedo il problema di non conoscere chi ci sarà.



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