La porta chiusa
Lui aveva risposto con poche righe. Nessuna promessa esagerata, nessuna posa. Solo una domanda: «E se la chimica ci fosse davvero?»
Quando suonò, lei aprì la porta senza dire una parola. Lo guardò dalla testa ai piedi, lasciando che il silenzio facesse il suo lavoro.
«Sei arrivato puntuale.»
«Non volevo rischiare di farti aspettare.»
«Bene. Non amo aspettare.»
Gli tolse il cappotto e lo appese con calma. Poi gli passò accanto, sfiorandogli il braccio appena abbastanza da fargli capire che quel contatto non era casuale. Sul tavolino c’erano due bicchieri e una bottiglia già aperta. La musica era bassa, le luci morbide. Tutto sembrava preparato per una sera tranquilla, ma il suo sguardo prometteva tutt’altro.
«Un brindisi?» propose.
Lui prese il bicchiere. «A cosa?»
Lei bevve un sorso, senza distogliere gli occhi dai suoi. «Al fatto che sappiamo entrambi perché sei qui.»
Il bacio arrivò subito dopo, improvviso e sicuro. Lei gli afferrò la camicia e lo attirò a sé; lui le posò le mani sui fianchi. Per qualche secondo rimasero così, vicinissimi, come se stessero ancora decidendo chi avrebbe preso l’iniziativa. Poi lei gli sussurrò:
«Non essere troppo prudente. Se qualcosa non mi piace, te lo dico.»
Gli sorrise contro le labbra e lo baciò di nuovo, più a fondo. Le sue mani gli salirono sul petto, gli aprirono lentamente la camicia, un bottone alla volta. Lui le sfiorò la schiena nuda sotto il vestito e sentì il suo respiro cambiare. Lei si staccò appena, lo guardò negli occhi e gli prese una mano.
«Adesso seguimi.»
Lo condusse verso la camera senza fretta, fermandosi sulla soglia per baciarlo ancora. Il vestito scivolò dalle sue spalle e cadde a terra. Lei gli lasciò il tempo di guardarla, divertita dal modo in cui lui cercava di mantenere la calma.
«Ti piace quello che vedi?»
«Molto.»
«Allora dimostramelo.»
Lui le si avvicinò. La baciò sul collo, piano, mentre lei gli stringeva le spalle e chiudeva gli occhi. Ogni carezza sembrava una domanda; ogni suo respiro, una risposta. Lei gli guidò le mani, gli indicò dove fermarsi e dove insistere, e quando lui esitò gli prese il viso tra le dita.
«Non pensare troppo.»
La notte si fece più calda, più vicina. Tra baci impazienti e pause studiate, lei continuò a condurlo, godendosi ogni segno della sua attenzione. Quando finalmente lo tirò a sé, gli sussurrò all’orecchio:
«Adesso niente orologio. Niente fretta. Solo noi.»
La porta rimase chiusa. Fuori, la città continuò a fare rumore; dentro, il resto della serata apparteneva soltanto a loro.
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