Lui & Lei
L’essenzialità di un ditalino
Alex9337
03.05.2026 |
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"Le slacciai i pantaloni e con l’indice inizia a toccargli un clitoride già gonfio ed eretto..."
Molte persone reputano che il proprio successo venga determinato dalla complessità di un azione. Però, non sempre e’ così. Anche le cose semplici, quando fatte a regola d’arte, possono dare un enorme soddisfazione. Sopratutto se in quei gesti viene ricercato qualcosa di molto particolare. Ed era quel “dettaglio” che mi ossessionava quotidianamente. Quando ero ancora un docente di filosofia, avevo una collega (anche lei docente della medesima materia) che si chiamava Giorgia. Non aveva un viso molto carino (ma non era neanche un mostro): capelli neri come la pece, frangetta tagliata male, occhi marroni scuri e una bocca sottile. Ripeto: non era bella, ed era proprio quel non essere una figa pazzesca che mi eccitava. Lei si accorgeva dei miei sguardi incuriositi, e forse mi reputava timido, perché non appena si sentiva osservata, alzava gli occhi fino a fissandomi, e io - come un adolescente - furtivamente spostavo il mio punto focale su altro.
Per non farla troppo lunga, una mattina, dopo una lezione mi recai nella piccola biblioteca di un liceo nella laguna veneziana. Dovevo preparare una lezione sui prolegomeni kantiani, e nella sala professori c’era lei. Non volevo distrazioni, quindi mi recai in quella piccola stanza.
Credo che nessuno entrava lì dentro da mesi: attraverso un piccolo fascio di luce che proveniva da una finestra si poteva notare che molti libri avevano più strati di polvere che pagine. Aprii quella finestra per far circolare l’aria e guardai il canale sotto di me.
Non c’era niente da fare, la mia testa non era rivolta ai prolegomeni kantiani. Il mio pensiero era posto in altri lidi. Ad un certo punto la porta si aprì, ed entro lei. Mi si avvicinò e mi disse: “Ciao Alessio, volevo chiederti una cosa”. La voce era ferma, ma non provocante. Non tradiva né sospetto, né eccitazione. Io mi irrigidii, perché proprio non mi aspettavo la sua presenza.
“Dimmi Giorgia”.
“Ho notato che più volte mi guardi con uno sguardo incuriosito… c’é qualcosa che non va?”
Diretta, precisa, tagliente. Che cosa fare in quelle situazioni? Da buon filosofo, ho scelto per la verità.
“Vedi, c’é qualcosa in te che mi incuriosisce, forse sono i capelli”. Che banalità, quella dei capelli! Se potevo avere una chance con lei, con quella cazzata me l’ero giocata. Ma lei mi spiazzò: “Non credo che siano i capelli, perché conosco molto bene quello sguardo. Facciamo così: io chiudo gli occhi e tu puoi osservare quello che vuoi, se vuoi puoi anche toccare i miei capelli, se ti interessano tanto. O se ti interessasse qualcos’altro…” Era stata così esplicita che non me lo feci ripetere due volte. Ed ecco che avevo davanti la mia ossessione che da giorni fluttuava, come un fantasma, nella mia mente: farle un semplice ditalino e concentrarmi in ogni tipo di percezione sensoriale. Ma dato che non sono un barbaro, mi avvicinai e la baciai.
Partì una danza piccante tra le nostre lingue. Ora potevo dare sfogo alla mia
Ossessione. Le slacciai i pantaloni e con l’indice inizia a toccargli un clitoride già gonfio ed eretto. Era così bagnata che il suo odore selvaggio mi entrava dritta nelle radici del naso. Contando che aveva anche un po’ di pelo… l’odore era ancora più forte. Ed era quello che volevo. Lento era il mio gioco, volevo godermi il tutto come sommelier degusta il vino. Il clitoride era gonfio, sembrava che esplodesse. La sua eccitazione era straripante: dovevo fare attenzione a non andare a toccare altri luoghi della sua figa da quanto era bagnata. E più mi muovevo piano, più il suo corpo aveva sussulti e spasmi violenti e veloci.
Piano piano il ditalino si trasformò in un rapporto tra le mie dita e la sua figa bagnatissima, e dopo solo due colpi, mi schizzò nei pantaloni. Venne così forte che sentii il suo liquido caldo bagnarmi tutto. Lo schizzo venne accompagnato da un suo urlo di piacere che prontamente strozzò sul mio collo. Contrazioni e respiro affannoso, quella era lei in quel momento. Prontamente mi portai le mie dita al naso. L’odore era così forte che mi girò la testa. Assaggiai quel liquido caldo e cremoso. Il gusto era salato e acido. Un sapore unico al mondo, molto o forse troppo forte. Ed era quello che mi aveva stuzzicato… me ne accorsi in quel momento: inconsapevolmente avevo ipotizzato quel sapore e quell’odore guardando le caratteristiche del suo viso.
Io non chiesi altro, non volli niente, anche se il mio cazzo stava per strappare la cerniera dei pantaloni da quanto ero eccitato. Mi bastava quello schizzo caldo e i suoi mugoli d’amore a rendermi pago della mia ossessione. La semplicità di una modesta azione, che esaltata da un’eccitazione spirituale, aveva reso quel luogo impolverato e remoto, un teatro di complicità tra due colleghi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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