Lui & Lei
Il concessionario d'auto
29.05.2026 |
3.752 |
18
"Dieci minuti dopo entriamo nel cortile della concessionaria, come se niente fosse successo..."
I pranzi con i colleghi sono particolarmente noiosi con quelle conversazioni che non decollano mai davvero. E anche questo di oggi non fa eccezione. Mi ritrovo a mangiare la mia insalata con il capocontabile e il responsabile delle vendite. Ogni tre per due ci raccomandiamo di non parlare di lavoro e per ricaderci subito. Lo vedo nei loro occhi il guazzabuglio di desideri inespressi, ma alla fine prevale il non voler problemi. Per cui si instaura quel meccanismo di blando flirt con le occhiate che si tuffano nella scollatura, e diciamoci la verità, questi due non sono così interessanti da averli ospiti nel mio letto.Tutta un'altra cosa è l’uomo due tavoli più in là. Mangia solo. Vedo la schiena, il cellulare e la sua postura mi dicono che sta leggendo qualcosa con molta attenzione, e già questo lo rende interessante. Deve essere un testo piuttosto lungo, perché non continua a scrollare, ma ogni tot sposta il dito sullo schermo per poi tornare a spezzare il pane. Ha finito di mangiare, ma continua a leggere.
Sembra un uomo compatto, di quelli consistenti al tocco.
Finisce di leggere, mentre al mio tavolo si parla di vacanze, per poi scivolare nelle solite battute sulla prova costume che di questi tempi anche gli uomini devono fare attenzione. Di lì al programma della palestra il passo è breve.
Siamo alle partite di padel e ai benefici della bici, quando l’uomo mette via il cellulare e si alza. Rimane di spalle mentre va alla cassa. È un tipo solido, portatore sano di camicia e di pantaloni della lunghezza giusta, si intravvedono i calzini scuri (che Dio lo benedica). Non saprei dargli un’età, anche se qualche filo d’argento balugina fra i capelli. Le mani sono curate e adesso lo voglio vedere in viso.
Paga in fretta e finalmente si gira.
Mi becca subito che lo fisso. Abbasso lo sguardo lievemente imbarazzata per inciampare nella sua prepotente erezione, di cui pare non si vergogni affatto.
Sorpresa alzo gli occhi e mi riaggancia subito. Il tragitto dalla cassa all’uscita è breve, forse ci mette qualche secondo, ma sono certa che mi abbia scopato.
Non so se mi ha riconosciuto, ma io so chi è. Lavora alla concessionaria dove ho appuntamento per vedere qualche macchina usata che possa essere adatta a mia figlia che sta facendo la patente. Per fortuna è domani pomeriggio, e fin lì mi avrà dimenticata.
Ieri pensavo che il problema fosse che lui si potesse ricordare di me; invece, sono io che non mi sono scordata dello sguardo di fuoco.
E per quanto menta a me stessa stamattina mi sono preparata con particolare cura. Certo non ho messo uno dei completini supersexy, che poi succedesse qualcosa, questo pensa che sono andata lì per dargliela. Però sempre per il principio del “metti che”, che per le nostre mamme si riduceva ad un improvviso ricovero in ospedale, almeno ho reggiseno e mutandine coordinate.
Appena entro dal concessionario mi investe una folata di aria condizionata che mi fa rabbrividire e indurire i capezzoli. Non ci vuole proprio, già sono in una condizione fragile e questo amplifica solo la mia voglia di sesso.
Mi guardo intorno alla ricerca di qualcuno che mi accolga e prontamente si palesa il classico venditore, ma non lui.
“Buongiorno signora, se non sbaglio lei aveva appuntamento per visionare alcuni modelli da neopatentati.”
“Si, sono io.” Un filo delusa, perché avrei voluto sentire che voce avesse il tizio di ieri. Eppure, ero certa di averlo visto qui dentro le volte che ero passata. Magari era solo un cliente assiduo.
“La prego, mi segua.”
Almeno questo era educato. Mi mostra un po’ di vetture. Oltre al basso chilometraggio mi interessa che sia cinque porte e che abbia una radio bluetooth, che altrimenti chi la sente mia figlia, che già si vede in gita con le sue amiche.
Alla fine, mi piace una Fiat 500 rossa, che ha tutto quello che serve, il prezzo è ragionevole e ho praticamente già deciso di prenderla, così non ci penso più.
“Il giro di prova lo faccio fare io alla signora.” È una voce calda che mi coglie di sorpresa.
È lui.
Certo.
Ovvio.
Il giro di prova per vedere che funzioni tutto.
Salgo dal lato del passeggero.
Serio e professionale parte per il giro di prova.
“Non mi sono offerto a caso di fare un giro di prova con lei.”
Eccolo. Faccio la stupita.
“Ah no?”
“Mi volevo scusare per il mio comportamento inappropriato ieri a pranzo. “
Ah, cazzo! E io che speravo in una tresca, perché il tizio ha fascino da vendere, ma si vede che non rientro nel suo panorama. Pazienza, mi toccherà ripiegare su qualcun altro, perché adesso sento quella voglia sottopelle che trasuda umidità attraverso la fica, quella che richiede soddisfazione.
“A mia discolpa” continua il tizio, visto che io non ho aggiunto altro per la delusione,” devo ammettere che stavo leggendo un racconto erotico piuttosto coinvolgente. Di solito non è mia abitudine scopare le donne con uno sguardo, senza nemmeno nascondere il cazzo duro.”
Fa una pausa e sempre senza guardarmi aggiunge: „Perché mi pare l’abbia percepito anche lei, che in quel breve tragitto dalla cassa alla porta l’ho sbattuta come una troia. Mi scusi, volevo dire, come una donna desiderosa di prendere un cazzo estraneo per passare oltre appena soddisfatta. Mi perdoni ancora.”
C’è poco da fare, adesso ha lo sguardo incollato sulla strada e non mi degna della minima attenzione. Però sono fradicia, e non è colpa del caldo. Sul “troia” buttato lì con indifferenza, mi si è contratta la fica di vita propria alla ricerca di qualcosa che potesse tamponare questo tremendo desiderio.
Non so nemmeno cosa rispondere a un discorso di questo genere, non posso dirgli di scoparmi e facciamola finita, anche se è da ieri a pranzo che vorrei sentire le sue mani sui fianchi.
E il tono, così educato e distante, mi arrapa e allo stesso tempo mi paralizza.
Non so che pesci pigliare, tranne il suo che me lo farei in un boccon solo.
Realizzo che abbiamo superato la periferia e siamo in campagna. Mi volto verso di lui per chiedergli dove cavolo mi sta portando.
Il “ma..” mi muore sulle labbra.
Ha di nuovo il cazzo duro, lo vedo: grosso a deformare il profilo dei pantaloni, potrei pensare che abbia in tasca qualcosa di cilindrico dalla punta arrotondata. È però inconfondibilmente un cazzo molto, molto duro e consistente. Quel genere di uccello che quando entra lo senti tutto, ogni millimetro di rigida gibbosità fatta per dare piacere.
“E al ritorno si scuserà di nuovo con quale giustificazione?” parto all’attacco stavolta, cercando di ignorare il distillato del mio desiderio che infradicia le mutandine.
“In realtà non vorrei scusarmi, ma una giustificazione ce l’ho.”
Mette la freccia e accosta. È un piazzale abbandonato e l’abitacolo della macchina diventa piccolissimo mentre si gira a guardarmi.
Stesso sguardo e niente ostacoli fra di noi.
Allunga una mano e la affonda fra i miei capelli. Mi tira vicino a sé. “Sai di sesso. È un odore che mi batte in testa.” Parla nell’incavo del mio collo senza sfiorarmi. Solo alito caldo e basta.
“E quindi?” rantolo.
“Scendi” non faccio in tempo a capire cosa mi abbia detto che già ha fatto il giro della macchina e mi apre la portiera.
Sono incollata alla fiancata della macchina, il cazzo duro che preme contro il mio pube, sono confusa, in preda ad un delirio sessuale, voglio che mi fotta seduta stante. Un’altra me mi fa notare che nemmeno so come si chiama, che finora non ha fatto altro che parlare e ho la sensazione come se avesse frugato ogni mio pertugio.
Voglio che plachi la mia sete di cazzo ora e qui, senza indugio.
Non sono nemmeno in grado di parlare, schiava della mia parte più primitiva che risponde solo all’istinto dell’accoppiamento.
“Questo è il momento per dire di no.”
Un vaffanculo attraversa la mia mente come un lampo mentre gli infilo la lingua in bocca.
Voglio un animale che mi prenda.
Il messaggio è chiaro.
Limoniamo duro, mentre mi alza la gamba attorno ai suoi fianchi. Scosta la mutandina con la punta del cazzo e scivola dentro senza alcuna incertezza. Sono talmente eccitata che ho solo bisogno di essere martellata, fottuta, scopata, devastata di cazzo finché non collasso con un urlo liberatorio.
Cinque minuti, un’ora, non lo so e non conta.
Quando rientro in me da questo orgasmo devastante, assieme alla sborra che cola fra le mie cosce sento anche il rumore di un trattore nel campo vicino.
Ci ricomponiamo velocemente per infilarci in macchina e tornare alla base.
Sto splendidamente bene, una sveltina cattiva senza complicazioni, giusta per me.
Dieci minuti dopo entriamo nel cortile della concessionaria, come se niente fosse successo.
Firmo tutti i documenti per perfezionare l’acquisto.
Assistito dai suoi colleghi finalmente finisce di timbrare e fotocopiare ogni modulo.
Mi porge il plico:” Signora, la prego di tornare fra tre giorni a ritirare la vettura. Ha fatto un ottimo acquisto, vedrà sarà molto soddisfatta.”
Non so perché nella mia testa si forma l’immagine di una pecorina appoggiata al cofano.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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