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Lui & Lei

Lo sconosciuto


di Dante2025
21.08.2025    |    2.418    |    1 7.1
"Lei chiuse gli occhi e si lasciò andare contro di lui, e in quell’abbandono scoprì una libertà nuova: non aveva più il controllo, e proprio per questo si sentiva viva come mai prima..."
Era quasi sera quando il campanello suonò. Lei esitò un istante prima di aprire la porta, sorpresa perché non aspettava nessuno. Dall’altro lato c’era uno sconosciuto: alto, dallo sguardo intenso, con un’aria che mescolava mistero e sicurezza. Non disse nulla, ma il suo silenzio era eloquente, come se avesse già pronunciato una promessa.
Lei sentì un brivido percorrerle la schiena. Era l’incertezza, ma anche l’irresistibile curiosità. Un passo indietro, un invito muto, e lui varcò la soglia.
Lo sconosciuto si avvicinò lentamente, il profumo della sua pelle riempì l’aria. Un attimo dopo la spinse con delicatezza ma decisione contro il muro: non con violenza, ma con una forza che la faceva tremare di eccitazione. Il calore del suo corpo la avvolse, il respiro dell’uomo sfiorava il suo collo, facendole chiudere gli occhi. Le sue mani esploravano appena, sfiorando più che stringere, accendendo scintille in ogni punto toccato.
Era un gioco di sguardi e respiri, di vicinanza bruciante, di confini che si scioglievano fino a sparire. Lo sconosciuto la guardava da vicino, gli occhi nei suoi, intensi, quasi ipnotici. Non c’era bisogno di parole: era come se avessero già deciso insieme cosa sarebbe accaduto.
La sua mano le scivolò lungo il fianco, lenta, indugiando a sfiorarle la curva della vita. Lei trattenne il respiro, e quel gesto semplice le sembrò più intimo di qualsiasi dichiarazione.
Il muro alle sue spalle era freddo, ma il suo corpo ardeva sotto la pressione di quell’abbraccio improvviso. Ogni centimetro di pelle sembrava svegliarsi, come se fosse attraversata da un fuoco sottile. Non c’erano parole, solo un silenzio carico di elettricità. Le labbra si incontrarono finalmente, affamate e morbide al tempo stesso, come se la stanza fosse scomparsa e non ci fosse altro che quel contatto, quel desiderio crescente che diventava sempre più difficile trattenere.
Le labbra si incontrarono di nuovo, più profonde, più affamate. Il bacio non era solo desiderio, ma anche una sfida, un invito a lasciarsi andare. Lui si avvicinò ancora, cancellando la distanza, premendo il suo corpo contro il suo con una forza che la faceva sentire fragile e allo stesso tempo incredibilmente viva.
Ogni movimento era un crescendo: il calore delle sue mani, il respiro accelerato, il battito che non riusciva più a controllare. Non esisteva più il tempo, solo l’urgenza di quel contatto.
Lei si accorse che, senza rendersene conto, le dita cercavano le sue, intrecciandole in un gesto che era al tempo stesso dolce e selvaggio. Era come se il desiderio stesse costruendo un linguaggio segreto solo loro, fatto di sguardi, di sospiri, di silenzi che parlavano più di mille frasi.
Le loro labbra si staccarono appena, giusto il tempo di un respiro corto e profondo. Lei lo guardò negli occhi, ancora vicinissimo, così vicino che poteva sentirne il battito, ma non riusciva a leggergli del tutto i pensieri. Era un enigma, e quell’enigma la eccitava più di tutto il resto.
Le sue mani, ancora intrecciate alle sue, furono sollevate sopra la testa, contro il muro. Non c’era durezza in quel gesto, ma un’intensità che la fece fremere: era come se lui volesse possederne non solo il corpo, ma anche il tempo, il respiro, l’attesa.
Lui non aveva fretta, e questo la rendeva folle. La sfiorava appena, tracciando linee leggere sulla sua pelle, lasciandole il dubbio se fosse un contatto reale o immaginato. Ogni carezza era incompleta, come una promessa che non si compie, e proprio per questo più bruciante.
Lei sentiva crescere dentro un’onda che non trovava sfogo. Era prigioniera del suo sguardo, del suo silenzio, di quella vicinanza che la teneva sospesa tra il desiderio e l’ignoto. Il mondo fuori era svanito: non c’era più porta, non c’era più stanza. Solo un confine invisibile che stava per rompersi, ma non ancora.
Lui le sussurrò qualcosa, poche parole, quasi impercettibili. Non era importante il significato, ma il tono: basso, caldo, come un comando e una carezza insieme. Lei sorrise, con un brivido che le percorse la schiena. Il gioco non era ancora finito, e l’attesa era diventata il vero piacere.
Le parole sussurrate gli rimasero tra le labbra, vibranti nell’aria come un segreto che apparteneva solo a loro due. Lei sentiva di non avere più difese: era nuda non nel corpo, ma nell’anima, esposta alla forza magnetica di quello sconosciuto che l’aveva catturata senza possibilità di fuga. Le mani sopra la testa tremavano appena, sospese tra resistenza e resa. Quando lui le lasciò scivolare lentamente verso il basso, le dita sfiorarono le sue braccia, e quella carezza sembrò incendiarla più di qualsiasi gesto diretto. Era come se ogni centimetro fosse un territorio inesplorato che lui stava conquistando con calma feroce.
Il loro respiro si intrecciò, più veloce, più profondo. Lei chiuse gli occhi e si lasciò andare contro di lui, e in quell’abbandono scoprì una libertà nuova: non aveva più il controllo, e proprio per questo si sentiva viva come mai prima.
Il bacio che seguì fu diverso: non più un assaggio, non più un gioco. Era un’esplosione, un bisogno reciproco che finalmente rompeva le barriere. Le bocche si cercavano con urgenza, le mani ormai libere lo stringevano forte, come a voler cancellare ogni spazio, ogni distanza, ogni tempo.
Il muro dietro di lei non era più freddo: vibrava sotto i colpi dei loro corpi, come se condividesse quel momento di pienezza e brama. Ogni fibra, ogni nervo, ogni pensiero si riduceva a quell’unico punto: lui, lì, adesso.
Il climax non arrivò come un lampo, ma come un’onda che cresceva e cresceva fino a travolgerli entrambi, lasciandoli senza respiro, avvolti in un silenzio che non era vuoto, ma colmo, colmo di ciò che non si può dire, solo sentire. Restarono così, l’uno contro l’altra, ancora sospesi tra il battito che rallentava e la consapevolezza che niente, dopo quell’attimo, sarebbe stato più lo stesso.
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