Lui & Lei
Un profumo di ambra e iris... - Parte seconda
bellerose
03.11.2025 |
269 |
8
"L’orologio sul comodino segnava minuti lenti, ma il tempo sembrava essersi fermato..."
Capitolo 3 – La sogliaLa porta si richiuse alle loro spalle con un suono ovattato, come se il mondo esterno avesse smesso di esistere.
Per un momento restarono fermi, l’uno di fronte all’altra, immersi nella penombra tiepida della stanza.
Solo il rumore lontano della pioggia, come un battito costante, sembrava ricordare che fuori la città continuava a vivere.
Bellerose si avvicinò lentamente alla finestra.
Il suo riflesso si mescolava con quello delle luci della città, creando un gioco di trasparenze: pelle, vetro, pioggia, luce. Tutto si confondeva in una stessa sostanza.
«Milano non dorme mai,» disse, quasi tra sé.
Luca la osservava in silenzio. Ogni suo gesto aveva una precisione naturale, un’eleganza che sembrava non cercata.
Tolse il cappotto con calma, rivelando un abito di seta scura che si muoveva con lei, seguendo il ritmo del respiro.
Luca si accorse che il suo stesso corpo reagiva a quella visione non come a un’immagine erotica, ma come a un linguaggio.
Era come leggere una poesia che si scrive da sola, una musica che non si può fermare.
«Hai freddo?» chiese lui, avvicinandosi appena.
Lei scosse la testa, ma il suo sorriso conteneva qualcosa di più complesso, un misto di pudore e di sfida.
«No. Ho solo bisogno di qualche secondo per capire dove mi trovo.»
Si sedette sul bordo del letto, le mani intrecciate sulle ginocchia, lo sguardo rivolto verso di lui.
Non c’era timidezza in quel gesto, solo un modo delicato di concedersi il tempo.
Luca la raggiunse, si mise accanto, abbastanza vicino da percepire il profumo della sua pelle — quel misto di legno dolce e spezie che ora sembrava più intenso.
Nessuno dei due parlava.
Le parole avrebbero rischiato di rompere qualcosa di sottile e prezioso.
Fu allora che lei allungò la mano e gli sfiorò il polso. Un tocco lieve, quasi un accordo segreto.
Non cercava un contatto pieno, ma una misura, un ritmo.
Il silenzio divenne più profondo, ma anche più eloquente.
Luca la guardò, e in quello sguardo lei trovò il coraggio di lasciarsi andare un poco.
Raccolse i capelli e li fece scivolare su una spalla. Un gesto semplice, ma che conteneva tutto: la consapevolezza di essere osservata, e di volerlo.
Poi si alzò, lentamente, e andò verso il bagno.
«Aspettami,» disse, senza voltarsi.
La porta si chiuse piano, lasciando dietro di sé una scia di profumo e di attesa.
Luca rimase lì, immobile.
L’orologio sul comodino segnava minuti lenti, ma il tempo sembrava essersi fermato.
Non pensava più a nulla, se non al suono lieve dell’acqua che scorreva oltre quella porta — una promessa, un preludio.
E capì che il desiderio non era ancora nel tocco, ma nel respiro che precede ogni gesto.
Continua...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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