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Lui & Lei

Un profumo di ambra e iris...


di Membro VIP di Annunci69.it bellerose
03.11.2025    |    617    |    1 9.0
"La pioggia cadeva lenta sui vetri, disegnando trame sottili che sembravano proseguire i loro pensieri..."
Capitolo 1 – Il ricordo di Bellerose

Era passato qualche anno da quella prima volta in cui Luca aveva incontrato Bellerose.
Il suo nome, pronunciato sottovoce, gli riportava alla mente un profumo preciso — un’essenza di ambra e iris che sapeva di pelle e di mistero. La sua voce, morbida e ferma, possedeva quella nota di femminilità che non si dimentica, come una melodia rimasta sospesa in fondo al respiro.

L’aveva conosciuta in una chat, un luogo di passaggi veloci e immagini effimere. Eppure, tra le tante figure sfocate, lei gli era apparsa con una nitidezza disarmante.
Le sue fotografie non cercavano la perfezione: erano eleganti, essenziali, quasi timide. Un corpo che parlava per linee e ombre, un seno definito, la grazia di un movimento colto nell’attimo esatto in cui la luce si faceva intimità.

Dopo pochi scambi di parole, Luca aveva avvertito qualcosa che andava oltre la seduzione. In lei c’era raffinatezza e lucidità, un modo di pensare che sapeva farsi desiderio.
Ogni messaggio tra loro era un piccolo varco aperto su un mondo privato — e in quel mondo, la distanza diventava un gioco di attesa, una promessa taciuta.

Quando finalmente decisero di incontrarsi, Milano era immersa in un novembre incerto, umido e profumato di pioggia.
Luca era in città per lavoro e alloggiava al Radisson Blu, un hotel di vetro e silenzi, dove l’aria sembrava trattenere il fiato. Lì si diedero appuntamento.

Scese nella hall prima di lei, ordinò un bicchiere di vino bianco e cercò di non guardare l’orologio.
Poi la vide arrivare.
Bellerose avanzava con passo lento, come se ogni movimento avesse un ritmo segreto. Indossava un abito scuro, semplice, ma su di lei diventava gesto, linguaggio, invito.

Il suo seno si muoveva appena sotto il respiro, un dettaglio che diceva più della sua voce: fragilità e forza fuse in un unico gesto.

Luca non riuscì a distogliere lo sguardo. Tutto, in quell’attimo, aveva il sapore di un inizio inevitabile.
Quando lei gli sorrise, capì che nessuna parola sarebbe stata necessaria: l’attesa aveva già scritto tutto.

Capitolo 2 – L’attesa

Il tempo, da quel momento, sembrò dilatarsi.
Luca la osservava mentre si avvicinava al tavolo, e ogni suo gesto sembrava costruire una nuova misura del silenzio. La luce morbida della hall scivolava sulle spalle di Bellerose, si fermava un istante sulla curva del collo, poi spariva tra i capelli.

«Luca»
La sua voce fu lieve, quasi un soffio.
Lui si alzò, le tese la mano — un gesto semplice, ma carico di una concentrazione inaspettata. Si sfiorarono appena, e in quel tocco c’era già tutta la vertigine dell’incontro.

Si sedettero uno di fronte all’altra.
Luca notò i dettagli che le fotografie non avevano saputo catturare: la linea del polso, il modo in cui le labbra sembravano sempre sul punto di dire qualcosa, la calma con cui ascoltava.

Parlarono poco, come se entrambi sapessero che le parole, in quella stanza, avevano solo il compito di riempire l’attesa.
Milano fuori era un riflesso di luci liquide. La pioggia cadeva lenta sui vetri, disegnando trame sottili che sembravano proseguire i loro pensieri.

A un certo punto lei si sporse verso di lui, appena.
«Ti aspettavo da molto,» disse.
Non era una dichiarazione, ma una constatazione quieta, inevitabile.

Luca si accorse che il suo respiro si era fatto più lento, come se il mondo intorno avesse rallentato per concedere loro uno spazio sospeso.
Le dita di Bellerose giocherellavano con il bordo del bicchiere. Un gesto lieve, ipnotico. Il suono del cristallo contro la punta delle sue unghie sembrava una musica intima, segreta.

Lui non resistette: il suo sguardo seguì il movimento della sua mano, poi risalì lungo il braccio, fino a incontrare di nuovo i suoi occhi.
Bellerose non distolse lo sguardo, e in quel silenzio lo invitò a seguirla — non con parole, ma con una sicurezza che non ammetteva esitazioni.

Si alzarono insieme, come guidati da un accordo invisibile.
L’ascensore li accolse in un respiro di velluto e acciaio. Dentro, il loro riflesso si moltiplicava nei pannelli lucidi: due figure vicine, quasi immobili, ma trattenute da una tensione palpabile.

Non si toccarono. Non ancora.
Ma l’aria tra loro era un campo magnetico, una promessa che vibrava ad ogni respiro.

Quando le porte si aprirono al piano di Luca, lei lo seguì senza dire nulla.
La chiave elettronica lampeggiò verde. La porta si aprì.
La stanza era immersa in una penombra calda, profumata di legno e tessuti nuovi.

Luca si voltò verso di lei.
Bellerose, ferma sulla soglia, lo guardava come se avesse attraversato un confine invisibile.
E nel suo sguardo c’era tutto: il desiderio, la consapevolezza, la calma.

Continua...
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