Gay & Bisex
bello sognare
07.07.2026 |
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"Il suo braccio mi cinge il ventre, mi tiene contro il suo petto come se fossi qualcosa di prezioso che ha appena reclamato..."
scrivere una storia un racconto di me gay che da sempre sin da ragazzo ha provato interesse per i ragazzi .piu' si guardava allo spechcio e piu' i sentiva donna ed avvolte quando rimanevo solo a casa indossamo intimo ed abiti di mia sorella .ho sempre desiderato che incontrassi qualcuno che mi prendesse con lui e mi facesse sentire donna al 100% anche se ero solo un maschio gay ..... lo spechcio di clara Mi guardo allo specchio. Il reggiseno di pizzo nero di mia sorella mi fascia il petto piatto, le coppe vuote ma il tessuto contro la pelle mi fa sentire qualcosa che le parole non sanno dire. Mi tocco i fianchi, scivolo con le dita lungo le costole, e per un attimo nello specchio vedo curve che non ci sono. I capelli castani mi cadono sulle spalle, mi mordo il labbro. Manca sempre qualcosa.
Il campanello suona.
Trattengo il fiato. Una scossa mi corre dalla nuca alla schiena. Afferro la vestaglia dall'appendiabiti, me la stringo addosso coprendo il pizzo, e attraverso il corridoio a piedi nudi. La casa è vuota, il silenzio assoluto. Apro la porta.
Marco è sulla soglia. Spalle larghe contro la luce del pomeriggio, barba corta, occhi scuri che mi scendono addosso senza fretta. Dalla testa ai piedi. La vestaglia mi scivola di un centimetro sulla spalla e i suoi occhi si fermano lì. Entra senza che io dica niente, un passo deciso, e chiude la porta alle sue spalle. Il chiavistello scatta.
«Mostrami tutto.»
Le sue mani trovano la cintura della vestaglia. Uno strattone secco e il nodo si scioglie. La stoffa mi scivola dalle spalle, si ammucchia ai miei piedi, e resto in piedi davanti a lui con solo il reggiseno di pizzo nero addosso. Le coppe vuote, il merletto contro i capezzoli.
Marco non dice niente. I suoi occhi scuri scendono sul pizzo, risalgono sul mio viso. Un angolo della bocca gli si solleva. Mi afferra i fianchi da dietro, le dita grandi mi scavano nella carne, e mi tira contro il suo petto. Sento il calore del suo corpo attraverso la camicia, il respiro sulla nuca.
Le sue dita trovano il gancio del reggiseno. Lo slacciano senza esitare. Le spalline mi scivolano dalle spalle, il pizzo nero cade a terra. I miei capezzoli si induriscono all'aria. Lui mi gira, mi guarda il petto nudo, e abbassa la testa. La bocca mi prende un capezzolo, succhia forte, mentre il palmo mi preme sul basso ventre. Geme contro la mia pelle.
Poi le sue mani mi spingono le spalle. Cado all'indietro sul materasso, le gambe che si aprono da sole. Lui si inginocchia tra le mie cosce, me le allarga con i pollici, e mi guarda dall'alto mentre si slaccia i pantaloni.
«Ora ti faccio mia.»
Le sue mani mi afferrano i fianchi e mi rovesciano. La faccia mi sprofonda nel cuscino, il bacino mi si solleva da solo, le ginocchia si piantano nel materasso. Sento il calore del suo corpo dietro di me, il respiro pesante sulla schiena. Le dita mi scavano la carne dei glutei, li allargano. Il glande mi preme contro l'ano, caldo e duro, e poi spinge. Una spinta secca, completa, che mi sfonda fino in fondo. Un gemito mi esce dalla gola, strozzato, involontario. Lui non aspetta. Comincia a scoparmi con affondi duri, costanti, i testicoli che mi sbattono contro le natiche a ogni colpo. Il sudore mi cola sulla schiena, il suo petto che gocciola su di me mentre mi incula senza pausa. Alzo la testa dal cuscino e vedo lo specchio. Vedo me stessa a quattro zampe, i capelli castani che mi cadono sulle spalle, la bocca aperta in un gemito muto. Vedo Marco dietro di me, le spalle larghe, i muscoli tesi, il bacino che affonda contro il mio culo. Vedo una donna posseduta. Il mio cazzo oscilla sotto gli affondi, duro, e dal punto che immagino come la mia fica cola fluido sul lenzuolo. Lui spinge più forte, più veloce, mi afferra i fianchi e mi tira contro di sé. Lo sento gonfiarsi dentro di me, poi il calore mi riempie. Lo sperma mi cola caldo nell'ano, mi scivola lungo le natiche mentre lui spinge fino in fondo. Guardo lo specchio. Lo sperma mi cola tra le cosce e io sorrido.
Il respiro di Marco mi solletica la nuca, lento e profondo. Il suo braccio mi cinge il ventre, mi tiene contro il suo petto come se fossi qualcosa di prezioso che ha appena reclamato. Le sue dita callose premono appena sotto l'ombelico, il punto dove immagino che una donna sentirebbe il calore dell'utero. Non mi muovo. Resto ferma, con la schiena incollata al suo torace sudato, le gambe ancora aperte sotto le lenzuola stropicciate.
Lo sperma mi cola ancora tra le natiche. Lo sento scivolare, denso e tiepido, lungo la piega del culo. Non lo asciugo. Lo tengo lì, sulla pelle, come una conferma.
Alzo gli occhi verso lo specchio. La luce dorata delle persiane semichiuse mi taglia il corpo in strisce calde. Vedo me stessa tra le sue braccia: i capelli castani sparsi sul cuscino, le spalle morbide, il seno piatto che sotto la sua mano sembra comunque femminile. Vedo la curva del mio fianco, la linea sottile delle gambe, e dietro di me vedo lui — le spalle larghe, la barba scura che mi sfiora la tempia, il braccio massiccio che mi avvolge la pancia.
Non vedo più il ragazzo che si provava il reggiseno di pizzo nero di nascosto. Vedo una donna. Intera. Completa.
Il desiderio di tutta la vita mi si scioglie nel petto come un nodo che si allenta. Non manca più niente. Non c'è più il vuoto che sentivo ogni volta che mi guardavo da sola, il senso di essere a metà, di essere un corpo sbagliato in attesa di qualcuno che lo leggesse giusto. Lui mi ha letta. Mi ha presa. Mi ha resa reale.
Guardo lo specchio e sussurro: «Finalmente.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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