il mio erasmus da troia (mi ha rotto il culo)
Ero a Berlino da alcune settimane, ma non ero riuscito a godermi (in tutti i sensi) la città davvero e soprattutto avevo ancora frequentato ben poco la scena gay berlinese. Certo, avevo già incontrato alcuni ragazzi ma niente di speciale e memorabile. In quel periodo, però, uscivo già con la gabbietta sotto le mutande, oppure, in certi giorni col plug. Era una fantasia che mi stuzzicava da un po' ma non avendo qualcuno con cui condividerla lo facevo da solo senza uno scopo ben preciso. Me li mettevo la mattina e li tenevo tutto il giorno, anche a lezione. Mi eccitava avere quel segreto addosso, sentirmi in costante tensione, soprattutto se mi ritrovavo in una stanza piena di maschi o in un luogo pubblico, come succedeva durante gli allenamenti in palestra.
Una sera tardi ero alla fermata del bus dopo la palestra. Sotto i pantaloni avevo le mutande e in più avevo la gabbietta... Stavo scrollando Grindr e improvvisamente mi arriva un tap da un profilo con pochissime informazioni e senza volto. Guardo il profilo e mi viene un sospetto. C’era qualcosa di familiare: le spalle, il collo, il colore della pelle...
Gli scrivo: “Ciao”. Forse è stato attirato dalle mie foto e dalla mia descrizione, sono sempre molto chiaro ed esplicativo nei miei profili per non creare equivoci...
Lui: “Ciao. Sei nuovo?”.
Io inizio a insospettirmi guardando alcune sue foto: “Scusa, ma ci conosciamo già? Mi sembri familiare”.
Lui: “Forse. Frequenti il centro sportivo dell’università?”.
Io: “Sì… tu pure?”.
Lui: “Qualche volta.... Manda una foto del viso se vuoi”.
Io esito, ma infine gliela mando insieme ad un'altra foto del mio culo (le altre erano già nel profilo)... Poi lui mi manda una foto del tatuaggio che aveva sull’avambraccio. Quello l’avevo visto più volte altrove... Era proprio lui? Mentre messaggiavamo, in testa iniziavano a frullarmi diversi papabili ragazzi che sarebbero potuti essere dietro a quel profilo, ma non avrei mai immaginato di trovare lui.
Rimango bloccato un secondo. Poi mi sblocca l'accesso al suo album e mi scrive: "ci sei ancora?". Io attendo. Lui continua a scrivermi: “Avevo capito che eri frocio. Si vedeva da come mi guardavi. Vieni nel parcheggio, ti va? Ti faccio salire”.
Avevo un po’ di paura. Non lo conoscevo davvero. Ma ero troppo arrapato da questa occasione così intrigante. Ok, vado.
Lo trovo nel parcheggio e salgo sulla sua auto. Accende l'auto e parte subito. Non pensavo sarebbe partito con la macchina, pensavo volesse solo limonare o un pompino nel parcheggio. Per un po’ non dice niente. Ci presentiamo. Poi a un semaforo mi mette una mano sulla coscia e la stringe forte.
“Sei nuovo a Berlino?”.
Io parlavo male il tedesco e lo mescolavo con l’inglese per farmi capire meglio: “Sì… Erasmus”. Convenevoli...
La mano sale, mi accarezza sopra i pantaloni ma senza scorgere la mia gabbietta, poi scende da dietro lungo i fianchi e infila le dita dentro. Mi tira un po’ da parte le mutande e mi mette due dita sul buco. Le muove piano ma senza entrare. Mi fa un po’ il solletico all’inizio, una sensazione strana, e io mi contraggo senza volerlo.
“Ti fa male? È troppo grosso”, dice ironicamente, prendendomi in giro, dal momento che non aveva ancora infilato niente.
“Di che corso sei?”.
Io gli rispondo.
Le dita si muovono piano, in modo circolare mentre con l'altra mano sta guidando. Guardavo fuori dal finestrino e non riconoscevo più le strade. Stava entrando in un quartiere periferico, più buio, che non conoscevo. Mi è venuta ansia. Non sapevo dove mi stesse portando e non mi fidavo di lui, del tutto. Il dito, però, continuava a muoversi attorno al mio buco del culo e io non riuscivo a dirgli di fermarsi. La mia cintura di castità diventava sempre più stretta, secondo dopo secondo, complici anche gli sbalzi dell'auto lungo il tragitto.
Arrivati a casa sua, scendo. Era un palazzo normale, un po’ fuori mano, ma in un isolato pieno di immigrati in modo inequivocabile in una zona a me sconosciuta. Entra, chiude la porta e mi guarda.
“Ho una fidanzata”, dice mentre si toglie la maglietta. Non dico niente, ma mentre sono tentato di girarmi e tornare a casa da solo penso tra me e me: "oh no, vuole fare una cosa a tre con la sua ragazza, che palle...".
Poi mi fa: “Ma i froci fanno i pompini meglio delle femmine. A volte uso Grindr solo per svuotarmi le palle con qualche frocio... Togliti i pantaloni”.
Me li tolgo. Resto con le mutande. Lui si abbassa i pantaloni, cazzo già duro, grosso, scuro. Mi tira verso di sé. Inizia a palparmi ovunque e, alla fine, mette la mano sul mio pacco, accorgendosi della cintura di castità che avevo addosso. Allontana la mano per un secondo, un po' dubbioso, ma poi torna a toccarmi ovunque. Mi stringe le chiappe mentre limoniamo e poi mi strizza i capezzoli. Poi di peso mi fa cenno di abbassarmi.
“In ginocchio. Succhialo un po’ prima. Poi dopo te lo metto”.
Mi metto in ginocchio e lo prendo in bocca assaporando il suo cazzo. Lui mi tiene la testa e spinge piano, senza troppa fretta. A volte però mi spingeva troppo senza badare al fatto che non riuscissi a tenere il ritmo facendomi tossire e sbavare e lacrimare.
“Così… più a fondo”. Poi mi schiaffeggia e mi dice di fare più lentamente. Io obbedisco mentre nel frattempo mi ha spinto la testa contro il muro non lasciandomi scampo.
Dopo un po’ mi tira su e mi spinge in camera da letto e mi butta sul letto a pecorina. Mi abbassa le mutande da dietro, anche se continuo ad averle addosso. Mi apre le chiappe, mi sputa sul buco e ci mette due dita. Inizia a massaggiarmi e ad entrare e uscire.
Poi infila il preservativo e inizia a entrare col suo cazzo. Piano all’inizio, poi più forte. Mi sbatte il cazzo in culo mentre sono a pecorina senza alcuna pietà. Si stende sopra di me e continua a scoparmi senza tregua mentre sono sotto di lui baciandomi il collo e l'orecchio e bloccandomi le braccia a gambe spalancate. Non posso crederci di essere lì e di stare facendo questo. Da un lato quello che stava succedendo mi faceva sentire una troia e stavo godendo tantissimo: l'idea di prenderlo nel culo senza pietà da un tipo come lui in un contesto del genere e in una nuova città era sempre stato il mio sogno ... dall'altro era tutto nuovo e lui uno sconosciuto di cui sapevo poco e niente e avevo paura che mi sarebbe successo qualcosa, complice le notizie che spesso si sentono.
Ad un certo punto, mentre mi spinge e continua a trapanarmi col suo cazzo, mi dice: “Toglile le mutande. Adesso”.
Me le tolgo restando a gambe aperte col culo bagnato e ancora voglioso di lui. Lui esce dalla stanza, si allontana e va in bagno. Io rimango lì, nudo, col culo all’aria, e non sapevo assolutamente cosa stesse per succedere. Sentivo il cuore che batteva forte. Non aveva sborrato per cui non era andato in bagno per quello.
Torna dopo un minuto e mi butta addosso un perizoma nero, che non era il mio.
“Mettilo”.
All’inizio non capisco. Poi lo indosso pensando che volesse fare un gioco.
“È di lei. Mettilo. L'odore di figa me lo fa venire più duro”. Capisco quindi che mi ha intimato di indossare le mutandine della sua fidanzata.
Me lo infilo. Lui mi rimette a pecorina, mi apre le gambe e mi spalanca le chiappe con le mani rientrando di botto questa volta senza troppo convenevoli col suo cazzo. Mi fa male ma cerco di resistere ma allo stesso tempo sono troppo arrapato per fermarlo e sto godendo tantissimo.
Ad un certo punto si ferma osservando il mio buco del culo, leccandomi e aprendomi le chiappe ancora di più mentre odorava le mutandine che avevo addosso.
“Ecco. Adesso sì che sei una puttana. Col perizoma di mia fidanzata e il culo pieno. Ti piace?"
"Sì..."
"Come ti senti?”
Io tra i gemiti, cercando di aizzarlo ancora di più: “una troia…”
“Dillo meglio... dimmi che sei una troia, la mia puttana”.
“Sono una troia… una puttana che si fa usare…”, mentre cerco di farmi capire balbettando mentre ricevevo i suoi colpi in culo.
Continua a scoparmi, tirandomi i capelli ogni tanto per 20 minuti buoni.
"Quelli come te tutte troie sono..", mi dice. Capisco che per lui non era la prima volta che tradisse la sua fidanzata con un uomo ma era già un tipo navigato abbastanza.
A un certo punto, tocca la mia gabbietta sotto il perizoma, dopo aver completamente ignorato quella zona durante tutto l'amplesso.
“Aprila”.
"No..."
"Come no? dai aprila..."
Io scuoto la testa: “Non ho la chiave… l’ho lasciata a casa”.
"uhm...", risponde.
Lui resta un attimo in silenzio, poi fa un mezzo sorriso e va a prendere qualcosa. Torna col vibratore di lei, quello lungo tipo wand. Mi tira verso di lui, di peso, e mi mette all'angolo del letto. La parte superiore del mio corpo era stesa sul materasso mentre le mie gambe erano fuori e i miei piedi appoggiavano al pavimento con il culo esposto completamente verso di lui. Mette una mano tra le mia gambe e afferra il mio cazzo chiuso nella gabbietta e lo tira in modo da renderlo più visibile a lui da dietro tra le mie gambe aperte mentre mi spalanca le chiappe con le mani.
Lo accende e me lo preme dritto sulla gabbietta.
“Allora ti faccio venire così. Come una femmina. Col pisello chiuso e il culo pieno. Ti piace?”.
Io non riesco a parlare. Il mio culo è ancora tremante. Abbasso le mia braccia cercando di toccare il mio cazzo e di stimolarmi da solo. Mentre scendo con la mano sento che me la sta bloccando e me la sposta mettendomela sul culo".
"Non toccare lì, accarezzati qui... hai un culo stupendo", mi sussurra in modo perverso prima di schiaffeggiarmi il buco.
Il ronzio forte e le botte profonde mi fanno perdere la testa. Lui spinge ancora più forte e continua a parlare:
“Vieni. Vieni col culo pieno. Sei solo un buco”. Nel frattempo sposta il vibratore tra il mio buco del culo e le mie palle. Sento premere forte. La sensazione è irresistibile e nuova e sento di star venendo, anche se non sto venendo davvero. Continua a insistere in quel punto dimenticando inaspettatamente il mio buco del culo mentre con le dita inizia a massaggiarmi il cazzo attraverso la gabbietta delicatamente con movimenti delicati. Continuo a godere mentre mi metto da solo due dita in culo mentre sono steso in quella posizione.
Sono al limite e non ce la faccio più. Sento crescere una sensazione di calore e pienezza. Sborro tutto dentro la gabbietta emettendo un gemito mentre lui continua a tenere acceso il vibratore tra le palle e il mio buco.
Dopo avermi visto godere in quel modo mi rimette il suo cazzo ancora durissimo dentro e me lo sbatte ancora per un po', questa volta senza badare al mio fastidio, presupponendo che non avrei opposto resistenza, fino a quando non viene anche lui.
Quando esce mi lascia lì col culo aperto e il perizoma grondante di umori e della sua saliva. Mi dà una pacca sulla coscia e mi schiaffeggia nuovamente il culo e poi mi dice solo: "bravo.... ti piace proprio il cazzo".
Cerco di riprendermi da quelle sensazioni mentre mi pulsa ancora il buco del culo dopo tutti quei colpi e mi prude proprio dove aveva spinto col vibratore. Poi mi dice: “Lei è via per quindici giorni. È andata al suo paese dalla famiglia”, facendomi intuire la sua voglia di rivedermi.
Poi si è vestito e mi ha accompagnato alla porta senza aggiungere altro.
Dopo quella volta ci siamo rivisti ancora qualche volta, sempre con modalità simili ma dopo poche settimane ha smesso totalmente di scrivermi immagino perché la sua ragazza fosse tornata. Poi l’Erasmus è finito e sono tornato indietro. Non ci siamo più sentiti.
Ogni tanto ci ripenso ancora. Certe sere, quando sono da solo, mi torna in mente e mi piace toccarmi e immaginarmi ancora in quella situazione, pensando a questo episodio e quella nostra scopamicizia che mi ha fatto diventare una troia in erasmus.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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