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Prime Esperienze

Il nostro primo compagno di giochi


di Membro VIP di Annunci69.it Solonoi-2
28.10.2026    |    513    |    3 9.5
"Quando Simone uscì e Marco rientrò in lei, Simone le si avvicinò al viso e le offrì di nuovo il cazzo..."
Io nostro primo incontro, storia vera, nomi di fantasia!

Dopo mesi di chiacchiere, di foto scambiate in chat e di fantasie sempre più concrete, Marco e Laura avevano finalmente deciso.
Si erano iscritti a un sito di scambisti, avevano passato serate intere a scorrere profili, a leggere feedback, a scartare chi sembrava troppo grezzo o troppo frettoloso. Poi era apparso Simone. Foto esplicite ma curate, quasi glamour: corpo tonico, pelle liscia, sguardo sicuro, il cazzo semi-duro in alcune immagini, ben inquadrato. Non mostrava il volto, ma quando Laura aveva chiesto una foto normale lui aveva risposto senza esitazione. Il suo viso le aveva ispirato fiducia e una leggera, immediata attrazione.
Avevano fissato l’appuntamento.
La sera dell’incontro Laura si preparò con cura quasi solenne. Autoreggenti nere che le stringevano le cosce, un completo intimo di pizzo nero che lasciava i capezzoli appena visibili, un vestitino corto e aderente che le arrivava a metà coscia e un paio di tacchi a spillo di dodici centimetri che le allungavano le gambe e le facevano un culo tondo e sodo. Si guardò allo specchio e sentì lo stomaco chiudersi.
«Abbiamo ancora tempo per tornare indietro», disse a bassa voce.
Marco le si avvicinò da dietro, le posò le mani sui fianchi e le baciò il collo.
«Sì. Ma non voglio tornare indietro. Voglio vederti presa da un altro. Tu?»
Lei scosse la testa, già umida solo a sentirgli dire quelle parole.
La casa di Simone era un po’ fuori città, una bifamiliare silenziosa. Salirono la scala esterna mano nella mano, stringendosi le dita con una forza che parlava da sola. Il cuore di Laura batteva forte; quello di Marco non era da meno. C’era la voglia di voltarsi e scappare, e allo stesso tempo una fame nuova, elettrica, di provare qualcosa che fino a poche settimane prima era solo una fantasia sussurrata nel buio.
Suonarono.
Simone aprì. Quarant’anni, viso gradevole, corpo che anche sotto i vestiti lasciava intendere la tonicità delle spalle e del petto. Li salutò con un sorriso caldo e li fece entrare.
«Benvenuti. Sei ancora più bella di quanto immaginassi», disse guardando Laura.
Gli occhi di Simone si posarono su di lei con apprezzamento evidente. Offrì del vino. Parlarono un po’, di cose leggere, di viaggi, del tempo. L’imbarazzo iniziale si sciolse lentamente, sostituito da una tensione dolce e carica.
A un certo punto Marco, seduto sul divano accanto a Laura, si voltò verso di lei e la baciò. Un bacio lento, profondo, mentre una mano le scendeva lungo la schiena e le alzava delicatamente il vestitino. Le dita di Marco scivolarono sulle autoreggenti, poi sul tessuto sottile delle mutandine già umide. Laura emise un piccolo sospiro contro le sue labbra.
Simone si alzò e si avvicinò. Si chinò e le baciò il collo, proprio sotto l’orecchio, mentre una mano le accarezzava il sedere. Le dita scivolarono più in basso, trovarono il bordo delle mutandine e lo scostarono. Un dito entrò lentamente nella figa già bagnata di Laura, poi un secondo.
«Sei già così aperta e bagnata…», mormorò lui, muovendo le dita con lentezza.
Laura chiuse gli occhi. Una mano andò a cercare il cazzo di Marco attraverso i pantaloni, sentendolo già duro, l’altra si allungò indietro fino a prendere quello di Simone. Lui si sbottonò e lo liberò: grosso, caldo, già teso. Laura lo avvolse con le dita e lo strinse, sentendo le vene sotto la pelle con quelle unghie rosse che sembravano incastonare il cazzo di Simone nella sua mano.
Si girò verso di lui, si chinò in avanti e gli prese il cazzo tra le labbra. Lo succhiò con lentezza, facendo scorrere la lingua sulla cappella, poi lo fece entrare più a fondo, fino a sentirlo toccarle la gola. Simone emise un gemito basso e le posò una mano sui capelli spingendole la testa come per non farle più lasciare quella posizione, spingendole il cazzo a fondo tutto in gola.
Marco, dietro di lei, la guardava con gli occhi pieni di eccitazione.
«Oh sì, Laura… spompinalo per bene…prendilo tutto»
Le alzò completamente il vestitino, le scostò le mutandine e le passò la lingua lungo la fessura già lucida della figa, leccandola a fondo, succhiandole il clitoride finché lei non cominciò a muovere i fianchi. Poi si alzò, si liberò a sua volta e entrò dentro si lei con un unico affondo lento e profondo. Laura gemette intorno al cazzo di Simone che aveva in gola, la vibrazione della sua voce facendo stringere le dita di lui nei suoi capelli.
Simone respirava più pesante.
«Andiamo in camera… voglio vederti meglio.»
Il lettone era grande, le coperte già tirate via. Si spogliarono senza fretta ma senza indugi. Laura si ritrovò sdraiata, le gambe aperte ma ancora con i tacchi addosso, mentre prima Marco e poi Simone le leccavano la figa a turno, scambiandosi i posti. Le lingue si alternavano: una più lenta e profonda, l’altra più insistente sul clitoride. A volte le loro lingue si toccavano mentre la gustavano insieme. Lei li prendeva in bocca uno dopo l’altro, godendo del sapore diverso, del modo diverso in cui ciascuno si muoveva, delle dimensioni diverse che le riempivano la bocca.
Poi cominciarono a scoparla. Prima Marco, con quel ritmo che conosceva a memoria, i fianchi che battevano contro i suoi. Poi Simone, più lento all’inizio, poi più deciso, tenendole le cosce aperte mentre la guardava negli occhi e le diceva a bassa voce quanto fosse stretta, quanto gli piacesse sentirla intorno al suo cazzo. Laura si lasciava andare, i gemiti sempre più liberi, le unghie che si conficcavano nelle spalle di chi a turno la stava scopando in quel momento.
Quando Simone uscì e Marco rientrò in lei, Simone le si avvicinò al viso e le offrì di nuovo il cazzo. Lei lo prese in bocca mentre Marco la scopava a fondo, i colpi che le facevano spingere il cazzo di Simone più in gola. Poi i ruoli si invertirono.
A un certo punto Simone si mise sulla schiena. Laura gli salì sopra e lo fece entrare nella figa, scendendo lentamente fino a sentirlo tutto dentro. Marco, dietro di lei, le accarezzò il sedere, le passò saliva e u sul buco del culo e cominciò a spingere. Laura ansimò forte quando sentì la cappella di Marco entrare.
«Piano… sì… così… cazzo, mi sento così piena…»
I due uomini si muovevano insieme, trovando un ritmo. Laura era piena di entrambi: il cazzo di Simone che le batteva in figa e quello di Marco che le apriva il culo con colpi profondi e regolari. Il piacere era così intenso da farle venire le lacrime agli occhi. L’orgasmo arrivò improvviso e violento: si strinse intorno ai due cazzi, il corpo scosso da ondate che non sembravano voler finire, gemendo forte mentre i due continuavano a muoversi dentro di lei.
Quando si calmarono un poco, i due uomini si tolsero e si misero in ginocchio davanti al suo viso, i cazzi ancora duri e lucidi dei suoi succhi. Laura, ancora tremante, li prese uno per mano e cominciò a succhiarli a turno, guardandoli. Prima Simone: lo portò fino in fondo, le labbra strette intorno alla base, e lo fece venire in bocca, deglutendo lentamente mentre lui ansimava e le stringeva i capelli. Poi Marco, che a quella vista era sull’orlo. Lei lo accolse allo stesso modo, le labbra strette intorno a lui mentre lui le riempiva la bocca di sperma caldo, tenendole la testa ferma finché non ebbe finito.
Rimasero distesi sul letto per diversi minuti, respiri pesanti, corpi sudati e soddisfatti, le gambe di Laura ancora leggermente aperte, la figa e il culo ancora aperti e lucidi.
I saluti furono calorosi, sinceri. Simone li accompagnò alla porta.
«È stato… speciale», disse semplicemente, guardando ancora Laura.
Lei sorrise, le labbra ancora un po’ gonfie.
«Sì. Grazie.»
In macchina, per i primi chilometri, non parlarono. Marco guidava con una mano sola; l’altra teneva quella di Laura. Entrambi ripensavano a quello che era appena successo: il sapore di un altro uomo sulla lingua di lei, il modo in cui si era aperta per entrambi, l’orgasmo che l’aveva fatta tremare come non mai, il calore dello sperma di Simone ancora in gola.
A un certo punto Laura sussurrò:
«Non riesco ancora a crederci. Mi hai fatta prendere da un altro… e mi è piaciuto da morire.»
Marco strinse la sua mano, già di nuovo duro.
«Io nemmeno. Ma non vorrei essere da nessun’altra parte.»
Si fermarono in un parcheggio buio, lontano dai lampioni. Marco spense il motore. Laura gli salì in grembo, gli abbassò i pantaloni e lo fece entrare in lei ancora una volta, la figa ancora aperta e sensibile. Si scoparono con una fame nuova, più intima, quasi disperata. Si guardarono negli occhi mentre venivano, le mani strette, i respiri mescolati, Marco che le diceva all’orecchio quanto gli fosse piaciuto vederla piena di un altro cazzo.
Quando tornarono a casa era tardi.
Ma entrambi sapevano che quella non sarebbe stata l’ultima volta.
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