Scambio di Coppia
Il risveglio di mia moglie Elisa in vacanza
BellaCappella83
28.07.2025 |
10.674 |
11
"Elisa gemette, le sue cosce che si stringevano intorno alla mano di Laura, il suo corpo che si inarcava..."
Il risveglio di mia moglie elisa- vacanza a patti.I miei racconti sono un misto tra cose realmente accadute e desideri ..sta a voi capire dove finisce l’una e inizia l’altro. Buona lettura.
-Primo giorno: l’incontro che pianta il seme.
La sera a Patti era un abbraccio caldo, il profumo del mare che si mescolava alla dolcezza dei pini sotto un cielo viola screziato di stelle e nuvole. Rossella ,sorella di mia moglie,si era portata via i bambini e le sue figlie per la serata di animazione, lasciandoci, per la prima volta dopo tanto, un po’ di libertà. Elisa era davanti allo specchio, il suo corpo snello illuminato dalla luce soffusa della nostra camera. Indossava un vestito azzurro, leggero come una carezza, che le scivolava sulle curve, lasciando intravedere i suoi capezzoli turgidi sotto il tessuto sottile. I suoi lunghi capelli mori cadevano lisci sulla schiena, e quando si voltò verso di me, con quel sorriso timido che mi aveva fatto innamorare quindici anni fa, sentii un nodo allo stomaco. “Sei uno spettacolo,” le dissi, posandole le mani sui fianchi e sfiorandole il collo con un bacio. Lei arrossì, ma nei suoi occhi c’era una scintilla, un accenno di quella Elisa selvaggia che avevo conosciuto anni prima. La routine aveva spento il suo fuoco, ma il suo fremito al mio tocco mi diceva che c’era ancora qualcosa dentro che aspettava di emergere di nuovo.
Al ristorante del villaggio, ci sedemmo a un tavolo vicino alla terrazza, con il mare che scintillava sotto la luna. Marco e Laura erano a pochi tavoli di distanza, come avevamo pianificato.
Li avevo contattati settimane prima su un sito di incontri annunci69, notai che anche loro, nello stesso periodo e nello stesso posto ,avrebbero passato le vacanze nel nostro stesso villaggio e decisi di contattarli principalmente perché spinto da un desiderio che mi bruciava dentro: riportare in vita il fuoco che un tempo ci ardeva dentro. All’inizio la coppia era titubante alla mia richiesta ma sono stati catturati sia dalla curiosità che dalla voglia di una dinamica nuova che si stava proponendo e alla fine accettarono.
Marco era alto, con spalle larghe e un’aura di sicurezza rilassata. Indossava una camicia di lino bianco, sbottonata quel tanto che bastava a mostrare un petto definito, e pantaloni beige che gli davano un’eleganza casual. Laura era minuta, con curve morbide e un sorriso che prometteva guai. Il suo vestito rosso, corto e aderente, metteva in risalto il seno pieno e le gambe lunghe, mentre i capelli biondi le cadevano sulle spalle in onde leggere. La loro complicità era magnetica:si scambiavano sguardi, tocchi leggeri ,come se condividessero un segreto che invita gli altri ad unirsi.
Elisa non li notò subito, ma io sì. Vedevo il modo in cui Marco la guardava, i suoi occhi scuri che scivolavano sul suo corpo con un desiderio rispettoso ma evidente. Laura, invece, osservava entrambi, con un sorriso che sembrava orchestrare il gioco. Le dinamiche del gruppo stavano già emergendo: Marco era il cacciatore, Laura la regista, io l’alleato complice ed Elisa la preda inconsapevole ma curiosa. La vidi sistemarsi una ciocca di capelli dietro l’orecchio, un gesto che faceva quando era nervosa ma anche incuriosita. Dentro di lei, immaginavo, c’era un misto di imbarazzo e piacere: essere guardata così, da un uomo che non era me, le ricordava chi era stata una volta, prima dei figli, prima della routine. “Tutto okay?” le chiesi, posando una mano sulla sua coscia sotto il tavolo, sentendo la sua pelle calda e liscia. Lei annuì, ma il suo sguardo si posò su Marco per un istante, e quando i loro occhi si incontrarono, un sorriso timido le increspò le labbra. Non le dispiaceva, lo sentivo. Quella sensazione la stava stuzzicando, anche se non l’avrebbe mai ammesso.
Parlammo di cose banali durante la cena – i bambini, il lavoro, il caldo – ma ogni tanto le mie dita sfioravano la sua coscia, salendo appena sotto l’orlo del vestito, e lei rispondeva con un fremito leggero, un respiro che si spezzava. Dentro la sua testa c’era un conflitto: la madre, la moglie, la donna responsabile che cercava di soffocare quella parte di lei che un tempo si lasciava andare senza freni. Ma quella parte stava riaffiorando, piano, come una marea che sale.
Dopo cena, mentre passeggiavamo lungo il sentiero illuminato verso la spiaggia, Marco e Laura ci “incontrarono” per caso. “Stasera finalmente un pò di fresco…si respira finalmente” esclamò Laura, con un sorriso che scioglieva ogni tensione. Si presentarono come una coppia in vacanza, cordiali e disinvolti. Marco strinse la mia mano con una presa ferma, il suo sorriso caldo ma con un’ombra di malizia. Laura, invece, si avvicinò a Elisa, sfiorandole il braccio in un gesto che sembrava casuale ma era calcolato. “Che bel vestito,” disse, la sua voce morbida come seta. “Ti sta d’incanto.” Elisa arrossì, ringraziandola con un filo di voce e ricambiando il complimento. Vidi il modo in cui il suo corpo si rilassava sotto quel complimento, come se Laura stesse accendendo una piccola fiamma dentro di lei.
Parlammo per una ventina di minuti, sotto le luci soffuse del sentiero. Marco raccontò della loro passione per la Sicilia, delle loro avventure in viaggio, la sua voce profonda che sembrava avvolgere Elisa. Laura, invece, aveva un modo di parlare che catturava, punteggiando le frasi con risate leggere e sguardi che sembravano invitare a qualcosa di più. Chiesero di noi, del nostro matrimonio, dei bambini, e io notai che Marco tornava spesso a guardare Elisa. Ogni volta che i loro occhi si incrociavano, lei abbassava lo sguardo, ma non prima di lasciar trasparire un accenno di eccitazione. Dentro di lei c’era una voce che le sussurrava: È sbagliato, ma mi piace. Mi piace essere desiderata così.
Quando Laura propose di rivederci per un aperitivo nei giorni successivi, Elisa accettò con un entusiasmo che mi sorprese. “Sembrano simpatici,” mi disse mentre tornavamo in camera, ma il modo in cui si morse il labbro mi disse che c’era di più. Il gioco era iniziato.
-Secondo giorno: sguardi che accendono desideri.
Il sole picchiava sulla piscina del villaggio, un’oasi di azzurro circondata da lettini e risate. I bambini giocavano con gli animatori, Rossella si rilassava sotto un ombrellone, e io ed Elisa eravamo sdraiati sui nostri lettini. Lei indossava un costume nero brasiliano, due triangolini di tessuto che coprivano i suoi seni ma mettevano in evidenza i suoi capezzoli turgidi e lo slip minuto che metteva in risalto il suo sedere piccolo e sodo. Ogni volta che si alzava per prendere qualcosa, il suo corpo attirava sguardi, ma oggi i miei occhi erano puntati su Marco e Laura, a pochi lettini di distanza.
Li notai per primo e indicai a Elisa dove fossero. Lei si voltò e con un gesto si tolse la pinza lasciando che i suoi capelli mori le scivolavano sulla spalla, e li salutò con un cenno della mano. Laura rispose con un sorriso radioso, mentre Marco alzò una mano, i suoi occhi scuri che si posavano su Elisa con quella stessa intensità della sera prima. Si avvicinarono, portando con loro un’energia che sembrava caricare l’aria. Marco indossava uno slip da bagno nero, aderente, che metteva in evidenza un rigonfiamento impressionante: il suo cazzo era chiaramente ben dotato. Laura sfoggiava un bikini con un perizoma dorato che lasciava poco all’immaginazione, il suo corpo snello ma curvilineo che sembrava scolpito per attirare l’attenzione. Eppure, non c’era nulla di ostentato in loro; erano eleganti, sicuri, e la loro bellezza era quasi ipnotica.
“Che giornata perfetta,” disse Laura, sedendosi sul lettino accanto a Elisa. Parlammo del più e del meno, ma io notavo ogni dettaglio. Elisa, sdraiata, aveva le gambe leggermente piegate, e i suoi capezzoli erano in bella vista sotto il costume, un segno che non poteva sfuggirmi. Ogni tanto, il suo sguardo scivolava verso Marco, posandosi per un istante sul suo pacco, poi distoglieva gli occhi, arrossendo appena. Dentro di lei c’era un tumulto:
la parte razionale che le diceva di non guardare, di non lasciarsi andare, contro una curiosità crescente, un desiderio che le faceva accelerare il battito. È sbagliato, ma è così eccitante, pensava, mentre il suo corpo tradiva la sua eccitazione con quei capezzoli duri e il leggero tremore delle cosce.
Marco, dal canto suo, non nascondeva il suo interesse. I suoi occhi percorrevano il corpo di Elisa con una fame che lei percepiva, e il modo in cui si mordeva il labbro mi diceva che le piaceva. Era come se, per la prima volta dopo anni, si sentisse di nuovo una donna desiderata, non solo una madre o una moglie. “Dai, stasera ci vediamo al bar del villaggio,” propose Marco, con un sorriso che prometteva qualcosa di più. “Ci divertiamo un po’.” Elisa annuì, entusiasta, e quando Marco si avvicinò per salutarla, posò una mano sul suo fianco in un gesto galante ma sensuale, dandole due baci sulle guance. Le sue dita sfiorarono la sua pelle nuda, e io vidi il modo in cui Elisa rabbrividì, il suo respiro che si spezzava per un istante. Dentro di lei c’era un’esplosione di sensazioni:
il calore di quella mano, il profumo maschile di Marco, la consapevolezza che lui la desiderava. Non dovrei sentirmi così, ma dio, mi piace, pensava, mentre il suo corpo si scaldava.
Io feci lo stesso con Laura, sfiorando le sue guance con le labbra, sentendo il profumo dolce della sua pelle. Quando si allontanarono, dandoci le spalle, io mi voltai verso Elisa. “Visto come ti guardava Marco? Secondo me gli piaci,” dissi, con un sorrisetto malizioso. Lei rise, arrossendo. “Ma dai, figurati! Comunque sembrano simpatici.” Ma il modo in cui si morse il labbro, il modo in cui i suoi occhi brillavano, mi diceva che quella sensazione la stava travolgendo.
Quella sera, al bar del villaggio, l’atmosfera era densa di elettricità. Le luci soffuse, la musica in sottofondo, il profumo di cocktail e salsedine. Elisa indossava una gonna corta nera e una canotta bianca che lasciava intravedere i suoi capezzoli, sempre più evidenti man mano che la serata avanzava. Marco era in una camicia scura e pantaloni chiari, Laura in un top attillato e una gonna che metteva in risalto le sue gambe. Parlammo, ridemmo, bevemmo, ma ogni gesto era carico di sottintesi. Laura sfiorava spesso la mano di Elisa, un tocco leggero che sembrava casuale ma accendeva qualcosa in lei. Dentro la testa di Elisa, immaginavo, c’era una battaglia:
la parte di lei che voleva mantenere il controllo contro una voce che le sussurrava di lasciarsi andare, di esplorare quella sensazione nuova e pericolosa.
Quando Laura propose di ballare, accettai subito, e ballammo per qualche minuto ognuno con la sua dolce metà ma fu il momento in cui chiese a Elisa di unirsi a lei che sentii il mio cuore accelerare. “Posso rubartela per un attimo?” disse Laura, con un sorriso malizioso, e prima che potessi rispondere, Elisa rise e andò verso di lei. Sulla pista, sotto le luci colorate, le due donne iniziarono a muoversi al ritmo di una canzone lenta e sensuale. Laura era audace, le sue mani sfioravano i fianchi di Elisa, scivolando appena sotto l’orlo della gonna, mentre i loro corpi si avvicinavano, i seni che si sfioravano attraverso i tessuti sottili. Vedevo il corpo di Elisa rispondere: i suoi capezzoli duri come chiodi, il suo respiro che si faceva corto, il suo viso arrossato. Dentro di lei c’era un’esplosione di emozioni:
Non dovrei, ma è così bello. Il suo tocco, il suo profumo… mi sta facendo impazzire. La timidezza che di solito la tratteneva stava crollando, sostituita da un desiderio che le faceva tremare le gambe. Ogni tanto, i suoi occhi cercavano i miei, come per chiedere permesso, ma anche per condividere quell’eccitazione che le montava dentro. Era come se volesse dirmi: Sto provando qualcosa di nuovo, e mi piace. Mi piace da morire. La complicità tra di noi era palpabile.
Laura si avvicinò ancora di più, il suo viso a pochi centimetri da quello di Elisa, e le sussurrò qualcosa all’orecchio. Vidi Elisa arrossire, poi ridere, e il modo in cui si mosse, lasciando che le mani di Laura scivolassero più in basso, mi fece capire che stava cedendo. Il suo corpo era teso, i muscoli delle cosce che si contraevano, il suo seno che si alzava e abbassava più velocemente. Dentro di lei, il desiderio stava vincendo:
Voglio di più. Non so cosa sto facendo, ma non voglio smettere. Quando tornarono al tavolo, Elisa aveva le guance rosse e gli occhi lucidi. “Mi piace Laura,” mi sussurrò più tardi, mentre tornavamo in camera. “È… diversa.” Non dissi nulla, ma dentro di me esultavo. Il fuoco stava tornando.
-Terzo giorno: la complicità si accende.
La mattina dopo, in piscina, incontrammo di nuovo Marco e Laura. Elisa li vide per prima e si alzò per salutarli, il suo costume verde sempre in stile brasiliano metteva sempre più in evidenza il suo corpo che attirava gli sguardi come un magnete. Era più spigliata, più a suo agio, e il modo in cui sorrise a Laura mi fece capire che la serata precedente aveva lasciato un segno. Io la raggiunsi, e mentre chiacchieravamo, Laura propose a Elisa di andare al bar della piscina per un caffè. “Lasciateci fare due chiacchiere tra ragazze,” disse, con un sorriso complice. Le guardai allontanarsi, notando il modo in cui Elisa camminava, con una sicurezza nuova, il suo sedere che ondeggiava sotto il costume insieme a quello di Laura ..che spettacolo!!
Rimasti soli, Marco si voltò verso di me. “Siete una bellissima coppia,” disse, con un tono sincero ma carico di sottintesi. “Elisa è speciale. Piace a me, ma anche a Laura. Questo gioco ci sta eccitando parecchio, sai?” Annuii, sentendo un brivido. “Anche a me ..e volevo ringraziarvi sembra che stia funzionando ,Laura è una regista perfetta! E tu sai il fatto tuo” risposi sorridendo, e per un attimo ci capimmo senza bisogno di altre parole.
Quando le ragazze tornarono, le vidi ridere come due vecchie amiche, condividendo una complicità che mi fece sorridere. Negli occhi di Elisa c’era una luce nuova, una scintilla di desiderio e curiosità. Dentro di lei c’era una sensazione di libertà:
Sto ritrovando me stessa. Laura mi fa sentire viva, desiderata. Laura propose di passare la serata nella loro suite, “perché i divani lì sono molto più comodi di quelli del bar, e sarà più divertente, solo una serata tra adulti.” Ridemmo tutti, e accettammo senza esitazione.
Quella sera, mentre ci preparavamo, Elisa era un fascio di nervi ed eccitazione. Scelse un vestito nero attillato, corto, che le modellava il corpo come una seconda pelle. Sotto, indossava solo un minuscolo perizoma bianco, senza reggiseno, e i suoi capezzoli erano già duri, visibili sotto il tessuto. La guardai mentre si truccava, il suo profumo che mi avvolgeva, e le posai un bacio sul collo. “Sei una bomba,” le dissi, e lei rise, ma il suo sguardo era carico di attesa. Dentro di lei c’era un misto di paura ed eccitazione:
Cosa sto facendo? Non dovrei, ma lo voglio. Voglio sentirmi così, voglio sentirmi desiderata.
Nella suite di Marco e Laura, l’atmosfera era elettrica. Le luci soffuse, il mare che si intravedeva dal terrazzo, una bottiglia di champagne in fresco. La serata si svolse tra sguardi e battute con doppi sensi ma senza mai esagerare..Laura propose un gioco: obbligo o verità, ma con un twist più audace. Le prime domande erano innocenti, ma poi Laura alzò la posta. “Elisa, qual è la cosa più porca che hai fatto a letto?” chiese, con un sorriso che era un invito.
Elisa arrossì, ma dopo un sorso di champagne rispose: “Una volta… io, Luca e un altro uomo, Andrea. È stata una notte… intensa.” .. Laura disse “ racconta dai !! È eccitante..noi pure l’abbiamo fatto quindi tranquilla! Dai sono curiosa” La voce di Elisa tremava, ma si fece più sicura mentre raccontava. Descrisse come si era sentita, inginocchiata tra me e Andrea, le nostre mani su di lei, il mio cazzo nella sua bocca mentre Andrea la scopava da dietro. “Ero fuori di me,” disse, con un filo di voce. “Luca mi riempiva la bocca, e sentivo Andrea spingere dentro di me, forte, profondo.Ero così eccitata che mi colava, e ogni spinta mi faceva tremare. Mi sentivo... Mi sentivo desiderata, potente..porca” disse sorridendo e arrossendo. Dentro di lei quel ricordo stava riaccendendo tutto: il piacere di essere al centro, di essere posseduta, di lasciarsi andare senza vergogna. Laura ascoltava rapita, Marco sorrideva, e io sentivo il mio cazzo pulsare nei pantaloni.
Il gioco continuò, e gli obblighi si fecero più audaci. Laura sfidò Elisa a baciarla, e quando le loro labbra si incontrarono, fu come se il tempo si fermasse. Il bacio era lento, sensuale, le loro lingue che si intrecciavano mentre le mani di Laura accarezzavano il viso di Elisa. Vedevo il corpo di mia moglie reagire: i suoi capezzoli duri sembrava ormai bucare da un momento all’altro la stoffa del vestito, il suo respiro che si spezzava, le sue cosce che si stringevano per il desiderio che le montava dentro. Dentro la sua testa c’era un vortice:
Non ho mai fatto una cosa del genere. È una donna, è sbagliato, ma dio, la sua bocca è così morbida, il suo tocco mi fa impazzire. Voglio di più.
Era eccitata, e lo era anche mentalmente: la timidezza lasciava spazio a una fame che non vedeva da anni.
Poi venne un obbligo più spinto. Laura, con un sorriso malizioso, disse a Elisa: “Tocca a te. Voglio che fai un pompino a Marco.” Elisa esitò, ma i suoi occhi si posarono sul rigonfiamento nei pantaloni di Marco, poi guardò me a cercare il mio consenso e con un gesto le feci capire che era libera di fare ciò che desiderava. Si alzò, si avvicinò a lui, e con mani tremanti gli slacciò la cintura. Quando il suo cazzo uscì, grosso e nodoso, con una cappella larga e pulsante, Elisa spalancò gli occhi. Nonostante io sia ben dotato era più grande del mio, e la vista di quella maestosità la fece ansimare. Dentro di lei c’era un’esplosione di desiderio:
È enorme. Lo voglio. Lo voglio in bocca, lo voglio dentro di me.
Lo prese in mano, accarezzandolo lentamente, sentendo le vene pulsare sotto le sue dita. Poi si chinò, prima lo baciò iniziando dalla punta e poi per tutta la lunghezza successivamente le sue labbra si chiudevano intorno alla cappella, succhiandola con avidità e guardando Marco dritto negli occhi. Il gemito di Marco fu profondo, e io vidi il corpo di Elisa tremare, la sua figa che si bagnava sotto il perizoma. Pensò: Sto succhiando un altro uomo, e Luca mi guarda. Mi vuole così. Sono una troia, e mi piace.
Laura, vedendo la scena, si avvicinò a me. “Non vuoi giocare anche tu?” sussurrò, e senza aspettare una risposta, si inginocchiò davanti a me, tirando fuori il mio cazzo. La sua bocca era calda, esperta, e mentre succhiava, i suoi occhi cercavano quelli di Elisa. Le due donne ora si guardavano, unite da un’intesa silenziosa, mentre ci succhiavano. Elisa era un quadro: il suo viso arrossato, le labbra strette intorno al cazzo di Marco, i suoi capezzoli duri che spuntavano sotto il vestito. Quando Marco le venne in bocca, lei ingoiò, ma parte del suo sperma le colò sul mento, e Laura, ridendo, si avvicinò per pulirla con un bacio. Io venni poco dopo, spruzzando sul viso di Laura, che sorrise mentre si leccava le labbra. Dentro di Elisa c’era un senso di trionfo:
L’ho fatto. Ho preso il suo cazzo, e mi è piaciuto. Sono ancora quella donna sono di nuovo io.
- Quarto giorno: il fuoco divampa, la coppia si ritrova
La mattina dopo la serata nella suite di Marco e Laura, l’aria tra me ed Elisa era carica di un’energia che non provavamo da anni.
Marco e Laura non erano in piscina: ci avevano mandato un messaggio per dirci che avevano prenotato un’escursione alle Eolie, ma ci invitavano di nuovo nella loro suite per la sera.
La giornata trascorse tra i bambini che giocavano con gli animatori e Rossella che si rilassava sotto il sole, ma ogni momento che io ed Elisa condividevamo era intriso di una tensione erotica, di sguardi che parlavano più delle parole. C’era una complicità nuova tra noi, una promessa silenziosa che il fuoco che avevamo riacceso non si sarebbe spento.
La notte precedente, tornando in camera, il ricordo di ciò che era successo con Marco e Laura ci aveva travolti. Sdraiati sul letto, avevamo iniziato a parlarne, ridendo all’inizio, come se fosse un gioco. “Ti è piaciuto succhiare il cazzo di Marco, vero?” le avevo chiesto, con un sorrisetto malizioso, ma il mio tono era caldo, privo di giudizio. Elisa era arrossita, ma aveva annuito, i suoi occhi mori che brillavano di un’eccitazione che non vedevo da troppo tempo. “E a te è piaciuto vedere Laura con il tuo cazzo in bocca,” aveva risposto, la voce bassa, carica di provocazione. Quel momento di sincerità aveva aperto una porta: non c’era gelosia, solo un desiderio condiviso di esplorare, di ritrovarci come coppia attraverso il piacere. Dentro di lei c’era un tumulto: Ho fatto qualcosa di proibito, e Luca non è arrabbiato. Mi vuole così, mi ama così. Non devo avere paura.
La sua timidezza, quella barriera che l’aveva trattenuta per anni, si stava sgretolando, e io lo sentivo.
Non ci volle molto perché il desiderio ci consumasse. La spinsi sul letto, le sue gambe che si aprivano automaticamente, il suo perizoma bianco già fradicio che strappai con un gesto deciso. La sua figa era lucida, gonfia, il clitoride che sporgeva come un invito. Mi chinai, leccandola con una fame che mi faceva tremare. La mia lingua scivolava tra le sue labbra, succhiando il suo clitoride con movimenti lenti e poi frenetici, mentre lei si contorceva, gemendo forte. “Dio, Luca, sì,” ansimava, le sue mani che mi afferravano i capelli, spingendomi più a fondo. Dentro di lei c’era un’esplosione di emozioni:
La sua lingua mi sta mandando fuori di testa. Mi ama, mi desidera, e io lo voglio così tanto. Non sono solo una madre, sono una donna, la sua donna.
Il suo sapore dolce e salato mi faceva impazzire, e quando le infilai due dita, curvandole per trovare quel punto che la faceva urlare, il suo corpo si inarcò, la sua figa che si contraeva in un orgasmo che la fece tremare.
Sto venendo per lui, e mi sento viva. Non voglio nascondermi più. Pensò Elisa
“Scopami, Luca,” mi implorò, la voce spezzata dal desiderio. Mi alzai, il mio cazzo duro come pietra, la cappella larga e pulsante che premeva contro la sua figa fradicia. Entrai in lei con un colpo deciso, sentendo il suo calore avvolgermi, la sua figa stretta che mi stringeva come una morsa. La scopai forte, i suoi seni che rimbalzavano, i capezzoli duri che pizzicavo mentre lei urlava di piacere. “Sì, così, scopami, scopami!” gridava, le sue unghie che mi graffiavano la schiena. Ogni spinta era un’esplosione, il suo corpo che rispondeva al mio, la sua figa che colava di umori. Dentro di lei c’era un senso di liberazione:
Mi sta scopando come una troia, e mi piace. Sono sua, ma sto pensando anche a Marco, a Laura, a quella notte con Andrea. Voglio tutto, e lui lo sa.
La complicità tra noi era viva: non era solo sesso, era un modo per ritrovarci, per dirci che il nostro amore poteva essere anche questo, selvaggio e senza limiti.
La presi in diverse posizioni: a pecora, con il suo culo perfetto in aria, le mie mani che lo stringevano mentre la sbattevo, sentendo il suo corpo tremare ad ogni affondo; poi sdraiata, con le sue gambe sulle mie spalle, il mio cazzo che affondava fino in fondo, il suo clitoride che sfregava contro di me ad ogni movimento. Ogni orgasmo era un’esplosione, il suo corpo che tremava, la sua figa che si contraeva intorno al mio cazzo. “Luca, sto venendo, ancora!” urlava, e io la guardavo, innamorato della sua vulnerabilità, della sua passione. Quando venni, le sborrai dentro, riempiendola di sperma caldo, e poi mi chinai a leccarla, assaporando il nostro mix di umori. La sua figa era ancora pulsante, il mio sperma che colava fuori mentre la mia lingua scivolava dentro di lei, succhiando ogni goccia. La baciai, la mia lingua che danzava con la sua, e lei gemette nella mia bocca, ancora scossa dagli orgasmi. Dentro di lei c’era un senso di trionfo:
Siamo noi, insieme. Questo è il nostro amore, e non voglio più nasconderlo. Posso essere tutto: madre, moglie, troia.
Quella sera, nella suite di Marco e Laura, l’atmosfera era elettrica, ma c’era qualcosa di più profondo tra me ed Elisa. Sapevamo cosa volevamo, ma sapevamo anche che lo volevamo insieme. Elisa aveva scelto un vestitino bianco corto, così aderente che sembrava dipinto sul suo corpo. Non indossava nulla sotto: i suoi capezzoli erano duri, visibili attraverso il tessuto sottile, e la sua figa era appena coperta, un invito silenzioso che mi faceva pulsare il cazzo solo a guardarla. Laura era altrettanto sensuale, con un abito nero trasparente che lasciava intravedere il suo corpo nudo: i suoi seni pieni, i capezzoli scuri, la curva del suo culo che sembrava scolpita. Io avevo portato una bottiglia di champagne, e mentre brindavamo, con una musica sensuale in sottofondo, sentivo che io ed Elisa non eravamo solo una coppia in cerca di piacere, ma due persone che stavano riscoprendo la loro connessione attraverso il desiderio condiviso.
Laura ed Elisa si sedettero vicine sul divano, le loro mani che si sfioravano, poi si accarezzavano. Laura iniziò dal viso di Elisa, le sue dita che scivolavano lungo la sua guancia, poi sul collo, fino a raggiungere il suo seno. Pizzicò i capezzoli attraverso il tessuto, e Elisa ansimò, il suo respiro che si spezzava. “Sei così bagnata,” sussurrò Laura, infilando una mano sotto il vestito, trovando la sua figa nuda e fradicia. Le sue dita scivolarono tra le labbra, accarezzando il clitoride con movimenti lenti e circolari, poi infilandosi dentro, curvandosi per trovare quel punto che la faceva tremare. Elisa gemette, le sue cosce che si stringevano intorno alla mano di Laura, il suo corpo che si inarcava. Dentro di lei c’era un vortice di emozioni:
La sua mano mi sta facendo impazzire. Non ho mai provato niente del genere con una donna è così bello. Voglio venire, voglio tutto. Sto per venire, e Luca mi guarda. Mi ama così, mi vuole così e pure io voglio essere così Non devo avere paura.
Il suo clitoride era gonfio, pulsante, e ogni tocco di Laura la portava più vicina al bordo.
“Sei una troietta, guarda come sei bagnata lo sapevo,” disse Laura, la voce bassa e carica di desiderio. “Lo sapevamo da quando ti abbiamo vista. E so che vuoi il cazzo di mio marito, vero?” Quelle parole colpirono Elisa come una scarica elettrica. Dentro di lei c’era un’esplosione di desiderio:
Sì, lo voglio. Lo voglio così tanto. Voglio sentirlo dentro di me, voglio essere posseduta. “Sì, lo voglio… voglio il cazzo di Marco,” gemette, il suo primo orgasmo che la scuoteva, la sua figa che si contraeva intorno alle dita di Laura, colando di umori. Il suo corpo tremava, i capezzoli duri come chiodi, il viso arrossato, gli occhi lucidi di piacere e vergogna ma libera. La complicità tra noi era il cuore di tutto: ogni gemito di Elisa, ogni suo tremore, era un regalo che mi faceva, un modo per dirmi che era mia, ma anche che voleva esplorare, e che lo voleva fare con me.
Laura fece cenno a Marco, che si avvicinò, il suo cazzo già duro e pulsante, le vene che sporgevano come corde. Quando lo tirò fuori, Elisa spalancò gli occhi, il desiderio che le bruciava dentro. È enorme. Più grande di quello di Luca. Lo voglio in bocca, lo voglio dentro di me, pensava, mentre Laura si chinava tra le sue gambe, leccandola con una fame che la faceva urlare. La lingua di Laura scivolava sul suo clitoride, succhiandolo con forza, poi scendendo a leccare le sue labbra, infilandosi dentro la sua figa fradicia. Le sue dita continuavano a penetrarla, due, poi tre, mentre la lingua si concentrava sul clitoride, portandola a un secondo orgasmo. Sto venendo ancora. La sua lingua, le sue dita… è troppo. Non voglio che smetta, pensava Elisa, il suo corpo che si contorceva, i suoi gemiti che riempivano la stanza. Dentro di lei, c’era un senso di liberazione: Sono una troia, e Luca mi ama per questo. Non devo nascondermi.
Elisa prese il cazzo di Marco in mano, accarezzandolo lentamente, sentendo le vene pulsare sotto le sue dita. Poi si chinò, le sue labbra che si chiudevano intorno alla cappella, succhiandola con avidità. Era troppo grosso per la sua bocca: le sue labbra si tendevano, e non riusciva a prenderlo tutto, ma ogni affondo la faceva gemere di piacere. È così grande, mi riempie la bocca. Mi sento una troia, e mi piace, pensava, mentre succhiava, la saliva che colava lungo il cazzo di Marco. Marco le pizzicava i capezzoli, tirandoli con forza, e ogni pizzico era una scarica di piacere che le arrivava dritta alla figa. Il vestitino bianco era ormai arrotolato intorno alla sua vita, il suo seno esposto, i capezzoli martoriati, rossi e turgidi. Mi sta trattando come una puttana, e lo voglio. Voglio essere sua, pensava, mentre il suo corpo rispondeva, la sua figa che colava di umori.
Io guardavo, il mio cazzo duro come pietra, pulsando nei pantaloni. Laura, a pecora sul pavimento mentre leccava Elisa, mi offrì la vista del suo culo perfetto, tondo e sodo, la sua figa bagnata che brillava sotto le luci. Con una mano si divaricò una chiappa, mostrandomi le sue labbra gonfie e lucide. “Che aspetti, Luca? Scopami,” disse, la voce roca di desiderio. Mi inginocchiai dietro di lei, tirando fuori il mio cazzo, la cappella larga che premeva contro la sua figa. Entrai con un colpo deciso, sentendo il suo calore avvolgermi, la sua figa stretta che mi stringeva. La scopai forte, i suoi gemiti che si mescolavano a quelli di Elisa, mentre Marco le scopava la bocca, le sue mani che le pizzicavano i capezzoli senza sosta. La complicità tra me ed Elisa era ovunque: ogni suo gemito era un dialogo con me, un modo per dirmi che stava vivendo questo per noi, per il nostro amore.
Poi Elisa si mise a pecora sul divano, il vestitino ormai un fascio intorno alla vita, il suo seno esposto, i capezzoli martoriati. “Scopami,” implorò, la voce spezzata dal desiderio. Marco si posizionò dietro di lei, il suo cazzo grosso che premeva contro la sua figa fradicia. Entrò con un colpo lento ma deciso, riempiendola, e Elisa urlò, il suo corpo che si inarcava. È enorme, mi sta spaccando. Non ho mai provato niente del genere, pensava, mentre ogni spinta la portava più vicina all’orgasmo. La sua figa si contraeva intorno al cazzo di Marco, colando di umori, e ogni affondo era un’esplosione di piacere. Mi sta scopando come una troia, e mi piace. Luca mi guarda, mi ama così. Voglio di più, voglio tutto. Marco la prese in diverse posizioni: a pecora, con il suo culo perfetto che rimbalzava contro di lui, ogni spinta che faceva tremare il suo corpo; poi sdraiata, con le gambe spalancate, il suo cazzo che affondava fino in fondo, il suo clitoride che sfregava contro di lui ad ogni movimento; poi in piedi contro il muro, con Marco che la sollevava, le sue gambe avvolte intorno alla sua vita mentre la scopava con forza. Ogni posizione era un’esplosione di piacere per Elisa: Mi sento posseduta, desiderata. Ogni spinta mi fa dimenticare chi sono, e voglio solo questo. Venne più volte, ogni orgasmo un urlo, il suo corpo che tremava, la sua figa che colava di umori. Sto venendo, ancora, e Luca è con me. Questo è per noi.
Io continuavo a scopare Laura, il mio cazzo che scivolava nella sua figa stretta, i suoi gemiti che mi spingevano al limite. Ma quando Elisa mi chiamò, non resistetti. “Luca, vieni,” gemette, e mi avvicinai, il mio cazzo duro davanti al suo viso. Si mise a succhiarmi mentre Marco la scopava, la sua bocca calda e bagnata che mi faceva impazzire. Laura, accanto, giocava con il corpo di Elisa, pizzicandole i capezzoli, strofinandole il clitoride, accentuando ogni sensazione. Sto succhiando Luca mentre Marco mi scopa. Sono una troia, e mi piace. Non voglio che finisca, pensava Elisa, il suo corpo scosso da un altro orgasmo, la sua figa che si contraeva intorno al cazzo di Marco. La complicità tra noi era il cuore di tutto: ogni suo movimento, ogni suo gemito, era un modo per dirmi che era mia, che questo era il nostro gioco, il nostro amore.
Alla fine, Laura ed Elisa si misero in ginocchio, una accanto all’altra, le loro facce vicine, i loro visi arrossati e lucidi di sudore. “Sborrateci in faccia,” disse Laura, la voce carica di desiderio. Io e Marco ci avvicinammo, i nostri cazzi duri e pulsanti. Venimmo insieme, spruzzando sui loro visi, sulle loro bocche aperte, il nostro sperma che colava sui loro menti e seni. Elisa e Laura si pulirono a vicenda con la lingua, leccandosi lo sperma con movimenti lenti e sensuali, poi si baciarono, un bacio profondo e appassionato che sigillò la serata. Dentro di Elisa c’era un senso di trionfo: L’ho fatto. Ho preso tutto, e mi è piaciuto. Sono tornata, sono la donna che desideravo essere, e Luca è con me. La nostra complicità era più forte che mai: non era solo sesso, era un modo per ritrovarci, per dirci che il nostro amore poteva abbracciare ogni parte di noi, anche quella più selvaggia.
Epilogo
La vacanza di Marco e Laura finì il giorno dopo, e tornarono al loro paese. Ma il fuoco che avevano riacceso in noi non si spense. Tornati a casa, la routine ci aspettava, ma ora c’era una promessa tra me ed Elisa: non avremmo mai più lasciato spegnere quella fiamma. Ogni tanto, quando i bambini dormivano, ci guardavamo e sapevamo che il nostro gioco era solo all’inizio. La mia Elisa, la mia troia, era tornata per sempre. L’amicizia con Marco e Laura continuò anche se abitiamo in città diverse.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Il risveglio di mia moglie Elisa in vacanza:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
