Oltre…
Li conoscevamo da anni. Cene, vacanze, risate e confidenze avevano costruito una familiarità che, quella sera, sembrava avere una sfumatura diversa.
Non saprei dire chi avesse avuto per primo l'idea. Forse era stato uno sguardo trattenuto un istante di troppo. Forse una battuta di mio marito, pronunciata con quel sorriso che conoscevo fin troppo bene.
«Facciamo un gioco?» propose lui, tirando fuori un piccolo dado dalla tasca della giacca.
La nostra amica rise. «Dipende. Quanto dobbiamo preoccuparci?»
«Soltanto se siete dei pessimi giocatori», rispose mio marito.
Le regole erano semplici: a ogni turno avremmo tirato il dado. Chi avesse ottenuto il punteggio più basso avrebbe dovuto affrontare una piccola penitenza, concordata da tutti. Nessuno era obbligato a fare qualcosa che non desiderasse, ma quella sera la curiosità sembrava aver preso il sopravvento sulla prudenza.
Il primo giro fu innocuo. Il secondo un po' meno.
Poi toccò a noi donne.
Quando i dadi si fermarono, ci scambiammo uno sguardo incredulo. Avevamo entrambe perso.
«Le regole sono regole», disse il nostro amico, cercando inutilmente di nascondere un sorriso.
La nostra amica abbassò gli occhi sul tavolo, divertita e imbarazzata. Io sentii mio marito sfiorarmi il ginocchio sotto la tovaglia: un gesto discreto, familiare, ma che in quel momento mi parve carico di un significato nuovo.
La penitenza venne concordata sottovoce, in un'intimità che rendeva ogni parola più audace di quanto sarebbe stata normalmente. Dovevamo sfilarci le mutandine e consegnarle agli uomini, non ai nostri mariti però .Non c'erano più soltanto quattro amici a cena. C'erano quattro persone consapevoli di aver appena aperto una porta che nessuno aveva davvero intenzione di richiudere.
Il gioco proseguì.
«Nuova regola», annunciò la nostra amica, facendo ruotare il dado tra le dita. «Chi ottiene il punteggio più alto sceglie uno degli altri e lo invita a fare due passi lontano dal tavolo. Ma al ritorno non si racconta niente.»
«Niente domande?» chiesi.
«Niente domande.»
Mio marito mi guardò. Nei suoi occhi lessi una domanda alla quale non era necessario rispondere ad alta voce.
Il dado rotolò sul tavolo.
Per un istante nessuno parlò.
Poi il nostro amico ebbe il punteggio più alto ,si alzò e si rivolse verso di me con una naturalezza quasi perfetta.
«Mi accompagni un momento?»
Accetai. Prima di seguirlo, mi lanciò un'occhiata rapida, complice, che mi lasciò con mille domande e un sorriso impossibile da nascondere.
Rimaniamo via alcuni minuti.
Quando torniamo lui riprese posto senza spiegazioni. Io mi sistemai capelli e ordinai un altro bicchiere d'acqua.
Cos’era sucesso ?! I due al tavolo se lo stavano chiedendo ma il gioco prevedeva il silenzio , ma quanto avrei voluto condividere quello che era sucesso 1 minuti prima nel bagno delle signore 🤤🤤. La mia testa e il mio corpo erano ancora li , Mani, baci, strusci, lingua e dita … tutto eccitante e con la paura di essere visti , l’ambiente si scaldava di più. Ma una voce interrompe i miei pensieri.
«Allora?» domandò mio marito, fingendo innocenza.
«Le regole sono chiare», rispondo io.
E tutti scoppiammo a ridere.
Ma qualcosa era cambiato. Ogni frase aveva ormai un secondo significato; ogni pausa sembrava prolungare un'intesa che nessuno voleva interrompere. Il dado, al centro del tavolo, non era più un semplice passatempo. Era diventato il nostro modo di dire ciò che non avremmo osato chiedere direttamente.
Mio marito si avvicinò al mio orecchio.
«Ti stai divertendo?»
Lo guardai, lasciando che il silenzio durasse qualche secondo.
«Più di quanto pensassi.»
Lui sorrise.
E proprio in quel momento la nostra amica prese nuovamente il dado.
«Un ultimo giro», annunciò. «Ma stavolta scegliamo noi le penitenze.»
I tre sguardi si posarono su di me.
Compresi che la serata era appena entrata nella sua parte più imprevedibile.
E, mentre il cameriere si avvicinava con il dessert, mi resi conto che non vedevo l'ora di scoprire che cosa sarebbe successo dopo.
Punteggio più alto mio , e allora decido; invito gli uomini a stare tranquilli qualsiasi cosa accada .
Le mani mie e della mia amica iniziano a frugare tra i pantaloni dei nostri uomini , delle cerniere che si aprono e delle pulsazioni che vibrano tra le nostre mani.
Quella sensazione di paura di essere visti e eccitazione per quello che tenevamo tra le mani .
I nostri uomini carichi di piacere , e il tovagliolo che faceva da scudo per non essere visti .
Uscimmo dal ristorante con la sensazione che la serata fosse appena cominciata. A tavola avevamo giocato con gli sguardi, le provocazioni e le piccole sfide dei dadi. La complicità tra noi quattro era ormai evidente: non dovevamo più fingere di non sapere che cosa desideravamo.
L'appartamento era al terzo piano. Davanti all'ascensore, mio marito si voltò verso la nostra amica.
«Saliamo noi due visto che l’ascensore è piccolo. Ci vediamo di sopra», disse con un sorriso.
Io rimasi con suo marito. Ci scambiammo uno sguardo d'intesa prima che le porte dell'ascensore si chiudessero.
Appena rimanemmo soli, lui mi prese delicatamente per mano.
«Finalmente qualche minuto per noi», sussurrò.
Cominciammo a baciarsi appassionatamente ,ogni gradino diventava una pausa per scambiarci baci, tocchi carezze,ogni sguardo un invito a proseguire quel gioco cominciato ore prima. Al primo piano ci fermammo, le sui mani erano sotto le mie mutandine e sul suo viso uno sguardo appagato, sei proprio bagnata disse, altri baci senza esitazioni, seguiti da altri più intensi e da carezze che rendevano difficile ricordarsi che dovevamo ancora arrivare in cima.
Riprendemmo a salire, ridendo piano della nostra stessa impazienza. Al pianerottolo successivo ci fermammo ancora. Lui mi attirò a sé e io gli passai le braccia intorno al collo, cercando nuovamente le sue labbra.
«Sai che ci stanno aspettando», gli sussurrai.
«Lo so. E credo che anche loro abbiano parecchia voglia di cominciare.»
Sorrisi. Era proprio questo a rendere tutto così eccitante: non c'erano dubbi sulle intenzioni di nessuno, soltanto la curiosità di scoprire come sarebbe proseguita la notte.
L'ultimo tratto di scale lo percorremmo più piano , decido di mettermi in ginocchi e aprire la cerniera dei suoi pantaloni che già in strada sentivo gonfi .
Vedo il suo pene così bello , duro e pronto ad essere succhiato , lo lecco e finisco sulla punta con un bacio lo vedo felice allora decido di prenderlo fino in fondo alla mia gola , lo sento così caldo duro e bello.
Rimaniamo qua mi dice , mi bacia e le sue dita si infilano sotto le mie mutandine , mi sento di venire ma voglio godermi tutto.
Mi sussurra , lo vuoi qua ? Come potevo dire di no, “certo che sì “ le dissi, mi gira a 90 e passa solo un secondo che lo sento dentro, scivolare , entrare ed uscire . Un piacere irresistibile .
Passano due minuti e si sentono delle voci, ci ricomponiamo e facciamo l’ultimo piano .
Entrammo in casa .Mio marito e la nostra amica erano vicinissimi, sul grande tavolo di legno. Si stavano baciando con trasporto, completamente presi dal momento, le mani intrecciate e i visi illuminati dalla luce calda della lampada sopra il tavolo.
Per un istante rimasi a guardarli, sorpresa soprattutto dalla naturalezza con cui si erano lasciati andare.
Poi mio marito alzò gli occhi e mi vide.
Non si allontanò bruscamente, né cercò di giustificarsi. Mi sorrise, come se mi stesse invitando a entrare in una scena di cui conoscevamo già tutti il finale.
La nostra amica si voltò verso di me e rise piano.
«Finalmente siete arrivati.»
Il marito di lei mi strinse delicatamente la mano. Sentii la sua presenza accanto a me, calda e rassicurante, mentre mio marito mi tendeva l'altra mano.
Mi avvicinai al tavolo.
«A quanto pare, non avete perso tempo», scherzai.
«Avevamo un piccolo vantaggio», rispose mio marito, con un sorriso malizioso.
Scoppiammo tutti a ridere. L'imbarazzo non esisteva: avevamo desiderato quella serata insieme e adesso, finalmente, eravamo nello stesso posto, senza più bisogno di nascondere i nostri desideri.
Mio marito mi attirò a sé per un bacio, mentre il nostro amico si avvicinava alla moglie. Per qualche istante restammo così, vicini, scambiandoci sguardi e carezze.
La cucina, che fino a pochi minuti prima era soltanto una stanza dell'appartamento, era diventata il luogo in cui la nostra serata cambiava definitivamente ritmo.
E nessuno di noi aveva intenzione di guardare l'orologio.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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