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L’ospite speciale


di MRelegance30
26.08.2026    |    931    |    0 7.0
"Il suono del nostro sudore che si mescolava e l'attrito dei nostri corpi riempivano lo spazio ristretto del terrazzo..."
Il mazzo di carte era rimasto abbandonato sul tavolino basso del terrazzo, le figure capovolte sotto la luce soffusa che filtrava dal salotto. La mia compagna si era appena ritirata in camera da letto, e il leggero cigolio della porta che si chiudeva aveva sancito l'inizio del nostro tempo proibito.
Rimasti soli nella quiete della notte, l'aria sul terrazzo si era fatta densa, elettrica. Per settimane ci eravamo parlati solo con allusioni, sfiorandoci nei corridoi, scambiandoci sguardi che promettevano molto più di quanto potessimo dire a parole.
* "Direi che la partita è finita," le sussurrai, avvicinandomi.
* "Non ancora," rispose lei con un sorriso lento, piantando i suoi occhi nei miei. "Abbiamo appena iniziato."
Si alzò dalla sedia e si diresse verso la grande sdraio nell'angolo più nascosto, protetta dalle grandi foglie dei vasi di piante. Si sdraiò supina, allungando le gambe e divaricandole leggermente, invitandomi nello spazio tra i suoi fianchi con un gesto che non ammetteva repliche.
Mi inginocchiai tra le sue cosce, catturando subito la sua bocca in un bacio profondo, avido, in cui le nostre lingue si cercavano con urgenza. Le sue mani scesero subito sui miei fianchi, poi sotto la stoffa della maglietta, afferrando avidamente la pelle calda della mia schiena e tirandomi con forza contro di sé.
Mentre continuavamo a bacio a bacio, le mie mani scivolarono lungo le sue cosce lisce, risalendo sotto i pantaloncini leggeri di cotone e la sottile stoffa degli slip. Quando le toccai, era già completamente bagnata e calda, pronta per me. Con un rapido movimento le abbassai entrambi, liberandole le gambe e facendole sollevare leggermente il bacino.
Non persi tempo. Mi liberai dei miei vestiti, posizionandomi sopra di lei. Il contatto dei nostri corpi nudi fu una scossa elettrica. Afferrai i suoi fianchi, guidando la mia erezione contro il suo ingresso, e affondai lentamente dentro di lei, centimetro dopo centimetro.
Un gemito acuto le morì in gola: lo soffocò mordendomi il labbro inferiore, mentre le sue gambe si stringevano d'istinto intorno alla mia schiena per spingermi ancora più a fondo. La sdraio di legno cominciò a oscillare e a scricchiolare ritmicamente a ogni movimento, un rumore che ci faceva rabbrividire per il terrore di essere scoperti, ma che rendeva tutto incredibilmente più perverso.
Cominciai a muovermi con spinte sempre più profonde e regolari. Il suono del nostro sudore che si mescolava e l'attrito dei nostri corpi riempivano lo spazio ristretto del terrazzo. Lei arcuava la schiena a ogni affondo, offrendosi totalmente, con il viso contratto in un'espressione di puro piacere e gli occhi spalancati che cercavano i miei nel buio.
* "Più forte..." mi sussurrò all'orecchio, con la voce rotta dal fiatone, mentre le sue unghie mi graffiavano le spalle lasciando scie di fuoco. "Fammi sentire tutta."
La presi con foga crescente, guidati entrambi dalla frenesia del pericolo, sapendo che la mia compagna dormiva a pochi metri di distanza, separata solo da una finestra a vetri e da una manciata di passi. Quella consapevolezza era una droga: ogni respiro pesante, ogni ansimare represso, ogni spinta più violenta aumentava il nostro eccitamento fino allo spasmo.
Il ritmo accelerò vertiginosamente. Sentii l'onda del orgasmo montare rapida dal basso della pancia; lei irrigidì il corpo, iniziando a tremare sotto di me, con i muscoli interni che si stringevano convulsamente attorno al mio membro in una morsa caldissima. Rilasciai tutto me stesso dentro di lei con un ultimo affondo profondo, mentre il suo urlo soffocato si perdeva contro il mio collo, in un abbraccio disperato che ci lasciò senza fiato.
Rimanemmo immobili per lunghi minuti sulla sdraio, i nostri petti che si alzavano e abbassavano all'unisono, la pelle madida di sudore accarezzata dalla brezza notturna. Lentamente, ci ricompondemmo, rimettendo a posto i vestiti con gesti lenti e circospetti.
Lei mi accarezzò una guancia con un sorriso complice, colmo di una nuova intesa, prima di scivolare silenziosa verso la sua camera. Io rimasi lì ancora un istante, a guardare il mazzo di carte sul tavolino, con il cuore che batteva ancora all'impazzata.
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