Primo appuntamento
Avevamo parlato su Tinder per qualche giorno, giusto il tempo di scambiarsi battute piccanti e scoprire che entrambi cercavamo la stessa cosa: eccitazione, chimica, niente complicazioni. Quando mi propose di vederci per un aperitivo, accettai senza esitazioni.
Il bar scelto era un locale alla moda, con luci soffuse e musica jazz in sottofondo. Quando arrivai, lei era già seduta al bancone, un bicchiere di spritz tra le dita affusolate. Indossava un vestito rosso aderente che lasciava poco spazio all’immaginazione, le gambe accavallate in modo studiato, la bocca dipinta di un rosso fuoco che prometteva guai.
Mi sorrise mentre mi avvicinavo. “Dal vivo sei meglio che in foto,” disse, sorseggiando il cocktail con uno sguardo che mi spogliava già.
“Anche tu,” risposi, cercando di non farmi distrarre troppo dalle sue labbra e dal profumo che emanava, un misto di vaniglia e desiderio.
Parlammo il minimo indispensabile. Il gioco di sguardi, i suoi gesti lenti e studiati, la lingua che umettava appena il labbro inferiore: tutto gridava voglia. Mi sfiorava il ginocchio con il suo, lasciava che la sua mano si appoggiasse sulla mia mentre rideva. Il contatto era costante, e ogni minuto che passava sapevamo entrambi dove saremmo finiti.
Dopo un altro drink, le misi una mano sulla coscia, sotto il tavolo. Lei trattenne il respiro, ma non si scostò. Anzi, si avvicinò ancora di più.
“Dov’è il bagno?” chiese poi al barista, con un sorrisetto che tradiva le sue intenzioni.
Aspettai qualche secondo, poi mi alzai e la seguii.
Il bagno era piccolo e pulito, con la porta che si chiudeva a chiave. Appena la chiudemmo, la spinsi contro la parete e le afferrai i fianchi. Il nostro bacio fu un’esplosione di desiderio represso: le nostre lingue si cercarono con voracità, le sue mani mi afferrarono i capelli, tirandomi più vicino.
Sollevai il suo vestito, scoprendo cosce lisce e un tanga di pizzo nero. Le mie dita scivolarono tra le sue gambe, trovandola già umida.
“Ti eccita così tanto?” le sussurrai all’orecchio, mordendole piano il lobo.
Lei gemette piano, stringendosi contro di me. “Sei tu che mi fai questo effetto.”
Abbassai la testa e baciai il suo collo, scendendo lungo la scollatura mentre lei si contorceva tra le mie braccia. Il mio respiro si fece più pesante quando sentii le sue dita slacciare la mia cintura.
Le sollevai una coscia e la spinsi contro il lavandino. La guardai negli occhi mentre la penetravo lentamente, sentendo il suo corpo stringersi attorno a me con un calore travolgente. Lei ansimò, le mani che si aggrappavano alle mie spalle.
Il ritmo divenne più rapido, i nostri movimenti disperati e affamati. Ogni colpo la faceva gemere più forte, il suono soffocato dalla mia bocca sulla sua. Il rischio di essere scoperti rendeva tutto ancora più intenso, più elettrico.
Quando il piacere ci travolse, ci stringemmo forte, tremanti. Restammo così per qualche secondo, il respiro affannato, i corpi incollati dal sudore.
Lei si ricompose con un sorriso complice, sistemando il vestito. “Direi che il nostro match è stato… interessante.”
Mi baciò ancora, veloce, prima di uscire per prima, lasciandomi con il sapore della sua bocca ancora sulle labbra.
Sapevo che ci sarebbe stato un secondo round.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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