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Bodycount: con quante persone sei andato a letto?


Attualità 24.06.2026 27   |   Canali: sesso partner

Bodycount: con quante persone sei andato a letto?

C’è una domanda che negli ultimi mesi è tornata a insinuarsi nelle conversazioni online, nei podcast, nei reel pseudo-psicologici e perfino nei flirt da aperitivo:

“Con quante persone sei andato/a a letto?”

Domanda apparentemente innocente. In realtà, una delle più cariche di giudizio che esistano.

La chiamano bodycount, parola presa in prestito dall’inglese che un tempo indicava i caduti in guerra e che oggi, con una certa ironia inquietante, viene usata per contare i partner sessuali di una persona. Una specie di pagella erotica contemporanea, trasformata rapidamente in ossessione collettiva.

A riflettere sul tema è stata Maïa Mazaurette, storica firma dedicata alla sessualità per il quotidiano francese Le Monde, che in un articolo brillante, provocatorio e lucidissimo ha smontato pezzo per pezzo l’idea secondo cui esisterebbe un numero “giusto” di esperienze sessuali.

E diciamolo subito: per chi vive il sesso come scoperta, gioco, libertà e possibilità (come accade spesso nel mondo dello scambismo e delle relazioni aperte) questa domanda ha qualcosa di profondamente assurdo.

Perché mai il desiderio dovrebbe essere misurato con il pallottoliere?

Il ritorno del puritanesimo… travestito da modernità

Secondo Mazaurette, il dibattito sul bodycount è diventato il nuovo passatempo dei moralisti digitali. Le donne con molti partner vengono ancora descritte come “troppo facili”, mentre gli uomini molto attivi sessualmente oscillano tra l’essere ammirati e considerati compulsivi.

Ma la parte più interessante della riflessione è un’altra: il giudizio non colpisce solo le donne.

Uno studio pubblicato nel 2025 su Scientific Reports, condotto in 11 paesi e 5 continenti, mostra che le persone con un numero moderato di partner vengono percepite come più desiderabili rispetto a chi ha avuto moltissime esperienze. Vale per tutti. Uomini e donne.

In pratica, la società continua a mandarci lo stesso messaggio di sempre: il sesso va bene, purché resti entro limiti considerati “decorosi”.

Limiti che, guarda caso, nessuno sa definire davvero.

Perché 4 partner sembrano “normali”, 12 iniziano a far discutere e 36 diventano improvvisamente scandalosi? Chi decide dove finisce la libertà e inizia “l’eccesso”? E soprattutto: perché avere molti amanti dovrebbe essere considerato meno nobile dell’avere molte esperienze di viaggio, molte passioni o molti amici?

Quando il sesso viene trattato come consumo

Una delle accuse più frequenti verso chi ha molti partner è quella di vivere il sesso in modo superficiale. Come se cambiare spesso amante significasse automaticamente svuotare il desiderio di significato.

Eppure chi frequenta davvero ambienti libertini sa bene quanto questa idea sia distante dalla realtà. Ci sono incontri di una sola notte capaci di lasciare addosso più emozioni di intere relazioni trascinate per anni nella noia.
Esistono persone con una vita sessuale intensissima che hanno un rispetto enorme per il consenso, l’ascolto e la connessione emotiva. E ne esistono altre, apparentemente “tradizionali”, che vivono il sesso come una routine meccanica e disinteressata.

La quantità non annulla la qualità, anzi. A volte l’esperienza rende più sensibili, più attenti, più curiosi verso il piacere altrui. Più capaci di leggere il linguaggio del corpo, le sfumature del desiderio, le dinamiche della seduzione.

Una “collezione” di amanti

Mazaurette propone persino di cambiare il modo in cui raccontiamo le esperienze sessuali. Non più una “conta”, non più un elenco giudicabile, ma una collezione.

Un’immagine bellissima, perché ogni amante lascia qualcosa: un ricordo, un dettaglio, un modo diverso di toccare, guardare, respirare. Alcuni incontri durano una notte, altri anni. Alcuni insegnano tenerezza, altri audacia. Alcuni restano addosso come profumo sulla pelle.

E forse è proprio questo che spaventa ancora una parte della società: l’idea che il sesso possa essere vissuto non come dovere o destinazione finale, ma come esperienza culturale, emotiva, sensoriale.

Il vero paradosso

La cosa più incoerente di tutte, sottolinea la giornalista francese, è che viviamo in un’epoca che si lamenta continuamente del calo del desiderio, della crisi della coppia, della diminuzione dei rapporti sessuali… e contemporaneamente continua a colpevolizzare chi il sesso lo vive davvero.

Non possiamo trasformare in colpa sia l’astinenza sia l’abbondanza.

Perché allora il messaggio implicito diventa uno solo: fate l’amore, ma poco. Con moderazione. Possibilmente senza divertirvi troppo.

Ed è forse proprio qui che le comunità libertine come la nostra rappresentano qualcosa di prezioso: uno spazio dove il desiderio smette di essere giudicato attraverso la quantità e torna a essere osservato attraverso la qualità dell’esperienza, il consenso, la libertà e il piacere condiviso.

Il resto, alla fine, sono solo numeri.


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