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Ma ha ancora senso fare film porno oggi?


Porno 21.07.2025 24   |   Canali: porno attori porno attrici porno rocco siffredi

Ma ha ancora senso fare film porno oggi?

Con tutto il porno che c’è in giro – gratuito, amatoriale, iper-personalizzato – l’idea di produrre un film per adulti, con storia, regia, troupe e montaggio, sembra appartenere a un’altra epoca. Eppure, qualcuno lo fa ancora. Perché?

Noi ci siamo messi a curiosare dietro le quinte del settore. E vi raccontiamo cosa abbiamo scoperto.

Il porno oggi: un oceano che non paga

Oggi la pornografia è ovunque, ma è cambiata radicalmente. Brevi clip, creator indipendenti, contenuti su misura venduti in privato. Una marea infinita che si consuma spesso in silenzio, tra uno scroll e l’altro.

I numeri sono enormi: secondo una ricerca di Bedbible, il settore muove quasi 100 miliardi di dollari l’anno. Sì, più di colossi come Netflix, che nel 2023 ne ha fatturati "solo" 31 miliardi.

Ma quei soldi non finiscono nei film. Arrivano da abbonamenti premium, webcam, OnlyFans e piattaforme dove i creator si vendono direttamente.
Anche Pornhub, che è principalmente gratuito, fa numeri mostruosi: oltre 3 miliardi di visite al mese. Eppure riconosce molto poco alle case di produzione: circa 0,66 dollari ogni 1000 visualizzazioni. Un video che fa 100k visualizzazioni riceve 66$.

Fare film è costoso. Eppure qualcuno ci crede ancora

Ma quanto costa girare un film porno? Girare una scena professionale costa tra i 5.000 e i 25.000 dollari. Tanto, verrebbe da dire. Ma c’è ancora chi ci prova. Come sopravvivono?

Con modelli ibridi. I film vengono venduti:

  • Alle televisioni via cavo (soprattutto nel mercato USA, dove canali come Hustler TV o Playboy TV ancora acquistano licenze per trasmettere contenuti premium in orari notturni);

  • Alle piattaforme VOD internazionali, spesso collegate a portali generalisti ma con sezioni premium (es. Adult Time, Reality Kings, Brazzers);

  • Agli hotel e ai servizi di video a pagamento on demand (ancora attivi in alcune catene internazionali);

  • A distributori internazionali, per la localizzazione e il riutilizzo in mercati non anglofoni (dove c'è ancora margine, soprattutto in Asia e Sudamerica);

  • Ad archivi e collezionisti, per contenuti in edizione limitata, DVD e cofanetti per nicchie di appassionati.

Chi li fa davvero, i film? E perché?

Il nome più noto è ovviamente Rocco Siffredi. Con la sua casa di produzione a Budapest, continua a girare film, vendere contenuti in abbonamento, collaborare con portali internazionali. Rocco non è solo un performer: è un marchio, con merchandising, eventi, una Academy e tanto know-how industriale alle spalle.

C’è poi Erika Lust, che ha scelto la strada opposta. Meno quantità, più qualità. Storie vere, attenzione all’inclusività, regia d’autore. I suoi film non puntano ai numeri, ma al valore percepito: vengono venduti su piattaforme proprietarie (Lust Cinema, XConfessions) a un pubblico globale e affezionato. Un altro campionato, fatto di stile e identità.

Tra questi due poli si muove un universo di piccoli produttori: studi specializzati (Kink.com, TransErotica), brand di nicchia (Vixen, Reality Kings), festival di cinema erotico, e distribuzioni regionali che ancora reggono in Paesi come Giappone o Germania.

E in Italia? Più OnlyFans che cinepresa

Oltre a Siffredi, il porno italiano “classico” si è molto ridotto. Molti performer hanno abbandonato la filiera produttiva per puntare tutto sull’autoproduzione: si promuovono sui social, vendono direttamente ai fan, gestiscono in autonomia contenuti, cataloghi e community: Valentina Nappi e Martina Smeraldi puntando a modelli più ibridi, mentre Max Felicitas ha fatto del fai-da-te digitale il suo modello vincente.

Il futuro: tra AI, immersione e desiderio umano

Guardando avanti, vedremo probabilmente due grandi strade. Da un lato, i grandi studi che punteranno su esperienze immersive, come la realtà virtuale o aumentata. Dall’altro, l’arrivo sempre più concreto dell’intelligenza artificiale: attori sintetici, porno generato da prompt, avatar credibili e iperpersonalizzati (di cui sarà impossibile capirne la vericidità).

Ma attenzione: più cresceranno i contenuti artificiali, più aumenterà il valore del porno “vero”, fatto di persone, emozioni, relazioni. In un panorama saturo di immagini perfette ma fredde, secondo noi ci sarà ancora spazio per qualcosa di imperfetto ma autentico. Ed è lì che i film, se sanno reinventarsi, potranno ancora avere un senso.

Il film porno può sopravvivere. Se diventa qualcosa di più

Oggi non basta più “girare una scena”. Serve offrire un’esperienza. Un punto di vista. Una storia che abbia qualcosa da dire.

E proprio per questo, crediamo che il film porno – se cambia pelle – possa ancora essere uno spazio di esplorazione culturale, erotica e umana.

Perché in fondo, in un mondo che ti offre tutto in mille frammenti, forse ciò che resterà sarà proprio ciò che ha un inizio, una fine e un senso. Sì, anche nel Porno.


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