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Lui & Lei

Episodio 1: L'Oggetto del Desiderio


di Sim02
13.04.2026    |    780    |    2 8.0
"Lui la guidò verso il letto, facendola sdraiare, per poi posizionarsi sopra di lei ma a corpi invertiti, in un perfetto e geometrico incastro..."
La pioggia batteva contro le vetrate del suo attico a Milano, distorcendo le luci dei grattacieli di Porta Nuova in striature di neon liquido. Alle sue spalle, nella camera padronale, sua moglie dormiva, il respiro regolare e rassicurante di una vita costruita su certezze granitiche.

Lui aveva sessant'anni. I capelli brizzolati, qualche segno del tempo attorno agli occhi e un corpo solido, modellato più dalle tensioni dei consigli di amministrazione che dalla palestra. Eppure, mentre chiudeva la zip del borsone nel buio del salotto, c'era un'energia elettrica nei suoi movimenti. L'iscrizione a quel sito per Sugar Daddy non era nata dalla disperazione, ma da una pura, clinica curiosità predatoria. Voleva testare il mercato del desiderio, ma alle sue condizioni.

Tra centinaia di profili banali, aveva scelto lei. Camilla. Ventidue anni, studentessa, occhi grandi e un sorriso che tradiva un mix di arroganza giovanile e profonda insicurezza.

Si incontrarono due sere dopo, nel lounge bar di un hotel cinque stelle.

Quando lei arrivò, nervosa, si aspettava il solito professionista viscido. Invece trovò un uomo che non aveva bisogno di dimostrare nulla. Sul tavolino basso, accanto al suo bicchiere di cristallo, riposava un'elegante scatola nera con un nastro di raso.

«Siediti e bevi un sorso. Sei tesa, e la tensione rovina il sapore delle cose,» le disse lui, con una voce profonda, calda, che sapeva di vetiver e di caffè nero. Un tono che non ammetteva repliche.

Lei obbedì, gli occhi incollati alla scatola.
«Non amo parlare di cifre, Camilla. La volgarità del contante toglie poesia all'attesa. Aprile.»

Con dita tremanti, lei sciolse il nastro. Adagiate all'interno c'erano un paio di décolleté di una celebre maison francese: pelle nera morbidissima, un tacco vertiginoso e l'inconfondibile suola laccata di rosso scuro. Un oggetto del desiderio assoluto.

«Sono tue,» sussurrò lui. «A una condizione. Quando saliremo nella mia suite, voglio che tu le indossi. E voglio che tu non indossi nient'altro.»

Il patto era sigillato. Quel dono era una catena di lusso, e lei se la stava avvolgendo volontariamente intorno alle caviglie.

Nella suite all'ultimo piano, l'aria divenne improvvisamente densa. Lui non si avventò su di lei. Le chiese di spogliarsi e di infilare le scarpe. Camilla rimase in piedi al centro della stanza, vulnerabile, bellissima, la nudità acerba esaltata da quell'accessorio così adulto e aggressivo.

Lui si avvicinò lentamente. Dalla tasca della giacca estrasse una cravatta di seta scura.
«La vista distrae, Camilla,» mormorò, passandole la seta sugli occhi e annodandola dietro la nuca. Il mondo di lei divenne buio. «Voglio che tu senta solo me.»

Privata della vista, ogni rumore divenne un boato. Sentì un fruscio lieve. Poi, qualcosa di incredibilmente morbido e inconsistente iniziò a tracciare linee invisibili lungo il suo collo. Era una piuma. Lui la faceva scivolare con una lentezza estenuante sulle clavicole, sfiorando i seni fino a farle inturgidire i capezzoli, per poi scendere sul ventre piatto.

Lei fremette. La mente cercava di anticipare il tocco successivo, ma lui era imprevedibile. La piuma accarezzava l'interno delle sue cosce, indugiando pericolosamente vicino al suo centro, per poi ritrarsi proprio quando lei dischiudeva le gambe cercandone il contatto. Quel gioco psicologico e sensoriale la stava portando alla follia. Sentiva il proprio corpo reagire con una prepotenza sconosciuta: era bagnata di puro desiderio, umida e fremente sotto quel supplizio delizioso.

«Ti prego...» sussurrò lei, la voce rotta, perdendo ogni parvenza di controllo.

«Hai così tanta fame?» le chiese lui, la voce bassa, sorridendo nel buio.

Lui la guidò verso il letto, facendola sdraiare, per poi posizionarsi sopra di lei ma a corpi invertiti, in un perfetto e geometrico incastro. Quando Camilla sentì il calore della virilità di lui sfiorarle le labbra, aprì la bocca con un'ingordigia che la sorprese. Ne assaggiò il sapore con devozione, mentre le labbra e la lingua esperta dell'uomo la esploravano dal basso, portandola sull'orlo del precipizio con una maestria che la stordì.

Ma il desiderio in Camilla era diventato un incendio incontrollabile. Non le bastava più. Con un movimento rapido, si tolse la benda. Si sollevò, interrompendo quel gioco simmetrico, e si mise a cavalcioni sui fianchi di lui. Lo guardò negli occhi, le guance arrossate, il respiro corto, e poi si lasciò cadere, accogliendolo dentro di sé fino in fondo.

Un gemito lungo e profondo le sfuggì dalle labbra. Iniziò a muoversi sopra di lui, cavalcando quel piacere con una foga nuova, dettando il ritmo. Eppure, anche da sotto, era lui a dominare la scena: le sue mani grandi e sicure le afferravano i fianchi, guidando le sue spinte, spingendola sempre più a fondo, fino a farla esplodere in un orgasmo che la lasciò svuotata, tremante, accasciata sul suo petto.

Ore dopo, mentre lui si rivestiva allacciandosi il polsino della camicia con gesti misurati, Camilla lo guardava dal letto. Aveva un fidanzato a casa, un coetaneo che ora le sembrava solo un ricordo insapore. Aveva appena assaggiato qualcosa di cui non avrebbe più potuto fare a meno.

Lui prese la giacca e si voltò verso la porta.
«A giovedì, Camilla.»

E lei rimase lì, a fissare il vuoto, consapevole che il gioco era appena iniziato e che il suo corpo, ormai, non le apparteneva più.

Nota dell'autore: L'esperienza insegna che l'erotismo più potente non risiede nel possedere il corpo di una donna, ma nel creare un'attesa tale da spingerla a implorare di essere presa. E tu, lettrice... c'è mai stato un momento in cui l'attesa ti ha fatto perdere del tutto il controllo? Se ti va, raccontami la tua mossa.......
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