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Lui & Lei

Puttana per una notte


di Membro VIP di Annunci69.it Lucienk
03.06.2026    |    749    |    3 9.5
"Sapevo che, poco distante, mio marito era lì, pronto a sentire ogni dettaglio e a guardare il video..."
​La stanza era finalmente silenziosa, illuminata solo dai riflessi tenui che filtravano dalle persiane. Il respiro di mio marito era tornato regolare contro la mia pelle, un ancoraggio rassicurante dopo l'intensità di quanto era appena accaduto. Il ricordo di quella fantasia — il sesso in auto, io che mi prostituivo, il cuore che batteva all'impazzata — bruciava ancora vivo nella mia mente.
​Mi voltai verso di lui, tracciandogli un segno leggero sul petto, e sussurrai: "Ho questa fantasia da tempo. Voglio provare a fare la puttana di strada. Voglio che tu mi porti lì, che mi lasci scendere e che tu resti a guardare mentre mi vendo a un estraneo. Voglio che tu veda come mi faccio usare."
​Lui mi guardò, e in quell'intesa profonda capii che mi avrebbe assecondata. La sera successiva, il rituale della preparazione ebbe un sapore solenne. Davanti allo specchio, scelsi il trucco più marcato, l'abito più corto, il profumo più intenso. Mio marito mi osservava, complice silenzioso e regista di quel viaggio.
​Il tragitto in auto fu avvolto da un silenzio denso. Quando accostò in quella strada buia, ai margini della città, il mondo esterno sembrò estraneo. "Sei pronta?" mi sussurrò; in quella domanda c'era la conferma che lui sarebbe stato nell'ombra, a osservare ogni mio movimento. Aprii lo sportello, l'aria della notte era fresca, tagliente sulla pelle scoperta.
​Iniziai a camminare. Il peso dei tacchi sull'asfalto scandiva un ritmo provocante. Sentii un motore rallentare. Un’auto scura si accostò, il finestrino scese con un sibilo. Non mi voltai subito, lasciando che il desiderio dell'uomo al volante crescesse. Mi chinai verso il finestrino, sfidando l'oscurità.
​"Cerchi compagnia?" chiesi, la voce ferma.
"Quanto?" rispose lui, gli occhi che mi scorrevano addosso come un predatore.
"In auto, cento," risposi, calcolata. "Ma a casa mia, senza limiti di tempo e senza regole... trecento."
​Accettò. Salii in auto e gli indicai la strada di casa. Appena varcata la soglia, non ci furono convenevoli. Mi spinse contro il muro, le mani che risalivano lungo le cosce con una voracità che mi travolgeva. Ero eccitatissima, mi lasciavo fare tutto quello che voleva. Mi fece inginocchiare davanti a lui; sfilai la sua cintura con una rapidità felina, presi il suo membro già duro e iniziai a leccare la grossa cappella, prendendolo tra le labbra con una dedizione totale. Volevo che sentisse quanto fossi disposta a farmi usare, a fare la puttana, e lo guardavo negli occhi mentre ingoiavo il suo uccello fin quasi in gola.
​Poi mi sollevò, portandomi sul letto. Iniziò a trattarmi come la cosa che avevo scelto di essere. Mi fece restare solo con i reggicalze; lui mi leccava la figa mentre io gli succhiavo il cazzo con devozione. "Ora basta troia, voglio scoparti," disse. Allungai la mano per prendere il preservativo, ma lui mi bloccò: "No, puttana, ti voglio scopare a pelle. Se vuoi sentirmi dentro senza barriere, sono altri centocinquanta."
​Accettai senza esitazione. Misi altri 150€ sul comodino, accanto ai 300 già versati. Il contatto fu un'invasione brutale. Mi penetrò da dietro, un affondo che mi tolse il fiato, mentre le sue mani mi afferravano i fianchi, lasciando i segni. Mi scopava a pecora, schiaffeggiandomi le natiche, poi si sfilò e, giusto il tempo di sputarmi sul buco, affondò nel culo facendomi strillare. "Toh, puttana, ti piace?" Mi cadde l'occhio sulla telecamera del circuito di sorveglianza: la lucina rossa era accesa. Mio marito stava guardando. Guardando dritta verso l'obiettivo, urlai: "Dai porco, sfondami, spaccami, inculami!"
​Lui continuò con una furia animalesca, esplorando ogni mio buco. Ero la sua puttana, la preda che si offriva senza riserve. "Godo, porco, sto per godere!" gridavo, mentre una serie di spasmi mi attraversava il corpo, il ventre che vibrava di piacere. L'apice arrivò violento, un urlo di puro piacere. Lui iniziò a spingere con una velocità cieca, finché non si irrigidì contro di me. Mi afferrò i capelli e inondò il mio culo con la sua sborra. "Toh troia, ti sborro in culo!" Poi mi costrinse a girarmi: "Pulisci il cazzo, guadagnati i soldi, puttana." Assaporai quel gusto forte, il sapore della mia trasgressione, usata fino in fondo come una vera battona.
​Rimasi lì, nel buio, a tremare di pura, viscerale soddisfazione, con l'odore del sesso ancora pesante nell'aria. Sapevo che, poco distante, mio marito era lì, pronto a sentire ogni dettaglio e a guardare il video. Il mio corpo era svuotato, marchiato, e la mia mente era già proiettata al momento in cui avremmo guardato insieme le immagini di quella notte, trasformando quel piacere in un nuovo, oscuro legame tra di noi.
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