Lui & Lei
Galeotto fu il passaggio
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18.08.2026 |
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"Tocco le sue tette dure e prorompenti sentendo i suoi capezzoli duri attraverso il vestito, prima di ricominciare a toccarle la figa, sempre con più decisione e voglia..."
Il seguente racconto è veritiero ed ispirato a fatti realmente accaduti. Nomi e luoghi sono stati cambiati, per far si che non siano riconducibili alle persone reali.In una calda serata di maggio, anni fa dopo un allenamento, ero reduce da una cena ed una serata fra compagni di squadra. Alla fine della cena il gruppo si era ormai sciolto, ma io e altri due amici decidiamo di proseguire per il bicchiere della staffa. Fra un paio di birre e due chiacchiere il locale iniziava ormai a svuotarsi ed oltre a noi erano rimaste 5 persone: una coppia ad un tavolo ed un'altra coppia ed una ragazza in un altro.
Ad un certo punto inizio ad incrociare il mio sguardo con la ragazza insieme alla coppia, un po' perchè molto appariscente e bella ed un po' perchè, nonostante la musica ad alto volume, mi sembrava fosse nel bel mezzo di una discussione abbastanza accesa con le altre due persone. Indossava un abito molto attillato con uno spacco vertiginoso lungo la schiena ed una bellissima scollatura lasciava intravedere un seno importante, duro e sodo. A tratti io la guardo e lei mi guarda, prima di ricominciare a discutere con l'amica. Lo scambio di sguardi continua fino a quando, ad un certo punto, io decido di uscire per fumare una sigaretta. Non passano due minuti e la ragazza esce e mi chiede l'accendino.
Incuriosito dalla situazione insolita le chiedo:
"Come va?"
Mi guarda con un'aria decisamente stralunata e mi risponde "Guarda, fai pure la domanda di riserva... era meglio se fossi stata a casa stasera"
"Come mai? Cosa è successo?"
"Ma nulla di che, c'è stato un episodio che mi ha fatta innervosire e sto discutendo con la mia amica"
"Avevo notato"
"Grazie comunque.. un po' di buona compagnia, seppur breve, in questa serata di m..."
Ci salutiamo ed ognuno riprende la propria strada nel locale.
Torniamo ai nostri tavoli. Ordino un gin-lemon e riprendo a chiacchierare con gli amici. Uno di loro è in dirittura d'arrivo e prossimo ai saluti. L'altro mi comunica che a breve se ne sarebbe andato, perchè stanco.
Il tempo di bere il gin-lemon e poi - penso - "Mi toccherà andare a casa, nonostante non abbia sonno".
La ragazza dell'altro tavolo, di tanto in tanto, continua a lanciare occhiatine e sorride. Poi si volta e ricomincia a guardare in cagnesco la sua amica.
Passano una decina di minuti e noi ci stiamo apprestando ad andarcene. Proprio mentre siamo in cassa e stiamo per pagare, la ragazza dall'abitino mozzafiato si alza di scatto, prende la borsa ed esce dal locale.
Noi usciamo, saluto il mio amico e mi dirigo verso la macchina, quando ad un certo punto vedo la ragazza seduta su un muretto intenta a guardare il suo telefono.
"Non è proprio serata, eh?"
"No guarda, non è proprio serata!"
Passa qualche secondo e mi chiede "E' lontana la stazione?"
Io la guardo un po' perplesso e le rispondo "No, non è lontana, ma a quest'ora non ci sono treni. Dove abiti tu?"
"In provincia di Milano, mi risponde"
"Ma scusa cosa fai? Vai in stazione e stai lì 4 ore ad aspettare? Non ci sono treni fino alle 6"
"Si guarda, piuttosto che rientrare lo faccio"
In quel momento mi rendo conto che la situazione non fosse particolarmente carina ed onestamente, di lasciare una ragazza in stazione alle 4 del mattino non sarebbe stato il massimo, soprattutto considerato che la gente che gira durante la notte.
Senza pensarci due volte le dico "Senti, facciamo una cosa. Andiamo a bere qualcosa, tanto non ho voglia di andare a casa"
Mi guarda e mi dice "Va bene, mi hai convinta"
Andiamo alla ricerca di un locale aperto (ne conoscevo giusto un paio che erano soliti tirare fino a tardi) e nel frattempo mi racconta brevemente che cosa fosse successo e come mai la serata si fosse rivelata così storta.
Durante quella mezz'ora trascorsa insieme mi rendo conto che fra noi è nata una simpatia, una sorta di attrazione. Pariamo di cose serie, ridiamo, scherziamo ed a tratti ci stuzzichiamo.
Uscendo dal locale dopo una mezz'ora mi rendo conto che non posso (e non voglio!) lasciarla in stazione, così senza pensarci due volte le dico "Senti, io in stazione non ti lascio, se vuoi ti accompagno a casa". Lei mi guarda e sorridendo mi dice "Grazie, sei il mio salvatore" e mi bacia sulla bocca.
Un po' preso alla sprovvista, ma per niente indispettito da quel bacio, ci dirigiamo verso la macchina e mi rendo conto che fra me e lei ci sono un feeling ed un'attrazione veramente allucinanti.
"Comunque volevo farti notare che mi hai messo la lingua in bocca e non sappiamo neanche come ci chiamiamo"
"Piacere, Monica" mi risponde scoppiando a ridere.
Stiamo per arrivare alla macchina ed improvvisamente mi avvicino a lei e la bacio. Le mie mani scivolano sulla sua schiena nuda e lei si stringe a me mentre affonda la sua lingua nella mia bocca. Un bacio a dir poco stupendo, pieno di passione e di voglia.
Partiamo. In macchina c'è "Your latest trick" dei Dire Straits e noi continuiamo a ridere e scherzare.
"Senti, posso chiederti una cosa?"
"Certo, dimmi" le rispondo.
"Ti dà fastidio se mi tolgo le scarpe"
Senza pensarci, complice l'alcol e dopo un'ora che scherzavamo maliziosamente le dico ridendo "Guarda, puoi toglierti anche le mutande se vuoi, nessun problema"
Lei mi guarda con gli occhi fissi e seri e senza dire una parola si sfila le mutandine da sotto il suo abito, lanciandomele addosso.
"Ti senti meglio adesso?" le chiedo
"Non particolarmente, però ero curiosa di vedere la tua faccia"
"E che faccia ho?"
"Hai la faccia di chi mi vuole scopare fin dal primo momento che mi hai vista"
Cazzo era così evidente?
Percorriamo il tragitto sulla A4 con le nostre mani che accarezzano e toccano. Carezze sempre più intense ed audaci, sguardi che alternano momenti di eccitazione a momenti di imbarazzo reciproco, mentre nell'aria si sente la voglia che cresce. La mia mano scivola lentamente verso il suo interno coscia in maniera sempre più audace e sembra essere sempre più attratta dal suo calore. Le mie dita accarezzano le sue labbra, sfiorandole appena, mentre lei allarga leggermente le gambe. Massaggio il suo clitoride e poi infilo un dito nella sua figa che è già fradicia e vogliosa. Continuo a guidare e continuo a toccarla. Tocco le sue tette dure e prorompenti sentendo i suoi capezzoli duri attraverso il vestito, prima di ricominciare a toccarle la figa, sempre con più decisione e voglia.
Le sue mani sfiorano i bottoni dei miei jeans e continuano a toccare il mio cazzo ormai duro, un tocco sempre più deciso, sempre più intraprendente fino a quando, senza neanche accorgermene, sento i miei pantaloni che piano piano si sbottonano. Monica infila una mano dentro ai miei boxer, guardandomi fisso negli occhi ed inizia a masturbarmi.
"Se continuiamo così non ci arriviamo a casa tua"
"Stai zitto" mi risponde, e mentre continua a guardarmi fisso negli occhi si china su di me per prendere il mio cazzo voglioso nella sua bocca.
La sua lingua scivola prolungatamente sulla mia cappella, girandole intorno ed accarezzandola con le labbra, prima di prenderlo tutto, con decisione, iniziando a succhiare avidamente.
"Hai un bel cazzo, lo sai?" mi dice alzando lo sguardo verso di me
"Felice che sia di tuo gradimento" le rispondo, mentre lei si rimette a succhiare.
In quel momento penso che avrei voluto accompagnarla a Brindisi, piuttosto che a Milano.
Dopo un pompino di 20 minuti io sono letteralmente eccitato ed al limite. Lei si alza e si ricompone, per darmi le indicazioni dell'ultimo tratto di strada.
Attraversiamo la parte sud di Milano, abbandoniamo la tangenziale e, dopo una decina di minuti, siamo ormai prossimi alla destinazione.
Raggiunto un grande parcheggio di fronte ad una serie di villette a schiera, fermo la macchina, la guardo intensamente e le dico
"Credo che abbiamo lasciato qualcosa in sospeso, non credi?"
"Credo proprio di si, è un vero peccato"
Fra me e me stavo già iniziando ad imprecare, quando d'un tratto sento "Vieni scemo! Beviamo qualcosa"
Percorriamo un vialetto illuminato da piccoli lampioncini ed in un attimo siamo in casa sua.
Chiude la porta a chiave, si avvicina e mi mette la lingua in bocca.
"Mettiti comodo, prendo qualcosa da bere"
Mi siedo sul divano e dopo un minuto mi raggiunge con una bottiglia di Muller, un brindisi e le nostre lingue tornano a cercarsi, ad intrecciarsi, con foga e desiderio.
"Potrei essere un serial killer, lo sai?"
"Sei un serial killer che mi ha salvata da una nottataccia, quindi arrivati a questo punto corro il rischio"
Si alza, sfila il suo vestito, toglie il reggiseno e si mette a cavalcioni su di me, porgendomi il suo collo. Quelle tette sono qualcosa di fenomenale. Una quarta abbondante e soda, con due capezzoli duri che io non posso fare a meno di leccare all'istante. Succhio e lecco le sue tette mentre le mie mani le stringono leggermente. Lecco e bacio il suo collo, la sua bocca, prima di ritornare a succhiare i capezzoli quando in un istante scivolo sotto di lei, che rimane in ginocchio sul divano. Io ormai sono seduto per terra e lei è seduta sul mio viso, permettendomi di leccare quelle belle labbra carnose e pronunciate, dal sapore sublime. Monica appoggia le mani sullo schienale del divano, mentre muove il suo bacino sulla mia bocca, strofinando la figa sulla mia lingua che continua a leccare incessantemente. La sento ansimare mentre con una mano spinge la mia testa verso di lei e mi chiede di leccarla ancora. Sento che si bagna sempre di più, è eccitatissima.
All'improvviso si ferma e si scosta. Si fa indietro e mi fa sedere nuovamente sul divano. Sbottona la mia camicia senza mai scostare il suo sguardo dai miei occhi e dopo averla lanciata mi sbottona i pantaloni, sfilandomeli con un colpo secco. Si inginocchia e ricomincia a succhiarmi. Questa volta più avidamente, più golosamente. Si ferma, mi guarda e fa scivolare un po' di saliva sul mio cazzo duro, prima di ingoiarlo tutto, fino in fondo, fino a farsi mancare il respiro.
"Voglio che mi scopi" mi dice... ed io non chiedo altro.
Sale ancora su di me e con una mano prende il mio cazzo portandolo verso la sua figa di seta ed iniziando a strofinarlo sulle sue labbra. Un colpo secco e sono dentro di lei. Si muove avanti ed indietro, lentamente, mentre le sue tette sbattono sul mio viso. Si alza e si siede nuovamente sul mio cazzo, strofinando la sua figa bagnata, prima di rimetterselo dentro e di ricominciare a cavalcarmi, sempre più forte.
Siamo andati avanti così... fino a mattina inoltrata, godendo più volte ed ogni volta pronti a ricominciare.
La morale di questa storia?
Se una serata nasce male... non è detto che debba finire male!
Anzi...!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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