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Lui & Lei

Giovane ragazzo mi spia 2


di CarloFrancesca
16.10.2026    |    202    |    4 9.6
"La vagina era fradicia e colava dei miei umori; non riuscivo più a trattenere i gemiti che si mescolavano sempre di più a grida sempre meno controllate..."
Questa é la seconda parte del racconto: Giovane ragazzo mi spia.

Ero distesa sulla sdraio in terrazzo, con la mente confusa dal vino, dal mirto e dall’eccitazione.
Fissavo la finestra del palazzo di fronte, scrutando se il ragazzo fosse lì nascosto a spiarmi, mentre sentivo una voglia incontenibile di continuare a toccarmi.

Mi versai un altro bicchierino di mirto e la mano tornò a sfiorare la vagina, facendo scorrere un dito in mezzo alle grandi labbra e poi sul clitoride.
Ero molto bagnata, il clitoride era gonfio di desiderio e, mentre lo accarezzavo delicatamente, sentii la vagina contrarsi di piacere.

Svuotai quasi tutto il bicchierino in un lungo sorso poi il calore della serata, dell’eccitazione, del vino e del mirto mi spinsero verso il bagno a rinfrescarmi.

Mentre entravo in casa mi fermai un attimo sulla soglia, ancora a fissare la finestra del ragazzo, senza però scorgere la sua sagoma all’interno.

Nel tragitto dalla cucina al bagno mi tolsi il vestito e rimasi completamente nuda.
Prima di entrare in bagno passai dalla camera da letto, la cui finestra dava anch’essa sul balcone, per dare ancora un’occhiata verso la sua stanza.


La camera era ormai in penombra.
Sporgendomi da dietro la tenda notai finalmente un movimento: la tenda della sua camera si stava spostando, lasciando intravedere la sua sagoma.
Mi fermai con il cuore che batteva fortissimo per l’eccitazione.
Tornai sui miei passi, ripresi il vestito e me lo infilai senza abbottonarlo.
Decisi di rientrare in camera, accendere la luce, sfilarmi il vestito e poi andare in bagno: in quel modo lui mi avrebbe vista spogliarmi e mi avrebbe guardata nuda, anche solo per un attimo.


Entrai in camera con il corpo nudo sotto il vestito già sbottonato e vidi la sua testa spuntare da dietro la tenda.
Accesi la luce con il cuore in gola e la mente completamente confusa da tutte le sensazioni che si accavallavano.

Sfilai il vestito lasciandolo cadere sul letto, mi fermai un attimo davanti allo specchio e poi uscii dalla camera lasciando la luce accesa.

Appena entrata in bagno mi buttai sotto la doccia.
Ci rimasi pochissimo, giusto il tempo di rinfrescarmi, e tornai in camera senza asciugarmi.

Appena varcai la soglia guardai subito nella sua direzione: lui era ancora lì, con la testa fuori dalla tenda, a fissarmi.

Mi sentivo sempre più agitata, ma l’eccitazione si era ormai impossessata di me e aveva azzerato completamente i miei freni inibitori e la mia prudenza.

Presi il vestito dal letto e lo infilai a fatica, perché il tessuto si appiccicava alla pelle ancora bagnata.
Lo lasciai sbottonato e mi diressi verso la cucina.
Il vestito aperto lasciava il mio corpo completamente visibile.

Mentre sparecchiavo il tavolo, che si trovava di fronte alla finestra, mi esposi generosamente ai suoi sguardi.
La mente era sempre più eccitata e la voglia di toccarmi e di farmi guardare mentre lo facevo stava diventando irrefrenabile.
Sul tavolo non c’era molto da togliere e finii piuttosto in fretta.
Rimasi un attimo a pensare a cosa fare, leggermente girata verso la finestra, con il vestito ancora aperto.
Con la coda dell’occhio continuavo a guardarlo: restava nascosto dietro la tenda.

Avevo voglia di fumare ancora una sigaretta. Mentre uscivo sul balcone chiusi leggermente il vestito con le mani, senza però abbottonarlo. Mi distesi sulla sdraio, accesi la sigaretta e lasciai che il vestito si aprisse, scoprendo il seno e i capezzoli durissimi.

Con la coda dell’occhio lo osservavo: si era nascosto un po’ di più, ma continuavo a scorgere la sua sagoma.
Il sole era tramontato da un pezzo e stava calando la sera.
Sul tavolino c’era il libro che stavo leggendo.
Mi alzai lasciando che il vestito si aprisse del tutto, accesi la luce del balcone e presi il libro.

Mentre fumavo fingevo di leggere, ma lo sguardo restava fisso su di lui. Tenendo la sigaretta e il libro, il vestito si socchiuse lasciando scoperto un seno e la vagina.
Tenevo le gambe solo leggermente aperte, fingendo che tutto fosse casuale, come se non sapessi di essere spiata.

Quando finii la sigaretta appoggiai la mano sulla coscia. Continuando a fingere di leggere, iniziai ad accarezzarmi dolcemente l’interno coscia, salendo sempre più su, sempre più vicino all’inguine, sempre più vicino alla vagina.
La voglia di toccarmi era ormai quasi irresistibile.
Sentivo la vagina calda e bagnata; mi stavo bagnando in modo indecente e percepivo i miei umori che iniziavano a colare fino all’ano.

Non resistetti più. Il dito scivolò leggero sulla vagina procurandomi un piacere intenso. Avevo un seno scoperto e il dito scorreva lento sul clitoride gonfio e sensibile.

Le gambe si aprirono ancora un poco. Lui stava diventando meno prudente: non solo la testa era quasi completamente fuori dalla tenda, ma anche metà del busto. Ed era nudo.

Vederlo nudo mi stravolse emotivamente e mi fece perdere anche quella pochissima prudenza che ancora mi tratteneva.
Aprii ancora di più le gambe, offrendogli una visione completa della vagina. Posai il libro e mi versai ancora del mirto.

Ormai ero senza freni, eccitatissima, con un desiderio incontrollabile di farmi guardare.

Mentre bevevo l’ennesimo bicchierino mi sollevai sulla sdraio e mi sedetti dritta. Le gambe erano spalancate e il vestito si aprì del tutto sul mio corpo, lasciandomi completamente nuda ai suoi occhi.

Lui, in penombra, forse convinto di non essere visibile, si stava masturbando. La mano scorreva veloce sul pene, che era grande, oscenamente grande.


Mi distesi di nuovo sulla sdraio senza chiudere il vestito. Le gambe rimasero aperte e ripresi il libro.
La mano tornò sulla vagina, il dito scorreva sul clitoride e sentivo l’orgasmo avvicinarsi.
Ero eccitatissima e l’orgasmo esplose pochi secondi dopo. La vagina si contraeva e sentivo gli umori colare in mezzo alle grandi labbra e scendere caldi fino all’ano.

Mi trattenni a fatica, repressi i gemiti, ma ansimavo forte.

La sua mano continuava a muoversi sempre più veloce, poi anche lui venne: i movimenti del suo corpo che si contorceva nel godimento furono piuttosto evidenti.

Nonostante fossi appena venuta, sentivo ancora una voglia irrefrenabile di masturbarmi e di farmi guardare.

Mi alzai mentre lui continuava a fissarmi. Entrando in cucina mi tolsi il vestito e rimasi completamente nuda.

Gironzolai nuda per un paio di minuti fingendo di sistemare qualcosa, in uno stato di eccitazione e confusione totale poi tornai sul balcone, sempre nuda, a prendere le sigarette.
Mentre ne accendevo una mi accorsi che non c’era solo lui a spiarmi: su un altro balcone un uomo anziano mi stava guardando.

Rientrai in cucina uscendo dalla loro visuale e mi appoggiai al lavandino mentre fumavo. Per un attimo mi attraversò un pensiero che mi bloccò: cosa stavo facendo? Forse stavo esagerando ma l’eccitazione prese di nuovo il sopravvento.
 Uscii sul balcone a prendere il libro, finii la sigaretta e la spensi lentamente nel posacenere, poi rientrai e andai in camera da letto, accesi per un attimo la luce grande, poi lasciai solo le due lampade dei comodini. La finestra era aperta e la luce soffusa illuminava abbastanza la stanza da rendermi visibile.

L’armadio di fronte al letto aveva grandi specchi che, quando facevamo sesso con mio marito, ci regalavano visioni eccitanti dei nostri corpi da angolazioni diverse. Mi misi davanti allo specchio e presi la crema per il corpo.
 Mentre me la spalmavo generosamente, con la coda dell’occhio continuavo a osservare i miei due spettatori.

L’anziano stava sul balcone e, senza il minimo pudore, mi fissava; il ragazzo rimaneva seminascosto dalla tenda.

Il mio corpo era sensibilissimo e avevo voglia di godere, avevo voglia di sentirmi penetrata. Mentre le mani passavano sui seni spalmando la crema, sentivo i capezzoli durissimi e sensibili, poi scesero sul sedere, sull’interno cosce e sulla vagina.

Mi stavo di nuovo toccando. Il clitoride era gonfio e la vagina fradicia. Quasi senza rendermene conto presi dal cassetto il vibratore.
 Mi distesi in punta al letto, lo accesi e lo appoggiai sul clitoride.
 L’orgasmo arrivò velocissimo e questa volta i gemiti uscirono incontrollati mentre il corpo si contorceva nel godimento.
Mentre la vagina continuava a pulsare iniziai a penetrarmi con il vibratore.

Lo sguardo era di nuovo rivolto verso il balcone, questa volta in modo molto più evidente.

L’uomo anziano si stava masturbando e il ragazzo non si nascondeva più dietro la tenda: il suo pene era durissimo e, mentre si masturbava, sembrava ostentarmi il corpo nudo e sensuale.


Mentre mi penetravo con sempre più foga, con la mano libera stringevo i seni e i capezzoli.

Ormai guardavo i due uomini in modo palese. Mi girai con le gambe aperte verso la finestra e mi esibii oscenamente ai loro sguardi.

Sentirmi guardata, desiderata ed esibirmi in quel modo, complice la mente annebbiata dal vino e dal mirto, mi stava eccitando come raramente mi era successo. Quell’eccitazione mi stava portando verso uno di quei pochi e fantastici orgasmi vaginali della mia vita.
La mano muoveva sempre più velocemente il vibratore, facendolo scorrere in profondità e con forza.
 Sentivo l’orgasmo avvicinarsi. La vagina era fradicia e colava dei miei umori; non riuscivo più a trattenere i gemiti che si mescolavano sempre di più a grida sempre meno controllate.


Poi l’orgasmo esplose, fortissimo e intenso, accompagnato da un grido.

Fu sconvolgente, devastante. La vagina si contraeva lasciando colare umori caldi e abbondanti, come se avessi urinato.
In quel momento il godimento fu così potente da farmi gridare senza controllo. Non so esattamente quanto durò quello stato inebriante, ma mi sembrò lunghissimo, forse due minuti o anche di più.

Restai ancora diversi minuti ansimante sul letto, con il vibratore ancora dentro la vagina, a guardare i due uomini. Il ragazzo era già venuto da un pezzo, mentre l’uomo anziano si stava ancora masturbando e poco dopo venne anche lui.

Mentre il corpo si rilassava mi prese un certo senso di vergogna. Spensi le luci e mi addormentai, soddisfatta sessualmente ma anche un po’ agitata e turbata.
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