Lui & Lei
la ragazza acqua e sapone
23.06.2026 |
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"Nel portafoglio avevo un preservativo: lei lo ha preso, aperto e, con dolcezza, lo ha infilato per me..."
Venerdì sera ho deciso di andare a una sagra fuori provincia, tanto per cambiare. Faceva un caldo anomalo, fuori da ogni norma, ma dopo una settimana di lavoro non mi andava proprio di restare a casa a guardare i Mondiali, tra l'altro senza l'Italia. Così ho preso la macchina e sono partito.Dopo circa 35 minuti di strada, sono arrivato. Prima di me ha parcheggiato una supersportiva e io mi sono messo vicino. Spento il motore e tolta la cintura, appena ho aperto la porta ho visto il conducente: un ragazzo alto più o meno un metro e settantotto, abbronzato, con la camicia aperta per mostrare un tatuaggio; indossava pantaloni di una certa categoria e scarpe costose. Avrà avuto sui 28-30 anni; un bel tipo. Poi è scesa lei: avete presente la bellezza della natura, un fiore? Logicamente ho pensato: "Dove vuoi che vada io con una del genere? È una ragazza di prima categoria". Aveva un viso che esprimeva tutto: bastava guardarla per innamorarsi. Era vestita in modo semplice: una gonna non provocante, sandalini e una maglietta rosa a scollo a V. Avrà avuto sì e no 22-23 anni, capelli lunghi castani un po' mossi e un fisico sportivo. Non ho guardato più di tanto, dato che lui mi fissava spesso. Dopo, non li ho più visti per il resto della serata.
Sono andato al banco per ordinare qualcosa da bere e da mangiare. Dalla fila opposta c'erano lei, lui e altri suoi amici; lei era un po' in disparte, quasi timida. Verso la fine della serata, ho deciso di tornare a casa. Arrivato al parcheggio, li ho visti. Lui, con fare strafottente, le urlava contro in maniera rozza e aggressiva, dicendole che era una sfigata. Lei restava in silenzio. Sono rimasto lì: nel caso la situazione fosse degenerata, ero pronto a dare una mano alla ragazza. Si vedeva che lui era alterato dall'alcol. A un certo punto sono arrivati i suoi amici e gli hanno chiesto se volesse andare in un altro posto, in un locale notturno. La vera natura di quell'individuo è uscita fuori: "Sì, sì, andiamo, tanto lei non viene a casa con me", aggiungendo un insulto diretto a lei. Lei, agitata, gli ha risposto: "Ho la batteria del cellulare scarica e ho pochi spicci per chiamare un taxi".
Poi ho visto lei uscire a piedi dal parcheggio, a testa bassa; lui, invece, facendo una sgommata e alzando un polverone, è sfrecciato via a tutta velocità. Ho corso verso la ragazza e le ho chiesto: "È tutto a posto?". Lei, con voce tremolante, mi ha risposto: "Non proprio". Quando l'ho vista da vicino, sono rimasto abbagliato dalla sua bellezza: un profumo dolce, zero trucco, semplicemente stupenda. Le ho detto: "Senti, ho assistito a tutto quello che è successo. Se vuoi, ho un caricabatterie portatile". Lei mi ha ringraziato, ma il cavo era rimasto nella macchina di lui; avendo lei un iPhone e io un Android, non c'era modo di aiutarla. Le ho proposto allora: "Vuoi che ti chiami un taxi? Non c'è bisogno che mi ridai i soldi". Lei mi ha spiegato che abitava verso il confine tra Padova e Venezia. "Cavolo", ho pensato, "chissà quanto chiederà".
Lei mi ha risposto: "Sei gentile, grazie mille, ma non perdere tempo per me". In quel momento mi è venuta un'idea: "Senti, se vuoi, io devo fare più o meno lo stesso percorso" (non era vero), "ma da quanto ho capito non sei della zona e hai il cellulare scarico. Ti accompagno io, se ti va". Erano le 2:30, il parcheggio era quasi vuoto e c'era una bella distanza prima di raggiungere un centro abitato. Lei ha detto: "Ok, va bene, grazie, sei gentilissimo". È salita in macchina e siamo partiti. Mi ha dato le coordinate: più o meno 60 km. L'ho guardata e ho detto: "Volevi fare tutta quella strada a piedi?".
Durante il tragitto, parlando di quello che era successo, abbiamo intravisto una pattuglia che aveva fermato il suo amico. Lei ha riso e mi ha detto: "Ora se la scorda la patente, con quello che ha bevuto". Arrivati a destinazione, erano passati più di 50 minuti e avevo un sonno che Dio solo sa; lei mi ha detto: "Senti, se vuoi ti faccio un caffè, così ti svegli un po'. Tanto oggi ho casa libera: i miei sono al lago con parenti e amici".
Dovete pensare che l'avevo vista sempre nell'oscurità. Mi ha fatto parcheggiare all'interno di casa sua, una bella abitazione a schiera in stile moderno. Ha acceso le luci, si è girata verso di me e ha detto: "Avanti". L'ho vista bene solo in quel momento e, senza accorgermene, ho detto: "Sei veramente bellissima". Lei è scoppiata a ridere. Siamo entrati; lei, subito a suo agio, mi ha fatto accomodare in salotto dicendo: "Vado a preparare il caffè". Poco dopo è tornata cambiata, con un pigiama estivo rosa e due tazze di caffè.
Abbiamo parlato molto. A un certo punto mi ha detto: "Visto che non sei sposato e non hai impegni di lavoro, se vuoi puoi dormire qui; così domani mattina ti svegli con calma e riparti". La ho ringraziata. Poi ha aggiunto: "Se vuoi puoi fare la doccia, tanto non c'è nessuno". Era la bontà in persona. "Ok", ho risposto. Mi ha accompagnato in bagno dicendomi: "Usa pure quello che vuoi". Lei è uscita, mi sono svestito ed sono entrato in doccia. Caspita, però, mancava l'asciugamano! Sono uscito dal box doccia completamente nudo proprio mentre lei apriva la porta.
Lei mi ha guardato e ha riso: "Scusa, non l'ho fatto apposta". Quando rideva diventava ancora più bella e il mio corpo non ha tardato a reagire. Lei ha guardato e ha detto: "Ah però, niente male!", ridendo di nuovo. Poi mi ha detto di fare la doccia: tutto era così formale da sembrare surreale. Quando sono uscito e l'ho vista indossare una vestaglia azzurra trasparente, mi sono reso conto di quanto fosse attraente. Si è avvicinata e ha detto: "Voglio ricompensarti in qualche modo per la tua gentilezza. Ma prima rispondi: ti piace fare sesso o fare l'amore?".
A quelle parole ho avuto subito una reazione. Le ho detto: "Senti, io ho 50 anni e tu ne hai 22 o 23; non so dove tu voglia arrivare, ma preferisco fare l'amore". Lei ha aperto la vestaglia e mi ha mostrato il suo corpo completamente nudo: una statua greca, un fisico statuario e un seno bellissimo. Poi ha detto: "Hai detto fare l'amore? Ok, vieni, andiamo in camera mia".
In camera, lei si è tolta tutto, si è avvicinata e mi ha detto: "Voglio fare l'amore stanotte con te. Mi hai aiutato, mi hai consolato, mi sei stato vicino e mi hai fatto ridere". Le ho chiesto: "Sei veramente sicura?". "Certo che sì", ha risposto. Ci siamo scambiati dei baci, poi lei ha iniziato a togliermi i vestiti. Nel frattempo, ho accarezzato il suo seno, morbido e bellissimo. Ormai completamente nudo e con il membro in erezione, lei lo ha preso in mano e ha iniziato a scorrere lentamente lungo l'asta.
Ci siamo stesi nel letto. Nel portafoglio avevo un preservativo: lei lo ha preso, aperto e, con dolcezza, lo ha infilato per me. Mi sembrava di sognare: stavo per fare l'amore con una ragazza meravigliosa. Abbiamo deciso di fare un 69; aveva un po' di peluria, ma non mi dava fastidio, anzi. Sentivo la sua bocca succhiare il mio membro, mentre io leccavo la sua intimità. Emetteva dei mugugni di piacere e lo stesso facevo io. A un certo punto lei si è messa sopra di me e, piano piano, sono entrato. La sua testa si è inarcata all'indietro e i suoi occhi si sono voltati verso l'alto.
A un certo punto ho capito che il preservativo si era rotto e gliel'ho detto. Lei si è alzata, lo ha tolto e mi ha guidato di nuovo dentro; stavolta era molto più intimo e molto più eccitante per entrambi. Lei non ha perso tempo e ha raggiunto l'orgasmo mentre ero ancora dentro. Il mio membro era completamente bagnato dal suo umore, scivolavo facilmente anche se lei era strettissima. Mi ha detto: "Ti prego, non venire dentro e non finire subito, mi sto divertendo tantissimo".
La natura, si sa, non si può comandare. Quando è arrivato il mio momento, le ho chiesto: "Dove la vuoi?". Lei mi ha risposto: "Appena fuori, voglio sentire il tuo seme sulle pareti esterne". Non appena mi sono estratto, ho eiaculato proprio dove voleva: ne è uscita una grande quantità, talmente ero eccitato che un getto le è arrivato direttamente in bocca e lei, con la lingua, lo ha portato in gola. Poi mi ha guardato, ha preso il mio membro e lo ha rimesso dentro; mi ha chiesto allora se avessi voglia di ricominciare, aggiungendo: "Ma stavolta ti voglio sentire venire dentro".
Non è passato molto e sono venuto dentro: è stato fantastico. Lei mi ha detto: "Non ti preoccupare, purtroppo io non posso avere figli". Abbiamo fatto le cinque di mattina e deciso di dormire fino alle undici. Prima di andare via, abbiamo fatto l'amore per la terza volta. Ora di lei non so più niente, ma sicuramente anche lei sentirà la mia mancanza. Sabato proverò ad andare da lei: chissà cosa ne uscirà.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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