Lui & Lei
Le Avventure Di Chiara: La Squadra Di Calcio8
Adam82209
21.06.2026 |
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"Tolsi le mani dalla spalliera della sdraio e, allargandomi le natiche, incitai Bansi..."
Mentre io e Bruno eravamo ancora nel letto mi chiamò Iole. Voleva sapere dove fossi finita. Le dissi che sarei arrivata nel giro di un paio d’ore e di stare tranquilla. Chiusi la chiamata e saltai sulla pancia di Bruno.Lo guardai chiedendogli se avesse voglia di vedermi ancora. Lui mi accarezzò la coscia e mi disse che stava per chiedermi la stessa cosa, ma a condizione che non pretendessi una relazione, perché non voleva legami seri.
Pur rimanendoci inconsciamente male per quella sorta di rifiuto, accettai. Alla fine era quello che volevo anch’io: sesso e compagnia senza impegni.
Mi sdraiai vicino a lui e riprendemmo a chiacchierare. Le campane della chiesa vicina suonarono: era mezzogiorno.
Bruno mi guardò e, sarcasticamente, mi disse che ero libera di andare e che mi avrebbe accompagnato da Iole in qualsiasi momento.
Io allungai una mano tra le sue gambe e iniziai ad accarezzarglielo.
«Questo è per farti capire che sono stata bene con te.»
Mi chinai e gli feci un pompino con ingoio. Avrei fatto volentieri un’altra cavalcata, ma Iole mi aspettava. Aveva già iniziato a mandarmi messaggi dicendomi di spicciarmi.
Quando finii andai a lavarmi ancora e ci avviammo verso casa di Iole per fare la sesta estrazione.
Questa volta Iole estrasse il 14 e io il 6. I due si fecero sentire pochi minuti dopo, proponendo di vederci a casa del numero 14.
Quando arrivammo rimanemmo a bocca aperta. Non era una semplice casa, ma una villa che definire bella sarebbe stato riduttivo.
Il numero 14, il padrone di casa, ci fece accomodare in soggiorno offrendoci da bere. Io ero un po’ tesa, ma i due ragazzi furono gentili e non impiegarono molto a farmi sentire a mio agio.
Il partner di Iole, Sergio, era alto e ben piazzato, con un fortissimo accento fiorentino che lo rendeva simpaticissimo anche quando parlava di cose di per sé banali.
Quanto al numero 6, Bansi, era un ragazzo di origini indiane di ventidue anni e, se non fosse stato per i suoi tratti somatici non proprio italici, avrei giurato che fosse più italiano di tutti noi.
Con buona pace di generali e politici che vedono come una questione genetica l’italianità di un individuo.
Il suo carattere solare e la sua intelligenza stuzzicarono il mio interesse nei suoi confronti, nonostante non fosse propriamente bello. Anzi, a dirla tutta, era anche un po’ bruttino.
Sergio, invece, era un figo della madonna e non perse tempo con Iole che, calda e vogliosa come sempre, si lasciò titillare capezzoli e patatina dopo neanche dieci minuti…
La cena ci fu consegnata e, approfittando della serata stupenda, mangiammo in giardino sotto un gazebo a bordo piscina.
Man mano che prendeva confidenza, la sfacciataggine di Bansi aumentava sempre di più. Se al secondo avevo la sua mano sulla coscia, alla frutta le sue dita accarezzavano il bordo della mia mutandina.
Per fargli capire di andare avanti allargai le gambe e lui non perse tempo a esplorarmi.
Sentivo le sue dita e percepivo la sua voglia.
Infilai la mano nei suoi pantaloni e cominciai ad accarezzarglielo. Non mi ero sbagliata: era eccitatissimo.
Mi chinai verso di lui e cominciai a baciargli la patta dei pantaloni. Se lo tirò fuori e, dopo esserselo menato un paio di volte, me lo poggiò sulle labbra.
Baciai la cappella e ne leccai la punta guardandolo provocatoriamente.
Mentre facevo tutto questo, Iole, seduta di fronte a me, mise un piede sul bordo della mia sedia e l’altro su quella di Bansi, godendosi fino in fondo le tre dita di Sergio nella patata a cosce spalancate.
Le feci spazio e lei ne approfittò per segare con il piede il mio uomo mentre gli facevo un pompino.
Tra un colpo di lingua e l’altro iniziai a leccare anche il piede di lei, che ricambiò ravanando col suo ditone tra le mie cosce.
Sergio sussurrò qualcosa a Iole, la quale annuì guardandomi con un sorriso malizioso e, facendo più forza con i piedi, mi ritrovai deflorata dal suo alluce e con una buona parte del suo piede in bocca.
Mugolai di dolore.
Bansi mi afferrò per i capelli, tirandomi la testa all’indietro con irruenza, e mi infilò il cazzo in bocca fino in fondo.
Soffocai la sensazione di vomito e mi lasciai scopare la gola. Quando iniziai a tossire me lo tolse con la stessa irruenza.
Mi pulii la bocca col dorso della mano e, scivolata sotto il tavolo, ripresi a spompinarlo col culo rivolto verso gli altri due.
Sperando in una loro intromissione, sollevai il vestito, ma sentendo i loro mugolii era chiaro che avevano ben altro da fare.
Così uscii da sotto il tavolo e presi per mano Bansi, portandolo con me sulla sdraio a bordo piscina.
Iniziammo a limonare spogliandoci lentamente.
Quando fummo completamente nudi salì sopra di me. Aveva un odore stupendo e il calore del suo corpo mi eccitò ancora di più.
Come se mi avesse letto nel pensiero, iniziò a baciarmi il collo scendendo lentamente.
Ogni volta che la sua bocca sfiorava il mio corpo un brivido mi faceva sussultare. La sua barba faceva il solletico.
Quando arrivò sulla mia pancia leccò il mio ombelico.
Mi strizzai le tette inarcando la schiena.
Baciò il mio pube e, tirata fuori la lingua, si tuffò nel mare di umori che avevo tra le gambe.
Mi leccava aprendo le grandi labbra con le dita e affondando la lingua dentro di me.
Accarezzai i suoi capelli e lo tirai a me, come se volessi sentire la sua lingua fino in fondo.
Quando tirò su la testa aveva la bocca zuppa di umori e bava ed io ero sul punto di venire.
Messosi sopra di me, lo baciai ripulendogli labbra e bocca e mi avvinghiai a lui con le gambe.
«Scopami… ti voglio.»
Diede un colpo di bacino centrando il buco al primo colpo.
Mi guardò soddisfatto e iniziò a montarmi con decisione.
Ogni affondo mi donava un brivido di piacere incredibile.
Spalancai la bocca e lui ne approfittò per infilarci la lingua, che succhiai energicamente.
Quando la tolse mi fece tenere la bocca aperta, piantandomi le dita sulle guance e facendo scendere un rivolo di saliva in bocca.
«Sei la mia troietta, lo sai?»
Annuii e strinsi ancora di più le gambe, come a dirgli: «Sì, sono la tua troietta e tu il mio porco».
Cambiammo posizione. Mi fece mettere a pecora e mi montò da dietro.
Davanti a me Iole e Sergio scopavano come ricci. Lei era a novanta, con la testa sul tavolo e le mani sulle natiche, agevolando lui che la scopava da dietro a rotta di collo.
Io e Iole ci guardammo in faccia, scambiandoci un sorriso e uno sguardo carico di lussuria. Tutte e due stavamo godendo come pazze nel vederci ed essere scopate in quel modo, alla stessa maniera e nello stesso momento.
Tolsi le mani dalla spalliera della sdraio e, allargandomi le natiche, incitai Bansi.
Lui mi afferrò i capelli e, facendomi inarcare la schiena, mi scopò con più vigore.
Urlai.
Stavo per venire e lui mantenne quel ritmo.
Sentivo il suo pube cozzare sul perineo, spingendo la mia testa contro la sdraio.
Il mio orgasmo risuonò in quel giardino illuminato dalla luce del gazebo come il lamento di una gatta in calore.
Iole mi seguì a ruota dopo qualche minuto.
Ancora stordita, lasciai andare le mie natiche, mentre Bansi non pensava minimamente a fermarsi.
Iole cacciò un urlo di dolore seguito da un:
«Cazzo che male!»
Sergio, incurante di quelle parole, continuò a sodomizzarla senza pietà.
Lei però, lasciandolo fare, gli fece capire di continuare, di non fermarsi. Anzi, dopo un po’ lo incitò dicendogli:
«Spaccami tutta.»
Bansi cominciò a perdere il ritmo. Pur non essendo vicino ad arrivare, era esausto.
Così cambiammo posizione.
Lui si stese sulla sdraio e io montai sopra di lui, impalandomi.
Iniziai a cavalcarlo lavorando di ginocchia.
Quando ebbe ripreso un po’ di fiato mi afferrò il sedere e, sollevandomi leggermente, riprese a martellarmi con vigore.
Ben presto sentii il secondo orgasmo arrivare sempre più vicino, ma il poveretto stava per esplodere.
Lo sentii irrigidirsi, pronto a cacciarmi all’ultimo secondo, ma gli urlai di non azzardarsi e che prendevo la pillola.
Lo sentii esplodere dentro di me e fermarsi proprio quando ero sul punto di godere per la seconda volta.
Io, con il suo cazzo ancora dentro, iniziai a muovermi premendo con tutto il mio peso.
Ripresi l’orgasmo che mi stava sfuggendo, agguantandolo letteralmente per i capelli, e con movimenti rotatori riuscii ad arrivare ancora una volta.
Iole, che non aveva cambiato posizione, ebbe il suo bel carico di crema calda nello sfintere ormai largo e dolorante.
Sergio, soddisfatto del proprio lavoro, si sfilò da lei, lasciandola lì dolorante ma soddisfatta…
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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