Il segreto del testimone gessato
Dopo una decina d’anni tra alti e bassi, mi ero deciso a fare la proposta a Chiara, nonostante qualche mia peregrinazione segreta ogni tanto a colmare un vuoto per il quale lei non avrebbe potuto porre rimedio.
Avevo provato a sondare con delicatezza all’ipotesi di movimentare un poco il nostro rapporto con qualche piccola trasgressione, magari un trio e non con un’altra donna ma inserendo un lui con il quale poter giocare entrambi, ahimè però non né voleva sapere.
Chiara era tremendamente tradizionalista nella sfera sessuale, dove già un rapporto orale avrei dovuto considerarla una conquista, mentre io viceversa, ero parecchio più trasgressivo e sovente provavo piacere a concedermi passivamente in incontri clandestini col mio medesimo sesso, probabilmente lei sospettava di questo mio lato ma era brava nel caso a fare finta di nulla.
Tutto era pronto, due sole settimane al fatidico “Sì”, non fosse stato però per un piccolo, piccolissimo inconveniente.
Luca, il mio testimone nonché migliore amico, già, una settimana prima aveva pensato bene di sbagliare un tornante sull’Appennino lasciando la 998 in strada mentre lui volava di sotto tenendo compagnia ai faggi, diagnosi: Tibia andata in tre punti e gesso assicurato, vestito da testimone prontissimo ma ovviamente non idoneo a contenere un gesso, così mi recai tre volte dalla Clara, la vecchia sarta del paese, per modificare il pantalone affinché contenesse in qualche modo la fasciatura.
Parcheggiai la Golf nel vialetto alberato, il caldo in quei giorni picchiava forte e le cicale cantavano senza sosta fino al tramonto, facendo poi staffetta con grilli e ranocchie la sera, presi i pantaloni dal baule e mi avviai verso il portoncino di legno, scostai lo zerbino ed estrassi la chiave che la madre di Luca mi aveva lasciato prima di andare al lavoro, il campione era fermo a letto come una mummia.
Entrai lasciando la canicola all’esterno, le spesse mura antiche garantivano un po’ di refrigerio passata la porta, presi le scale e mi avviai al piano superiore.
Lo trovai sul letto, steso con solo le mutande con un vecchio ventilatore Philips sparato addosso.
-Eccolo Fogarty, nuova prova vestito!- Esclamai ridendo.
-Ti ci devo sempre mandare in culo?!- Replicò fingendosi stizzito.
Non nego che la visione di Luca in quel modo mi mise un po’ a disagio, un certo imbarazzo, nonostante a dire il vero che privo di vestiti negli spogliatoi della mitica Virtus lo avevo visto numerose volte e che apprezzassi la buona dotazione che mamma gli aveva fornito.
Vederlo steso sul letto in quel contesto però era diverso, il caldo esaltava con piccole gocce di sudore la pelle leggermente ambrata, evidenziando il largo petto ed il piatto addome che via via scendeva sotto il mio sguardo fino a perdersi nel cotone delle mutande, dove spiccava inquieta una discreta bombatura.
-Che fai lì impalato, dai muoviti che proviamo sti cosi e speriamo sia la volta buona!- Disse poggiando la schiena al cuscino.
Mi avvicinai al letto, faticavo a non sentirmi in imbarazzo per i pensieri che giravano per la testa, lui non sapeva nulla dei miei gusti “particolari” o quanto meno non credevo che sospettasse, ma a volte i migliori amici ti conoscono più profondamente delle donne, anche senza parlare, mi guardava con uno sguardo strano, quasi divertito dalla mia improvvisa impacciatura.
-Che c’è ti imbarazza il gesso o altro?- Chiese sghignazzando da idiota.
-Coglione!-Replicai io.
Estrassi i pantaloni dell’involucro e lentamente iniziai a farli passare dai piedi attento a non provocargli dolore, tolsi le scarpe e salendo sul letto per infilare la gamba destra sana, mi sbilanciai e caddi dritto di muso sul suo ventre.
Luca scoppiò in una risata, ed alzando un sopracciglio disse:- Beh tanto che sei lì, ormai, se vuoi…- Strizzò l’occhio maliziosamente, io lo guardai inebetito, con un grosso punto di domanda invisibile sulla testa, lui alzò le spalle alzando lo sguardo indicando laggiù. Io non potevo credere che Luca sospettasse o peggio…sapesse.
Mille pensieri in una manciata di secondi, poi l’istinto quella parte animale racchiusa in tutti noi, a volte prende il sopravvento.
Abbassai gli occhi sull’addome, mi chinai e presi a baciarlo, sfiorando l’ombelico tra i radi peli, scesi e risalii verso il petto, presi a leccargli i capezzoli per poi tornare lentamente giù di nuovo. Sentivo il suo respiro farsi lento e rilassato, silenziosi come sicari, non servivano parole mentre con la mano scostavo le sue mutande lasciando intravedere sempre di più il suo cazzo, il glande largo e leggermente schiacciato in punta, la mia bocca pronta ad assaporarlo, un leggero sapore salato si avvertì sul mio palato, presi a leccare a succhiarne la punta.
Mi alzai e con delicatezza lo liberai dai pantaloni ed infine dalle mutande, un sorriso complice e mi ributtai con più enfasi sul quel membro desiderato, presi a succhiare con movimenti lenti soffermandomi alla punta, mentre con la mano gli accarezzavo le palle, adoravo quella cappella mi dava sensazioni dì potenza, così larga e tozza.
Mi scostai nel letto, togliendomi ogni indumento come mi toglievo ogni inibizione, stavo scopando col mio migliore amico e con chi tra quindici giorni avrebbe firmato con me all’altare, era tutto così eccitante, segreto, e quante volte lasciando sfogo alla mano fantasticavo di fare ciò che ora, realmente, stava accadendo.
Mi misi a cavalcioni, lui mi fece scavalcare le gambe ma mettendomi con culo verso il suo viso, sentivo le sue mani sulle chiappe allargandole e tuffandosi con il viso in mezzo, sentivo la barba grattare nervosa mentre con la lingua prese a danzare sul mio buco, insalivandomi a dovere, entrava ed usciva, un piacere unico, ripresi in bocca il suo cazzo ricomponendo un sessantanove quasi perfetto.
Lo volevo, volevo sentirlo dentro di me, così mi girai, la schiena dritta mentre il cuore batteva più forte, lui sotto, gli sguardi fissi l’uno negli occhi dell’altro, la mia bocca si aprì un poco mentre scendevo e iniziava a premere, il mio culo si apriva, lo lasciava entrare come un ospite atteso da tempo, presi a danzare sempre più forte, più danzavo maggiormente entrava, il letto prese a cigolare rompendo il silenzio mentre mi impalavo.
Luca gemeva, mi chinai in avanti avvinghiandomi al suo collo, le sue mani sui fianchi, poi verso le mie natiche, prese a stringere con maggior forza, d’istinto capii, rialzando il busto per accoglierlo più in profondo, un grido cavernoso, venne.
Il mio retto si riempì del suo seme, ero stremato, ma grande, grande godimento.
-Lo sapevi?- Chiesi mentre con lo zippo accesi la Marlboro straiato sul letto accanto a lui.
-Credo di sì, avevo intuito qualcosa, ma tranquillo, Chiara non sa e non saprà, peccato perché magari in tre…mmhh-
-Idiota!- Risi anche se il pensiero…
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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