Prime Esperienze
Come un temporale estivo
27.10.2025 |
3.211 |
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"L’aria più fresca sotto le dita dei miei piedi, dove mi ha sfiorato la lingua di Andrea..."
Mi ero rifugiata di nuovo nei miei pensieri. Il velluto rosso del divano aveva risucchiato tutta la mia attenzione, immobilizzando le pupille in una digressione fuori dal tempo, fuori dal mio soggiorno. Il rosso intenso è una stoffa liquida, che scivola sotto i miei polpastrelli.
Ma poi le mie pupille si sbloccano. Messa a fuoco repentina sulla mia pelle chiara. La mia mano dal divano scivola sulla pelle familiare di Riccardo, il mio ragazzo.
Torno sulla terra. Le dita dipinte e luccicanti riflettono la luce calda che se ne sta diligente nell’angolo della stanza, ad osservare come il mio desiderio crea un peculiare miscuglio col mio imbarazzo.
Stavamo tutti e quattro in silenzio e occupavamo il divano a tre posti alle due estremità, io e Riccardo sulla chaise longue e lei, Sofia, con il suo ragazzo, Andrea, dall’altra.
Eravamo nella zona di transizione, tra il formale e l’informale, con i piedi nudi attraversavamo il confine della confidenza, affondando piano nell’imbottitura accogliente delle sedute.
Io e lei rivolte verso i nostri ragazzi davamo le spalle al posto rimasto vuoto al centro, uno spazio vuoto che, ancora non lo sapevamo, non ci divideva affatto. Avevo la percezione che l’aria tesa intorno a noi facesse coppia con il soffice velluto rosso, stringendo delicatamente i nostri corpi e avvolgendo la nostra pelle vibrante, come un invito pulsante all’iniziativa.
Lo so, poco fa avevo detto che ero tornata sulla terra, il che è vero, ma per la precisione stavo vivendo quegli attimi in due universi paralleli: desiderio e imbarazzo, che si intrecciavano e si allontanavano in una danza della quale non potevo fare altro che subire il ritmo confondente.
Non mi trovavo semplicemente seduta sul divano, non ero ferma. Il mio corpo era ancorato addosso a quello del mio ragazzo, ma non stavo solo scegliendo cosa fare, cosa dire, o quale strada prendere, ero in balia di repentini e continui salti interdimensionali involontari.
Formicolio, nausea, vertigini ed euforia aggrovigliati in un vortice turbinoso di rimescolio emozionale si rovesciavano nelle mie viscere, risalendo fino in gola e tracciando una ruvida sete fino a infrangersi sulla mia lingua, quella tensione elettrica si convertiva in milioni di cellule sensoriali all’interno delle mie labbra.
L’intenso desiderio si intreccia all’imbarazzo, mi rifugio nella bocca di Riccardo, e ogni volta che premo le labbra sulle sue tutta la mia pelle freme.
Cerco gli occhi di Riccardo in un tacito e impacciato aiuto.
Cosa posso fare? Non posso rimanere di spalle ai ragazzi dietro di me per un tempo infinito, però mi sembra di aver perso la capacità volitiva al momento e mi sento sospesa. L’imbarazzo fa scorrere questi secondi in slowmotion, mentre il desiderio vorrebbe premere a fondo sull’acceleratore.
Vorrei allungare le dita dei piedi per sfiorare quelli di lei... Muovermi verso il desiderio significava rischiare un rifiuto.
Oppure mi potrei alzare e mettere fine a questo interminabile silenzio... Ma muovermi verso l’imbarazzo voleva dire dissolvere tutto bruscamente.
Sospesa fluttuavo, scissa nell’incertezza di varcare o meno quella resistente barriera invisibile.
Ho bisogno di fare qualcosa, di muovermi adesso, di farlo ora.
In bilico sulla soglia decido di staccare i piedi dal suolo per lanciarmi nel vuoto, varcare quel confine.
Un senso di accelerazione improvviso mi accompagna in quel brevissimo ma intenso viaggio in un vasto vortice di disorientamento e distorsione sensoriale. Il formicolio diffuso e lo smarrimento lasciano spazio alla nuova realtà, e il fascino per la curiosità prende il sopravvento.
Sfioro il suo arco del piede con la punta del mio piede e sento rispondere il suo tocco al mio.
L’attrito di quelle carezze era accentuato dai novemila fili di nylon dei miei collant neri. Un velo sottile che non credo ci stesse separando ma piuttosto era parte viva del nostro gioco e solleticava il nostro desiderio.
Respiravamo tutta la tensione accumulata nell’aria, condensata come nuvole dense di cariche elettriche che precedono la pioggia di un caldo pomeriggio estivo.
Una risata allegra si libera nell’atmosfera, come un sottile fulmine in lontananza che preannuncia un rinfrescante temporale inatteso.
La pioggerella gentile inizia a cadere sulle nostre caviglie. A salire sulle sue gambe i miei piedi l’accarezzano delicatamente come conseguenza naturale di quel momento.
i successivi tuoni preannunciano le scariche luminose che accompagnano le gocce di pioggia sempre più grandi. Le nostre mani tracciano scie nel cielo che rimangono impresse per attimi, come fulmini nelle pupille. Sentiamo aumentare il rumore della pioggia, che non mi permette di ricordare quando le nostre bocche morbide sono arrivate a respirarsi l’una dentro l’altra. Assaporo la pioggia dolce che si mescola alle nostre lingue.
Riccardo è aderente alla mia schiena, e mentre sfioro la schiena di Sofia sento che Andrea fa lo stesso con lei.
La presenza gentile dei due ragazzi ci custodisce come un tesoro prezioso.
Il temporale si estende anche su Riccardo e Andrea, e tutti e quattro madidi di pioggia giochiamo a rincorrerci spensierati, i nostri piedi affondano nella terra bagnata che emana il suo odore caratteristico, è inebriante.
La pelle di lei incredibilmente soffice fa crescere la mia passione. Le mie mani scorrono sul suo corpo minuto, poi le mani calde e sapienti di Riccardo fanno lo stesso con me, e Andrea lo rispecchia.
Ora cerco le mani di Andrea, lei risponde intrecciando le dita a quelle di Riccardo e lo scorrere delle mani diventa un unico flusso, la mia pelle vibra, riconoscendosi in quella degli altri.
L’appartenenza di quei gesti si amalgama sempre di più fino a fondersi e diventare irriconoscibile. Come posso spiegarlo? Queste nuove sensazioni mi travolgono.. sento che tutto questo sta cambiando la chimica del mio cervello.
I miei occhi catturano scorci istantanei: sorrisi, la mano di Riccardo sul seno di Sofia, le mie dita intrecciate a quelle di Andrea, la mano di Sofia che guida quella di Riccardo verso il suo ventre, la pelle setosa di Sofia.
Il mio corpo registra frammenti vividi in mezzo a quelli sbiaditi dalle intense emozioni, frame vibranti si susseguono fulminei. La mia lingua avvolta sulle dita di Andrea mentre guido la mano di Riccardo sul corpo di Sofia. L’aria più fresca sotto le dita dei miei piedi, dove mi ha sfiorato la lingua di Andrea.
Addosso, sul mio seno, mani, labbra, lingue.
Ho sete delle loro bocche, di intrecciare la mia lingua alle loro.
Respiri con ritmi differenti si uniscono alla melodia del complesso che invade i miei sensi.
Leccare, succhiare, stringere, afferrare, strusciare, respirare, mordere, toccare, la bocca piena, i segni e l’odore addosso. Musica.
Le ore passano come un unico lungo respiro. Intenso. Umido. Sussurato.
Una canzone mi risveglia la coscienza. Per tutto il tempo avevamo affidato ad Alexa il sottofondo della serata, una playlist di canzoni giapponesi pop anni ‘70. Ma Alexa decide di deviare improvvisamente su una canzone heavy metal. Scoppiamo a ridere.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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