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La Prima Volta alla Villa


di ForrestGump003
14.07.2026    |    918    |    0 8.7
"Questa volta la sua mano si posò sul mio petto, le dita che si aprivano per sentire il battito accelerato del mio cuore attraverso la camicia..."
Era la prima volta che mettevo piede a un evento del genere.
Avevo passato settimane a leggere forum e testimonianze, immaginando corpi intrecciati e sguardi carichi di lussuria, ma non sapevo cosa aspettarmi davvero dalla realtà.
L'invito parlava di una serata privata in una villa isolata, immersa nel buio delle colline. Dress code rigido: scuro per gli uomini, abiti da sera per le donne. E nient'altro sotto. O almeno, così si diceva.

Quando varcai la soglia, il cuore mi batteva nel petto con una violenza tale che temevo potessero sentirlo.
L'aria all'interno era densa. C'era un profumo dolce, un misto di costosi profumi francesi, champagne e quel calore inconfondibile della pelle nuda. Niente volgarità, solo un lusso sfrenato e un'eccitazione palpabile che vibrava a ritmo con la musica lounge.
Presi un drink, cercando rifugio vicino a una grande vetrata.

Fu allora che la vidi.
Un abito nero di seta liquida che le aderiva addosso come una seconda pelle, scivolando su ogni curva. Lo scollo era profondo, audace, e lo spacco laterale lasciava intravedere la pelle nuda e perfetta di una gamba ad ogni suo passo.
Incrociò il mio sguardo. Non lo abbassò.
I suoi occhi erano scuri, liquidi, carichi di una promessa che mi fece improvvisamente mancare l'aria.

"Ti stiamo guardando da quando sei entrato."
La voce femminile, bassa e roca, mi sfiorò la schiena. Mi voltai di scatto.
Si chiamava Laura. Accanto a lei, un uomo elegante, sulla quarantina. Suo marito.
Lui non aveva l'aria gelosa di chi protegge il proprio territorio. Al contrario. Mi squadrava con un sorriso complice, un lampo di eccitazione puro negli occhi nel vedere come fossi completamente rapito dalla bellezza di sua moglie.

"Si vede così tanto che sono nuovo?" riuscii a mormorare, la bocca secca.
"Abbastanza," rise lei, facendo un passo avanti.
Il suo corpo si avvicinò al mio fino a invadere il mio spazio vitale. Potevo sentire il calore che emanava, il respiro leggero che le sollevava il petto.
Mentre parlavamo, Laura iniziò a giocare. La sua mano scivolò lentamente sul mio braccio, le unghie laccate di rosso che tracciavano cerchi invisibili e provocanti sulla manica della mia giacca. Ogni tocco era una scarica elettrica diretta al basso ventre.

Notai che il marito ci osservava, bevendo dal suo bicchiere. E la cosa più eccitante era che Laura voleva che lui guardasse. Lo faceva per lui, e lo faceva per me.
"Ti stiamo mettendo in imbarazzo?" chiese l'uomo, la voce carica di malizia.
"Un po'."
Laura si avvicinò ancora. Questa volta la sua mano si posò sul mio petto, le dita che si aprivano per sentire il battito accelerato del mio cuore attraverso la camicia.
"Non devi. Noi adoriamo... guidare i nuovi arrivati," sussurrò lei, guardandomi dritto sulle labbra.

Più tardi, mi portarono in terrazza.
Il buio ci avvolse, la musica divenne solo un battito ovattato in sottofondo. Eravamo soli.
Laura appoggiò i gomiti alla ringhiera e si inarcò leggermente indietro, offrendo alla mia vista la linea perfetta del suo collo e il solco del seno.
"Stai iniziando a capire cos'è questo posto?" mi chiese, la voce che era ormai un sussurro rovente.
"Credo di sì."
Il marito si posizionò alle mie spalle. Sentivo la sua presenza massiccia e autoritaria, mentre Laura annullava l'ultima distanza tra noi.
Alzò il viso verso il mio. Le sue labbra si fermarono a un millimetro dalle mie. Potevo assaporare il suo respiro che sapeva di champagne e vaniglia. Chiusi gli occhi, aspettando il contatto, lottando contro l'istinto di prenderla per i fianchi e stringerla a me.

Lei non mi baciò. Scivolò di lato, sfiorando con le sue labbra umide il lobo del mio orecchio, facendomi rabbrividire fino al midollo.
"La vera trasgressione," sussurrò, con il respiro caldo che mi solleticava il collo, "è arrendersi totalmente a ciò che il tuo corpo ti sta chiedendo di fare da quando sei entrato qui."
Si allontanò lentamente, lasciandomi con il fiato corto e un desiderio bruciante che mi divorava dall'interno.
Suo marito mi diede una leggera pacca sulla spalla. "Hai un ottimo autocontrollo. Per stasera."

Quando tornai alla macchina, le gambe mi tremavano.
Mi sedetti al volante, l'aria condizionata che cercava di raffreddare il fuoco che avevo ancora addosso.
Lo schermo del telefono si illuminò. Un numero sconosciuto.
"Il tuo profumo mi è rimasto sulla pelle. Stasera sei stato un perfetto gentiluomo. Ma la prossima volta che ci vedremo in quella villa, non avrai i vestiti a farti da scudo. Preparati. — Laura"

Rimasi a fissare lo schermo, il sangue che pulsava nelle vene.
Quella notte non era stata una conclusione. Era solo il preludio.
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