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Scambio di Coppia

UTutto insieme per il primo appuntamento in 4


di Membro VIP di Annunci69.it adamoedeva2022
16.10.2026    |    900    |    4 9.7
"​Dopo il bacio entrambe si sedettero una sopra le gambe del marito dell'altra, incominciando con un lungo bacio..."
Un incontro inaspettato – Il gioco si fa in quattro
​La promessa di rivederci non rimase a lungo soltanto una fantasia.
​Tre settimane dopo, mentre io e Lula stavamo cenando sul divano, il suo telefono vibrò. Sullo schermo comparve un messaggio della donna dai ricci rossi.
​«Buonasera, bellissimi. Vi ricordate di noi? Mio marito ed io non abbiamo smesso di pensare a quella sera. Che ne dite di una cena a casa nostra, venerdì prossimo? Questa volta avremo tutto il tempo per conoscerci meglio.»
​Lula mi mostrò il messaggio con un sorriso malizioso.
​«A quanto pare, non eravamo gli unici ad aver apprezzato quella serata», disse, sfiorandomi il mento con un dito.
​Accettammo.
​Il venerdì successivo ci presentammo all’indirizzo indicato. Ad aprirci fu proprio l’uomo brizzolato, impeccabile in una camicia scura e pantaloni eleganti. Aveva uno sguardo sicuro, un sorriso appena accennato e quella calma di chi sembra sapere sempre più di quanto lasci intendere.
​«Finalmente ci conosciamo come si deve», disse, stringendomi la mano. «Mia moglie mi ha raccontato parecchie cose su di voi.»
​Dalla sala arrivò la risata della rossa.
​«Spero non tutte!»
​Lula entrò per prima. Indossava un abito color bordeaux, aderente in vita, con uno spacco laterale che lasciava intravedere la gamba a ogni passo. La padrona di casa le andò incontro e la abbracciò con una confidenza che sembrava già appartenere a vecchie amiche.
​Io e il padrone di casa ci scambiammo uno sguardo divertito.
​«Credo che le nostre mogli abbiano già trovato il modo di rompere il ghiaccio», osservò lui.
​«Direi proprio di sì», risposi.
​La cena fu un susseguirsi di allusioni, sorrisi e domande sempre meno innocenti. Scoprimmo che lui si chiamava Marco e che, dietro quell'apparenza composta, nascondeva uno spirito decisamente più audace di quanto avessi immaginato.
​Fu Lula a dare una svolta alla serata.
​«Marco, dimmi una cosa: sei sempre così tranquillo oppure è soltanto un modo per nascondere quello che pensi davvero?»
​Lui posò il bicchiere e la guardò negli occhi.
​«Dipende dalla compagnia. E soprattutto da quanto la compagnia è disposta a osare.»
​La rossa scoppiò a ridere, poi si alzò e accese una musica lenta. Le luci della sala si fecero più soffuse. Mi aspettavo che invitasse Marco a ballare, invece tese la mano a Lula.
​Le due donne si avvicinarono al centro della stanza. Cominciarono a muoversi al ritmo della musica, prima mantenendo una distanza giocosa, poi riducendola fino a sfiorarsi. Lula lanciò un'occhiata nella nostra direzione, divertita dalla nostra attenzione.
​Marco si avvicinò a me.
​«Allora, amico mio, che ne pensi?»
​«Penso che le nostre mogli sappiano perfettamente come attirare l'attenzione.»
​«E noi?» domandò, con un sorriso enigmatico. «Dobbiamo limitarci a guardare?»
​La domanda rimase sospesa tra noi.
​Poco dopo, la rossa invitò tutti a sedersi sul grande divano. Lula si accomodò accanto a lei, mentre Marco prese posto vicino a me. Per un istante ci guardammo tutti e quattro, consapevoli che quella serata stava assumendo una piega del tutto diversa da una semplice cena tra coppie.
​Fu Marco a rompere il silenzio.
​«Prima di andare oltre, vorrei sapere una cosa. Siamo tutti qui perché desideriamo esserci?»
​Lula annuì, prendendomi la mano. La rossa fece altrettanto con suo marito.
​«Assolutamente», risposi io. «Ma voglio che nessuno faccia qualcosa soltanto per compiacere gli altri.»
​«Concordo», aggiunse la rossa. «Niente pressioni e niente segreti tra noi.»
​Quell'intesa rende tutto più semplice. Non c'erano più soltanto gli sguardi rubati al ristorante, né il ricordo di un'avventura improvvisa. C'erano quattro persone adulte, attratte dalla curiosità reciproca e desiderose di scoprire fin dove potesse spingersi quella complicità.
​Marco si voltò verso sua moglie e le porse la mano. Lei gliela strinse, poi si avvicinò per baciarlo dolcemente. Lula osservò la scena con un sorriso e, quando la rossa le tese l'altra mano, la prese senza esitazione.
​Io rimasi accanto a Marco mentre le nostre compagne si scambiavano un bacio tenero e prolungato. Lui mi diede una leggera pacca sulla spalla.
​Dopo il bacio entrambe si sedettero una sopra le gambe del marito dell'altra, incominciando con un lungo bacio. Lula mise la sua mano sul petto di Marco, sentendo il suo battito che accelerava sempre di più; la mano le scivolò fino a sentire che il cazzo di Marco cresceva a vista d'occhio. Nel frattempo la rossa si mise in ginocchio davanti a me, che ero seduto sul divano, mi sfilò il cazzo dai pantaloni e incominciò a succhiarlo. Nella stanza si sentiva un brano di jazz e il profumo di sesso.
​Mi girai e vidi Lula che alzava il vestitino: sotto non portava le mutandine e si sedette sul cazzo di Marco, che allo stesso tempo inarcò la testa all'indietro come a dire "finalmente". Marco mise le mani sui fianchi di Lula ed incominciò a farla andare su e giù sul suo membro. Lula, sopraffatta dal piacere, si alzò in piedi e si sfilò l'abitino lasciando tutto il suo corpo scoperto, rimanendo solo con le sue scarpe dai tacchi a spillo; prese per mano Marco, invitandolo a fare lo stesso.
​Quando i due furono nudi, Lula si mise a terra e scivolò tra le gambe della rossa che, in ginocchio, nel frattempo continuava a succhiare e leccare il mio cazzo. La rossa piegò ancora le gambe fino a sedersi sulla faccia di Lula, permettendole di godere della sua figa grondante di umori. Marco, in piedi, aveva una splendida visione di sua moglie in ginocchio e di Lula che le stava leccando la figa: non poteva credere a tutto questo. Eccitandosi sempre più, mise le mani sulle ginocchia di Lula, allargandole le gambe; anche lui si mise in ginocchio e pian piano, con molto garbo, penetrò la figa di Lula che, colpo dopo colpo, raggiunse un orgasmo che poche volte nella sua vita aveva provato, fino a squirtare e inondare il tappeto sotto di lei, gridando a Marco di non fermarsi.
​La rossa, mentre godeva del piacere di farsi leccare la figa e di avere il mio cazzo in bocca, al sentire le grida di Lula si girò e vide Marco in piedi che, con il cazzo in mano, inondava di sperma tutto il corpo di Lula.
​A quel punto lasciò il mio cazzo, si alzò, si liberò del vestito e si pose come in un 69 su Lula, leccando lo sperma sul suo corpo e scendendo sempre più giù, fino ad arrivare alla figa bagnata dallo squirting. In quel modo porse alla mia vista quel fantastico culo che già in precedenza avevo ammirato e di cui stavo per approfittare. Mentre loro tubavano, feci scendere dalla mia bocca un po' di saliva che, come una freccia, arrivò proprio al centro del bersaglio: l'ano, che in quel momento si mostrava abbastanza rilassato.
​Appoggiai la cappella, che pian piano scomparve nel suo culetto. Un sobbalzo della rossa e un piccolo gemito di dolore accompagnarono tutto il mio cazzo che scompariva fra i suoi glutei. Iniziai a cavalcarla e, colpo dopo colpo, notai le sue gambe rilassarsi, finché non la sentii gridare: «Sì, così, vai, rompimi il culo!». A quelle parole, non potendo più trattenermi, esplosi eiaculando dentro il suo culo. Sfilai il cazzo e un rivolo di sperma cadde sulla faccia di Lula, che si trovava proprio sotto la sua figa... sperma di cui gradì il sapore leccandosi le labbra.
​Mentre sfilavo il mio cazzo, anche la rossa arrivò al massimo del piacere con un orgasmo anale.
​Ci alzammo tutti e ci recammo nella grande doccia del loro bagno. Ne approfittammo per lavarci e scambiarci ancora qualche effusione, ognuno con la propria partner. A quel punto Marco mi guardò e disse:
​«Mi sa che questa serata ce la ricorderemo a lungo.»
​«Purché non sia l'ultima», risposi.
​La musica continuò a riempire la stanza. I calici rimasero dimenticati sul tavolino, e quella che era cominciata come una cena si trasformò in una notte di intimità condivisa, in cui ciascuno imparò a conoscere gli altri.
​Quando, ormai a notte fonda, Lula si rannicchiò contro di me, mi sussurrò all'orecchio:
​«Vedi? Ti avevo detto che sarebbe stato diverso, questa volta.»
​Guardai Marco e sua moglie, seduti accanto a noi, e sorrisi.
​Aveva ragione.
​Il primo incontro era stato un caso. Il secondo, invece, era stata una scelta. E tutti e quattro sapevamo che la nostra storia era appena cominciata.
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