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Il codice del seme


di LUKAS73
04.05.2026    |    55    |    0 8.0
"Le sue mani forti mi costrinsero a girarmi, inchiodandomi a pancia in giù contro il materasso..."
Atto I: Il Capolavoro del Regista
​Il crepitio della ghiaia sotto le ruote era il battito del mio cuore che accelerava. Io, Luca, ero lì, nel buio della cava, al volante della nostra vita. Guardavo Daniela accanto a me e vedevo il risultato di anni di cura, di parole sussurrate, di barriere infrante. Era la mia "Signora del Sesso", pronta a offrire il suo coraggio alla notte.
​Poi, l’ombra di Dario era apparsa tra i fari, un predatore chiamato a recitare la sua parte nel mio film. Sotto quella luce fredda, il rito aveva avuto inizio. Dario l’aveva presa con una fame selvaggia, prima davanti, possedendola sotto i miei occhi, mentre io, Luca, bevevo ogni suo respiro a pochi centimetri di distanza. Ma il momento della verità arrivò quando lei si mise a pecora, offrendo se stessa all’ignoto.
​Dario la scopava con una cadenza brutale, e stavolta il destino non aveva osato interromperci. Lo vidi riempirla, vidi quel seme denso segnare il corpo di mia moglie, la prova fisica della sua liberazione. Io, Luca, mi ero avvicinato con la devozione di chi raccoglie un tesoro, ripulendo ogni goccia con la bocca, sentendo il sapore di quel trionfo che era mio quanto suo. Quel seme era il sigillo della nostra unione oltre ogni limite.
​Atto II: Il Muro di Ghiaccio (2026)
​Ma il 2026 aveva alzato nuove barriere. Quei maledetti 800 chilometri di distanza avevano creato un muro di ghiaccio fatto di silenzio e solitudine. Luca era rimasto solo, prigioniero di una malinconia che voleva spegnere ogni ricordo della cava. La solitudine assoluta era diventata una stanza buia dove la voce del regista si era trasformata in un sussurro. Ma dentro Luca, l'animale non era morto: si era solo trasformato in Lukas73.
​Atto III: Il Raptus e la Resa a Genova
​L’eccitazione che precedeva l’incontro con Cinzia a Genova era l'unica cosa che mi facesse sentire ancora Luca. Entrare in quella stanza profumata di lussuria e rete nera fu come riaccendere i motori. Cinzia era una forza magnetica, una promessa di trasgressione pura.
​"Mi piace come lo fai", mi disse, e in quel momento sentii la mia tecnica di regista fluire nelle mie labbra. Succhiare la sua virilità era il mio modo di recuperare quell'essenza che oggi Daniela non poteva più ricevere. Ero io, Luca, che prendevo il comando attraverso la sottomissione, bevendo la vita che mi serviva per non crollare. Ma il copione stava per sfuggirmi di mano.
​Cinzia mi afferrò con una decisione che non ammetteva repliche. Le sue mani forti mi costrinsero a girarmi, inchiodandomi a pancia in giù contro il materasso. Sentivo il peso del suo corpo schiacciarmi, una pressione che sapeva di possesso totale. Quando entrò, fu come una scossa elettrica che mi attraversò la spina dorsale. Sentii l'impatto violento e profondo.
​"Fai piano...", mormorai con il fiato corto, quasi per riprendere un briciolo di quel controllo che come Luca avevo sempre esercitato. Ma le mie parole furono benzina sul suo incendio. Invece di rallentare, Cinzia sembrò nutrirsi della mia vulnerabilità. Sentii la sua eccitazione farsi ancora più feroce, quasi rabbiosa. Invece di assecondarmi, iniziò a spingere con una forza ancora più dirompente, colpi secchi e profondi che mi facevano affondare il viso nel letto.
​Ogni mio tentativo di frenarla la eccitava a tal punto che il ritmo divenne un raptus inarrestabile. Mi scopava a lungo, con una foga che Dario non aveva mai sognato, ignorando ogni mia difesa. Non c'era più spazio per la regia, c'era solo l'urto della carne contro la carne. La tensione salì fino a diventare insopportabile, e poi Cinzia urlò. Un grido di orgasmo che squarciò il silenzio di mesi, un urlo che portava con sé tutto il seme e la gloria che avevo sognato nella cava.
​In quel momento, posseduto contro la mia stessa richiesta di lentezza, Luca e Lukas divennero una cosa sola. Il cerchio si era chiuso. Il seme era tornato a casa, dentro di me. Ero vivo
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