tradimenti
La maledetta crisi di mezza età 4 La tragedia
Matertattoo
11.07.2026 |
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"Era fuori di sé, una furia cieca che tentava in tutti i modi di scavalcarmi per scagliarsi fisicamente contro Juliana..."
Era la prima settimana di giugno. Le scuole erano ancora aperte, ma l'aria profumava già d'estate, di quel caldo intenso che ti fa venire voglia di scappare dalla routine. Sul grande terrazzo del mio appartamento avevo costruito un piccolo angolo di spiaggia privato: c'era una piscina semirigida piena d'acqua fresca, un paio di lettini da mare e un ombrellone che proiettava un'ombra accogliente sul pavimento bollente.Quel mercoledì avevamo deciso di rinunciare al solito bed and breakfast. Perché chiudersi in una stanza quando avevamo a disposizione un intero terrazzo sotto il sole? Il piano era perfetto. Ero felice, quasi euforico, mentre preparavo il tavolo: bottiglie di prosecco, Campari, una montagna di ghiaccio. Ero pronto a far scorrere spritz a fiumi per le mie due amiche, Chiara e Juliana.
Juliana arrivò puntuale alle 9:30. Poco dopo, ecco il messaggio di Chiara: sua madre non si era sentita bene, lei quella mattina non poteva venire.
Un po' di dispiacere c'era, ma l'incontro non saltò. Io e Juliana ci guardammo e decidemmo di goderci comunque la mattinata. Il nostro gioco iniziò quasi subito, senza filtri. Juliana non perse tempo, mi provocò, e in un attimo fossimo già immersi nella nostra solita dinamica BDSM, quella complicità fatta di provocazioni e sottomissione che avevamo imparato a conoscere bene. La legai subito al lettino e le infilai il cazzo in gola fino a farla lacrimare e sbavare, mentre con un dildo le stimolavo il clitoride e un altro lo infilavo nel suo culetto, facendolo muovere a ritmo di musica.
Juliana iniziò a godere a raffica e, poco dopo, mi chiese di essere punita più duramente, con la frusta e il cazzo nel culo.
Dopo esserle venuto nel culetto — cosa che lei adorava — la slegai e ci buttammo in piscina per rinfrescarci.
Verso mezzogiorno, il tempo sembrava essersi fermato. Eravamo ormai alla seconda bottiglia di prosecco, i passaggi dentro e fuori dalla piscina si rincorrevano e decisi di ammanettare un'altra volta Juliana al lettino per una seconda sessione. Fino a quando non suonò il citofono.
Quel suono tagliò l'aria come una lama. Sentii una fitta di panico, ma cercai di calmarmi. Lasciai Juliana con un braccio bloccato al lettino e andai a rispondere: era il corriere di Amazon. Aspettavo un pacco, in effetti. Sollevato, gli chiesi la cortesia di lasciarlo in ascensore, che io avrei chiamato da su.
Rimasi sulla porta di casa. Ero completamente nudo, rilassato, in attesa che l'ascensore arrivasse al piano. Juliana mi guardava dal terrazzo e io, con un sorriso complice, le dissi a voce alta: «Tranquilla Ciccia, non è nessuno, è solo Amazon!».
Non feci in tempo a finire la frase.
Mentre sentivo l'ascensore avvicinarsi al piano, mia moglie sbucò sul pianerottolo come una furia. Non c'era tempo per pensare, per coprirsi, per inventare una scusa. Mi piombò addosso con gli occhi pieni di una rabbia cieca. Iniziò a schiaffeggiarmi, a colpirmi sul petto, spingendomi con violenza per farsi strada dentro l'appartamento.
Io barcollo, nudo e indifeso, mentre lei mi superò e puntò dritta verso il terrazzo. E lì, sotto il sole di giugno, tra i lettini e la piscina, trovò Juliana. Completamente nuda. E ammanettata.
Il silenzio che seguì durò un miliardo di anni. Poi, iniziò la tragedia.
In quel momento mi sembrò di essere in un film di Lino Banfi, in una commedia sexy degli anni '80; inizialmente non sapevo se ridere o piangere. La scena era totalmente surreale: mia moglie che urlava, io che cercavo di fare da scudo, e Juliana, bloccata, che ci guardava con gli occhi sbarrati dal terrore, incapace di muoversi.
«Ma chi è questa gran puttana?! Cosa cazzo fate?» le urla di mia moglie squarciarono la quiete di quella mattina, rimbombando tra i palazzi vicini. Era fuori di sé, una furia cieca che tentava in tutti i modi di scavalcarmi per scagliarsi fisicamente contro Juliana.
Il mio primo istinto fu puramente fisico: agguantai mia moglie per le braccia, bloccandola nel tentativo di contenere i suoi colpi e i suoi strattoni. «Fermati! Ti prego, calmati!» gridavo, mentre il cuore mi batteva in gola. Con una mano sola, muovendomi alla cieca nel panico più totale, riuscii a recuperare le chiavi delle manette che avevo lasciato vicino ai bicchieri dello spritz.
«Juliana, prendi queste! Liberati e rivestiti, sbrigati!» le urlai, lanciandogliele.
Con le mani che tremavano, Juliana riuscì a infilare la chiave e a liberarsi il polso. Scattò in piedi, afferrando i primi vestiti che trovò a terra nel tentativo disperato di infilarsi almeno le mutande e la maglietta. Ma mia moglie, vedendola muoversi, si svincolò dalla mia presa con una forza sovrumana. Si diede uno slancio, superò la mia difesa e si avventò di nuovo su di lei, strappandole le mutande appena messe, continuando a insultarla e a urlarle contro di tutto.
Fu una sceneggiata d'ira incontrollabile, un caos totale sotto il sole cocente. Poi, lentamente, la tempesta esaurì la sua forza distruttiva immediata. Juliana, raccattate le sue cose alla meno peggio, infilandosi al volo solo la maglietta e scivolando fuori dall'appartamento senza mutande — visto che erano state ridotte a brandelli — fuggì via con il terrore negli occhi, lasciandoci soli.
È lì che la mia crisi di mezza età ha incontrato la sua fine. Non ci sono più giochi, non ci sono più i mercoledì segreti, non c'è più l'oasi di spensieratezza sul terrazzo. Davanti a me resta solo il silenzio pesante di una casa devastata e le macerie del mio matrimonio. Quel castello di carte che avevo costruito meticolosamente per evadere dalla realtà è crollato in un istante, lasciandomi nudo — in tutti i sensi — di fronte al conto finale da pagare.
Immaginatevi se ci fosse stata pure Chiara......
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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