Il tedescone della spiaggia naturista
Giulia, la mia bellissima fidanzata di trent'anni, era sdraiata a pancia in su su un telo color turchese, il corpo nudo che splendeva come una dea. La sua pelle olivastra brillava di un velo di sudore, i capezzoli rosa scuro eretti per il sole e per l'eccitazione dell'aria aperta, i capelli castani sparsi come seta sulla sabbia. L'odore del suo corpo – un misto di crema solare al cocco, sudore salato e quel muschio intimo che mi faceva impazzire – si diffondeva intorno a lei come un invito proibito.
Fu allora che arrivò lui: un tedesco robusto sulla cinquantina, con una pancia soda e abbronzata, peli grigi sul petto e un cazzo già semi-eretto che dondolava pesante tra le cosce muscolose mentre si avvicinava. Il suo odore era forte, mascolino: sudore teutonico misto a birra e salsedine, un aroma crudo e animalesco che contrastava con la delicatezza di Giulia. "Entschuldigung", disse con voce profonda e rauca, un suono gutturale che vibrò nell'aria calda, "posso spalmarti la crema? Non vorrei che ti scottassi".Ci guardammo negli occhi, io e Giulia. Un sorriso complice le incurvò le labbra rosse, e annuimmo. Lui si sedette a cavalcioni su di lei, che si era girata a pancia in giù con un sospiro languido. Le sue mani grandi e callose presero la crema – un bianco denso che profumava di vaniglia e aloe – e iniziarono a massaggiare. Il suono delle mani che scivolavano sulla pelle era umido, appiccicoso, un "slap slap" ritmico che si mescolava al respiro affannoso di Giulia. Iniziò dalle spalle, scendendo piano lungo la schiena curva, il colore dorato della sua pelle che si arrossava sotto il tocco. Poi arrivò al culo: rotondo, sodo, due globi perfetti che lui spalmò con lentezza deliberata, le dita che affondavano nelle pieghe, sfiorando l'ano con tocchi leggeri che facevano gemere Giulia piano, un suono basso e roco come il mare in tempesta.
Il suo cazzo, enorme e venoso, si induriva a ogni movimento, sfregando contro la schiena di lei. L'odore si faceva più intenso: sudore fresco, pre-sborra salata che colava dalla cappella rossa e gonfia. Lui indugiò, le mani che scivolavano sotto, sfiorando i lati delle tette schiacciate sul telo, i capezzoli duri che strisciavano contro il tessuto ruvido."Vuoi anche davanti?", chiese lui con quel accento tedesco pesante, la voce un ringhio basso che fece vibrare l'aria.
Giulia si girò lentamente, il corpo che luccicava di crema e sudore, le tette piene e sode che rimbalzavano piano, i capezzoli turgidi come ciliegie mature. E lì, a pochi centimetri dal suo viso, c'era quel cazzo mostruoso: grosso come il mio polso, lungo e curvo, la pelle tesa e viola per l'eccitazione, una goccia di pre-cum che pendeva lucida. L'odore era travolgente: muschio maschile, salsedine, un calore animale che le riempì le narici. Giulia non resistette. Le sue labbra si aprirono con un gemito umido, e lo prese in bocca. Il suono fu osceno: "slurp slurp", la lingua che leccava la cappella salata, la gola che si gonfiava mentre lo ingoiava piano, gli occhi verdi che guardavano in su con lussuria pura.Io ero lì, eccitatissimo, la mano già sul mio cazzo che pulsava. Mi stavo segando furiosamente, il respiro affannoso che si mescolava al suono delle onde. Il tedesco se ne accorse – la sua pancia che si alzava e abbassava – e rise, una risata profonda e dominante. "Vieni qui, ragazzo", ordinò, la voce un tuono basso. "Segalo tu, davanti a lei. Fallo sborrare sulle sue tette".
Non esitai. Mi avvicinai, l'odore del suo cazzo che mi invase: sudore, crema, l'aroma dolce di Giulia sulla sua pelle. Presi quel mostro in mano – caldo, pulsante, così grosso che le dita non si chiudevano – e iniziai a segarlo. Su e giù, lento poi veloce, il suono bagnato della pelle che scivolava, i gemiti di Giulia che succhiava l'aria intorno. Lei guardava, le tette che si alzavano veloci, il viso arrossato e lucido di saliva.Non resistetti. Mi segai il mio cazzo – più piccolo, lo sapevo – e in tre secondi venni, schizzi caldi e deboli che caddero sulla sabbia. Lui rise di nuovo, forte e beffardo, un suono che echeggiò sulla spiaggia: "Ahah, guarda il tuo cazzetto! Tre secondi e già finito... patetico".
Giulia gemette più forte, eccitata dall'umiliazione, e lui esplose: fiotti densi e bianchi di sborra calda che schizzarono sulle sue tette, colando lenti sui capezzoli, profumando di sale e sesso puro.Quella sera lo invitammo nel nostro bungalow... ma questa è un'altra storia, piena di odori ancora più intensi e suoni che ancora mi fanno fremere.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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