tradimenti
La moglie di uno.
25.05.2017 |
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"Quelle parole e il suo stare lì indifesa mi eccitarono ancora di più, se possibile, e così presi a scoparle la bocca con foga..."
La settimana scorsa mi trovava a casa di amici per una serata quando suonano il campanello. Nulla di strano, stavamo attendendo altri invitati. Vado ad aprire la porta e mi si para davanti una bella ragazza mora, dai lineamenti dolci, con gli occhiali (che a me fanno sempre sangue) e un fisico discreto. Qualche chilo in più ricordo che non mi disturba e anzi mi ha fatto sempre sangue, due tettine promettenti, strizzate in un push up che le valorizzava ed un bel culetto tondo che si immaginava dai jeans attillati. I nostri sguardi si incrociano ed entrambi abbiamo un brivido, un sussulto. Non era sorpresa, era più… sai quella cosa… non so come descriverla, quella sensazione istantanea che con la persona che hai di fronte ci sia feeling, complicità…ecco, quella cosa li.Ci presentiamo anche per toglierci dall’imbarazzo di quella strana emozione e vedo che dietro di lei arrivano di gran carriera due figli ed un marito bruttino, scalcagnato da noi si dice; un uomo ancora giovane ma trasandato, unto, con la panza ed un accenno di calvizie malcelata. Insomma, uno di quelli che aundo lo vedi ti si accende subito la lampadina: “ma dove cazzo l’ha trovato questo?”
Saluto anche loro, faccio gli onori di casa pur non essendo il padrone e mi rimetto a chiacchierare con gli altri ospiti. Ogni tanto la guardo nella speranza di incrociare nuovamente il suo sguardo ma nulla. Non accade. Troppo presa dai bimbi e controllata a vista da quel cesso del marito.
La serata procede bene, tutti si divertono e mangiano, e visto che il tempo lo permette ci spostiamo in giardino al piano di sotto. Ad un certo punto mentre sto gozzovigliando noto, con la coda dell’occhio, che la mora di cui sopra stava rientrando in casa. In un lampo ci ragiono su e prendo una decisione. Ci provo.
Mi defilo dalla discussione e senza farmi vedere entro in casa anche io.
Salgo le scale e nulla, non c’è. Sicuramente sarà andata in bagno. Attendo qualche istante, mi avvicino furtivo alla porta, ascolto i rumori e quando il silenzio dell’acqua mi avverte che ha terminato di lavarsi le mani mi preparo. Cerco il tempo perfetto per un nuovo episodio che ci avvicini. Guardo la maniglia della porta, ci appoggio una mano sopra e quando sento che si sta per muovere faccio rumore di passi e velocemente la apro, come se casualmente avessimo aperto entrambi nello stesso momento.
Lei spaventata fa un balzo indietro, un po’ per lo stupore di vedersi aprire la porta inaspettatamente e ovviamente anche per spostarsi, altrimenti le avrei sbattuto la porta in faccia.
Il trucco aveva funzionato. “Scusami tanto, non avevo capito che ci fosse qualcuno, scusami.” le dico io. Lei mi risponde un po’ scocciata: “Ho capito che non lo sapevi ma stai un po’ più tranquillo. Hai aperto come una furia e per poco no mi sbattevi la porta in faccia. Vabbè, non è successo niente, scuse accettate.” Risponde la troietta acida e insoddisfata. Per fare il simpatico le rispondo: “Hai ragione, la prossima volta farò un po’ più di attenzione anche se quando la natura chiama non è facile trattenersi.” E con l’occasione del dialogo mi avvicino verso di lei, la scanso delicatamente e con leggerezza, e vado oltre. Le dico:” Scusami ma è davvero urgente.”.
“Sei proprio un cafone!” mi risponde lei. E intanto io, che sono già di fronte al water, mi abbasso la zip. Sto per tirarlo fuori quando lei mi fa: “Non avrai mica il coraggio di pisciare davanti a me?”. “Veramente pensavo te ne andassi ma se proprio insisti non mi faccio certo problemi. Anche perché a giudicare dai pargoli non è sicuramente la prima volta che vedi un pisello.” E ancor prima di finire la frase il mio grosso uccello è fuori dai pantaloni, pronto per essere utilizzato. Inizio a fare pipì e lei esterrefatta mi fa: “No no, certo che non è la prima volta che vedo un uccello, ma un cazzo così grosso non lo avevo mai visto prima d’ora. Mio marito ha un pisellino da bambino di 10 anni quindi scusami per l’ardire ma vorrei vederlo meglio”. E mentre lo dice chiude la porta a chiave e si avvicina. Io termino di pisciare, lo pulisco ma non troppo bene, solo quel tanto che basta perché non gocci più, e mi giro verso di lei che ora è li davanti al mio uccello con quello sguardo misto di voglia e sorpresa. Lo guarda intensamente come se lo dovesse studiarlo in ogni suo dettaglio e poi allunga una mano. Lo accarezza e come ringraziamento lui ovviamente si irrigidisce. Lei lo vede crescere e probabilmente questa cosa la eccita. La carezza si trasforma presto in abbraccio e inizia delicatamente a segarmelo. Avanti e indietro, avanti e indietro. “Che bello sentire tra le mani qualcosa di potente. Altro che quel giocherello di mio marito.”.
“Allora troia vedrai come sarà ancora più gustoso prenderlo in bocca!” e le appoggio una mano sulla spalla facendo una leggera pressione per accompagnare il suo inginocchiamento.
Oramai è mia e adesso l'avrei conciata per le feste.
Ma prima di tutto dovevo evitare casini. Così mi sposto verso la finestra che dava sul cortile e da cui avrei potuto controllare il giardino, dove c'era anche il marito. "Vieni qui cagnetta" le dico, battendo la mano contro la coscia, proprio come si fa con i cani. Lei si avvicina e da dietro quegli occhiali da puttana mi guarda con questo sguardo da cagna! Anche lei è perfettamente entrata nel suo ruolo e altrettanto perfettamente a suo agio.
Ci siamo. "Puoi iniziare a ciucciarlo troia!" e lei non se lo fa ripetere. Si inginocchia, lo prende con la mano destra e se lo porta in bocca e lo ciuccia come si fa con un bel ghiacciolo alla fragola. Solo che questosa di piscio, è caldo e anziché diminuire quando lo lecchi, cresce. "Brava troia, come fa tuo marito ad averti regalato 2 figli con la bocca che hai? Io non avrei mai scopato con te, mi sarei sempre fatto leccare il cazzo! Sei bravissima!". Dall'alto vedo la sua testa fare avanti e indietro ed il mio uccello entrare ed uscire dalla sua bocca. "Aumenta, aumenta e aiutati con la mano. Fammi venire che voglio sborrarti questi occhiali da puttanta!". Lei ci sa fare, ciuccia, lecca, mordicchia. Una vera pompinare che non mi sarei mai atteso.
L'eccitazione è sempre di più ed il mio cazzo reclama la sborrata. Così lo tolgo da quella boccuccia di rosa, la prendo per i capelli e la faccio sedere comoda, con la schiena appoggiata al muro. Le faccio alzare le braccia e con una mano le prendo entrambi i polsi, facendole mettere la testa bene all'infuori, come se stesse esercitandosi in una posizione yoga e con l'altra mano le stringo le guance per forzarla all'apertura della bocca. Non ce n'è assolutamente bisogno, era già spalancata è pronta, ma lo faccio solo per farle sentire un po' di controllo, farle capire chi comandava e che lei è la mia cagna per quella sera.
Messa lì, indifesa e con la bocca spalancata, gli occhi chiusi e quegli occhialini da segretaria troia era un invito a farle tutto ciò che volevo. Il mio cazzo non poteva essere più gonfio e duro così iniziai infilandoglielo subito tutto dentro. Tutto, fino in fondo. "Apri troia!" le dissi, dandole un buffino sulla guancia. "Apri bene che ora ti scopo la bocca e la gola, puttana!". Quelle parole e il suo stare lì indifesa mi eccitarono ancora di più, se possibile, e così presi a scoparle la bocca con foga. Tutto dentro, fino in fondo, fino a farle sentire la gola completamente occlusa, affogandola di cazzo! Che bella sensazione! Con un braccio, quello che teneva i suoi polsi, la facevo leggermente scendere e salire, di modo da poter insaccare meglio e più a fondo. Con l'altra mano invece tenevo bene aperto quel buco godereccio che era diventata la sua bocca, evitando così che potesse serrare i denti quando azzardavo di più e le stimolavo il vomito, scopandole forsennatamente la gola. Il mio cazzo era di marmo e quegli spasmi anziché intimorirmi mi facevano eccitare ancora di più. La gola infatti si chiudeva a simulare l'orgasmo, le pareti si stringevano attorno alla mia grossa cappella pulsante che si trovava avvolta dalle pareti che si stringevano intorno a e lei. La troia non ne poteva più. Mugolava. "Stai zitta troia che non è educato parlare con la bocca piena!" le dicevo. E intanto continuavo a penetrare la sua bocca come un forsennato. Oramai ero sull'orlo del precipizio. "Si si si siiii! Troia! Sentilo tutto. Senti com'è grosso e duro. Prendilo tutto dentro la tua bocca lurida!". Un ultimo colpo quasi a cercare di raggiungere il suo stomaco. Lei è completamente piena e prova a parlare. Io ora la soffoco completamente. Le sue labbra sono arrivate a toccare la mia pancia e le mie pelle. Sono tutto dentro di lei, completamente dentro di lei, e finalmente le esplodo nella gola. La sborra le scende giù direttamente nell'esofago. Non può fare nulla se non ingoiare come la più golosa dell' troie! È completamente inondata di me e io esausto affondo ancora con un paio di colpi finali, quasi due spasmi muscolari, per svuotarmi completamente, per farle bere fino all'ultima goccia di sborra.
Così, senza dilungarmi, la lascio lì grondante di bava e sborra dalla bocca, mi rimetto l'uccello barzotto nelle mutande e mi alzo la patta. Mi lavo le mani, mi do una veloce pettinata e dopo un ultimo sguardo alla finestra per evitare incontri spiacevoli esco, sicuro che tutti fossero ancora fuori. Mentre sto per uscire la troia, esausta come dopo un'ora di spinning, mi sussurra "grazie!" e io contento di averle donato un po' di me le faccio l'occhiolino sorridendo e le dico "mi raccomando, raccoglitore un attimo che mi sembri un po' trasandata." ed esco a prendermi un bel bicchiere di vino con gli altri.
Sapete cosa mi brucia di più in tutto questo? Che essendo molto poco attento a certe cose non mi ricordo minimamente come si chiama e andare a chiederlo ai miei amici mi scoccia. Secondo, che tra tutto non le ho chiesto il numero di telefono quindi ora dovrò darmi da fare per contattarla e vedere se oltre alla bocca si farebbe slabbrare anche quel bel culetto da mammina vogliosa e insoddisfatta!!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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