Ombre di seta nera
DavideBordighera
«Finalmente! Pensavo non arrivassi più» disse lei, la voce calda e leggermente roca, mentre gli porgeva un bicchiere colmo di un Rosso di Montalcino. I suoi occhi, di un verde scuro quasi dorato, brillavano sotto le ciglia folte, e il modo in cui lo squadrava da capo a piedi non sfuggì a Eric. Indossava un abito aderente di seta nera, scollato abbastanza da lasciar intravedere la curva generosa dei seni, e ogni suo movimento faceva ondeggiare quel tessuto come una carezza sulla pelle. Eric sentì un brivido percorrergli la schiena, ma si costrinse a sorseggiare il vino, fingendo una calma che non provava.
La cena trascorse tra risate e aneddoti, con Mario che raccontava storie di lavoro con gesti ampi e Serenella che interveniva con commenti taglienti, le labbra umide di vino, gli sguardi che ogni tanto si posavano un po’ troppo a lungo su Eric. Lui si sentiva osservato, studiato, come se ogni suo gesto – il modo in cui tagliava la carne, come si passava una mano tra i capelli scuri – fosse un invito silenzioso. Quando Mario si alzò per rispondere a una chiamata, la sua espressione si fece subito tesa. «Devo uscire, ragazzi» annunciò, infilandosi la giacca con movimenti rapidi. «Un’emergenza in ufficio. Non so quanto ci metterò.»
Serenella non batté ciglio. Anzi, un sorrisetto le incurvò le labbra mentre si appoggiava allo schienale della sedia, le gambe accavallate in modo che la fessura dell’abito si aprisse appena, rivelando un lampo di pelle abbronzata. «Non ti preoccupare, tesoro. Ci penso io a intrattenere Eric» disse, la voce carica di una promessa che non aveva nulla a che fare con la conversazione.
Non appena la porta si chiuse alle spalle di Mario, l’atmosfera nella stanza cambiò. L’aria sembrò addensarsi, carica di una tensione elettrica che faceva vibrare ogni terminazione nervosa di Eric. Serenella si alzò con una lentezza calcolata, i tacchi che battevano sul parquet come un metronomo sensuale. Si avvicinò a lui, i fianchi che oscillavano con un ritmo ipnotico, fino a fermarsi a pochi centimetri, abbastanza da farsi sentire l’odore del suo profumo – qualcosa di speziato, con una nota di vaniglia e ambra che si mescolava al sudore leggero della sua pelle.
«Allora, Eric» mormorò, la voce un sussurro roco che gli sfiorò l’orecchio. «Mi sembra che tu sia un po’ teso.» Le sue dita, lunghe e affusolate, si posarono sul colletto della sua maglietta, giocando con il tessuto come se volesse slacciargliela. Poi, senza aspettare una risposta, le infilò sotto, la pelle fresca delle sue mani che incontrò il calore del petto di Eric. Lui trasalì, un sospiro strozzato che gli sfuggì dalle labbra quando le unghie di Serenella gli graffiarono leggermente i pettorali, tracciando cerchi sempre più ampi verso il basso, fino all’addome contratto.
«Serenella, io…» cominciò, ma le parole gli morirono in gola quando lei si sporse in avanti, le labbra che gli sfiorarono il collo in una carezza umida. La sua lingua era calda, bagnata, e quando la sentì leccargli la pelle appena sotto l’orecchio, un brivido gli percorse la spina dorsale, facendogli irrigidire i muscoli. «Shhh» lo zittì lei, il fiato caldo che gli solleticava la pelle. «Non parlare. Lasciati andare.»
Le sue mani continuarono a esplorarlo, scivolando sotto la maglietta per accarezzargli la schiena, le unghie che disegnavano percorsi invisibili lungo la colonna vertebrale, poi risalivano per stringergli le spalle, come se volesse impararne a memoria ogni curva. Nel frattempo, la sua bocca era occupata altrove: i denti affondarono leggermente nel lobo del suo orecchio, un morso giusto abbastanza forte da fargli sentire un dolore piacevole, seguito dal sollievo della sua lingua che leniva il punto con una leccata lenta, circolare. Eric chiuse gli occhi, le mani che si serravano a pugno sui braccioli della sedia, le ginocchia che tremavano per lo sforzo di restare fermo.
«Ti piace, vero?» sussurrò Serenella, la voce un filo di fumo che gli avvolgeva i sensi. «Sento come reagisci.» E infatti, le sue dita scesero ancora, sfiorando la cintola dei jeans, dove il tessuto era già teso, tradendo l’erezione che premeva per essere libera. «Dai, alzati» gli ordinò, tirandolo dolcemente per la maglietta. «Voglio vederti.»
Eric obbedì, le gambe instabili, mentre lei lo guidava verso il divano con una pressione sul petto che lo fece sedere con un tonfo sordo. Serenella si posizionò tra le sue cosce aperte, le mani che tornarono a sollevargli la maglietta, questa volta con l’intenzione chiara di sbarazzarsene. Lui sollevò le braccia, docile, lasciando che lei gliela sfilasse, gettandola via con un gesto teatrale. Poi, le sue dita tornarono su di lui, questa volta senza barriere, accarezzando i pettorali definiti, i capezzoli che si indurirono sotto il suo tocco esperto.
«Sei bellissimo» mormorò, come se stesse ammirando un’opera d’arte. «Così giovane. Così… duro.» Le sue unghie gli pizzicarono i capezzoli, strappandogli un gemito, mentre la sua bocca scendeva lungo il collo, depositando baci umidi e morsi leggeri che lo facevano sobbalzare. Quando arrivò alla clavicola, la sua lingua tracciò un solco bagnato fino allo sterno, e poi più giù, seguendo la linea dei muscoli addominali, ogni centimetro esplorato con una lentezza maddenante.
«Serenella, per l’amor di Dio…» supplicò Eric, le dita che si conficcavano nei cuscini del divano, il respiro che usciva a scatti. Lei rise, un suono basso e sensuale, prima di risalire lungo il suo corpo, le labbra che gli sfioravano la mascella, la guancia, fino a catturargli la bocca in un bacio profondo, la lingua che si insinuava tra le sue labbra con una sicurezza che non ammetteva resistenza. Lui gemette nel suo bocca, le mani che finalmente osarono toccarla, afferrandole i fianchi, sentendo sotto le dita la seta dell’abito e, sotto quello, il calore della sua pelle.
Quando si staccò, gli occhi di Serenella erano scuri di desiderio, le pupille dilatate. «Vieni» gli disse, prendendolo per mano e tirandolo su. «La camera è di là.»
Eric la seguì, i passi incerti, il sangue che gli pulsava nelle orecchie. La camera da letto era immersa in una penombra dorata, le tende pesanti chiuse, il letto enorme coperto da lenzuola di seta nera. Serenella si voltò verso di lui, le mani che già lavoravano alla zip del suo abito, facendolo scivolare giù lungo le spalle con un fruscio sensuale. Sotto, indossava solo un reggiseno di pizzo nero e un perizoma che lasciava poco all’immaginazione. I suoi seni erano pieni, sodi, con i capezzoli già duri che premevano contro il tessuto trasparente, e quando si avvicinò a lui, Eric non poté fare a meno di abbassare lo sguardo, ipnotizzato.
«Ti piace quello che vedi?» chiese lei, le dita che gli slacciavano la cintola dei jeans con movimenti esperti. Non aspettò una risposta. Spinse giù i jeans e i boxer in un unico gesto, liberando la sua erezione, già gonfia e pulsante. Le sue dita si chiusero attorno al suo sesso, la presa ferma ma non troppo stretta, mentre l’altra mano scendeva a carezzargli i testicoli, pesanti di desiderio.
«Dio, sei enorme» sussurrò, la voce carica di ammirazione, mentre il pollice gli accarezzava la punta, spalmando la goccia di pre-sperma che già gli imperlava la fessura. Eric gemette, la testa che cadeva all’indietro, le mani che cercavano appoggio sulle sue spalle. Ma Serenella non aveva intenzione di farsi sfuggire il controllo. Lo spinse dolcemente sul letto, facendolo sedere sul bordo, poi si inginocchiò davanti a lui, le labbra a pochi centimetri dal suo sesso.
«Voglio assaggiarti» disse, il fiato caldo che gli solleticava la pelle sensibile. «Voglio sentirti in bocca, sentire come tremi quando ti succhio.»
E senza aspettare oltre, la sua lingua uscì, piatta e bagnata, leccandogli la lunghezza dall’alto in basso, prima di avvolgersi attorno alla corona, tracciando cerchi lenti che lo fecero gemere. Poi, finalmente, le sue labbra si chiusero attorno a lui, prendendolo in bocca con una lentezza tortuosa, la lingua che giocava con la sottile pelle del frenulo, i denti che gli sfioravano delicatamente la base. Eric ansimò, le dita che si intrecciavano nei suoi capelli scuri, cercando di guidarla, ma lei scosse la testa, liberandosi dalla sua presa.
«No» gli ordinò, gli occhi che brillavano mentre lo guardava dal basso. «Stai fermo. Lascia fare a me.»
E lui non poté fare altro che obbedire, mentre Serenella lo prendeva sempre più a fondo, la gola che si contraeva attorno a lui, le mani che gli massaggiavano l’interno cosce, le unghie che gli graffiavano la pelle. Ogni movimento era calcolato, ogni leccata, ogni suzione, ogni colpo di lingua sulla vena pulsante che correva lungo il suo sesso. Quando risalì, le sue labbra erano gonfie, bagnate, e i suoi occhi brillavano di una fame che non era ancora sazia.
«Adesso» ansimò, salendo sul letto e spingendolo giù, fino a farlo sdraiare completamente. «Voglio esplorarti tutto.»
E senza dare tempo a Eric di reagire, si arrampicò sopra di lui, le cosce che gli stringevano i fianchi, le mani che ricominciavano il loro viaggio lungo il suo corpo, come se volesse memorizzare ogni centimetro di pelle, ogni muscolo, ogni gemito che riusciva a strappargli. La sua bocca scese di nuovo, questa volta più avida, più insistente, mentre le sue dita si insinuavano tra le sue natiche, accarezzando, esplorando, promettendo molto, molto di più.
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