La Tentazione Di Serenella
DavideBordighera
La casa dei due era un attico ristrutturato con gusto, le pareti in mattoni a vista e le luci soffuse che creavano un’atmosfera intima. Dopo un primo di spaghetti all’amatriciana e un secondo di abbacchio al forno, innaffiati da una bottiglia di Montepulciano, i tre si erano spostati in salotto, dove il divano in pelle nera sembrava invitare a rilassarsi. Eric si era sistemato su una poltrona, le gambe leggermente divaricate, ancora soddisfatto del pasto. Serenella, invece, si era seduta sul bracciolo accanto a lui, le cosce scoperte dal vestito attillato di seta nera che le aderiva al corpo come una seconda pelle. Ogni volta che si muoveva, la scollatura generosa lasciava intravedere il solco tra i seni pieni, e Eric non poteva fare a meno di notarlo, anche se cercava di mantenere uno sguardo neutro.
«Allora, ti è piaciuta la cena?» chiese lei, la voce bassa e vellutata, mentre si appoggiava contro le sue spalle. Il profumo che emanava—un mix di vaniglia e qualcosa di più speziato, forse il suo stesso sudore—gli solleticava le narici.
«Certo, tutto perfetto» rispose Eric, girandosi leggermente per guardarla. I loro visi erano troppo vicini ora, e lui sentì il calore del suo respiro sulla guancia. «Non mi aspettavo una cena così… curata.»
Serenella sorrise, un sorrisetto che non arrivava agli occhi, come se stesse valutando qualcosa. Poi, senza preavviso, la sua lingua guizzò fuori, umida e calda, leccandogli il labbro inferiore con una lentezza studiata. Eric sobbalzò, le spalle che si irrigidivano contro lo schienale della poltrona.
«Che?» domandò lei, fingendo innocenza, anche se il luccichio nei suoi occhi tradiva tutt’altro. «Non ti piace la bocca di una donna sulla pelle?»
Eric deglutì, sentendo il battito del cuore accelerare. «No, cioè… sì, mi piace» balbettò, la voce roca.
«Bene» sussurrò Serenella, avvicinandosi ancora di più, fino a che le loro labbra si sfiorarono. «Perché sei buonissimo.» E senza aspettare una risposta, la sua bocca si chiuse su quella di Eric, la lingua che si insinuava tra le sue labbra con una sicurezza che non ammetteva resistenze. Non era un bacio dolce, ma qualcosa di più famelico, di possessivo. I denti di lei gli mordicchiarono il labbro inferiore, tirandolo leggermente, prima di scendere lungo la mascella, la punta della lingua che tracciava una scia bagnata sulla sua pelle. Eric gemette piano, le mani che si sollevavano istintivamente per afferrarle i fianchi, ma si fermarono a mezz’aria, incerte.
Non era mai stato così… sovrastato da una donna. Serenella sembrava sapere esattamente cosa voleva, e il modo in cui le sue labbra si muovevano sul suo collo, alternando morsi leggeri a leccate lunghe e sensuali, gli faceva venire la pelle d’oca. Sentì i capezzoli indurirsi sotto la maglietta, tradendo la sua eccitazione.
«Vedi?» mormorò lei contro la sua pelle, mentre le sue dita si avventuravano sotto l’orlo della maglietta, sfiorandogli l’addome. «Sei già tutto teso. Ti piace, eh?»
Eric non riuscì a rispondere. Le sue parole si persero in un altro gemito quando Serenella gli affondò i denti nella spalla, abbastanza forte da lasciare un segno, poi risalì con la bocca aperta, succhiandogli la pelle arrossata. Le sue mani, intanto, si erano insinuate sotto il cotone, le unghie che gli graffiavano leggermente i pettorali mentre gli sfilava la maglietta con un movimento fluido.
«Dio…» ansimò Eric, il petto ora nudo esposto all’aria fresca della stanza. Ma non ebbe tempo di imbarazzarsi, perché Serenella si chinò su di lui, la lingua che gli tracciava cerchi intorno a un capezzolo prima di chiuderci sopra le labbra, succhiando con una pressione che gli fece inarcare la schiena. Eric gemette più forte, le dita che si aggrappavano ai cuscini della poltrona, le gambe che si divaricavano ulteriormente, come se cercassero spazio per l’erezione che premeva contro i jeans.
«Vi state divertendo, vedo.»
La voce di Mario li raggiunse come da lontano. Eric sollevò la testa di scatto, gli occhi annebbiati dal desiderio, e vide l’amico appoggiato allo stipite della porta della cucina, le braccia incrociate, un sorrisetto compiaciuto sulle labbra. Non sembrava affatto infastidito dalla scena. Anzi.
«Siamo una coppia aperta, Eric» spiegò Mario, come se stesse parlando del tempo. «Ogni tanto ci piace condividere. E Serenella ha un debole per i ragazzi timidi che non sanno cosa si perdono.» Si staccò dalla porta e si avvicinò, sistemandosi sul divano di fronte a loro. «Non ti abbiamo detto niente prima perché volevamo vedere la tua reazione. E direi che non ci hai deluso.»
Serenella sollevò la testa dal petto di Eric, le labbra lucide di saliva, un sorrisetto malizioso stampato in volto. «Allora, tesoro» sussurrò, passandogli le dita tra i capelli, tirandoglieli leggermente all’indietro per costringerlo a guardarla. «Ci stai? Vuoi venire in camera con me?»
Eric avrebbe dovuto dire di no. Avrebbe dovuto alzarsi, inventare una scusa, andare via. Ma il modo in cui Serenella lo guardava, con quegli occhi scuri e promettenti, le labbra gonfie per i baci, il seno che si sollevava a ogni respiro affannoso… No, non avrebbe potuto rifiutare nemmeno se avesse voluto.
Annuì, la gola secca. «Sì.»
Serenella rise, un suono basso e sensuale, prima di alzarsi e tendergli la mano. Eric la afferrò, lasciandosi tirare in piedi. Le loro dita si intrecciarono, e lei lo guidò verso il corridoio che portava alle camere da letto, i fianchi che oscillavano con una sicurezza che lo ipnotizzava.
Ma prima di scomparire oltre la porta, Serenella si voltò verso Mario, un sopracciglio inarcato. «Miseria, Mario!» esclamò, con una risatina canzonatoria. «Spiegassi ai ragazzi che inviti che per me è tutto chiaro quando li inviti! Che bisogno c’è di fare tutte queste scene?» Scosse la testa, i capelli scuri che le ondeggiavano sulle spalle. «Di cosa hai paura, eh? Tanto, come puoi ben vedere» continuò, indicando Eric con un cenno del mento, «una proposta di scopare con me nessuno la rifiuta.»
Eric sentì il viso bruciare, ma non per l’imbarazzo. Era l’eccitazione, pura e semplice, a fargli girare la testa. E quando Serenella lo trascinò finalmente nella camera, chiudendo la porta alle loro spalle con un colpo di anca, sapeva già che quella notte non l’avrebbe dimenticata facilmente
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