tradimenti
Serata al prive
06.08.2025 |
3.731 |
2
"Mentre lo sconosciuto la scopava forte, il ragazzo le infilò il cazzo tra le labbra, e Marisa si sentì finalmente completa—piena in ogni buco, stretta, sudata, e completamente fuori controllo..."
Marisa e Umberto erano una coppia normale, almeno in apparenza. Ma quella sera, nel locale per scambisti pieno di luci basse e risate sporche, Marisa sentiva che le cose sarebbero andate oltre il solito. Mentre Umberto se ne stava al bar, mezzo sbronzo e indifferente, lei decise di fare un giro. Camminando per il locale, sentiva gli sguardi pesanti addosso, come se la volessero spogliare con gli occhi. E a lei, cazzo, piaceva un sacco.
Si infilò in un corridoio semibuio, dove le mani anonime iniziarono a toccarla senza ritegno. Qualcuno le afferrò il culo sodo, altri le frugarono sotto il vestito, le pizzicarono i capezzoli. Lei ansimava, già bagnata come una fontana. “ Dio, che voglia di cazzo che ho…”
Pensava tra sé
Alla fine entrò in una saletta con un letto. Senza pensarci due volte, si spogliò, si mise a pecorina con il culo in bella mostra e aspettò. Non dovette aspettare a lungo.Prima sentì un respiro affannato, poi una lingua calda che le leccò la figa e poi il buco del culo, avanti e indietro. Lei gemette, ma poi tutto si fermò. Quel silenzio, quell’attesa, la facevano impazzire ancora di più. finalmente, lo sentì: un cazzo grosso che le strusciava sulle labbra prima di penetrarla lentamente. Lei urlò, afferrando le lenzuola. Era esattamente quello che voleva.
Ma Marisa non era tipo da accontentarsi. Con un sorriso malizioso, si girò e afferrò l’uomo per le palle. “Adesso fammelo vedere sto cazzo… perché io ne voglio ancora.” vide davanti a sé un uomo alto, con un fisico scolpito e un cazzo ancora duro che luccicava della sua stessa eccitazione. Senza pensarci due volte, lo afferrò con una mano e ci passò sopra la lingua, assaporando quel sapore misto di sudore, sesso e il suo stesso succo. *Cazzo, che goduria.*
Lo prese tutto in bocca, succhiando con voracità, mentre le sue dita si infilavano di nuovo tra le gambe, tastando la figa ancora pulsante. Lo sconosciuto le afferrò i capelli e iniziò a scoparle la gola con colpi lenti ma profondi, facendole venire la voglia di vomitare e di gemere allo stesso tempo.
Ma Marisa non era tipo da sottomettersi così facilmente. Con un movimento rapido, lo spinse sul letto e gli saltò addosso, infilandoselo dentro di colpo. “Adesso tocca a me comandare," sussurrò, cavalcandolo con un ritmo che lo faceva impazzire.
Fuori dalla stanza, altri si erano radunati, attratti dai gemiti e dai rumori umidi che uscivano dalla porta socchiusa. Qualcuno entrò, un altro uomo, più giovane, con gli occhi pieni di desiderio. Marisa lo guardò e, senza smettere di muoversi, gli fece cenno di avvicinarsi.
“Vieni qui, ragazzino,"gli disse con voce roca. “Mettimi quel cazzo in bocca mentre questo mi riempie la figa." Marisa sembrava impazzita
E così fu. Mentre lo sconosciuto la scopava forte, il ragazzo le infilò il cazzo tra le labbra, e Marisa si sentì finalmente completa—piena in ogni buco, stretta, sudata, e completamente fuori controllo.
Umberto, intanto, era ancora al bar, mezzo addormentato sul suo drink. Chissà che cazzo sta combinando quella troia di mia moglie, pensò, sorseggiando distrattamente il whisky. Ma, in fondo, a lui andava bene così.
Marisa una volta fatti godere sul i suoi compagni di avventura, facendosi sborsare in faccia, sentiva ancora il calore del sesso addosso, la pelle umida di sudore e sperma, il sapore salato che le copriva il viso. Con un sorriso sfrontato, si avvicinò a Umberto, che ancora sonnecchiava al bar, il bicchiere di whisky mezzo vuoto tra le dita.
"Ehi, ubriacone," gli sussurrò all’orecchio, sfiorandolo con le labbra ancora gonfie. "Ora puliscimi. Lecca tutto."
Umberto sollevò lo sguardo annebbiato, ma quando vide il viso di Marisa imbrattato di seme, gli occhi gli si illuminarono di un desiderio primitivo. Senza dire una parola, le afferrò i fianchi e la fece sedere sul bancone, incurante degli sguardi degli altri avventori. Con un gemito basso, si avvicinò e iniziò a leccarle lentamente il mento, le guance, le palpebre, assaporando il mix di sapore—il sale del sudore, l’amaro dello sperma degli altri uomini, il dolciastro del suo stesso desiderio.
"Che troia che sei," borbottò contro la sua pelle, mentre una mano le apriva le cosce, le dita già bagnate che le sfioravano la figa ancora tremante. "Ti piace essere usata, eh?"
Marisa rise, afferrandogli i capelli e costringendolo a guardarla. "E a te piace pulirmi come un cane affamato. Adesso smettila di fare il timido e scopami qui, davanti a tutti."
Umberto non se lo fece dire due volte. Con un movimento secco, le abbassò le mutandine strappate e la penetrò con un colpo solo, facendola urlare. Il bar era ormai un palcoscenico—qualcuno fischiava, altri si avvicinavano per guardare meglio, ma a loro non importava. Lui la teneva stretta, leccandole il collo, mordendole le spalle, mentre la scopava con una rabbia che non mostrava da anni. "È questo che volevi, puttana?" le sussurrò, affondando ogni volta più a fondo. "Farmi impazzire mentre tutti ti guardano?"
Marisa non rispose, troppo presa dal piacere, dalle mani che ora la toccavano da ogni parte—sconosciuti che le pizzicavano i capezzoli, che le sfioravano il culo, che le infilavano dita in bocca. Era un caos di corpi, di gemiti, di sudore, e lei era al centro di tutto.
Quando Umberto finalmente raggiunse l’orgasmo, gemendo come un animale mentre le riempiva la figa, Marisa lo baciò con ferocia, condividendo il sapore di quel momento. Poi, ridacchiando, si staccò da lui, ancora tremante.
"Che serata, eh?" disse, sistemandosi il vestito strappato, senza nemmeno preoccuparsi di coprirsi. Umberto, ancora con il respiro affannato, le diede un schiaffo sul culo. "Dai, andiamo. Prima che qualcuno ci chieda un bis."
Uscirono dal locale intrecciati, la pelle lucida, i corpi stanchi ma elettrici. La notte era ancora giovane, e chissà cos’altro avrebbero combinato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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