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Sotto la pelle... dentro brucio


di Membro VIP di Annunci69.it AntonioSHY
11.01.2026    |    59    |    2 8.7
"La paura di essere scoperto cominciava a mescolarsi con un’eccitazione difficile da contenere..."
Tratto da una storia vera... il mio primo incontro conoscitivo su A69

Era una fredda mattina di gennaio. Il cielo alto, sereno, le strade silenziose. E io ero fermo in auto, nel parcheggio davanti a un bar poco distante da casa, con il cuore che batteva troppo forte per essere solo un caffè.

Aspettavo. Loro.

Era il nostro primo incontro. Una semplice conoscenza, nessuna promessa. Solo un aperitivo in tarda mattinata. Ma dentro di me sapevo che non era una cosa “semplice”.

Il messaggio arrivò poco dopo.
*“arriviamo alle 11.40”* quando l'appuntamento era solo 5 minuti dopo

Deglutii a vuoto, controllai lo specchietto una, due volte. Nessun volto familiare in giro, eppure il timore che qualcuno potesse riconoscermi — un vicino, un collega, chiunque — mi bruciava sotto la pelle. Bastava uno sguardo fuori posto e il castello di normalità che mi ero costruito negli anni poteva crollare.

Quando li vidi arrivare, mi sbloccai. Uscii dall’auto e li raggiunsi sul marciapiede. Nessun bacio, nessun abbraccio. Solo sorrisi complici e un’intesa che già sembrava scritta.

Entrammo assieme nel bar

Quando entrammo nel bar, la prima cosa che notai fu *lei*. La barista.

L’avevo vista altre volte. Giovanile, capelli raccolti, lineamenti decisi, uno sguardo che sembrava leggere più di quanto dicesse. Sempre gentile, ma con quel modo di muoversi che, senza volere, mi aveva fatto fantasticare più di una volta.

Era dietro il bancone a sistemare i bicchieri, ma appena mi vide, alzò lo sguardo e mi salutò con un sorriso.
«Buongiorno…»
Risposi con un cenno e una stretta alla gola. Perché stavolta *non ero solo*. E dentro di me scattò qualcosa: la paura.

La paura che potesse *capire*. Che potesse vedere in me quello che pochi conoscevano. Non l’uomo corretto, il cliente educato, il padre di famiglia… ma l’altro. Quello che osserva, che immagina, che desidera *oltre i limiti*. Anche lei.

Mi sentii improvvisamente esposto.

Ci sedemmo in fondo, ma io continuavo a percepire la sua presenza. Ogni volta che passava davanti al nostro tavolo, ogni volta che ci lanciava uno sguardo — anche casuale — il pensiero tornava lì: “E se capisse? E se leggendo nei miei occhi vedesse non solo il desiderio per quella coppia, ma anche quello mai detto che avevo rivolto *a lei*?”

Cercai di mascherarlo con sorrisi, battute leggere. Ma dentro ero una tempesta.

Lo Spritz arrivò. Lei li portò al tavolo, con quel tono cordiale che aveva sempre avuto, ma io la sentii diversa. O forse ero io a sentirmi *smascherato*. La ringraziai con voce troppo calma. Evitai di tenerle lo sguardo troppo a lungo.

Poi lei si allontanò, e io tornai a guardare la donna davanti a me. Bellissima. Elegante. Sicura. Mi stava osservando in silenzio.

«Ti ha messo a disagio?» chiese, con un sorriso appena accennato.

Deglutii. «Un po’.»
«Perché?»
«Perché… è una che potrebbe capire. Non so come, ma lo sento.»

La coppia si scambiò un’occhiata complice. Il marito sorrise senza dire nulla. Lei si sporse appena, abbassando la voce.
«E se ti dicessi che non c’è nulla da nascondere? Che anche lei potrebbe avere pensieri… non così diversi dai tuoi?»

Sentii il calore crescere dentro di me. Ogni parola era una carezza, ogni sguardo una promessa. Non riuscivo a distogliere lo sguardo da lei. Il suo sorriso era una sfida e un invito allo stesso tempo.

«Tu cosa desideri davvero?» chiesero in coro, come se volessero davvero scavare dentro di me.

La risposta mi venne naturale, senza filtri.
«Vivere senza limiti. Sentire tutto. E non avere paura di mostrarmi per quello che sono. Anche se è un uomo che ha costruito una vita “normale” fuori, dentro brucio ancora.»

Loro annuirono, capendo. E io sentii che quel momento, quel primo incontro, era solo l’inizio di un viaggio che poteva cambiare

Dopo quel racconto, l’aria intorno a noi sembrava essersi fatta più densa, carica di qualcosa che non era solo conversazione.

Lei mi guardò con quegli occhi profondi, che sembravano capire tutto senza bisogno di parole.
«Sai,» disse piano, «c’è qualcosa di elettrizzante nell’idea di essere visti senza essere scoperti. In quel confine sottile tra pubblico e privato, la trasgressione diventa pura adrenalina.»

Sentii il respiro farsi più corto. La mente mi portava a immaginare ogni dettaglio: la città che scivola accanto, le luci che lampeggiano, la tensione di un semaforo che sta per cambiare, e io lì, nel mezzo, diviso tra l’eccitazione e la paura di essere scoperto.

Lui si avvicinò appena, sfiorandomi il braccio con la mano.
«Non è solo il luogo,» disse, «ma sapere che sei libero di abbandonarti al desiderio, anche per un attimo. Che nessuno può giudicarti, perché in quel momento esisti solo tu e ciò che vuoi davvero.>>
L’atmosfera intorno a noi si fece sempre più intima, nonostante fossimo in un bar ancora aperto, con la luce del giorno che filtrava dalle finestre. Quel confine tra pubblico e privato sembrava svanire, lasciando spazio solo a noi tre.

Sentii il peso di quel desiderio che cresceva dentro, un fuoco lento e insaziabile. Guardai lei, la donna che mi stava davanti, e notai come il suo sguardo fosse attento, quasi ipnotico. Sembrava leggere ogni mia esitazione, ogni battito accelerato.

«Non è solo la trasgressione,» disse, «ma il senso di libertà che ne deriva. La sensazione di essere vivi, veramente vivi.»

Il marito la osservava con ammirazione, poi rivolse lo sguardo verso di me.
«È come danzare su un filo sottile,» aggiunse, «dove ogni passo è carico di rischio, ma anche di piacere.»

A quelle parole, sentii una scarica attraversarmi. Non potevo più nascondere quanto quella promessa di avventura mi affascinasse.

Dopo l’aperitivo, sentii che tra noi c’era un’intesa profonda, un’intesa fatta di sguardi, silenzi, e una complicità palpabile. La paura di essere scoperto cominciava a mescolarsi con un’eccitazione difficile da contenere.

Lei mi prese la mano sotto il tavolo, una carezza leggera che accese un brivido lungo tutto il braccio. Lui osservava, con un sorriso tranquillo, come se sapesse esattamente cosa stava succedendo dentro di me.

«Sei più coraggioso di quanto pensi,» mi sussurrò lei.

Io non riuscivo a parlare, la voce mi si era incastrata in gola. In quel momento, compresi che la trasgressione non era solo nel gesto, ma nella libertà di mostrarsi senza maschere.

Quando uscimmo dal bar, la fredda aria di gennaio mi prese il volto, ma dentro avevo il fuoco. Loro erano lì, accanto a me, e non ero più solo. Quel desiderio di vivere, di sentire, di esplorare era più vivo che mai.

Guardai la città intorno, le luci e il brusio distante. Immaginai quell’auto in movimento, il car sex che avevano raccontato, l’adrenalina di essere visti senza essere scoperti.

To be continued..
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