tradimenti
Un incontro fortunato al bar
IlGrandeBaboomba
15.05.2026 |
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"Ok, si va, pago la sua birra, salutiamo la barista che oramai è incredula e usciamo insieme; subito fuori mi abbraccia, mi bacia sulla guancia facendomi sentire i suoi seni generosi sul mio..."
Esco da lavoro, sono quasi le 19, sono stanco, mangerò qualcosa al volo nel ristorante del mio albergo. Entro in macchina, parto per rientrare, ma mi rendo conto che ho sete, voglio una birra, cambio strada e vado alla ricerca di un bar; giro per qualche minuto, mi allontano dal mio albergo, mi allontano dal centro di Livorno, ne trovo uno, è piuttosto isolato, ma chi se ne frega, devo solo farmi una birra e poi rientrare. Lascio l’auto, entro nel bar, non ci sono clienti, c’è solo la barista a salutarmi, poi sento un’altra voce femminile provenire dal retro, ci sarà una qualche cucina dove preparano panini, tranci di pizze, e no so cos’altro. Ricambio il saluto della barista, le chiedo una birra, ma mi servo da solo, ne prendo una dal frigo, la pago e me la faccio versare in un bicchiere; è qualcosa che non faccio mai, di solito la bevo alla bottiglia, ma forse non ho troppa voglia di tornare al mio albergo, me la prendo comoda. La barista è intenta a svolgere le sue ultime mansioni in preparazione della chiusura del bar, io sorseggio la mia birra fredda, sono assorto nei miei pensieri, quando mi squilla il cell; rispondo, sempre lavoro, neanche una birra in pace, discuto al telefono, do alcune disposizioni, provo a bere un altro sorso, ma devo rispondere ancora al mio interlocutore. Giro la testa verso il bancone, sono infastidito, poso lo sguardo distratto sulla barista, capisco che sta salutando qualcuno, continuo a parlare, giro la testa verso l’ingresso del bar, intravedo una donna, vestita con una camicetta ed una gonna, entrambe nere, mi passa davanti mentre sto chiudendo la telefonata, la osservo con una certa attenzione, e tra me e me “che bel sedere, e guarda la che tette”; lei sta prendendo una birra, anche lei, e sceglie delle patatine in bustina, mentre io ho pochissimi secondi per… per fare che? Sono là per caso, stavo rientrando in albergo ed ho allungato per una birra, ma cosa dovrei fare? Ma mentre mi faccio questa domanda, la mia bocca è più rapida del mio cervello, “posso offrirti io quella birra?” le chiedo nonostante non mi stia nemmeno guardando; lei si ferma, si gira verso di me, mi guarda per un paio di secondi, e poi sorridendomi “se ti va ti ringrazio”, quasi arrossendo. Le sorrido anche io, “ok, tanto ho una birra anche io, guarda un po’, possiamo chiacchierare qualche minuto, magari sedendoci a quel tavolino”; lei accetta, facciamo cenno alla barista che ci sediamo al tavolino, lei annuisce, ma con che faccia stupita non si può avere idea, si è appena resa conto che due sconosciuti nel suo bar deserto si sono appena conosciuti. Ci mettiamo seduti e scambiamo due chiacchiere, le dico che sono di Bari a Livorno per lavoro, le racconto di cosa mi occupo, lei mi fida negli occhi con una espressione tra il contenta e l’eccitata. Poi tocca a lei, mi racconta di dov’è, cosa fa, e poi mi fa notare che la barista ci scruta, un po’ stupita forse, ma forse anche leggermente invidiosa. Ci guardiamo, ci sorridiamo, sorseggiamo le nostre birre, ci stiamo scopando con gli occhi, lei sembra voglia far scendere la zip del suo maglioncino per mostrarmi meglio le sue forme, io se non fosse che c’è solo la barista e capirebbe, me la porterei in bagno e le ordinerei di abbassare anche la mia di zip. Mi guarda, mi fissa, con gli occhi mi sta dicendo che vuole che me la scopi, ma quando le dico che sono in albergo, mi dice che lo è anche lei, ma nel suo, proprio sopra di noi, non è sola. Ops, ma allora che ci fa qui seduta al tavolino del bar se su la aspetta il marito o il compagno? Ma lei completa la frase dicendo che non è un problema. Allora parte la più ovvia delle battute “quindi non è geloso?”. E lei sorprendentemente mi fa capire che in effetti no, non lo è. E poi mi sussurra che le piacerebbe farmi vedere la camera. Ovviamente non potrei mai dirle di no, ed a quel punto mi sta scopando con gli occhi, ed io ho proprio voglia di averla tra le mani e giocarci come dico io. Ok, si va, pago la sua birra, salutiamo la barista che oramai è incredula e usciamo insieme; subito fuori mi abbraccia, mi bacia sulla guancia facendomi sentire i suoi seni generosi sul mio petto, e mi sussurra “lascio la porta di giù aperta, dammi 5 minuti e poi sali, la camera è la 114. Poi scappa su, stando accorta a lasciare la porta di ingresso aperta; io approfitto per una breve telefonata, sono davvero divertito dalla situazione ed ovviamente il mio cazzo è già duro come la pietra. Passati poco più di 5 minuti, mi avvio, entro nell’albergo, salgo al prima piano, raggiungo la 114 e busso; la porta si apre, ma chi mi ha aperto è un tizio nudo, un po’ impacciato, con un cazzetto non troppo in forma. Gli sorrido, gli porgo la mano, ci presentiamo ed entro; lei è sul letto, con un completino intimo addosso che non lascia nulla alla fantasia, il suo seno è lì che vorrebbe schizzare fuori, i suoi polsi sono legati a due bordi del letto, non può chiudere le braccia, ha un collarino al collo con un guinzaglio, vuole essere dominata da me, ed il suo lui, è sicuramente pronto a segarsi. A quel punto non mi resta che divertirmi un po’; la sto mangiando con gli occhi mentre tiro via la mia camicia, il mio pantalone, via le mutande, ed il mio cazzo è tutto fuori, duro, lungo, punta già verso di lei, come l’ago della bussola verso il nord. Lei lancia un urletto compiaciuto quando vede la condizione del mio cazzo, sembra che dica “santa la birra che sono scesa a prendere, adesso mi gusto proprio un bel cazzo”. Io apprezzo il suo sorriso, le salgo su, mi impossesso dei suoi seni, ci metto l’uccello in mezzo, poi la cappella le finisce in bocca, inizio a scopargliela, mentre la tengo a cosce aperte e le schiaffeggio la fica che gocciola come una fontana che perde. Lei si gusta il cazzo in bocca, non può mettere le mani ancora legate, e allora sono io a dirigere il movimento, dandole gli ordini giusti su come deve muovere la lingua. E da qui, l’ora successiva volerà via con lei scopata in qualunque modo, fino alla sborrata sul suo seno e sulla sua lingua, mentre il cornuto si divertiva a fare foto e video. Finito il divertimento vado a fare una doccia, e quando torno, mentre mi vesto, si chiacchiera sull’incontro così casuale e così particolare, e lui all’improvviso “ma per caso sei su A69?”; ma guarda un po’, anche voi li?!?! Ed ecco che ancora una volta il mio sesto senso non si smentisce. E tutti tre giù a ridere, ripromettendoci di rivederci appena possibile per quella che potrebbe essere la seconda puntata di una storia davvero molto divertente e trasgressiva.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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