Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > tradimenti > Cap 1 - Miriam ed il vecchio maiale
tradimenti

Cap 1 - Miriam ed il vecchio maiale


di Lodaho96
02.06.2026    |    2.813    |    2 9.1
"Scendevano sul seno, sul ventre piatto, poi più giù, fermandosi sfacciatamente sul monte di Venere che i pantaloni aderenti delineavano senza pietà..."

L’aria condizionata dell’ufficio al sesto piano della sede milanese era impostata sui 22 gradi, eppure Pietro sentiva già il colletto della camicia azzurra stringergli il collo taurino. Erano le otto e venti di mattina di un lunedì di settembre, e il piano era ancora semi-deserto. Solo il ronzio delle stampanti e il ticchettio distante di qualche tastiera rompevano il silenzio.
Pietro era in piedi davanti alla macchinetta del caffè, la tazzina in mano, quando la vide arrivare.
Miriam entrò dal corridoio principale con il passo sicuro e felino di chi sa esattamente quanto vale. Alta centosettantasette centimetri, spalle dritte, vita stretta e quel culo perfetto – due globi sodi, alti, rotondi – che anni di pilates avevano scolpito come marmo caldo. I pantaloni del tailleur nero erano così aderenti da sembrare una seconda pelle: seguivano ogni curva, ogni solco tra le natiche, disegnando un cuore perfetto che faceva girare la testa a chiunque avesse un cazzo tra le gambe. La giacca, tagliata su misura, non riusciva a contenere del tutto la terza abbondante: il seno spingeva contro la camicetta di seta bianca, creando un solco profondo e invitante che si intravedeva anche quando lei teneva i bottoni allacciati fino al secondo.
Capelli castani scuri raccolti in uno chignon severo, trucco leggero ma impeccabile, labbra piene dipinte di rosso scuro. Ventotto anni, calabrese doc, project manager tra le più brillanti dell’azienda. Fredda come il ghiaccio, autoritaria, con una lingua tagliente che aveva già fatto piangere più di un junior. E soprattutto: tra quattro mesi, a gennaio, avrebbe lasciato Milano per tornare al Sud. Trasferimento già approvato. La sua ultima finestra prima che quel capolavoro di corpo sparisse per sempre.
Pietro sentì il cazzo muoversi nei pantaloni solo a guardarla camminare. Era basso – un metro e sessantacinque scarsi – ma in quel momento si sentiva un gigante. Perché aveva deciso: quel culo calabrese sarebbe stato suo. Lo avrebbe scopato, sodomizzato, riempito fino a farle urlare il suo nome. E lo avrebbe fatto dentro l’azienda, sotto gli occhi di tutti, senza che lei potesse dire niente.
Bevve l’ultimo sorso di caffè, gettò il bicchiere nel cestino e si mosse.
Nel frattempo, due piani più sotto, nella sala riunioni piccola riservata ai dirigenti, Ivan stava finendo di sistemare le carte. Quarantanove anni, viscido come un’anguilla, capelli unti pettinati all’indietro, occhiali sottili e un sorriso che sembrava sempre nascondere qualcosa. Anche lui leghista convinto, anche lui con la pancia che tendeva la camicia, anche lui con una moglie a casa: Lucia, trentotto anni, ricciolina castana, seno piccolo ma un culo da urlo – rotondo, alto, morbido eppure sodo, il genere di culo che quando camminava faceva sbavare mezzo ufficio.
Ivan e Pietro si conoscevano da quindici anni. Avevano condiviso puttane, serate a luci rosse, e qualche “gioco” aziendale che nessuno doveva sapere.
«Allora?» chiese Ivan quando Pietro entrò e chiuse la porta dietro di sé.
Pietro si sedette pesantemente sulla poltrona, le gambe aperte, la mano che si sistemava il pacco con noncuranza. «L’ho appena vista arrivare. Cazzo, Ivan… quei pantaloni oggi sono un delitto. Le entrano nel solco del culo come se volessero sparire dentro. E le tette… porca troia, sembrano pronte a esplodere.»
Ivan ridacchiò, versandosi un bicchiere d’acqua. «Lo so. Le guardo da tre anni. Ma lei è una stronza glaciale. Ti manda a fanculo prima ancora che apri bocca.»
Pietro si sporse in avanti, gli occhi che brillavano di una luce cattiva. «Appunto. È per questo che ho deciso. Voglio quella troia calabrese prima che se ne vada al Sud. Voglio scoparmela, voglio filmarla mentre le apro quel culo perfetto e glielo infilo tutto dentro fino alle palle. E voglio le prove video. Roba chiara, che non si possa negare.»
Ivan alzò un sopracciglio. «E come pensi di riuscirci? Quella ti odia. Odia tutti noi “vecchi porci del Nord”, come ci chiama quando parla con le colleghe.»
Pietro sorrise lentamente. Un sorriso da predatore. «Perché io non chiedo. Io prendo. E tu mi aiuterai.»
Si alzò, girò intorno al tavolo e si fermò di fronte a Ivan. Abbassò la voce, anche se erano soli.
«Facciamo una scommessa, come ai vecchi tempi. Se riesco a fotterla – e intendo fotterla per bene, con video di lei che geme mentre le sborro dentro o nel culo – tu mi concedi quella stronza di tua moglie per una notte intera. Lucia. Quel culo da top model che tieni nascosto. Una notte, solo io e lei, hotel, niente regole. Posso farle tutto quello che voglio.»
Ivan rimase in silenzio qualche secondo.
«E se non ci riesci?» chiese.
«Allora ti do la mia barca a Desenzano per tutto il mese di luglio prossimo. E ti pago una settimana di escort di lusso a tua scelta.»
Ivan rifletté. Poi tese la mano.
«Affare fatto. Ma voglio prove video chiare. Almeno tre riprese diverse: faccia, tette, e soprattutto mentre le entri nel culo. Niente facce coperte o angoli strani. Voglio vederla in ginocchio che te lo succhia, e voglio sentirla urlare mentre la inculi.»
Pietro strinse la mano con forza, il palmo sudato. «Avrai tutto. E quando avrò finito con Miriam, ti farò vedere il video mentre ti scopo tua moglie davanti a me.»
I due uomini risero, una risata bassa, volgare, da maiali in calore. La scommessa era stipulata. La posta era altissima.
Pietro uscì dalla sala riunioni con il cazzo mezzo duro nei pantaloni. Salì le scale invece di prendere l’ascensore, solo per avere il tempo di calmarsi. Quando arrivò al sesto piano, Miriam era già nel suo ufficio. La porta era socchiusa.
Lui bussò una volta sola ed entrò senza aspettare risposta.
Miriam era in piedi accanto alla finestra, stava sistemando alcuni fascicoli sulla scrivania. Il tailleur le fasciava il corpo come una guaina. Da dietro, il culo sembrava ancora più perfetto: due mele sode che premevano contro il tessuto nero. Quando si voltò, il seno ondeggiò appena, pesante e pieno.
«Pietro.» La voce era fredda, tagliente come una lama. «Non ti ho detto di entrare.»
Pietro chiuse la porta dietro di sé con un click leggero. Si appoggiò con la schiena al battente, bloccando l’uscita. Era più basso di lei di una dozzina di centimetri, ma in quel momento si sentiva enorme.
«Buongiorno, Miriam. O preferisci che ti chiami dottoressa V.?» Il tono era mellifluo, quasi rispettoso, ma gli occhi tradivano tutto. Scendevano sul seno, sul ventre piatto, poi più giù, fermandosi sfacciatamente sul monte di Venere che i pantaloni aderenti delineavano senza pietà.
Miriam incrociò le braccia sotto il petto, spingendo ancora di più il seno in alto. «Preferisco che tu esca dal mio ufficio. Subito.»
Pietro non si mosse. Anzi, fece un passo avanti. «Ho visto il report del progetto Puglia. Complimenti. Sei brava, lo sai. Peccato che tra quattro mesi ce ne priviamo. Milano senza di te sarà… più triste.»
Si avvicinò ancora. Ora era a meno di un metro. L’odore del suo dopobarba da quattro soldi si mescolava al profumo costoso di lei. Pietro abbassò la voce.
«Sai, pensavo… prima che tu sparisca al Sud, potremmo festeggiare. Solo io e te. Una cena in un posto discreto. O magari direttamente una suite all’Excelsior. Ho una camera fissa lì per quando devo “lavorare” fino a tardi. Champagne, luci soffuse… e poi vediamo dove ci porta la serata.»
La mano di Pietro si alzò lentamente. Le dita sfiorarono il gomito di Miriam, un tocco leggero ma intenzionale, possessivo. Salì appena verso la spalla, come se volesse sentire la stoffa della giacca sotto i polpastrelli.
Miriam ritrasse il braccio di scatto, come se l’avesse bruciata.
«Togli quella mano schifosa dal mio corpo, Pietro.» La voce era bassa, ma vibrava di rabbia pura. Gli occhi neri lo fissavano con disprezzo assoluto. «Non sono una delle tue puttanelle da quattro soldi che puoi comprare con una cena e una stanza d’albergo. E soprattutto non sono roba per un vecchio porco come te.»
Pietro non arretrò. Anzi, sorrise. Un sorriso lento, sporco.
«Vecchio porco, eh? Eppure questo vecchio porco ha un cazzone che farebbe piangere di piacere tante signorine come te. E tu… con quel culo che ti ritrovi… saresti perfetta per prenderlo tutto. Fino in fondo. Fino a urlare.»
Miriam fece un passo indietro, ma la scrivania le bloccò la ritirata. Il cuore le batteva forte per la rabbia, non per paura. Lo guardò dall’alto in basso, letteralmente.
«Esci. Subito. O chiamo la sicurezza e ti faccio buttare fuori come il maiale che sei.»
Pietro alzò le mani in segno di resa, ma i suoi occhi rimasero incollati al corpo di lei. Scesero di nuovo sul seno, poi sul culo quando lei si spostò di lato per aggirarlo.
«Come vuoi, dottoressa. Per ora.»
Si voltò verso la porta, ma prima di uscire si girò un’ultima volta.
«Quattro mesi, Miriam. Solo quattro mesi. E prima che tu te ne vada, quel tuo bel culetto calabrese sarà mio. Te lo prometto.»
Uscì, chiudendo la porta con un click secco.
Miriam rimase sola. Si appoggiò alla scrivania, le mani che stringevano il bordo fino a farsi sbiancare le nocche. Il disgusto le saliva in gola come bile. Sentiva ancora lo sguardo di lui strisciarle addosso come una cosa viscida.
Non sapeva che in quel preciso momento, due piani più sotto, Ivan stava già immaginando il video che Pietro gli avrebbe portato. E che la scommessa appena stretta avrebbe reso tutto molto, molto più pericoloso.
Pietro, intanto, era tornato nel suo ufficio. Si chiuse dentro, abbassò le tapparelle e si sedette pesantemente sulla poltrona. Aprì il cassetto, tirò fuori il telefono aziendale e attivò la modalità registrazione video. Poi si aprì i pantaloni.
Il cazzone schizzò fuori: spesso, venoso, lungo quasi venti centimetri, con la cappella grossa e violacea già lucida di liquido preseminale. Lo strinse nella mano callosa e cominciò a segarsi lentamente, gli occhi chiusi.
Nella sua mente c’era solo Miriam. Quei pantaloni aderenti. Quel culo perfetto. Le sue tette che ondeggiavano mentre lui la piegava sulla scrivania e glielo spingeva dentro fino alle palle.
«Ti inculerò, troia calabrese…» mormorò tra i denti mentre accelerava il ritmo. «E Ivan mi darà sua moglie come premio.»
Il primo capitolo della sua caccia era iniziato
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.1
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Cap 1 - Miriam ed il vecchio maiale:

Altri Racconti Erotici in tradimenti:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni