Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > tradimenti > Venerdí sera: un giro in parcheggio
tradimenti

Venerdí sera: un giro in parcheggio


di Distratta
02.06.2026    |    2.556    |    11 9.9
"Sentivo l’energia nervosa che emanava, una voglia assurda di parlare, di confessare..."
Era un venerdì sera qualsiasi. Io e Marco eravamo a casa, indecisi su come trascorrere la serata. La stanchezza della settimana pesava, e l’idea di rimanere sul divano a guardare qualcosa iniziava a sembrare l’unica opzione. Poi, all’improvviso, un’idea. Un brivido freddo eppure ardente mi percorse la schiena. Senza dire nulla, mi alzai e andai in bagno.
Lasciai la porta aperta, uno spiraglio d’invito. Davanti allo specchio, cominciai a truccarmi con cura. Stavo applicando un nuovo lucidalabbra, di un rosso intenso e umido, quando sentii la presenza di Marco sulla porta.
«Wow», mormorò, la voce già rauca di desiderio. «Con quel lucidalabbra farai dei pompini grandiosi.»
Nel mentre, si abbassò i pantaloni e le mutande, mostrandomi il suo cazzo già eccitato, che pulsava leggermente nel riflesso della luce del bagno.
Io non distolsi lo sguardo dallo specchio, finendo di stendere il colore sulle labbra. «Ti saprò dire quando tornerò a casa», dissi, con un tono neutro ma carico di promesse.
Marco capì immediatamente. Il pompino non era per lui. Una scintilla di curiosità, mista a eccitazione, gli illuminò gli occhi. «Chi è il fortunato?»
Mi voltai finalmente a guardarlo, un sorriso ambiguo sulle labbra lucide. «Non lo so», risposi, alzandomi. «Faccio un giro e vediamo se trovo qualcuno in giro.»
Sentendo queste parole, il suo cazzo sembrò irrigidirsi ancora di più, quasi a voler partecipare alla conversazione. Mi avvicinai, presi il suo membro con la mano, la pelle calda e tesa sotto le mie dita. Lo scappellai con un movimento lento, esponendo il glande arrossato dall’eccitazione.
«Aspettami», sussurrai, avvicinando le mie labbra al suo orecchio. «Guarda cosa mi sono messa?»
Sollevai la mia gonna corta di jeans. Sotto, niente intimo. Solo la vista della mia pelle e, infilato profondamente nel mio ano, il mio plug rosso. Era completamente inserito, solo la base a forma di cuore era visibile, incastonata tra le mie natiche.
Marco emise un gemito soffocato. «Vuoi che ti accompagni?» chiese, la voce piena di speranza mista a rassegnazione.
«No», risposi, lasciando andare il suo cazzo e sistemandomi la gonna. «In un’ora sarò di ritorno.»
Uscì di casa. L’aria della sera era fresca, ma dentro di me bruciava. Salii in macchina, la sensazione del plug che premeva all’interno del mio retto con ogni mio movimento era una presenza costante, un promemoria del mio stato di eccitazione. Mentre guidavo verso la periferia, una mano libera scivolò tra le mie cosce, sfiorando il clitoride sopra il tessuto della gonna. Ero già bagnata.
Arrivai al parcheggio di una grande discoteca fuori città. Non era ancora l’ora di punta, ma qualche auto era già parcheggiata. Spensi il motore, rimanendo seduta al buio per un momento. Poi, con decisione, mi tolsi la maglietta, rimanendo a seno nudo. Sollevai anche la gonna fino ai fianchi, esponendo completamente la parte inferiore del mio corpo.
Accesi lo schermo del cellulare, la sua luce bluastra illuminò il mio viso e parte del petto. Non volevo nascondermi. Volevo essere vista.
Fortuna volle che una macchina entrò nel parcheggio e parcheggiò a pochi metri dalla mia. Vidi la sagoma di un uomo che scendeva. I suoi occhi si spostarono verso la mia auto, e si fermarono. Mi aveva vista. Senza maglia, con le tette esposte all’aria della sera.
Scese e si avvicinò con passo incerto ma deciso. Abbassai il finestrino.
«Tira fuori il cazzo», dissi, senza preamboli, la voce bassa e diretta. «Che te lo succhio.»
Lui, un uomo sulla sessantina, con un’aria ordinaria che sparì immediatamente, non se lo fece dire due volte. Aprì la zip dei suoi jeans. Non aspettai nemmeno che si sbottonasse l’ultimo bottone. Un bel cazzo circonciso e completamente depilato emerse. Era di media lunghezza ma spesso, già rigido.
Lo presi in bocca prima che potesse dire una parola. Sentii la pelle liscia del glande sulla mia lingua, il sapore pulito della sua pelle. Lo succhiai lentamente, ritmicamente, una mano che intanto gli massaggiava le palle, l’altra che gli faceva una sega decisa alla base.
Con la portiera chiusa, la posizione era scomoda. Aprii la portiera. «Siediti dietro», ordinai.
Lui obbedì, spostandosi sul sedile posteriore. Io lo seguii, sedendomi affianco a lui. Ripresi a succhiarlo, più profondamente questa volta, mentre le sue mani finalmente mi afferrarono i seni, le dita che pizzicavano e torcevano i miei capezzoli duri.
Non ci furono preavvisi. Un gemito soffocato, un tremore alle sue cosce, e poi il caldo dello sperma mi invase la bocca. Contai distintamente tre potenti schizzi, uno dopo l’altro, che colpirono il retro della mia gola. Non mollai la presa, continuando a succhiare delicatamente mentre veniva, finché non sentii il suo membro rabbrividire e afflosciarsi tra le mie labbra.
Solo allora mi staccai, deglutendo tutto con un movimento evidente della gola. Il sapore era salato, intenso. L’uomo, senza fiato, mi guardò con occhi sbalorditi. «Grazie…», borbottò. «Mi hai fatto fare tardi, ci sono due amici che mi aspettano dentro.»
Un sorriso mi sfiorò le labbra ancora lucide di sperma e lucidalabbra. «Allora falli venire qui», dissi. «Li soddisfo io.»
L’uomo esitò solo un secondo, poi estrasse il telefono e scrisse un messaggio veloce. In pochi minuti, altre due sagome maschili uscirono dalla discoteca e si avvicinarono all’auto. Entrambi avevano già i cazzi fuori dai pantaloni, evidentemente informati su cosa li aspettava.
Aprii completamente la portiera posteriore. Uno dei due, più coraggioso, si sedette sul sedile. Io mi misi a novanta gradi, piegandomi in avanti, offrendo la vista del mio plug rosso e della mia vagina già luccicante di umidità. Il terzo uomo rimase fuori, in piedi, il suo cazzo in mano, gli occhi fissi sul mio sedere.
Cominciai a fare un pompino a quello seduto, sperando che quello fuori prendesse l’iniziativa. Non dovetti aspettare a lungo. Mentre succhiavo il primo con avidità, sentii le mani del secondo afferrarmi i fianchi, e poi la punta di un altro cazzo premere contro l’ingresso della mia vagina già bagnata.
Penetrazione simultanea. Bocca e figa riempite. Era una sensazione travolgente. L’uomo seduto venne in fretta, con un grido strozzato, un altro fiotto caldo che mi riempì la bocca. Deglutii, senza staccarmi, pulendo il suo glande con la lingua.
Poi mi girai verso il terzo uomo, quello che era rimasto fuori. Mi inginocchiai sul bordo dell’auto, davanti a lui. Il suo cazzo era piccolo, molto più piccolo degli altri. Un attimo di delusione, poi l’eccitazione per il gesto stesso prese il sopravvento. Gli feci un pompino veloce, impersonale. Dopo pochi colpi di lingua, lui gemette e un unico, debole schizzo di sperma mi colpì in faccia, sugli occhiali e sulla guancia.
Non in bocca. In faccia.
Sorrisi, un sorriso stanco ma soddisfatto. «Grazie ragazzi», dissi, senza pulirmi. Chiusi la portiera, risalii al posto di guida, e partii.
Durante il tragitto di ritorno, scrissi un messaggio a Marco: «Torno. Svegliato ed eccitato?»
La sua risposta fu immediata: «Sì. Aspetto.»
Appena varcai la soglia di casa, Marco era lì, in piedi nel corridoio. Completamente nudo, il suo cazzo in mano, duro e pulsante. I suoi occhi si spalancarono quando mi vide: il trucco leggermente sbavato, il lucidalabbra quasi scomparso, gli occhiali macchiati di sperma secco, una goccia bianca ancora sulla mia guancia.
Senza dire una parola, si avvicinò. Mi prese il viso tra le mani e cominciò a leccarmi. Pulì la goccia di sperma dalla mia guancia con la lingua, poi baciò le mie labbra, profondamente, la sua lingua che esplorava la mia bocca, assaporando il gusto residuo dello sperma degli sconosciuti.
Mentre ci limonavamo con una furia improvvisa, io afferrai il suo cazzo e cominciai a masturbarlo con forza. Sentivo l’energia nervosa che emanava, una voglia assurda di parlare, di confessare.
«Dimmi», ordinai, rompendo il bacio. «Cosa c’è?»
«Ho una fantasia…», mormorò lui, gli occhi fissi sui miei.
«Dimmela subito!»
Fece un respiro profondo. «Voglio organizzare un’orgia. Solo maschi. E io al centro. Poi… poi raccontarti tutto. Posso?»
Vedevo l’ansia e la speranza nei suoi occhi. Non aspettava altro che il mio consenso.
Continuai a masturbarlo, lentamente, senza dirgli nulla. Poi mi staccai, camminai verso il divano e mi distesi a pancia in su. Sollevai le gambe, afferrandomi le ginocchia, offrendomi completamente alla sua vista. Con una mano, raggiunsi il plug rosso ancora infilato nel mio ano e lo estrassi lentamente, con un suono umido e provocante.
«Scopami il culo», gli ordinai, la voce bassa e carica di autorità. «Come se io fossi te all’orgia. Immagina che sia il tuo culo ad essere scopato da tutti loro.»
Marco capì. Era un’approvazione silenziosa, ma totale. Si avvicinò, guidò il suo cazzo verso il mio ano già rilassato e aperto dal plug, e penetrò con un colpo secco.
Mi scopò con una forza quasi rabbiosa, ogni spinta mi spostava sul divano. Il dolore si mescolava al piacere, alla trasgressione, alla complicità. Per caricarlo ancora di più, mentre mi prendeva, gli sussurrai: «Ti fai scopare così il culo? Da tutti loro? Guarda che poi mi dovrai raccontare tutto. Ogni dettaglio. Senza vergogna.»
Quelle parole furono la scintilla. Marco gridò, il suo corpo si irrigidì sopra il mio, e sentii il getto caldo del suo sperma riversarsi dentro il mio retto. Continuò a muoversi, a spingere, finché non ebbe più le forze, collassando su di me, ansimante.
Dopo qualche minuto di silenzio, rotto solo dal nostro respiro affannoso, si sollevò. Mi guardò, i suoi occhi pieni di una gratitudine profonda, di amore incondizionato. Si avvicinò e mi baciò, un bacio dolce questa volta.
«Sono così fortunato ad avere te», mormorò contro le mie labbra. «Con cui condividere tutto questo.»
Sorrisi, accarezzandogli la guancia. «Anch’io sono fortunata, Marco. Perché so che domani organizzerai la tua orgia. E dopodomani… mi racconterai tutto.»
Era una promessa. Un’altra frontiera che stavamo per varcare insieme, anche se separatamente. La nostra storia d’amore, fatta di desideri condivisi e di fiducia assoluta, stava per aggiungere un nuovo capitolo.
E io non vedevo l’ora di leggerlo.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.9
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Venerdí sera: un giro in parcheggio:

Altri Racconti Erotici in tradimenti:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni