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Una sera in campagna...


di Rinoman
31.05.2026    |    3.133    |    1 8.3
"Quando uscì, il buco di Marco era rosso, aperto, e il seme bianco colava lentamente fuori..."
Quella sera di fine estate l’aria era ancora calda e profumava di fieno tagliato. Luca e Marco erano in cucina, la finestra aperta sulla campagna buia. Marco, cinquantatré anni, robusto e con la pelle segnata dal sole, era seduto a tavola con una bottiglia di vino rosso davanti. Indossava una canottiera bianca un po’ sporca di terra e i pantaloni da lavoro. Luca, ventiquattro anni, snello e con i capelli ancora umidi dopo la doccia, stava sparecchiando.
«Hai lavorato tanto oggi» disse Luca piano, mettendo i piatti nel lavello.
Marco grugnì, versandosi altro vino. «Già. Il trattore ha rotto di nuovo. Sono distrutto.» Allungò una mano e diede una pacca sul culo di Luca mentre passava. «Vieni qua un attimo.»
Luca si avvicinò. Marco lo tirò a sé, facendolo sedere sulle sue gambe grosse. Gli passò una mano callosa sotto la maglietta, accarezzandogli la schiena lentamente. Si baciarono, un bacio lungo, pesante. Marco sapeva di vino e di fatica.
«Sei buono stasera» mormorò Marco contro le sue labbra. «Mi piace quando fai il bravo.»
Luca arrossì leggermente e sorrise. Marco lo baciò di nuovo, più profondo, infilandogli la lingua in bocca mentre la mano scendeva a stringergli il culo.
In quel momento si sentì il rumore di un pick-up che entrava nel cortile. Marco alzò la testa.
«Dev’essere Gianni. Gli ho detto di passare a bere qualcosa dopo cena. È quel camionista che ho conosciuto al bar l’altro giorno.»
Luca annuì, un po’ sorpreso, ma non disse niente. Marco gli diede un’ultima strizzata al culo prima di farlo alzare.
Gianni entrò senza troppi complimenti. Era alto, spalle larghe, barba di due giorni, sui quarantacinque. Aveva un’aria rozza e diretta. Salutò Marco con una stretta di mano forte e diede un’occhiata veloce a Luca.
«Così questo è il tuo ragazzo» disse con un mezzo sorriso.
«Esatto» rispose Marco, versandogli un bicchiere. «Luca, siediti con noi.»
Parlarono del più e del meno: il lavoro nei campi, i viaggi di Gianni, il caldo. Dopo un po’ Marco si alzò, si stirò e si tolse la canottiera, restando a torso nudo. Il suo petto era largo, peloso, la pancia pronunciata da uomo che mangia bene e lavora duro.
«Fa un caldo porco» disse. Poi guardò Gianni. «Ti va di fumarti una sigaretta fuori?»
I due uscirono. Luca rimase dentro, sparecchiando lentamente. Dopo qualche minuto sentì le voci più basse, delle risate. Quando tornarono, l’atmosfera era cambiata. Marco aveva lo sguardo acceso.
Si sedette di nuovo e tirò Luca vicino a sé.
«Gianni mi ha detto che gli piacciono gli uomini come me» disse Marco con voce bassa, guardando Luca negli occhi. «Uomini veri, robusti.»
Luca deglutì. Marco gli accarezzò la guancia, poi gli infilò un dito in bocca.
«Tu stai buono e guardi, va bene?»
Luca annuì, già eccitato e nervoso allo stesso tempo.
Marco si alzò in piedi, si abbassò i pantaloni e i boxer insieme. Il suo cazzo grosso e spesso pendeva mezzo duro tra le gambe pelose. Si voltò verso Gianni.
«Allora? Hai detto che volevi assaggiare.»
Gianni non se lo fece ripetere. Si aprì i jeans, tirò fuori un cazzo lungo, venoso e già duro. Marco si chinò sul tavolo della cucina, le mani aperte sul legno, il culo grosso e peloso offerto. Gianni ci sputò sopra e spinse la cappella contro il buco.
«Cazzo, sei stretto per uno della tua età» grugnì mentre entrava lentamente.
Marco emise un gemito profondo quando Gianni lo penetrò fino in fondo. Il camionista iniziò a muoversi, prima piano, poi sempre più forte, tenendo Marco per i fianchi larghi. I colpi facevano tremare la pancia di Marco e il tavolo.
«Ah… così… fotrimi bene» ringhiò Marco, spingendo indietro il culo.
Luca era seduto poco distante, gli occhi fissi sulla scena. Vedeva il cazzo di Gianni entrare e uscire dal culo del suo uomo, sentiva il rumore bagnato della carne, i grugniti di entrambi. Marco aveva il cazzo durissimo che sbatteva contro il bordo del tavolo.
Gianni scopava con forza, schiaffeggiando ogni tanto le natiche grosse di Marco.
«Hai un bel culo per essere un contadino» disse ridendo. «Ti piace farti inculare da uno sconosciuto mentre il tuo ragazzo guarda?»
«Sì… cazzo sì» rispose Marco ansimando. Voltò la testa verso Luca. «Lo vedi? Questo è quello che mi serve stasera. Un cazzo vero che mi sfonda.»
Dopo qualche minuto Gianni lo fece girare, lo mise seduto sul bordo del tavolo con le gambe alzate. Lo penetrò di nuovo, guardandolo in faccia mentre lo fotteva. Marco gemeva forte, il cazzo che gli colava liquido preseminale sulla pancia.
Luca non riusciva a distogliere lo sguardo. Si sentiva umiliato, eccitato, piccolo.
Gianni accelerò, sudato, e alla fine spinse fino in fondo, venendo dentro Marco con un grugnito animale. Quando uscì, il buco di Marco era rosso, aperto, e il seme bianco colava lentamente fuori.
Marco, ancora col respiro pesante, guardò Luca.
«Vieni qui.»
Luca si avvicinò in ginocchio. Marco lo prese per i capelli e gli spinse la faccia tra le sue natiche.
«Lecca. Pulisci tutto.»
Luca obbedì, passando la lingua sul buco caldo e pieno di sperma di Gianni. Mentre leccava, Marco gli abbassò i pantaloni e gli infilò dentro il suo cazzo ancora durissimo con una spinta sola.
«Bravissimo… continua a leccare mentre ti scopo» disse Marco, iniziando a muoversi dentro di lui con colpi profondi e possessivi.
Luca gemette contro il culo di Marco, leccando lo sperma estraneo mentre veniva scopato. Marco lo tenne così per diversi minuti, godendosi ogni cosa, finché non venne di nuovo, riempiendo Luca.
Quando finì, Marco gli accarezzò la testa sudata.
«Bravo ragazzo. Questa è la tua parte.»
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