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Così nasce Nicole


di NicoleSexyTO
03.11.2026    |    1.317    |    6 9.4
"Portai la mano alla bocca, iniziando a succhiarmi le dita avvolte nel lattice nero; il sapore del materiale e la consistenza lucida contro le labbra amplificavano a dismisura l'eccitazione..."
Era una giornata d’ufficio come molte altre. Lo schermo del computer mostrava i soliti dati, intorno a me il brusio dei colleghi e il rumore della fotocopiatrice facevano da sottofondo alla solita routine. Eppure, dentro di me, stava crescendo qualcosa di diverso. Un’urgenza che non provavo da tempo: la voglia di un uomo maturo. Approfittando di un momento di distrazione generale, aprii quel sito e scrissi un annuncio breve, diretto: cercavo un uomo maturo, riservato, pulito e ospitale.
Non passarono nemmeno dieci minuti. Il telefono vibrò sulla scrivania e il cuore mi fece un balzo in petto. Diedi uno sguardo furtivo intorno per assicurarmi che nessuno stabile guardando, poi aprii il messaggio. Mi rispose un uomo di cinquant’anni. Fin dalle prime parole mi sembrò dolce ma estremamente deciso. Bastarono pochissimi messaggi perché la conversazione si scaldasse; mi mandò alcune foto del suo membro in erezione e quella vista mi scatenò dentro un desiderio incredibile, quasi doloroso per quanto era intenso. Sentii l'eccitazione salire mentre ero ancora seduto sulla mia sedia da ufficio. Fu in quel momento che decisi di confessargli la mia fantasia più intima, quella sul travestirmi, aggiungendo un dettaglio che mi faceva impazzire: amavo i guanti in latex neri e lunghi.
Gli mandai le foto dei capi che avrei voluto indossare e la sua risposta entusiasta azzerò ogni mia esitazione. Non appena scattò l'orario di uscita, mi fiondai nel sexy shop più vicino. Ricordo ancora l’imbarazzo stringermi la gola quando mi avvicinai alla cassa; per darmi un tono e nascondere il rossore sulle guance, dissi al commesso che quegli indumenti erano un regalo per la mia ragazza. Lui sorrise, mentre io non vedevo l’ora di scappare via con il mio bottino.
Tornato a casa, l'eccitazione prese il sopravvento. Rimasi solo con la mia immagine riflessa nello specchio mentre infilavo quelle mutandine minuscole e facevo salire le autoreggenti lungo le gambe. Ma il vero brivido arrivò quando infilai i guanti in lattice neri, lunghi fin quasi alla spalla. Guardarmi così, trasformato, mi eccitò da morire. Scattai una foto e gliela inviai. La sua reazione fu immediata e carica di approvazione. Era il momento di andare.
Misi tutto dentro uno zaino e salii in macchina. Più mi avvicinavo all’indirizzo che mi aveva dato, più il cuore accelerava, trasformandosi in un tamburo nel petto. Arrivato sotto casa sua, la paura e l'adrenalina mi bloccarono: passai tre volte in macchina sotto le sue finestre prima di trovare il coraggio di accostare e scendere. Poi, il silenzio delle scale. Ogni gradino sembrava amplificare il battito del mio cuore.
Quando bussai, la porta si aprì e lui apparve davanti a me: bello, virile, con una presenza solida che confermava esattamente l'impressione dei messaggi. Mi accolse con lo sguardo di chi sa esattamente cosa vuole e, percependo la mia timidezza, mi indicò il bagno per lasciarmi il tempo di cambiarmi.
Chiusa la porta del bagno alle mie spalle, mi mossi in modo impacciato, con le mani che tremavano leggermente per l'emozione. Sfilai i vestiti da uomo e aprii lo zaino. La parte più difficile fu proprio quella che desideravo di più: i lunghi guanti in lattice. Senza l'aiuto di nessuno, far scivolare quel materiale così aderente sulla pelle delle braccia fu una mezza impresa, un corpo a corpo fatto di piccoli strappi e respiri affannati. Ma quando finalmente furono a posto e li lucidai, accarezzandoli, l'effetto fu bellissimo. Avevo addosso le autoreggenti con il reggicalze e i guanti lunghi. Ero pronto.
«Sei pronta lì dentro?», la sua voce profonda arrivò dall'altra stanza, rompendo il silenzio del bagno e facendomi sobbalzare.
«Sì», risposi, con un filo di voce che tradiva tutta la mia emozione.
Non feci in tempo a muovermi che la porta del bagno si aprì. Lui era lì, completamente nudo sulla soglia. La sua figura virile riempiva lo spazio. Mi squadrò da capo a piedi, soffermandosi sui dettagli del lattice e delle calze. I suoi occhi brillarono. «Cazzo, sei bellissima», disse, con un tono sincero e profondo che mi fece vibrare dentro.
Il mio sguardo, quasi calamitato, scivolò subito verso il basso. Era completamente scoperto, imponente. Quel membro era un capolavoro di virilità: eretto, fiero, dalle sfumature calde, incredibilmente bello e grosso. Le venature marcate ne disegnavano la superficie solida, e la punta, turgida e già lucida, ne accentuava la perfezione mascolina. Davanti a una vista così magnifica, ogni residuo di timidezza svanì, sostituito da una sottomissione spontanea ed eccitata. Lo guardai negli occhi e, con un misto di ammirazione e desiderio, gli dissi: «Anche tu... ce l’hai più grosso del mio».
Lui fece un passo avanti, accorciando le distanze nel piccolo spazio del bagno. Le sei mani calde si posarono sui miei fianchi, accarezzandomi con una decisione che mi fece scorrere un brivido lungo tutta la schiena. Mi lasciai fare, completamente rapita dalla sua presenza. Guidata da un istinto irrefrenabile, allungai la mano: il lattice nero del mio lungo guanto avvolse la sua carne scultorea. Sentire la sua consistenza bollente, pulsante e massiccia attraverso quel materiale così sottile e lucido mi diede una scossa d'eccitazione indescrivibile.
Volevo inginocchiarmi subito sul pavimento del bagno, pronta a prenderlo in bocca, ma lui mi prese per le braccia, interrompendo il mio movimento con fermezza ma senza violenza. Mi sollevò lo sguardo e, con un sorriso complice che non ammetteva repliche, mi prese per mano e mi guidò fuori dal bagno verso la cucina.
Mi fece mettere sul divano a pecora e lentamente cominciò a leccarmi il buchino. Fu una sensazione intensissima, un misto di calore e brividi che mi fece inarcare la schiena. Poco dopo infilò un dito per iniziare a prepararmi. Senza fretta, prese del lubrificante, lo stese con cura e usò un piccolo dildo. Lo spinse dentro con movimenti lenti, facendomi abituare gradualmente alla consistenza e alla sensazione di pienezza.
Ero completamente persa in quel vortice di sensazioni. Portai la mano alla bocca, iniziando a succhiarmi le dita avvolte nel lattice nero; il sapore del materiale e la consistenza lucida contro le labbra amplificavano a dismisura l'eccitazione. Godevo apertamente, e ogni tanto mi scappava un gemito profondo. Dopo qualche minuto di quella preparazione meticolosa, mi fece alzare ancora di più il culetto. Sentii che il dildo veniva sfilato e io gli chiesi, con il fiato corto: «Adesso mi inculi?».
Prima di farlo, però, gli dissi che volevo succhiarglielo. Mi misi in ginocchio sul pavimento, con lui seduto sul bordo del divano. Alzai lo sguardo verso di lui: le mie braccia, avvolte nei lunghi guanti in lattice nero, incorniciavano la sua maestosa erezione che svettava perfetta davanti a me. Portai le mani lucide alla base di quel sesso così bello, massiccio e simmetrico, stringendolo con delicatezza; il contrasto visivo tra il nero brillante del lattice e la sua pelle calda era da togliere il fiato. Schiusi le labbra e iniziai a leccare la cappella turgida, assaporando ogni millimetro della sua virilità, poi lo avvolsi tutto in bocca. Iniziai a muovere la testa avanti e indietro con un ritmo regolare. Sentivo quella colonna solida e pulsante spingersi contro il mio palato. Ogni volta che andavo a fondo, i miei gemiti soffocati si univano ai suoi respiri sempre più affannati.
L'atto fu così intenso che lui, ormai eccitatissimo alla vista della sua carne così bella stretta tra le mie labbra e le mie dita di lattice, mi prese e mi fece alzare di colpo. Ripetei la mia domanda: «Adesso mi inculi?». Questa volta mi portò direttamente in camera da letto, dove finalmente indossò il preservativo.
Mi posizionò nuovamente a pecora sul letto. Piano, mi penetrò. In quel preciso istante in cui quel membro meraviglioso ed enorme entrò dentro di me, mi sono sentita piena, viva, nel posto giusto. Ogni millimetro che conquistava spazzava via le paure. Ben presto cominciò a scoparmi con forza, e io continuavo a ciucciarmi le dita in latex per reggere quell'estasi, stringendo i denti sul materiale lucido mentre i gemiti mi uscivano strozzati.
Dopo avermi posseduta a lungo in quella posizione, mi afferrò per i fianchi e mi fece girare sul dorso, passando al missionario. Da lì potevo vedere tutto: il suo corpo perfetto sopra di me, le mie gambe con le autoreggenti sollevate e le mie mani in lattice nero che stringevano le sue spalle mentre lui continuava ad affondare la sua magnifica virilità dentro di me, guardandomi dritto negli occhi.
Il ritmo si fece serratissimo. Lui continuava a spingere con forza nel missionario e, con un ultimo colpo profondo e un gemito sommesso, venne dentro di me, versando tutto il suo piacere nella protezione del preservativo. Rimanemmo immobili per qualche istante, i petti che si alzavano e si abbassavano all'unisono, uniti in quel calore.
Poco dopo, mi alzai e andai in bagno. Richiusa la porta, mi mossi in quel silenzio ovattato per rivestirmi. Sfilai i lunghi guanti in lattice neri, le autoreggenti e l'intimo, riponendoli con cura nello zaino, accanto ai miei abiti civili da ufficio. Guardandomi allo specchio mentre mi ricomponevo nei miei panni quotidiani, vidi nei miei occhi una luce completamente nuova. La mia prima volta si era compiuta, e quel segreto sarebbe rimasto mio per sempre.
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