NIKA – QUINDICI ANNI DI DIFFERENZA, UN SOLO C
Avevo 52 anni quando conobbi Davide.
Lui ne aveva 37.
Quindici anni di differenza che, almeno all'inizio, mi sembravano un ostacolo troppo grande.
Tutto cominciò una sera, mentre ero seduta davanti al computer.
Avevo pubblicato un annuncio su un sito dedicato agli incontri tra adulti. Non cercavo un marito, non cercavo promesse e nemmeno una storia d'amore.
Desideravo semplicemente conoscere qualcuno con cui trascorrere qualche ora piacevole, senza essere giudicata per quella parte di me che chiamavo Nika.
Il suo primo messaggio fu molto semplice.
«Ciao, posso conoscerti?»
Guardai la fotografia del profilo.
Era un bell'uomo, con capelli castani, occhi scuri e un sorriso che sembrava sincero.
Gli risposi.
«Certo. Ma prima dimmi quanti anni hai.»
«Trentasette. Tu?»
«Cinquantadue.»
Passarono alcuni secondi.
Poi arrivò la risposta.
«E allora?»
Sorrisi.
«Allora potrei essere molto più grande di te.»
«So fare i conti, Nika.»
Scoppiai a ridere davanti allo schermo.
Quella risposta mi piacque.
Continuammo a scriverci.
Davide era separato, viveva da solo e lavorava come tecnico informatico. Mi raccontò qualcosa della sua vita, delle sue passioni e delle delusioni sentimentali.
Io, inizialmente, rimasi prudente.
Gli spiegai che ero una crossdresser, che amavo indossare abiti femminili e che Nika rappresentava una parte importante della mia vita.
«Lo so», rispose.
«E non ti crea problemi?»
«Se mi creasse problemi, non sarei qui a parlarti.»
Quella sera continuammo a messaggiare fino a tarda notte.
Nei giorni successivi arrivarono le telefonate.
Mi piaceva la sua voce.
Aveva un modo particolare di pronunciare il mio nome.
«Nika...»
Lo diceva lentamente, quasi volesse assaporarne ogni lettera.
Una sera mi fece una proposta.
«Vorrei incontrarti.»
Rimasi in silenzio.
«Davide, sei sicuro?»
«Sicurissimo.»
«Non sono una ragazzina.»
«Nemmeno io.»
«Ho quindici anni più di te.»
«Nika, se continui a ricordarmelo, finirò per pensare che sia tu ad avere paura.»
Aveva ragione.
Avevo paura.
Paura di non piacergli.
Paura che, vedendomi dal vivo, cambiasse idea.
Paura che quell'uomo cercasse soltanto un'esperienza da raccontare agli amici.
Ma alla fine accettai.
Ci accordammo per un sabato sera.
Sarebbe venuto da me alle nove.
Quando arrivò quel giorno, trascorsi il pomeriggio con una strana agitazione.
Alle diciotto entrai in camera da letto.
Aprii l'armadio.
Davanti a me c'erano i vestiti di Nika.
Li osservai uno per uno.
Volevo essere elegante, femminile, ma anche un po' seducente.
Scelsi un abito nero, morbido sui fianchi, che arrivava poco sopra il ginocchio.
Preparai un paio di collant velati, scarpe nere con il tacco e una piccola collana argentata.
Sul letto sistemai la biancheria, il vestito e gli accessori.
Poi presi la parrucca bruna.
La appoggiai delicatamente sul suo supporto.
Mi sedetti davanti allo specchio.
Avevo il viso appena rasato e ancora qualche segno della giornata.
Mi osservai.
«Vediamo un po', Nika. Stasera abbiamo un appuntamento importante.»
Cominciai a prepararmi lentamente.
Un po' di fondotinta, una leggera sfumatura sugli occhi e un rossetto color ciliegia.
Non volevo esagerare.
Volevo riconoscermi.
Quando sistemai la parrucca, qualcosa cambiò.
I capelli bruni scendevano morbidi sulle spalle.
Mi alzai e indossai il vestito.
Poi le scarpe.
Feci qualche passo davanti allo specchio.
Mi voltai leggermente, sistemai l'orlo della gonna e sorrisi.
Ero pronta.
O almeno così credevo.
Alle venti e quarantacinque il telefono vibrò.
«Sto arrivando. Sei emozionata?»
Risposi:
«Un pochino.»
«Io moltissimo.»
Quelle parole mi tranquillizzarono.
Anche lui era emozionato.
Alle ventuno in punto suonò il campanello.
Rimasi immobile per qualche secondo.
Poi respirai profondamente e andai ad aprire.
Davide era davanti alla porta.
Indossava jeans scuri, una camicia azzurra e una giacca leggera.
Aveva in mano un piccolo mazzo di rose.
Quando mi vide, rimase in silenzio.
Il mio cuore cominciò a battere velocemente.
«Che succede?» domandai.
Lui sorrise.
«Sei bellissima.»
Abbassai gli occhi.
«Non prendermi in giro.»
«Non lo farei mai.»
Mi porse i fiori.
«Sono per te.»
Rimasi senza parole.
Non mi aspettavo quel gesto.
Lo invitai a entrare.
Ci accomodammo in salotto.
Avevo preparato qualcosa da bere e qualche stuzzichino.
All'inizio eravamo entrambi un po' impacciati.
Poi Davide cominciò a raccontarmi della sua giornata.
Parlammo, ridemmo e lentamente l'imbarazzo scomparve.
A un certo punto mi osservò.
«Posso dirti una cosa?»
«Certo.»
«Dal vivo sei ancora più interessante.»
Sorrisi.
«Interessante è una parola diplomatica.»
«Allora preferisci affascinante?»
«Quella mi piace di più.»
Scoppiammo a ridere.
Poi Davide si fece serio.
«Nika, posso farti una domanda?»
«Dimmi.»
«Perché continui a pensare che la differenza d'età sia un problema?»
Guardai le mie mani.
«Perché tu hai trentasette anni. Potresti conoscere una donna più giovane.»
Lui si avvicinò leggermente.
«Ma io stasera volevo conoscere te.»
Quelle parole mi emozionarono.
Mi prese una mano.
La sua era calda.
Rimanemmo così per qualche istante.
Poi mi chiese:
«Posso baciarti?»
Lo guardai negli occhi.
«Sì.»
Il nostro primo bacio fu delicato.
Quasi timido.
Quando ci allontanammo, sorridemmo entrambi.
«Tutto qui?» scherzai.
Davide rise.
«Non volevo correre.»
«E chi ti ha detto che devi correre?»
Mi baciò nuovamente.
Questa volta con più sicurezza.
Sentii le sue braccia stringermi dolcemente.
Appoggiai le mani sulle sue spalle.
Era una sensazione che avevo immaginato tante volte, ma che dal vivo sembrava completamente diversa.
Non c'era fretta.
Non c'era bisogno di dimostrare niente.
Soltanto due persone che si stavano scoprendo.
A un certo punto Davide mi guardò.
«Sei felice?»
Annuii.
«Molto.»
«Allora non pensiamo a nient'altro.»
La serata continuò tra confidenze e piccoli gesti affettuosi.
Gli raccontai che, per molto tempo, avevo vissuto Nika soltanto tra le mura di casa.
Che a volte avevo nascosto i vestiti per paura di essere scoperta.
Che altre volte avevo pensato di rinunciare a tutto.
Davide mi ascoltava attentamente.
«E perché dovresti rinunciare a qualcosa che ti rende felice?»
«Perché non tutti capirebbero.»
«Non tutti devono capire.»
Quella risposta mi rimase dentro.
Più tardi ci spostammo in camera da letto.
La luce della lampada illuminava appena la stanza.
Davide si fermò davanti allo specchio.
Mi raggiunse e mi abbracciò da dietro.
Guardammo insieme il nostro riflesso.
Lui, più giovane di quindici anni.
Io, con il vestito nero, la parrucca bruna e il cuore che batteva come quello di una ragazzina.
«Siamo una bella coppia», disse.
Sorrisi.
«Non esagerare.»
«Perché?»
«Perché potrei crederci.»
Mi voltai verso di lui.
Ci baciammo ancora.
Quella notte lasciammo fuori dalla porta le paure, le differenze e tutte le domande che fino a poche ore prima sembravano così importanti.
Ci concedemmo il piacere di stare vicini, di scambiarci tenerezze e di vivere la nostra intimità con naturalezza.
Fu una notte di passione, ma soprattutto di fiducia.
E quando, più tardi, mi ritrovai accanto a lui, con la testa appoggiata sulla sua spalla, sentii qualcosa che non provavo da tempo.
Serenità.
Davide mi accarezzò i capelli.
«Nika?»
«Dimmi.»
«Posso restare fino a domani mattina?»
Sorrisi.
«Se prometti di non rubarmi tutta la coperta.»
Rise.
«Non prometto niente.»
Ci addormentammo così.
La mattina seguente mi svegliai prima di lui.
La luce filtrava attraverso le tende.
Per qualche istante rimasi immobile, osservandolo dormire.
Poi mi alzai lentamente e andai in bagno.
Mi guardai allo specchio.
Il trucco era ormai svanito.
La parrucca riposava sul suo supporto.
Indossavo una semplice vestaglia.
Mi venne da sorridere.
La sera prima avevo trascorso quasi due ore a prepararmi per essere Nika.
Adesso ero davanti allo specchio senza tutti quegli accessori.
Eppure mi sentivo ancora Nika.
Preparai il caffè.
Quando tornai in camera, Davide era sveglio.
«Buongiorno», disse.
«Buongiorno.»
Mi osservò.
«Vieni qui.»
Mi avvicinai.
Mi prese la mano e mi fece sedere accanto a lui.
«Sei bellissima anche così.»
Scoppiai a ridere.
«Adesso stai davvero esagerando.»
«No. Sto soltanto dicendo quello che penso.»
Mi baciò sulla fronte.
Poi aggiunse:
«Vorrei rivederti.»
Rimasi in silenzio.
«Davvero?»
«Certo.»
«Pensavo che per te fosse soltanto un incontro.»
Davide mi guardò seriamente.
«Anch'io lo pensavo.»
«E adesso?»
«Adesso vorrei conoscerti meglio.»
Non sapevo cosa rispondere.
Mi limitai ad abbracciarlo.
Nei giorni successivi cominciammo a sentirci sempre più spesso.
Davide mi telefonava durante la pausa pranzo.
Mi mandava messaggi la sera.
A volte mi chiamava soltanto per chiedermi come stessi.
Non parlavamo sempre di Nika.
Parlavamo della vita.
Del lavoro.
Delle nostre giornate.
Dei problemi e delle piccole soddisfazioni quotidiane.
Una sera mi disse:
«Mi manchi.»
Rimasi sorpresa.
«Davide, ci siamo visti soltanto tre volte.»
«Lo so.»
«E allora?»
«Non posso sentire la tua mancanza?»
Sorrisi.
«Certo che puoi.»
«Bene. Allora mi manchi.»
Passarono alcune settimane.
Ci incontravamo quando potevamo.
A volte trascorrevamo la serata insieme.
Altre volte ci bastava una telefonata.
Io continuavo a ricordargli la nostra differenza d'età.
Lui continuava a prendermi in giro.
«Nika, se mi dici ancora che hai quindici anni più di me, comincerò a chiederti consigli sulla pensione.»
Gli tirai scherzosamente un cuscino.
Ridevamo come due ragazzini.
Poi arrivò una sera diversa dalle altre.
Eravamo seduti sul divano.
Davide era stranamente silenzioso.
«Che hai?» gli domandai.
«Devo dirti una cosa.»
Sentii un piccolo nodo allo stomaco.
«Mi stai facendo preoccupare.»
Mi prese entrambe le mani.
«Nika, io credo di essermi innamorato di te.»
Rimasi immobile.
Non riuscivo a parlare.
Lui continuò.
«Non era quello che cercavo. Quando ti ho scritto su quel sito pensavo di conoscere una persona interessante, trascorrere qualche ora insieme e basta.»
Abbassò lo sguardo.
«Ma poi ho cominciato ad aspettare i tuoi messaggi. A cercarti anche quando non avevo niente da dirti. A sorridere quando vedevo il tuo nome sul telefono.»
Mi sentii gli occhi diventare lucidi.
«Davide...»
«Aspetta, fammi finire.»
Sorrise appena.
«Mi sono innamorato del tuo modo di parlare, della tua ironia, delle tue paure, perfino di quando mi rimproveri perché lascio le scarpe in mezzo alla stanza.»
Scoppiai a ridere tra le lacrime.
«Sei un disordinato.»
«Lo so.»
Poi tornò serio.
«Mi sono innamorato di te. Non di un vestito. Non di una parrucca. Di te.»
Abbassai la testa.
Non sapevo come rispondere.
Avevo cinquantadue anni.
Lui trentasette.
Avevo sempre pensato che quella differenza avrebbe impedito a entrambi di provare qualcosa di profondo.
Invece eccolo lì.
Un uomo più giovane che mi guardava negli occhi e mi diceva di amarmi.
«Hai paura?» mi domandò.
Annuii.
«Tanta.»
«Di cosa?»
«Che un giorno tu possa pentirti.»
Davide mi strinse le mani.
«Non posso prometterti che la vita sarà sempre facile. Ma posso prometterti che quello che provo adesso è vero.»
Lo guardai.
«E se gli altri non capissero?»
«Non dobbiamo vivere per convincere gli altri.»
Mi avvicinai e lo abbracciai.
Rimanemmo così a lungo.
Poi gli sussurrai:
«Anch'io credo di essermi innamorata di te.»
Sentii le sue braccia stringermi più forte.
Quella sera non avevo bisogno di indossare il mio vestito più bello.
Non avevo bisogno di tacchi, rossetto o gioielli.
Ero semplicemente felice.
Ripensai al nostro primo incontro.
A quella sera in cui avevo sistemato nervosamente la parrucca davanti allo specchio.
Alle rose che mi aveva portato.
Al primo bacio.
Alla notte trascorsa insieme.
E a tutte le volte in cui avevo cercato di convincermi che, a cinquantadue anni, certi sogni non fossero più possibili.
Mi sbagliavo.
Perché l'amore non arriva sempre quando lo aspettiamo.
A volte si presenta attraverso un messaggio di poche parole.
«Ciao, posso conoscerti?»
E dietro quelle parole può nascondersi qualcuno capace di cambiare il modo in cui guardiamo noi stessi.
Non so quanto sarebbe durata la nostra storia.
Non potevo conoscere il futuro.
Ma quella sera avevo capito una cosa.
Quindici anni possono separare due date di nascita, ma non necessariamente due cuori.
Io avevo cinquantadue anni.
Davide ne aveva trentasette.
E per la prima volta, dopo tanto tempo, non avevo più paura di pronunciare una parola.
Amore.
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Ci sono incontri che nascono per gioco, diventano passione e finiscono per conquistare il cuore. Perché l'amore non guarda la carta d'identità, non conta gli anni e non chiede il permesso di arrivare
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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