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Da Carlo a ..Marina ..


di Membro VIP di Annunci69.it marinatrav10
17.08.2026    |    783    |    15 9.8
"Quando finalmente arrivò un’altra telefonata di Alfredo, Carlo rispose con il cuore già inquieto..."
Carlo e Alfredo

Carlo aveva quarantacinque anni ed era un uomo apparentemente appagato dalla propria vita. Lavorava in banca, era sposato da diversi anni e conduceva un’esistenza ordinata, senza particolari scosse. Eppure, da tempo, il rapporto con sua moglie aveva perso parte della complicità dei primi anni. Non avevano avuto figli e, sempre più spesso, lei si allontanava per assistere la madre, gravemente malata, che viveva in un’altra città.
Carlo aveva imparato a convivere con quella solitudine discreta che si insinua nella vita di coppia senza fare rumore.
Un giorno, durante un incontro in un circolo della città, gli venne presentato Alfredo.Era un imprenditore che si era trasferito da poco in zona, alla ricerca di nuove opportunità. Aveva idee moderne, una notevole capacità di osservazione e un modo di parlare sicuro, ma al tempo stesso piacevolmente affabile.
I due simpatizzarono quasi subito.
Parlando, Carlo raccontò ad Alfredo qualcosa della città, delle persone che contavano, delle occasioni che avrebbe potuto trovare. Alfredo ascoltava con interesse e, alla fine della conversazione, Carlo si offrì di accompagnarlo per mostrargli alcuni dei luoghi più interessanti.
Alfredo accettò con entusiasmo.
Quell’incontro, nato quasi per caso, diventò l’inizio di una frequentazione sempre più assidua. Le passeggiate, le conversazioni e quei piccoli tour della città si rivelarono piacevoli e, per entrambi, in qualche modo proficui.
Carlo cominciò ad accorgersi che Alfredo esercitava su di lui un fascino particolare.
Non era soltanto simpatia. C’era qualcosa di più sottile, una tensione che Carlo non sapeva definire e che, forse proprio per questo, lo incuriosiva.

Qualche giorno dopo si incontrarono nuovamente. Alfredo voleva parlargli di alcune sue idee e pensava che Carlo, lavorando in banca, avrebbe potuto dargli qualche consiglio o indicargli possibili opportunità.
Ma la conversazione, quasi inevitabilmente, finì per spostarsi su argomenti più personali.

Carlo parlò della propria vita familiare. Raccontò della distanza che si era creata con la moglie, delle sue assenze e della sensazione, sempre più frequente, di vivere una parte della propria vita in attesa.
Alfredo lo ascoltò senza interromperlo.
Quando Carlo ebbe finito, gli disse con grande sincerità di essere rimasto colpito da lui, dalla sua sensibilità, dalla delicatezza con cui sapeva rapportarsi agli altri. Poi, quasi scegliendo con attenzione le parole, aggiunse:
«Hai una sensibilità particolare. E anche una certa delicatezza nel modo di muoverti, quasi femminile. Devo dirti che mi piaci molto. Anche fisicamente.»
Quelle parole lasciarono Carlo profondamente turbato.
Cercò di scherzarci sopra.
«Ma cosa dici? Così mi metti in imbarazzo.»
Eppure, dentro di sé, quelle parole avevano lasciato una traccia molto più profonda di quanto volesse ammettere.

Nei giorni successivi ci ripensò spesso. Non riusciva a capire se fosse rimasto più colpito dalla sincerità di Alfredo o dal fatto che, per la prima volta, qualcuno avesse dato un nome a qualcosa che forse Carlo stesso non aveva mai avuto il coraggio di guardare davvero.
Qualche giorno dopo arrivò una telefonata.
Era Alfredo.
Lo invitava a cena.
Carlo esitò, poi accettò.
Prima di salutarlo, però, Alfredo aggiunse:
«Mi aspetto anche che tu venga vestito in modo adatto a quello che sei. Io ti vedo e ti apprezzo per il tuo modo di essere, per la tua delicatezza. Vorrei che quella sera tu fossi semplicemente te stesso.»
Carlo rimase senza parole.
Quella richiesta lo mise profondamente a disagio. La prima reazione fu quella di rinunciare alla cena. Salutò Alfredo dicendo che si sarebbero sentiti, ma dentro di sé cominciò una lunga lotta.
Da una parte c’erano l’imbarazzo, la paura del giudizio e il senso di estraneità rispetto a un’immagine di sé che non aveva mai mostrato agli altri.
Dall’altra c’era Alfredo.
E c’era soprattutto quella strana attrazione che Carlo non riusciva più a ignorare. inoltre, Carlo, a volte senza neppure sapere esattamente perché , quando la moglie era assente, aveva provato ad indossare alcuni abiti di lei e non poteva nascondersi che nel farlo,aveva provato un certo sottile piacere soprattutto , quando indossando della lingerie ,si guardava allo specchio in pose femminili.
Alla fine decise di accettare.
Si preparò con particolare cura, scegliendo un abbigliamento elegante ma diverso dal solito, con una sottile ambiguità femminea , indossando dei capi che manifestavano una ricercatezza particolare , che lo faceva sentire, allo stesso tempo, vulnerabile e stranamente affascinato da se stesso.
Quando Alfredo lo vide arrivare, gli andò incontro con un sorriso aperto.
Non disse nulla per qualche istante. Lo guardò soltanto.
Poi gli fece capire, con uno sguardo compiaciuto e affettuoso, che aveva apprezzato il coraggio della sua scelta.
Lo accompagnò in un ristorante situato in una località non lontana dalla città, ma in un’altra provincia. Il proprietario, Giovanni, era un amico di Alfredo.
Ad accoglierli fu proprio Giovanni, che si avvicinò al tavolo, consigliò alcune specialità della casa e guardò Carlo con un sorriso che a lui parve vagamente enigmatico.
Carlo si sentì osservato.
Il suo abbigliamento, diverso da quello abituale, gli dava la sensazione di essere più esposto del normale. Anche alcuni camerieri sembravano prestare attenzione a lui.
Ben presto, però, si accorse che l’ambiente era molto più eterogeneo di quanto avesse immaginato: coppie di ogni genere, persone vestite in maniera originale e un’atmosfera nella quale nessuno sembrava preoccuparsi troppo delle apparenze.
La cena trascorse piacevolmente.
Parlarono di molte cose, ma Carlo continuava ad accorgersi dello sguardo di Alfredo. Era sempre attento, premuroso, quasi protettivo.
Alla fine uscirono dal ristorante.
Alfredo gli propose di andare a casa sua per ascoltare un po’ di musica e bere qualcosa.
Carlo esitò.
Poi accettò.
Quella sera, a casa di Alfredo, parlarono ancora a lungo. Il rapporto tra loro sembrava ormai aver superato il semplice confine dell’amicizia, anche se nessuno dei due aveva ancora pronunciato parole capaci di definire davvero ciò che stava accadendo, ma mentre si accomiatavano improvvisamente dolcemente Alfredo si strinse a Carlo e lo baciò sulla bocca.,
palpandogli , contemporaneamente il sedere
Fu un bacio profondo. Carlo fu sorpreso ma soprattutto sopraffatto dall’emozione che questo bacio gli procurava e non oppose alcuna resistenza , non dissero nulla, ma quella notte Carlo non chiuse occhio per le emozioni che quel bacio gli aveva procurato. Nello stesso tempo, neppure poteva negare che il palpeggiamento che aveva subito non gli avesse provocato un piacere , per lui sconosciuto, ma nello stesso tempo intenso.
Passò una settimana.
Carlo si sorprese ad aspettare una telefonata di Alfredo.

Nel frattempo, sua moglie era ancora dai genitori, alle prese con i loro seri problemi di salute, e aveva chiesto un periodo di aspettativa dal lavoro. Carlo si ritrovava quindi solo, con molto tempo a disposizione per riflettere.
Quando finalmente Alfredo telefonò, lo invitò nuovamente allo stesso ristorante.
E aggiunse:
«Questa volta spero che tu sia più deciso nel mostrarti per come io ti vedo e per come ti voglio.»
Quelle parole scatenarono dentro Carlo una nuova tempesta.

Capiva sempre meglio ciò che Alfredo voleva dirgli, ma aveva ancora difficoltà ad accettarlo completamente. Soprattutto, si vergognava all’idea di presentarsi in pubblico con un aspetto lontano dalla sua abituale immagine maschile.
Eppure il fascino di Alfredo era diventato difficile da contrastare.
Dopo averci pensato a lungo, Carlo decise di osare.
Scelse un abbigliamento decisamente più femminile: pantaloni da donna molto aderenti che valorizzavano le sue forme, e soprattutto le natiche, una blusa di seta , un trucco leggerissimo e i capelli pettinati con una cura insolita. Completò il tutto con mocassini leggermente rialzati. Indosso’ anche una collanina e un bracciale .
Quando si guardò allo specchio provò una sensazione difficile da spiegare.
Era imbarazzato, certo.
Ma, sotto quell’imbarazzo, c’era anche qualcosa di nuovo: la scoperta di un lato di sé che fino ad allora aveva tenuto nascosto persino a se stesso.Questo lato lo inquietava ma lo seduceva , al tempo stesso.
Quando entrò nel ristorante, l’imbarazzo fu forte. Molti dei presenti lo guardarono con insistenza.
Alfredo gli rimase accanto e, con discrezione, lo rassicurò:
«Guardati intorno. Qui nessuno si stupisce di nulla. E comunque voglio farti i miei complimenti. Stai benissimo. Mi piaci molto e ti apprezzo ancora di più.»
Quelle parole fecero sentire Carlo meno solo.
Anche Giovanni, il proprietario del locale, si avvicinò poco dopo e accolse Carlo con larghi sorrisi, mostrando chiaramente di apprezzare il suo nuovo aspetto, senza tuttavia rendere esplicito il proprio giudizio.
La serata proseguì.
A un certo punto Carlo ebbe bisogno di andare in bagno. Chiese a un cameriere dove fossero le toilette.
Il giovane indicò con un sorriso una porta dall’altra parte della sala.
Quella delle signore, a destra.»
Carlo arrossì immediatamente.
Per un attimo avrebbe voluto scomparire.
Ma non poteva fare altro che seguire l’indicazione recandosi al bagno delle signore
Quando tornò al tavolo, Alfredo continuò a comportarsi con lui con una naturalezza sempre più rassicurante. Non sembrava affatto interessato al giudizio degli altri. Al contrario, sembrava quasi voler aiutare Carlo ad abituarsi alla nuova immagine che aveva scelto di mostrare.
A un certo punto Alfredo tirò fuori dalla tasca una piccola scatola.
La porse a Carlo.
«Questo è per te.»
Carlo la aprì.
Dentro c’era un paio di splendidi orecchini pendenti, molto eleganti, con una chiusura a clip.
Rimase senza parole.
«Vorrei che li mettessi adesso.»
Carlo lo guardò, imbarazzatissimo.
«Alfredo, non posso…»
«Ti prego.»
E poi, rivolgendosi a lui con una tenerezza che lo fece arrossire ancora di più:
«Cara, mettili. Ti staranno benissimo.»
Carlo abbassò gli occhi.
Per qualche secondo rimase immobile, poi prese un orecchino e lo indossò. Quindi mise anche l’altro.
Quando mosse leggermente la testa sentì il delicato tintinnio dei pendenti.
Alcuni camerieri si voltarono. Qualche cliente lo osservò, ma senza ostilità: piuttosto con un sorriso discreto, quasi complice.
Carlo sentì sciogliersi lentamente una parte della propria tensione.
Più tardi, in fondo alla sala, alcuni clienti cominciarono a ballare al ritmo della musica del pianobar.
Alfredo guardò Carlo.
«Balliamo?»
Carlo esitò.
Non credo sia il caso…»
Alfredo insistette con dolce fermezza e gli tese la mano.
Carlo alla fine la prese.
Si lasciò accompagnare nella zona dove alcune coppie stavano ballando.
All’inizio si sentiva impacciato. Poi, lentamente, cominciò a seguire i movimenti di Alfredo.
La musica era morbida.
Alfredo gli stava vicino, senza forzare nulla. La sua mano si spostò con naturalezza lungo la schiena di Carlo, accompagnandolo nel ritmo. E palpandogli le natiche con decisione , tanto che Carlo non poté reprimere un piccolo sussulto .Carlo , ballando, facendosi guidare da un uomo ,si rendeva conto che ormai il suo ruolo era inequivocabilmente e definitivamente femminile e questo gli provocava un’emozione che non aveva mai provato .
Quando la serata fini e uscirono dal ristorante Alfredo gli sussurrò all’orecchio di pensarsi come donna e di sculettare dolcemente camminando .
Carlo diligentemente , obbedì accorgendosi che alcuni sguardi maliziosi la seguivano ancora, ma ormai li percepiva diversamente. Non con la stessa paura di prima. Nell ‘uscire un cameriere aprendo la porta lo saluto’ dicendo : “buona notte, signora “ e a questo punto Carlo per tutta risposta , provocatoriamente, accentuò il suo movimento di natiche .

Ancora una volta Alfredo gli propose di fermarsi a casa sua per il drink della notte.
E ancora una volta Carlo accettò. Quando furono in casa , Alfredo non frappose indugi e lo baciò con impazienza , con foga sulla bocca, ma non si limitò a baciarlo . Lo abbraccio stretto e lentamente , con la mano, si insinuò tra le natiche di Carlo , scoprendo , con sorpresa ed eccitazione , che aveva indossato anche un minuscolo perizoma ,
Poi, senza proferire parola, lo spinse ad inginocchiarsi e quando la bocca di Carlo fu all’altezza del suo membro, gli disse con parole che non ammettevano repliche di prenderlo in bocca e di succhiarlo. Carlo obbedì con un misto di piacere e di timore : era la prima volta che prendeva in bocca un membro maschile , ma dopo qualche minuto si accorse che il suo andare su e giù sul cazzo di Alfredo ,gli procurava un intenso piacere e quindi si dedicò a quel rituale con sempre maggiore foga e convinzione. Alfredo manifestò subito il suo compiacimento per il modo in cui veniva soddisfatto e non manco’ di esternarlo, cambiando registro di comportamento, dicendo a Carlo che si stava comportando come una vera troia e che andava bene così e che in futuro avrebbe continuato ad essere la sua femmina, totalmente sottomessa ai suoi voleri. Carlo percepì nelle parole di Alfredo un totale cambiamento nel modo in cui veniva trattato, ma la cosa non lo scompose.
Comprese che ormai i loro rapporti erano impostati in questo modo : lui femmina passiva e obbediente , lui , Alfredo, maschio padrone e dominatore e si rese conto che infondo , riteneva giusto che questi , da quel momento in avanti , fossero i loro rapporti..
Quella notte, nel silenzio della casa , il Carlo acquisì che tutto dentro di lui era cambiato.
Passò un’altra settimana.
E ancora una volta Carlo si ritrovò ad aspettare una telefonata.
Il legame con Alfredo era ormai diventato molto forte. Carlo aveva cominciato a riconoscere dentro di sé una dipendenza emotiva, un bisogno della sua presenza, delle sue parole e persino della sua approvazione.e della sua dominanza
Forse era amore.
O forse era qualcosa di più complesso: un sentimento che mescolava attrazione, fiducia, appartenenza e il desiderio di lasciarsi guidare da qualcuno che sembrava conoscerlo meglio di quanto Carlo conoscesse se stesso.
Alfredo esercitava su di lui una forte influenza psicologica e affettiva.
E Carlo, nonostante le sue perplessità, non riusciva più a desiderare davvero di sottrarsi a quella situazione.
Quando finalmente arrivò un’altra telefonata di Alfredo, Carlo rispose con il cuore già inquieto.
«Mia cara», disse Alfredo con voce affettuosa, «questa volta dovrai essere Marina.»
Carlo rimase in silenzio.
Alfredo continuò:
«Dovrai indossare la gonna che ti ho regalato qualche giorno fa. Quella corta, aderente, che ti sta così bene e ti fa un bel culo . Mi piace molto come ti valorizza. Voglio vederti così, questa sera.»
Carlo chiuse gli occhi.
Ancora una volta provò imbarazzo.
Ancora una volta
, ler un attimo, pensò di rifiutare.
Ma, nel profondo, sapeva già che avrebbe accettato.
Perché quella parte di sé che Alfredo aveva saputo risvegliare non gli faceva più soltanto paura.
Cominciava a piacergli.
E quella sera, per la prima volta, Carlo non si sarebbe limitato a seguire Alfredo.
Avrebbe scelto consapevolmente di presentarsi al mondo come Marina.
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