La nascita di Marina
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Per Carlo quella proposta rappresentava una soglia.
Da qualche tempo aveva scoperto dentro di sé una parte femminile che aveva sempre cercato di ignorare, forse persino di reprimere. La conoscenza di Alfredo aveva però fatto emergere quella parte con una forza inattesa. Non era soltanto il piacere di indossare abiti femminili o di osservare allo specchio un’immagine diversa da quella alla quale era stato abituato. Era qualcosa di più profondo: la sensazione di avvicinarsi, finalmente, a una parte autentica di sé.
Quella scoperta lo affascinava e, nello stesso tempo, lo spaventava.
Carlo sapeva che accettare l’invito significava compiere un passo importante. Non si trattava più di una fantasia confinata alla propria intimità, ma della possibilità concreta di mostrarsi a un’altra persona, in un luogo pubblico, assumendo fino in fondo quell’identità che ormai sentiva nascere dentro di sé. E inevitabilmente pensava alle conseguenze: al proprio matrimonio, alla propria vita sociale, allo sguardo degli altri.
Dopo aver combattuto a lungo con quei pensieri, telefonò ad Alfredo.
Gli disse che aveva deciso di accettare, ma aggiunse una condizione: non potendosi spostare da solo nei panni di Marina, avrebbe preferito che fosse Alfredo ad andarlo a prendere sotto casa.
Alfredo accolse la notizia con evidente soddisfazione.
«Vedrai che starai benissimo. Sarai sexy, ma con eleganza. Metterai una bella parrucca, un trucco discreto e deciso. Questa sera sarai semplicemente una signora a cena con il suo uomo.»
Quelle parole suscitarono in Carlo un turbamento difficile da definire. Una parte di lui avrebbe voluto interrompere tutto; un’altra, invece, sentiva crescere una curiosità quasi irresistibile.
Il giorno stabilito arrivò con una lentezza esasperante.
Il momento di prepararsi fu, per Carlo, il vero passaggio della trasformazione. Aprì l’armadio, esitò a lungo e infine scelse la lingerie che Alfredo gli aveva regalato: raffinata, molto femminile, forse più audace di quanto inizialmente avrebbe osato indossare.
Poi venne la gonna, anch’essa un regalo di Alfredo, aderente ai fianch e al sedere , e una camicetta elegante e leggermente provocante. Ogni indumento sembrava sottrarre qualcosa al vecchio Carlo e restituire qualcosa a Marina.
Il trucco richiese diversi tentativi. Carlo cancellò più volte il lavoro fatto sul viso, finché riuscì a trovare un equilibrio che gli sembrò naturale. La parrucca completò la trasformazione. Infine indossò un paio di grandi occhiali scuri.
Si guardò allo specchio.
Per alcuni secondi rimase immobile.
Non vedeva più soltanto l’uomo che conosceva da sempre. Vedeva una donna. Una donna dall’aspetto elegante, femminile e sorprendentemente seducente
Marina.
Quella consapevolezza gli procurò un’emozione intensa. Non era soltanto eccitazione. C’era qualcosa di più intimo: la sensazione di essere, almeno per quella sera, più vicino a una verità che per molto tempo aveva avuto paura di guardare.
Quando arrivò davanti al locale, il suono dei tacchi sul pavimento attirò inevitabilmente qualche sguardo.
Ogni passo aumentava la sua tensione.
Marina cercava di mantenere un’andatura sicura, ma dentro di sé sentiva il cuore accelerare. Si accorgeva degli sguardi, delle persone che si voltavano, delle occhiate fugaci che cercavano di capire chi fosse quella donna elegante accompagnata da un uomo.
Quella attenzione la imbarazzava, ma contemporaneamente le procurava una sensazione nuova, quasi inebriante.
Per marina, camminare in tacchi, abbigliata e truccata da donna, le scatenava una folla di emozione: da un lato si sentiva appagata di vivere una dimensione fisica da femmina, che l’abito che le fasciava e le comprimeva il corpo, le trasmetteva ad ogni passo ,mentre lei volutamente imprimeva al suo incedere un movimento di fianchi e di natiche volendo eccitare quello che ormai considerava il suo uomo . D’altra parte , mostrarsi in pubblico da donna , negli stessi luoghi dove era stata da uomo, venendo osservata dalle stesse persone che l’avevano conosciuta da maschio ,le procura indubbiamente un forte imbarazzo che la induceva ad abbassare gli occhi .
Per la prima volta non si sentiva semplicemente osservata: si sentiva riconosciuta.
Quando arrivarono al tavolo, Marina si sedette cercando di assumere un atteggiamento naturale e composto. Abbassò gli occhi dietro le lenti scure, quasi volesse costruirsi una piccola barriera tra sé e il resto della sala.
Fu allora che arrivò il proprietario del locale.
Si rivolse direttamente a lei.
«Signora, permetta che le faccia i miei complimenti. Finalmente vedo che ha trovato la sua dimensione. Posso dirle sinceramente che è davvero una bella signora. E sono convinto che accanto ad Alfredo potrà manifestare tutta la sua femminilità.»
Marina rimase senza parole.
Non si aspettava quella accoglienza. Arrossì e abbassò istintivamente gli occhi. L’imbarazzo era forte, ma sotto quell’imbarazzo avvertiva un piacere profondo, quasi commovente.
Poco dopo il proprietario tornò con una bottiglia di champagne.
«Per festeggiare la nascita di una stella.»
Quelle parole la colpirono più di quanto avrebbe voluto ammettere.
Una parte di lei avrebbe voluto scomparire dietro quegli occhiali scuri. Un’altra avrebbe desiderato assaporare fino in fondo quel momento.
Anche i camerieri, nel corso della cena, cominciarono a rivolgersi a lei con una particolare attenzione.
«Signora, prego.»
«Signora, desidera altro?»
Ogni volta che sentiva quella parola, Marina provava una piccola scossa.
…..Signora.
Non era più un semplice gioco linguistico. Cominciava a diventare un’immagine nella quale riconoscersi.
Alfredo osservava tutto con discrezione, intuendo perfettamente ciò che stava accadendo dentro di lei.
A un certo punto le porse una piccola scatola.
«Questo è un piccolo regalo per questa sera. Desidero che tu lo tenga. Può aiutarti a completare la tua trasformazione.»
Marina lo guardò, incuriosita e allo stesso tempo diffidente.
Aprì lentamente la scatola.
Il contenuto la fece arrossire immediatamente.Capì che Alfredo aveva scelto qualcosa di molto intimo, pensato per rafforzare quella nuova dimensione femminile nella quale lei si stava immergendo.
Marina lo guardò in silenzio.
Alfredo le sorrise.
«Non devi fare nulla che non desideri. Ma se vuoi vivere davvero questa sera, prova semplicemente ad accettare quello che senti.»
Quelle parole ebbero su di lei un effetto inatteso.
Marina si rese conto che, fino a quel momento, aveva continuato a vivere la propria trasformazione come una serie di prove da superare: vestirsi, truccarsi, uscire, farsi vedere.
Adesso invece comprendeva che la vera trasformazione era psicologica.
Non riguardava soltanto ciò che indossava.
Riguardava il modo in cui stava imparando a guardare se stessa.
Per alcuni istanti rimase in silenzio, stringendo la piccola scatola tra le mani. Poi si alzò e si diresse verso il bagno.
Attraversare nuovamente la sala fu quasi più difficile dell’ingresso.
Sentiva gli sguardi seguirla, ma questa volta non abbassò immediatamente il capo.
Camminò lentamente sui tacchi,sculettando dolcemente, consapevole del proprio corpo, del movimento delle natiche strette nella gonna , della nuova eleganza dei suoi gesti femminili
Quando tornò al tavolo, aveva il volto arrossato e un’espressione diversa.
Si sedette con cautela sul bordo della sedia .
Alfredo la osservò senza dire nulla.Lei strinse le natiche
Tra loro passò un sorriso.
In quel sorriso Marina comprese qualcosa che fino a quel momento non aveva avuto il coraggio di formulare: quella sera non stava semplicemente interpretando una donna.
Stava scoprendo quanto fosse profondo il desiderio di essere Marina
E forse, per la prima volta, non aveva più paura di ammetterlo neppure a se stessa.
Inoltre era certa che al termine della cena Alfredo ,l’avrebbe condotta a casa sua
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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