Lei: l'altra. (La noia ti fa bisex, II parte)
Nota: questo racconto è stato riscritto il 11/10/2026
CAPITOLO 1
Alla fine, nessuno lo aiutò a capire.
A Franca, la sua compagna, non poteva certo parlarne. Carlo doveva arrangiarsi da solo.
Il corso di aggiornamento sarebbe durato tre giorni. La ditta gli pagava l'albergo: un tre stelle dietro la stazione di Bologna, con la moquette blu, il copriletto blu, una scrivania in finto faggio e una stampa di papaveri appesa sopra il letto.
A casa, Carlo aveva preparato la valigia con più cura del solito. Aveva piegato le camicie, sistemato le calze e aggiunto una cravatta di riserva. Ma stavolta aveva un piano extra.
Sul fondo della valigia, per quello, aveva nascosto una busta spessa. Era un piccolo corredo scelto in modo minuzioso: calze da reggicalze, un body nero di pizzo a collo alto, un bustino steccato per stringere la vita e sostenere le calze, tacchi.
Cose che Franca non avrebbe indossato neppure per scherzo. Negli anni, lui gliene aveva regalate di simili. Lei le aveva provate una volta, con l'aria di chi assaggia un piatto straniero per educazione, e poi le aveva lasciate in fondo all'armadio, apparentemente intatte.
Carlo aveva ordinato quell'intimo dopo aver ricevuto il video porno di lui con con Giorgio: un episodio che aveva segnato una linea di confine.
Prima di allora, certe fantasie erano rimaste vaghe, ora voleva farci i conti.
Il punto però, era questo: in quei pochi secondi di filmato Carlo non aveva visto se stesso. Aveva visto una donna. Ma non una donna "nascosta dentro di lui" e finalmente uscita allo scoperto: quella era roba da romanzo di formazione.
Quella donna era un effetto sì delle belle natiche naturalmente tonde di Carlo, una caratteristica di cui era consapevole; ma anche dell'inquadratura, della luce; infine era anche frutto di come Giorgio, da attivo, aveva "maneggiato" quel culo passivo.
Sta di fatto che quella vista in video lo aveva turbato, scosso, aveva continuato a lavorargli dentro.
Adesso, Carlo, voleva ritrovarla, rivederla, "Lei". Per farle fare tutto quello che lui voleva, a disposizione completa.
Per questo aveva comprato l'intimo.
Quando il pacco arrivò, Carlo si prese mezza giornata di permesso.
Vestirsi fu più difficile del previsto. Le calze pretendevano pazienza e il bustino una specie di trattativa con il proprio respiro.
Poi si mise davanti allo specchio, e stupì. La vita, stretta dal bustino, disegnava una linea curva che non era la sua. Il pizzo e le calze attiravano lo sguardo verso punti del corpo che fino a quel momento non avevano avuto importanza. I fianchi larghi e morbidi, un bacino ampio e accogliente, sedere sporgente. Femminile, appunto.
Gli uscì di bocca una parola volgare, s’incendiò. Una erezione prorompente, il suo membro duro e depilato colava di desiderio.
Porca, porca, maiala. Lo ripeté d'istinto. Stava guardando il proprio corpo ma, nello stesso momento, gli sembrava non più il proprio.
Nello specchio c'era "Lei". Non le diede un nome, era solo "Lei". I nomi servono a chiamare qualcuno, invece Lei non doveva rispondere, doveva soltanto esserci, eseguire, godere.
Si accorse presto che era fragile, quella visione. Nella posa sbagliata restava un uomo in calze, con l'aria impacciata. "Lei" esisteva solo da una certa distanza e da un certo angolo, in certe pose, come certi quadri. Ma quando Carlo trovò l'angolo giusto non si mosse più.
Adesso voleva sfruttarla, vederla all'opera come nel video con Giorgio.
Così prese il dildo di Franca dal suo cassetto e con impazienza. Si mosse in fretta, concentrato su quel che vedeva nello specchio, più ancora che sulle sensazioni.
Quelle grosse natiche enfatizzate dall'intimo, ora le divaricava con una mano e il dildo lo spingeva dentro senza nemmeno il lubrificante, con solo la saliva. Bruciava un po’ eppure non smetteva di scoparsi; per un attimo lo sfilava per vedere il buchino rosa aperto dopo il passaggio, e poi dentro, ancora. Gemiti.
Fu solo il suo stesso viso a metterlo in difficoltà. Interrompeva qualcosa. Per questo, aggiunse la parrucca castana e un paio di occhiali da sole di Franca.
Quando ebbe finito, e gli ci volle molto tempo, perché non riusciva a smettere di masturbarsi e farsi foto e video in ogni posa, si spogliò esausto.
Sentiva uno strano, piacevole senso di rivalsa. Aveva fatto una cosa che desiderava e, in qualche modo, l'aveva fatta pagare a Franca, così poco interessata al sesso. Rimise il dildo esattamente dov'era, sotto i foulard, con la cura di un ladro.
Decise di usare quelle nuove foto per attirare il prossimo amante, non vedeva l'ora di pubblicarle online e leggere i commenti.
CAPITOLO 2
Non ebbe tempo di ri-vestire quell'intimo, nei giorni successivi, ma immaginava spesso cosa avrebbe fatto nel suo prossimo soggiorno lavorativo a Bologna, in trasferta.
Per aiutarsi a decidere continuava a rivedere il suo video con Giorgio. Meraviglioso, eppure! Carlo ricordava bene di non aver vissuto la minima tensione erotica mentre era lì con Giorgio: la magia nasceva solo nel video. Ne era consapevole e questo lo lasciava in dubbio. Che confusione!
Intanto, online lo aveva contattato Luca, un bisex bolognese maturo, pacato, esperto. Carlo raccontò a Luca le sue fantasie, ogni volta che ci parlava si bagnava gli slip di pre-cum. Dopo molto parlare si diedero finalmente appuntamento in albergo da Carlo, alle ventidue e trenta.
In stanza, Carlo si era preparato con largo anticipo. Indossava già tutto.
Poi si sedette sul letto e aprì il portatile di lavoro. Pensò di usarlo come uno specchio, per osservare Lei, la sua lussuruosa femmina privata.
Aprì l'applicazione della fotocamera e orientò lo schermo verso il letto. Si sistemò davanti all'obiettivo.
Ed eccola, Lei ricomparve.
Lavorò per migliorare la posa, la luce, l’inquadratura, scegliendo che cosa mostrare e che cosa lasciare fuori, immaginandosi anche Luca lì con Lei.
Fece altre prove di movimenti. L'immagine di "Lei" lo seguiva nella cam con un piccolo ritardo. Se alzava un braccio, Lei faceva lo stesso.
Se con Franca bisognava parlarsi, capirsi, trovare un accordo, invece Lei eseguiva e basta.
CAPITOLO 3
Mancava poco all'appuntamento. Carlo sentì il viso scaldarsi. Le gambe gli tremavano, le mani erano fredde. Si alzò, andò alla finestra. Il cuore gli batteva così forte da sentirlo nelle orecchie.
Forse aveva corso troppo. Poteva ancora annullare tutto.
Ma per darsi coraggio, assunse la posa più oscena, si fece una foto e si disse: "basta rimandare".
"Sono qui sotto, salgo". Luca bussò ed era più maturo di quanto avesse immaginato. Aveva un aspetto semplice ma curato, e una grande sicurezza, che tornò presto utile. Luca salutò senza mostrare sorpresa.
Mentre si sbottonava la camicia, Luca si guardò intorno e notò il portatile aperto sul letto.
«Ah! Che si fa, registriamo un video?»
«No no... era solo per vedermi, prima. E anche adesso mentre lo facciamo, se ti va. A me andrebbe».
Quest’ultima affermazione la disse con la voce bassa, imbarazzata.
«Va bene. Sono venuto a portarti quello che ti serve» e Luca sorrise aggiungendo «Gli sposati come te sono quelli che preferisco, siete piccole bombe represse, pronte a esplodere»
Carlo si arrese a quelle parole e si sedette sul letto mentre Luca gli restava in piedi, davanti, svestito.
Carlo tornò a guardare lo schermo per cercare Lei. Trovò un'inquadratura in cui Lei restasse al centro dello schermo, mentre di Luca comparivano soltanto alcune parti del corpo. Le mani. L’addome. Gli slip. Bene così.
"No no, ferma. Non toccarti lì sotto, carina" disse Luca e si avvicinò al letto, deciso. "Sei femmina ora. Concentrati qui, di cazzo c'è solo il mio. Mettici il naso sopra, senti l'odore, brava. Tra poco ti faccio godere, senza che ti tocchi".
Lei eseguiva, un poco incerta.
«Adesso apri la bocca» e calò gli slip.
Il cazzo denudato era un ricurvo su un lato ma importante, già semi-eretto, la pelle bruna e un poco umida, vista da vicino. Adesso pendeva vicino alle labbra di Lei, sopra le palle imponenti. Grandi forse il doppio di quelle di Carlo, che restavano celate sotto il pizzo. Lei prese iniziativa.
«Succhia le palle, piano. Braaava, dài leccale. Sì...sì, aahhh. Facciamo che sei la mia nipote da svezzare. Ci rivediamo e piano piano ti faccio diventare donna.»
Ma Luca non era contento di come Lei teneva in bocca il suo sesso. Era una principiante con i bocchini.
«Così?» chiese Lei, cercando di migliorarsi.
"Tienilo in bocca e scappellalo. Brava, piano, adesso solo con le labbra, senza usare le mani. Sì. Ora avvolgi la cappella con la lingua, ruotala, così."
Carlo trovava eccitanti quelle parole, ma la sua attrazione verso Luca non era ancora granché, in realtà. Non aveva nemmeno un'erezione. Allora iniziò a guardarsi in video. Adesso, in video, aveva tutto senso, e anche il suo pene si fece come di pietra, mal celato dietro il pizzo nero.
Carlo si sentiva spettatore prima ancora che protagonista. Viveva tutto nella sua immaginazione. Luca compariva a tratti, entrava e usciva dalla scena in video.
Andarono avanti. Luca ora spinse il sesso duro nella pancia di Lei che gridò, ma non per questo ebbe esitazioni nel proseguire. Il contatto fisico era reale. Anche l'odore estraneo di Luca, il cigolio del letto. Eppure, a Carlo quelle sensazioni arrivavano da lontano, come una radio accesa nell'appartamento vicino.
L’attenzione di Carlo era tutta su di Lei.
Anche adesso che Luca la stava fottendo senza nessuna gentilezza.
Le grosse palle a volte sbattevano rumorose sul perineo di Lei, come uno schiaffo. «Ti ho aperta tutta, nipote. Con la bocca no, ma con il culo hai talento, guarda che fianchi larghi da donna, e come entra bene» Luca disse.
Dalla pecorina cambiò posizione, adesso alla missionaria, così le sussurava nell'orecchio, ansimando: «Hai il culo da frocetta. Vedrai che tu puoi venire senza nemmeno toccarti, è una dote naturale».
Luca stava aumentando l'intensità dei colpi e smise di parlare. Lei non diceva niente, godeva privatamente, nel culo e nella testa.
«Ricordati, impara a fare i bocchini. Adesso mi levo il condom e ti sborro in bocca».
Carlo non comprese, perché stava guardando lo schermo e aveva perso il filo. «Come?». Luca si sfilò e, menandosi forte il cazzo, lo portò sua bocca di Lei. "Aprila tutta! Aaaahhh" emise un grugnito animale per niente attraente.
Non ebbe tempo di rispondere Lei, si sentì inondare la bocca di seme caldo. Non sapendo bene che fare, corse a sputare.
Luca probabilmente si aspettava che Lei avrebbe adorato il suo sperma, ne fu visibilmente deluso. Si rivestì e se ne andò dopo poco, la porta si chiuse.
CAPITOLO 4
Carlo rimase fermo sul letto senza spogliarsi. Silenzio. Sul suo intimo nero, vicino all’addome, c’era molto altro sperma, stavolta non era quello di Luca ma il suo. Mentre era passivo alla missionaria, lo sperma di Carlo era colato fuori in quantità, pur senza che arrivasse a un vero e proprio orgasmo. Era venuto senza toccarsi. "Allora sono davvero frocetta?" Lo disse intenzionalmente per eccitarsi ancora, perché non era appagato, Carlo.
Il portatile era ancora acceso sul letto. Liberò dalle mutandine di pizzo il suo sesso, masturbando la cappella turgida.
Con la mente cercò di rievocare i momenti più intensi che aveva vissuto poco prima. Fu allora che si accorse di una cosa strana: Carlo non avrebbe saputo descrivere Luca.
Ricordava che era moro, che aveva un aspetto curato e una voce tranquilla. Ma, se avesse dovuto raccontare a qualcuno che aspetto avesse, si sarebbe fermato dopo poche frasi.
Di Luca gli erano rimasti impressi solo e soltanto i dettagli che aveva visto sullo schermo insieme a Lei: le mani, l'addome, il cazzo curvo, le grosse palle. Il resto della persona sembrava essersi già dissolto.
Pensò all’importanza cruciale che aveva giocato lo schermo, quella sera. Vedere Lei dentro lo schermo gli sembrò essere stata l’unica cosa a rendere sensato quel che era accaduto.
Forse Carlo voleva essere, nello stesso momento, colui che guardava e colei (cioè Lei) che veniva guardata. Voleva comandarla e farle fare quel che a lui passava per la testa.
«Cosa senti?» chiese a se stesso Carlo.
Come nel caso di Giorgio, anche con Luca non c’era stata tensione erotica, nonostante quei dialoghi forti. Carlo si era accorto di desiderare invece una presenza femminile con cui condividere una sessualità più libera, "Lei" era un surrogato. Anche se -diciamo la verità- la sensazione di quel cazzo che gli espandeva le viscere era notevole.
«Sì ma quella sensazione me la darebbe pure un dildo, o un fisting, se me lo facesse Franca.» O una coppia bisex.
Il sonno arrivò tardi. Prima, si masturbò più volte, guardando donne in webcam, questo aiutò a rilassarlo.
Sul cellulare trovò dei messaggi di Franca. Non era pronto a raccontarle tutto, ma era deciso a cambiare qualcosa.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Lei: l'altra. (La noia ti fa bisex, II parte):

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