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Prime Esperienze

La noia ti fa bisex


di Ledonne_nonsanno
13.01.2026    |    1.401    |    3 9.0
"La vista era sconvolgente: quella verga eretta sembrava farsi strada dentro un bel culo di una vera vacca da monta, come nei video amatoriali su cui lo stesso Carlo si masturbava, in internet..."
Questa è la prima parte di un racconto più ampio. Il testo non allude a fatti e persone vere.

Carlo aveva 45 anni, un guardaroba che si prendeva sul serio e una di quelle facce affidabili che, se le incornici, sembrano dire: “Non sono un tipo che fa colpi di testa” e infatti, non li faceva. Però li immaginava e ci si masturbava pure sopra.

Sin da ragazzo aveva una curiosità profonda per il proprio corpo; non quella vanitosa, da specchio e pettorali gonfi in posa, ma quella determinata di chi vuole davvero capire dove finisca la mappa -ciò che si dice del corpo maschile- e dove cominci il territorio vero, i suoi segreti.

Già da ventenne aveva scoperto un piacere inatteso: come se, in un appartamento in cui vivi da sempre, trovi un interruttore che nessuno ti ha mai detto esistere. Su internet quel piacere lo definivano “stimolazione prostatica”, in modo terribilmente antierotico. Altri ancora, i pericolosi gay, lo chiamavano “godere in culo”.

Insomma, Carlo aveva scoperto che penetrandosi, con la tecnica giusta e nel momento giusto, durante la masturbazione poteva raggiungere orgasmi di una intensità sconvolgente. Per non dire dell'aspetto trasgressivo. "Se me lo facesse una donna sverrei dal piacere!" si diceva.

Gli anni passavano, ma Carlo, complice la sua timidezza, non aveva trovato donne interessate a quel piacere. “E allora perché non cercare uomini attivi, per provarlo?” chiedeva nella sua testa la voglia di trasgressione. La risposta era sempre la stessa: lui ci provava, ma poi la voce e il viso dei maschi (non tanto il loro corpo) parevano destargli una insuperabile repulsione.

Trans? Sì, magari. Ma così poche e così desiderate, gli sembrava una ipotesi difficile da percorrere.

Torniamo ai 45 anni. Carlo è finalmente in una relazione stabile, normale, con una donna. La domanda gli tornava in testa come un campanello, ma fingeva di non essere in casa: "Condividerò mai con Franca questo desiderio segreto? In fondo in internet ne parlano in tanti, di massaggio prostatico…". Rimandava e rimandava, come le visite dal dentista.

Poi, una sera qualunque, la sua voglia e la sua curiosità vinsero con la naturalezza delle cose che escono da sole al momento giusto. Non c’era niente da temere con Franca, pensò: gli piacevano le donne, gli piacevano da sempre, con entusiasmo e con quella foga che non lascia spazio a dubbi. Godere in culo aggiungeva una stanza, non cambiava la casa.

Franca da parte sua aveva un’intelligenza che tagliava e un’ironia che cuciva. Sapeva essere tenera senza diventare troppo zuccherosa, questo per lui era una dote preziosa. Però sessualmente aveva vedute un po’ fisse, non esprimeva fantasie fuori dalla normalità, neppure indossava la lingerie che a lui piaceva tanto.

Carlo provò ad avvicinare l’argomento come si fa con un cane timido: «Franca ho letto una cosa sui massaggi…» disse quella sera, con un tono che voleva essere casuale e risultò invece sospettoso.

Franca alzò un sopracciglio. «Quando inizi con “ho letto”, di solito vuoi che cambio la mia idea sul mondo.»
Lui rise. «Non è così drammatico. È… una roba di benessere. Massaggio prostatico, sai niente?»
Lei lo squadrò un po' troppo, e in quello sguardo c’era già la risposta completa.

«Sì lo so. » e rimase zitta.
Carlo aveva capito, era tentato di chiuderla lì, ma tanto valeva proseguire, ormai.
Franca riprese: «E vorresti che te lo faccia io?» chiese, tranquilla, troppo.
Lui deglutì, i battiti accelerati.
«Mi piacerebbe. Ma solo se ti va. Dicono che è una pratica antica.»

Franca non scappò, non si indignò, non fece altre domande né la parte della donna offesa: rimase come distante. «Non me la sento,» disse «e non perché mi fai schifo. È che… ho paura di cosa può significare.»
La porta si apriva, ma non stava portando dove Carlo sperava.

«Cosa dovrebbe significare?» domandò lui, cercando leggerezza.
Franca finalmente fece trasparire le sue emozioni e strinse le labbra. «Ho paura che tu ti appassioni a quella cosa. E poi… che te ne andrai a cercare il pisello di un uomo da metterti dietro. O di una trans.»

Lui sbatté le palpebre, incredulo, rise nervosamente. « Franca, no!»
Lei alzò le spalle, come se stesse citando una statistica universale. «Va beh, comunque a me viene da pensare che gli uomini che… ricevono… sono bisex e gay. È così che funziona. O no?»

Fu una brutta sensazione quella che sentì Carlo. «No, no. Non funziona così» le disse piano. «Almeno non per me. Io so cosa mi piace. E mi piacciono le donne. Te. Non sto chiedendo di cambiare vita. Parlavo di una cosa intima, fatta insieme.»

Ma Carlo aveva già capito che il discorso era chiuso.
Franca abbassò lo sguardo, irrevocabile. «Io non voglio essere quella che apre una porta e poi…». Non finì la frase perché si sentì imbarazzata, per via del doppio senso.

Fu qui la parte più stupida della storia: lui lasciò cadere tutto. Per rispetto, certo. Ma anche per codardia. Il rispetto e la codardia si assomigliano, quando li vesti bene.

Passarono settimane, mesi. La frustrazione di Carlo non era esplosiva: era lenta. E più tratteneva, più la sua curiosità diventava una specie di ossessione insistente, dentro.

Finché una sera, quasi per vendetta verso gli stereotipi e verso sé stesso, fece la cosa imprevista: decise di “verificare”. Si iscrisse a un sito di incontri gay e bisex.

Non cercava romanticismo, non cercava uomini. Cercava un gesto e un'esperienza intensa, nuova. Una prova, come se la propria identità fosse un esperimento.

Fu così che mesi dopo, una notte Carlo incontrò un uomo gay, Giorgio. Un tipo normale, senza scenografie. Gentile, pratico, un poco imbarazzato. Tutto avvenne con una calma che toglieva dramma al dramma.

E sì, finirono a letto, una stanza profumata, luci fluo, semibuia. Giorgio fece il possibile per mettere Carlo a suo agio, poi gli diede il piacere che cercava, anche se in modo un po’ diverso da come lo cercava all'inizio: lo penetrò. Carlo ottenne quel piacere. La sensazione del sentirsi penetrato da quel grosso membro nel preservativo gli era, in fondo, familiare, era piacevole. In più c’era il thrill del proibito.

Ma il resto… il resto era sorprendentemente spento. Non c’era attrazione. Non c’era quella fame, quella scintilla, quel bisogno di baciare, di cercare, di restare vicini dopo l’atto.

Il corpo di Carlo rispondeva al massaggio prostatico ma la mente sua restava altrove: c’era gratitudine e basta, per Giorgio. Nessun desiderio di ripetere con lui, nessuna voglia di lui, al contrario.

Quando uscì di casa di Giorgio, l’accaduto gli sembrò persino comico per quanto era stato scialbo, cioè senza tensione erotica. Carlo camminò piano nella notte fredda, respirando ed elaborando l'esperienza. Certo era stato solo un incontro con qualcuno di piacevole conosciuto in una chat, non c’era da trarre conclusioni di portata cosmica.

Nel silenzio della notte scoppiò a ridere: la sua Franca non aveva voluto fargli il massaggio prostatico "per timore che lui sviluppasse tendenze omosessuali"; e lui era finito a cercare quel tipo di piacere proprio da un uomo gay, perché era l’unico a volerglielo donare! La realtà è sempre meglio dei film.

Insomma, quella sera Carlo aveva incontrato il suo primo uomo. Eppure si sentiva ancora quello di prima: uno a cui piacevano le donne (ora sapeva che non c'era confronto) e a cui da sempre piaceva anche una cosa specifica, del proprio corpo: il godimento anale. Due fatti veri, che non avevano bisogno di prove scientifiche o commenti per essere legittimi.

Pensò: "Ecco, ho fatto un’esperienza bisex per scoprire che mi annoio con lei." In casa si tolse la giacca con lentezza riflessiva, e capì la cosa più semplice di tutte: il problema reale era con chi poteva permettersi di esprimersi interamente. Se non con Franca, con chi altro?

Si stese, chiuse gli occhi, ripercorse con la mente l'accaduto, non gli sembrava qualcosa che valesse la pena ripetere.

Proprio in quel momento però, vibrò il cellulare e tutto cambiò. Era un messaggio da Giorgio, seguito da un video: "È stato fantastico, guardati, sei perfetto". L'inquadratura era stretta sul fondoschiena di Carlo, oscenamente a pecorina sul letto, le luci fluo. Nei pochi fotogrammi, si vedeva bene il cazzo venoso e scappellato di Giorgio che entrava umido nel culo rosa, ben aperto e lubrificato, fra due natiche tonde e sode.

La vista era sconvolgente: quella verga eretta sembrava farsi strada dentro un bel culo di una vera vacca da monta, come nei video amatoriali su cui lo stesso Carlo si masturbava, in internet. E quella vacca era davvero lui?!

Carlo pronunciò piano nella notte, in modo da potersi ascoltare lui stesso ed eccitarsi, parole oscene che davano ragione a lei: "Ecco Franca guarda la mia prima inculata, adesso non ne potrò fare più a meno. Grazie Franca, senza di te ora non sarei diventato frocio." Aveva forzato intenzionalmente le parole.

Il cuore gli pompava impazzito, afferrandosi in fretta il cazzo, venne due volte a quella vista inedita, fantasie sfrenate lo infuocarono. Sarebbe uscito nuovamente in quel momento, non fosse stato stanchissimo. Avrebbe voluto pubblicare da qualche parte quel video e leggere i commenti di altri maschi.

Dopo i due orgasmi però, riguadagnò un po' di chiarezza. Parliamoci seriamente, ora: mentre l'incontro di sesso è accaduto, sembrava tutto così scipito, senza sapore. Solo adesso, immedesimandosi in quel video, tutto assumeva un altro senso? Cos'era, una sorta di auto-voyeurismo?

Chi poteva aiutarlo a capire?

(continua)
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