Un culo da favola
Welby66
Non potevamo non incontrarci.
Io dominante, lei schiava.
Lei è una trav a cui piace ricevere quello che a me piace donare.
Organizziamo l’incontro.
Io mi organizzo la vescica.
Sì, perché il pissing era uno dei tanti comuni denominatori tra noi.
Bevo tanta acqua fin dal pomeriggio. Tantissima acqua. Circa 4,5 litri. A me piace giocare con la pipì, ma mi piace che sia il più insapore e inodore possibile. Mi piace così.
Io non la vivo come umiliazione pesante, ma come attrazione di un gioco d’acqua. Tipo Gardaland.
Arrivo all’orario stabilito con qualche minuto di anticipo.
La vescica spinge e io sono al limite.
Mi dà le indicazioni per arrivare da lei, ma non sono così immediate. Non per colpa sua. Semplicemente io non sono stato in grado di vedere i riferimenti giusti che mi aveva dato.
“Scusa, ma appena arrivo devo andare in bagno. Non riesco più a tenere la pipì!” le dissi.
“Io ti aspetto in camera alla pecorina. Se vuoi pisciami nel culo”, mi rispose.
Evvai!
Il primo pensiero è stato di andare in bagno. Piscio, semmai me lo faccio lavare con la bocca, ma dopo si gioca,
Non ce l’ho fatta.
L’ho vista carponi sul letto. Ciaone…..
L’unico parte razionale del mio cervello è andato in tilt alla vista di uno dei più bei culi che abbia visto in vita mia! E in 60 anni ne ho visti…
Bello… piccolo…rotondo….abbronzato e liscio. Semplicemente il top.
Ero già eccitato alla vista. Al tatto poi, sentii questa solidità che non mi ha fatto capire più nulla.
Le leccai la sua figa anale, lasciai un po’ di saliva per lubrificare e le entrai dentro.
Delicatamente, ma in un sol colpo.
Mi godetti il momento. Non fu facile pisciare, tra l’eccitazione della vista di quel culo disegnato e quella schiena definita.
Provai a concentrarmi e, finalmente, ci riuscì.
Un piacere indescrivibile. Al pari di una sborrata interminabile…
Infatti, anche la pisciata non terminò presto, al punto che mi stoppò per andare in bagno a svuotarsi perché la riempii.
Ma nulla andò sprecato. Al ritorno dal bagno, prese la telata, la mise a terra e si inginocchiò sopra, in attesa di prendere il resto in bocca.
Questo fu l’inizio. Il resto non fu da meno.
Una schiava devota al suo padrone che assecondò le mie voglie più perverse e umilianti.
La rigirai e usai come più ritenni opportuno facendo di lei il mio giocattolo sessuale.
Non resistendo oltre, volli sborrare. Mi stesi sul letto e lo feci in bocca.
Non vidi se ingoiò o meno, poco importa. Prima di terminare l’eiaculazione, si mise a smorza sopra di me per avere gli ultimi fiotti di sborra in figa.
Esausti e soddisfatti, ci mettemmo a parlare dei nostri incontri, dei club e di altri argomenti inerenti al sesso.
La vescica tornò a farsi sentire. Non volli fargliela in gola. Sarebbe affogata.
Andammo in bagno. Mi sedetti sulla tazza del water molto all’indietro per pisciarle in bocca, ma in modo che la pipì andasse nel wc, per non sporcare per terra.
Dopo altre chiacchiere arrivammo ai saluti.
L’idea era quella. In teoria. La pratica fu diversa.
Andammo in cucina, per rivestirmi ad una temperatura più gradevole, ma non riuscì a resistere alla vista di quel culo.
La feci appoggiare al tavolo della cucina e la inculai deciso,
Non mi sembrava vero avere ancora il cazzo duro. Nemmeno da ragazzo avevo la ricarica rapida.
Ma qui….
La sbattei forte, tanto da preoccuparmi di eventuali rumori di disturbo per i vicini.
La girai, mi misi le sue gambe sulle spalle e la sbattei ancora più forte, fino a che la sentii godere di nuovo, come altre volte capitato durante il nostro incontro,
Avevo il cazzo durissimo e ormai quasi insensibile dopo tanta attività.
Non sarei riuscito a venire in altro modo se non segnandomi.
Lo feci chiedendole di mettermi il suo culo perfetto in prima vista e a portata di dito.
Anche se fu la seconda volta della serata, sborrai copiosamente. Ovviamente lei non se ne perse una goccia e, come prima, lo prese in bocca ma volle le ultime gocce di sborra nella sua calda figa anale.
Riuscì a sorriderle forse, boh. Ero inebetito.
Mi rivestii e la salutai.
Me ne andai, con un sorriso in faccia tra l’ebete e l’infinito e, deambulando a malapena, arrivai alla mia auto.
Ricordo di essere arrivato a casa.
Non ricordo le uscite dell’autostrada.
Ricordo il suo culo.
Ricordo lei.
Grazie R.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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