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trio

Camporella-Parte 1


di Membro VIP di Annunci69.it Singoloal50percento
12.10.2026    |    1.162    |    2 9.7
"Roberta scese sul cazzo del marito e cominciò a cavalcarlo lentamente, le tette che ballavano fuori dalla camicetta sbottonata..."
Marco, 43 anni, romano, fisico robusto, qualche chilo di troppo che lo rendeva massiccio e solido, aveva messo l’annuncio su un sito di incontri cercando solo divertimento senza troppi giri di parole. Roberta e Fabrizio, anche loro romani, una coppia sposata da anni, avevano risposto. Loro cercavano un uomo da coinvolgere nei loro giochi, qualcuno che aiutasse ad animare la sessualità di lei e a spingere più in là i limiti. Dopo qualche messaggio acceso, foto scambiate e chiacchiere sempre più esplicite, si erano dati appuntamento al Parking Camporella. La coppia lo aveva già frequentato altre volte e sapeva che lì potevano stare relativamente tranquilli.
Roberta e Fabrizio erano arrivati per primi. Lei aveva scritto a Marco il numero del box. Quando l’uomo si era presentato al cancello, loro gli avevano aperto e lo avevano fatto entrare.
Marco parcheggiò vicino alla loro macchina. Fabrizio lo aspettava in piedi, massiccio come lui, maglietta scura tesa sul petto largo e sulla pancia piena. Roberta era seduta sul cofano: donna in carne, formosa, seno generoso, fianchi ampi, culo rotondo. Indossava una camicetta molto scollata che lasciava vedere il solco profondo del seno e dei leggings neri con leggere trasparenze che disegnavano ogni curva delle cosce e del sedere.
Si strinsero la mano. Marco tirò fuori una bottiglia di vino bianco freddo e tre bicchieri di plastica. Seduti sui sedili posteriori aperti, cominciarono a bere e a parlare. Il vino sciolse l’imbarazzo. Roberta rideva, si sporgeva in avanti, ogni movimento faceva ondeggiare il seno. Fabrizio teneva una mano sulla coscia della moglie, massaggiandola lentamente, mentre guardava Marco con un sorriso complice.
L’intento della serata era chiaro: divertirsi senza freni.
Roberta si alzò e cominciò a muoversi lentamente davanti a loro, le mani che scendevano sul proprio corpo, accarezzandosi i fianchi, il seno, il ventre. Poi si chinò su Fabrizio e lo baciò. Un bacio lungo, umido, la lingua che entrava e usciva dalla bocca del marito mentre i suoi occhi restavano fissi su Marco. Quando vide che l’uomo era già eccitato, fece sedere Fabrizio sul cofano. Gli sbottonò i jeans, glieli abbassò insieme agli slip e prese in mano il suo cazzo grosso e già duro. Lo guardò negli occhi e lo prese in bocca. Le labbra si chiusero intorno al glande, la lingua girò lenta, e cominciò a succhiare con ritmo profondo, facendo scorrere la saliva lungo l’asta.
Marco si era già aperto i pantaloni e si stava segando lentamente. Roberta si staccò un attimo, con un filo di bava che le colava dal mento, e gli ordinò con voce rauca:
«Tiralo fuori tutto. Voglio vederti mentre ti tocchi. E non smettere.»
Marco obbedì. Estrasse il cazzo e cominciò a masturbarsi con movimenti ampi, guardando Roberta che tornava a ingoiare il marito fino in fondo. Fabrizio teneva i capelli della moglie e spingeva piano, gemendo.
«Adesso tocca a te,» disse Fabrizio a Marco, la voce bassa e eccitata. «Vieni qui. Toccala pure. Guarda com’è bagnata.»
Marco si alzò, si mise dietro Roberta e le fece piegare la schiena in avanti, costringendola a continuare a succhiare il marito. Le mani grosse le presero le chiappe, le strappò i leggings lungo la cucitura del cavallo e le tirò giù fino a metà coscia. Sotto non c’era mutandine. La fica di Roberta era già completamente allagata, le labbra gonfie e lucide. Marco si chinò e le diede una lunga leccata dalla clitoride fino al buco del culo. Roberta gemette forte, la bocca ancora piena del cazzo di Fabrizio.
Marco leccò, succhiò, infilò la lingua dentro la figa e poi di nuovo sul culo, mentre Roberta si dimenava e succhiava sempre più vorace. Quando fu abbastanza bagnata, Marco si raddrizzò, si allineò e le conficcò il cazzo dentro con una spinta secca. Roberta emise un urlo soffocato intorno al cazzo del marito. Marco cominciò a scoparla da dietro con spinte lunghe e profonde, tenendola ferma per i fianchi.
Entrarono in macchina. Roberta si mise a pecorina sul sedile, il culo in fuori. Fabrizio si sedette davanti a lei e le cacciò di nuovo il cazzo in bocca. Marco, ancora dietro, riprese a fotterla con forza, facendo sbatacchiare le sue chiappe contro il bacino. Il suono umido dei colpi e i gemiti di Roberta riempivano l’abitacolo.
Poi Fabrizio la fece girare e la mise a cavalcioni sopra di lui. Roberta scese sul cazzo del marito e cominciò a cavalcarlo lentamente, le tette che ballavano fuori dalla camicetta sbottonata. Marco si mise in ginocchio sul sedile e le presentò il cazzo alla bocca. Roberta lo prese avidamente, succhiando e leccando mentre continuava a salire e scendere sul marito.
Uscirono di nuovo. Roberta si appoggiò con le mani sul cofano, il culo all’aria. Fabrizio le entrò da dietro mentre Marco le si mise davanti e le fece prendere il cazzo in bocca. La scopavano in sincronia: uno la fotteva, l’altro le riempiva la gola. Roberta era completamente abbandonata, gemiti rauchi e bava che le colava dal mento.
Fabrizio uscì e disse a Marco:
«Prendila nel culo. Vuole sentirlo.»
Marco le mise un po’ di saliva sul buco stretto, ci infilò prima un dito, poi due, e quando la sentì abbastanza aperta le spinse il cazzo dentro lentamente. Roberta urlò di piacere e dolore mescolati. Fabrizio le leccava i capezzoli e le massaggiava la clitoride mentre Marco la sfondava nel culo con spinte sempre più profonde.
Poi Roberta volle prendere entrambi. Si mise di nuovo in macchina, a quattro zampe. Fabrizio le entrò nella figa, Marco nel culo. I due cazzi la riempirono completamente, muovendosi uno contro l’altro attraverso la sottile parete che li divideva. Roberta tremava, veniva una volta, poi un’altra, i fluidi che le colavano lungo le cosce.
I due uomini accelerarono, i respiri si fecero più corti, i muscoli tesi.
Roberta sentì i due cazzi pulsare dentro di lei, i respiri corti, i muscoli tesi. Stavano per venire. Si staccò di scatto, facendo uscire entrambi, e si girò verso di loro con gli occhi lucidi di lussuria:
«Aspettate. Fermatevi. Non venite ancora… per favore. Voglio ancora godere. Non finite così presto. Datemi ancora tempo. Voglio sentirmi piena e usata ancora un po’.»
Marco e Fabrizio si fermarono, ansimanti, i cazzi duri e lucidi di saliva e di lei. Roberta sorrise, si sdraiò sul sedile posteriore e allargò le gambe.
«Guardatemi. Aspettate un attimo… lasciatemi riprendere fiato e voi pure.»
Si infilò due dita nella figa bagnata e cominciò a masturbarsi lentamente, gli occhi fissi sui due uomini. Le dita entravano e uscivano con un suono umido, il pollice che strofinava la clitoride gonfia. Gemette piano, il seno che si alzava e abbassava, le cosce che tremavano. Continuò per qualche minuto, più veloce, più forte, fino a che un piccolo orgasmo la scosse, i fluidi che le colavano sulle dita e sul sedile.
Poi allungò la mano verso la bottiglia di vino bianco ancora mezza piena. Si versò il liquido freddo sulle tette, facendolo scorrere tra i seni, sui capezzoli già duri, poi più in basso, sul ventre, fino alla figa aperta. Il vino si mescolò ai suoi succhi, scivolando tra le labbra gonfie e lungo il buco del culo ancora dilatato.
«Adesso leccatemi. Tutto. Voglio sentirvi le lingue su di me.»
Marco e Fabrizio non se lo fecero ripetere. Si chinarono entrambi. Fabrizio le prese un seno in bocca, succhiando il capezzolo bagnato di vino, mentre Marco si mise tra le sue gambe e cominciò a leccarle la figa con fame, la lingua larga che raccoglieva il vino e i suoi fluidi, entrando dentro, risalendo sulla clitoride, scendendo di nuovo sul culo.
Roberta teneva le loro teste, spingendo, gemendo più forte.
«Così… bravi… leccatemi tutta… non fermatevi.»
Dopo averli fatti recuperare e dopo essersi fatta leccare a lungo, Roberta si mise di nuovo a quattro zampe.
«Adesso ricominciate. Piano all’inizio… poi più forte. E non venite finché non ve lo dico io.»

Il parking Camporella era avvolto nel buio e nei gemiti di una donna che non aveva ancora finito di godere.
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